Per la dolce morte? Personalmente, sono per un SI netto...!

Faccio riferimento a Fabiano Antoniani, " DJ FABO " che ha scelto di scegliere (in Svizzera per l’eutanasia ) In Italia la libertà di scelta è violata...questo significa violare il diritto più importante,
quello di decidere della propria vita e porre fine al proprio dolore !

Parlandone proprio ieri con il mio medico mi ha spiegato che ci sono 2 modalità di eutanasia ,
l' eutanasia attiva e passiva, l'attiva è l'iniezione letale, la passiva è l’interruzione al paziente dell’alimentazione, dell’idratazione o di cure necessarie, che non è un semplice suicidio, perché interviene la collaborazione di una terza persona

.In un primo esempio, questa terza persona "aiuta" nella pratica eutanasica il malato “incurabile” che la richiede, di solito per gravissime sofferenze, per malati terminali di tumore, ma anche pazienti colpiti dalla malattia di Alzheimer in stadio avanzato.
Mi viene in mente il caso Eluana che i processi hanno ACCERTATO la volontà pregressa a NON voler "vivere" come un vegetale attaccata a macchine e sondini....!

In un secondo esempio, la terza persona si sostituisce alla decisione del malato, se questo non è in grado di esprimere chiaramente la sua volontà.
Nei casi in cui l'eutanasia viene accolta come possibile, ne conseguirebbe un indebolimento dello sforzo a ridurre la sofferenza, con cure cure "palliative" (antidolorifiche). Il rischio di indebolire gli sforzi in favore del malato è alto soprattutto per i gruppi socialmente ed economicamente più deboli, per i quali il ricorso all’eutanasia diventerebbe la soluzione più “ovvia” ed economica.
L'Olanda è in questo settore. ' è stato il primo - nel 2002 - a legalizzarla ufficialmente seguita a pochi mesi di distanza dal Belgio che da poco hanno esteso la legge anche ai minori, il Lussemburgo, nel marzo del 2009

La Svizzera prevede sia l’eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito; o come la Francia, che ha introdotto con la legge Leonetti del 2005 il concetto di diritto al "lasciar morire", che favorisce le cure palliative....
Gran Bretagna,Svezia,Germania e in Austria su richiesta del paziente.
Danimarca, Norvegia, Ungheria, Spagna e Repubblica Ceca , ciascun malato può rifiutare le cure o comunque l’accanimento terapeutico. In Portogallo sono condannate eutanasia passiva e attiva ma è consentito di interrompere le cure in "casi disperati".
Vietata e considerata un reato in Italia ,.....ma sembra sia possibile rifiutare l'accanimento terapeutico., una posizione avallata anche dalla stessa Chiesa
Card. Martini :Situazione clinica :Stato finale di una malattia neurodegenerativa (Parkinson)
Espressione di volontà :Rinuncia ad un’alimentazione artificiale ininfluente
Decesso :decorso della malattia

E' un argomento poco piacevole, ma, ritengo che ciascuno possa, nel pieno delle sue facoltà, decidere se continuare o meno a soffrire , quando purtroppo la vita si riduce solo a questo: sarà pure non bello sotto l'aspetto morale, ma, non andrebbe tolto a nessuno la libertà di decidere della propria esistenza!!!
Penso e concludo dicendo solo un'ultima cosa, provate ad immaginarvi cosa sia un' accanimento terapeutico !
Ho visto una persona imbottita di morfina per attenuare crampi e dolori......
Non hanno rispettato l'ultimo desiderio di DJ FABO e questo mi dispiace tantissimo
E' un n argomento poco piacevole, si...ma drammaticamente sentito da tutti.
Chi non ha avuto in famiglia persone sofferenti.
Non potrò mai scordare le parole di mio padre (61 anni, malato terminale e incapace di compiere da solo ogni cosa ) che stringendomi la mano mi diceva, con un filo di voce " Se mi vuoi bene, aiutami..aiutami " e mi guardava con occhi pieni di tristezza. Io avevo 26 anni, già sposata e con due bimbe piccolissime e pensavo che non avrei mai voluto provare quello che immaginavo provasse mio padre e nemmeno dare alle mie figlie quel dolore che io sentivo e quel senso di disperata impotenza. Quando si spense....non piansi nemmeno, pensai solo che finalmente aveva ottenuto quel che desiderava. Era il 1981. Siamo nel 2017.

La stessa cosa accaduta con mia suocera lo scorso anno, malata di Parkinson.

Poi spero di non essere troppo "cruda", ma mi viene in mente che se un cavallo si azzoppa senza possibilità di cura o se un altro animale è gravemente malato senza possibilità di recupero.....si sopprime "per non farlo soffrire inutilmente". L'essere umano con ha diritto alla stessa pietà ?

Scusatemi, forse ho ecceduto....ma è esattamente quello che penso e sento.
Non è essere crudi purtroppo si tratta di affrontare la vera e dura realtà.... !
Parlando di cavalli, infatti, alcuni tipi di fratture non sono curabili. i cavalli più a rischio sono quelli da corsa,gare clandestine "sulky selvaggio" ma anche e soprattutto le gare riservate agli ostacolisti ( disciplina agonistica piu' esposta agli incidenti)
E' una questione di rapporto tra spessore dell' arto e peso del cavallo.
Nei casi non risolvibili, tipo frattura scomposta del pastorale in nessun modo l' arto potrebbe reggere il peso del cavallo e, in più il cavallo dovrebbe sopportare sofferenze atroci. Non sono rimediabili le fratture a scoppio, perche' l' osso si frantuma e non e' piu' possibile ricostruirlo.
Nel caso di fratture di femore, omero e bacino. richiederebbero lunghi periodi d' immobilita' , cosa normale per un uomo, ma impossibile per un cavallo.

Alcuni sono un pò più fortunati, gli stalloni, se si sono fratturati qualche gamba in modo non gravissimo, che li permetta perlomeno di stare in piedi senza troppe sofferenze, vengono appunto usati come stalloni, le cavalle invece come fattrici, sempre però se le condizioni lo permettono, nei casi di aggravamento ed iniziano a soffrire con dolori atroci da non stare in piedi, il / la fine è anche giustificabile, questa è la fine riservata a chi ha servito l'uomo con generosità. fin dai tempi delle guerre....

Già, perché i cavalli sono generosi

Mi vien in mente un piccolo racconto del povero " It's a dream", pare fosse uno dei figli del famoso "Varenne" e di quanto l"l'uomo " sia crudele (corse clandestine) aggiungo anche (cani da combattimento ecc)

"it's a dream", un sogno infranto per colpa di una persona di malaffare che muoveva milioni di euro sulla pelle di cavalli trattati come schiavi. Usati per far soldi e abbandonati sulle strade delle corse proibite, infatti andò a sbattere su un dannatissimo palo ! Lo trovarono al mattino presto lì a terra abbandonato...
…..MA NOI NON SIAMO CAVALLI.

Con questo incipit vorrei esporre il mio breve, ma conciso, pensiero a riguardo.

Personalmente SONO LETTERALMENTE STUFO ED IRRITATO di tutto questo bailamme su eutanasia e dintorni.
Non se ne può più.
Già dobbiamo combattere quotidianamente con tragedie pubbliche e private, con mille fastidi che ci impediscono, a volte, perfino di avere una quieta vita dignitosa.
E poi SPIEGATELO VOI ai bambini che, in ogni dove, si ritrovano immagini, scene, discussioni o parole che parlano appunto di malattie, morti indotte, suicidi, disgrazie varie...
Radio,TV, Internet, Giornali......un vero assalto multimediale!

Ci mancavano solo i disquisitori sulla “dolce morte” (ma dolce “de che”? la morte è la fine di tutto, la peggior cosa che potrebbe capitare alle brave persone e la migliore che dovrebbe toccare ai delinquenti incalliti), gli avvoltoi alla “D’Urso” che si cibano delle umane disgrazie con una voracità impressionante e tutti quei filosofi da bar (non me ne volere Grazia!) che utilizzano gli avvenimenti per farsi belli col prossimo.

Io sono assolutamente contro l’eutanasia.
Se nel 2017 ancora non siamo in grado di curare certe ferite o certe malattie degenerative e nemmeno di dare una parvenza di vita “virtuale” al paziente (stile “Apri gli occhi” o, nel remake, “Vanilla Sky”) allora iberniamo tutti o sediamoli profondamente, ma senza indurre un bel cavolo di nulla. Religione a parte (che è una truffa, quindi non significano nulla le sue direttive) la vita è SACRA di per se e non ci si dovrebbe permettere di toccarla.
Di più: non oso nemmeno immaginare quanti potrebbero USARE queste eventuali “leggi misericordiose” per levarsi di mezzo “legalmente” un qualche elemento di impaccio (ricco ereditiere, concorrente scomodo, amante ingombrante, padre-figlio-partner inutile etc.).
Come PER TUTTE LE MEDAGLIE anche questa ha il lato opposto in ombra e non vorrei certo fosse usata la parola “Pietà” per giustificare gli altrui porci comodi.
Già dietro lo scudo di crocifissi, mezzelune e quant’altro si ammucchiano capitali, si combattono guerre, si abusa di bambini (“lasciate che essi vengano a me, perchè non ho niente da fare una mezzoretta!”) ci mancherebbe usare la parola Pietà per rubare patrimoni, per far fuori nemici o persone ingombranti eccetera.

Quindi non raccontatevi frottole: meglio vegetare in un continuo sonno con sogni dentro ai sogni (io sogno sempre e solo cose belle e a volte non mi sveglierei mai!) e restare, IN QUALUNQUE MODO AGGRAPPATI, CON LE UNGHIE E CON I DENTI, ALLA VITA, che non finire infilzati da un ago assassino, venir terminati col giro di una manopola, passare “a nessuna vita” con qualunque mezzo.

UCCIDERE vuol dire sempre UCCIDERE.
E se non c’è un valido motivo per me resta IL PEGGIOR CRIMINE che possa esistere.

E non me ne frega di cosa pensino gli altri.

Ricordate che UNA PERSONA IN CONDIZIONI ESTREME NON PUO' MAI SCEGLIERE LIBERAMENTE E CON COSCIENZA.
In certi momenti la miglior cosa da fare sarebbe LA SOSPENSIONE DELLA SCELTA.
Quindi assolutamente IMPEDIRE al paziente il suicidio, ma cercare IN OGNI MANIERA di risolvere la questione....in altri termini. 
Avrei voluto commentare ma poi ho desistito...la faccenda dei cavalli le tipologie di fratture ...non saprei spiegare ma l'ho trovata un po' esagerata. Che gli animali siano molto spesso migliori degli umani per me e' certezza ma il paragone non regge. Quindi posso solo dire che sarà dura per i legislatori Dover partire dal presupposto che la morte sia parte della vita...dare dignità all'uomo nel valutare la propria libertà di morire quando le stesse leggi faticano a far rispettare la dignità e i diritti dell'essere umano nel suo percorso ordonario
Caro Mr. Cooper
Emmenomalecheèbreve.... :shock:

In verità ti dico brevemente

- Dolce morte non significa "gradevole" "Uhh che bello !" bensi inteso come “aiuta”, ad alleviare/togliere le sofferenze del malato clinicamente inguaribile/terminale
2- Non nominare il mio nome invano : :mrgreen:
3- Ahimè, dolce morte uguale spiacevole verità !
4- Che vita potrebbe avere la bimba Marwa di 15 mesi all'ospedale di Marsiglia per un virus
fulminante, un deficit motorio gravissimo e "irreversibile",
e che dovrà restare collegata a delle macchine per mangiare e respirare,
per i medici dell'ospedale trattasi di "ostinazione irragionevole",
per i genitori "una possibilità di sopravvivenza" per la piccola


Mi chiedo, che vita può fare la bimba quando compirà immobile nel letto i suoi 7/8 anni e cresciuta da una mamma/papà macchina, che clinicamente MAI potrà parlare, dire papà,mamma, leggere,scrivere, giocare con altri bimbi , vedere il sole ,la luna, le stelle,un lago, una paperella, un cigno ?
I medici vogliono staccare la spina.i genitori si oppongono
dovo essere libero di decidere se vivere o morire.
Lo si dice spesso. Sappiamo benissino però che quando i fatti contingenti ci impongono di optare per l’una o l’altra cosa siamo condizionati dalle urgenze e dai bisogni del momento, quindi non siamo liberi di fare una scelta. Prendiamo una decisione, quella ci sembra più opportuna, e ci può anche stare, ma non andiamo oltre e non cerchiamo giustificazioni. Se lo abbiamo stabilito prima, quando ritenevamo di poter esprimere liberamente una scelta (testamento biologico), non è detto che un domani, mutata la situazione, potremmo anche pentircene, qualunque cosa abbiamo scelto quando pensavamo di essere liberi e coascienti. Mi pongo però alcune domande.

Se l’esistenza è relazione la mia decisione tocca la vita e il comportamento di altri che si trovano a vivere con me. Decidendo di morire non solo tolgo loro una presenza che non mi è possibile valutare quanto sia importante per loro, ma al tempo stesso impongo loro di “darmi una mano”, dato che forse non posso “far da solo”. Forse sono portato a “trovare una soluzione” ad una esistenza diventata insopportabile, ma a che titolo o per quale diritto io posso chiedere a un altro di uccidermi? anche se è consenziente e pensa di farmi un favore. Posso convinvermi che la vita è mia e solo mia e che soltanto io ne possa disporre. Lo si dice spesso. Non è vero, non è solo mia. Una morte non naturale altera un equilibrio vitale universale. Sta a me determinarlo? e che trauma creo nella persona alla quale mi rivolgo? ne ho il diritto?

Se la convivenza richiede delle norme è giusto stabilirle. Ma le norme devono regolare una convivenza non determinarla. Riguardano le modalità dell’esistere in una comunità/società, non l’esistenza stessa. Non è un parlamento a poter decidere se è giunto il momento di togliermi dalla faccia della terra.

Di fronte alla situazioni umane che in questi giorni ci sono state buttate sotto gli occhi io non so e non voglio esprimermi. Rimango in silenzio di fronte al dolore, alla sofferenza, al dramma umano. Non ho soluzioni da proporre. Se dovessi trovarmi a mia volta di fronte al dilemma credo che - se avrò la fortuna di avere ancora mia moglie accanto - ne parlerei con lei e assieme prenderemmo una decisione. Ma è una cosa che dico adesso, che non mi trovo in un tale frangente. Mi domando però: la decisione che bisogna prendere è sulla morte o non piuttosto sulla vita? queste situazioni portano a riflettere molto seriamente.
Una cosa però è certa, occorre rispetto, non polemica, non strumentalizzazione, non chiacchere.