Finalmente è arrivato l’accordo tra Italia e Ue per risolvere l’ultimo problema creatosi per i migranti: sbarcheranno questa volta in Italia, ma saranno poi accolti anche in vari paesi europei. Salvini ha dovuto tenere duro contro il facile gioco di essere definito un essere cinico e insensibile, che non vuole accogliere gente che si trova in grave e crescente difficoltà, mentre, guarda caso, gli altri Paesi questo dovuto rimorso sembrava non fossero tenuti a provarlo minimamente.
Ma c'è anche il fatto che, leggendo le varie notizie, comincia a sorgere anche un altro dubbio. I migranti sono economici, più che rifugiati, dato che guerre ci sono solo in alcuni stati africani, e, per esempio, in Nigeria, molti devono fuggire dalle atrocità dei Boko Haram. Ma se è vero che molti giovani africani vengono indotti a lasciare il Paese dalla strategia di convincimento di vita migliore, messa in atto dagli scafisti, però si ci potrebbe cominciare a chiedere, come mai lo fanno anche quelli che ormai appartengono ad un certo ceto medio, e che vivono nelle città. Allora per quale altro motivo stanno fuggendo?
Non di rado appare sui giornali il sorriso pacioso e furbetto di Xi Jinping, il Presidente cinese che, già attuando il "capitalismo autoritario", ha di molto sollevato le sorti del popolo cinese. Lui la sa lunga, sa come ottenere le cose con “il pugno di ferro dentro il guanto di velluto”. Ed infatti, già da un certo numero di anni, senza farsi molto notare e sorridendo un po’ qua e un po’ là, un poco agli africani ed un poco agli europei, si sta colonizzando pacificamente l’Africa, facendola diventare praticamente una provincia cinese di grande importanza per la Cina a livello geopolitico. Come si può leggere, nell’ articolo più sotto, i prestiti fatti dalla Cina a numerosi Paesi africani, con accordi che non sono stati, molto “notati”, dagli occidentali, sono però vincolati soprattutto alla creazione di nuove infrastrutture, cosa questa importante per la Cina, per agevolare verso di essa il trasporto delle importanti materie prime che preleva dall' Africa. All’ istruzione, al miglioramento delle condizioni sanitarie, al miglioramento dell’alimentazione, insomma in generale al miglioramento delle condizioni di vita del popolo africano, può essere destinato solo l’1,6 per cento. E, quello che è più grave, da come è emerso da alcuni articoli, è che neanche viene creato lavoro per i giovani africani, per la realizzazione di queste infrastrutture, perché gran parte della manodopera proviene dalla stessa Cina. Quindi i leaders africani, non avendo potuto utilizzare i prestiti in maniera veramente utile al miglioramento delle condizioni di vita del popolo africano e non potendo creare un vero sviluppo economico, si troveranno sempre più impossibilitati a poter restituire, alla scadenza, i prestiti, e si troveranno costretti, come già stanno facendo, a concedere parti, sempre più importanti, del territorio e altre loro importanti proprietà, al creditore.
"Hic sunt leones", ma l’Africa e i suoi diamanti, e tutte le altre sue ricchezze, fanno solo gola ai predatori umani, che la pensano sempre e solo come un continente da sfruttare, e, qualora capiti che non ci riescano, da umiliare, chiamandolo uno dei “Paesi del terzo mondo”. Infatti gli occidentali, di cooperare veramente, seriamente, con l’Africa manco ci pensano, anche se sarebbe a beneficio di tutti, e quando arrivano in Europa i disperati, si litiga tra le ormai “fortementeunite” nazioni europee, mentre Xi sorride, perché è appunto il famoso “terzo che gode”, alla faccia di noi occidentali, e di noi europei che litighiamo tra noi per gli immigrati che di continuo arrivano, ma che, con ogni evidenza, non abbiamo capito niente. Ecco, qui sotto, un articolo che parla, più in dettaglio, di quanto prima esposto. Magari è davvero il caso di svegliarsi, e, si direbbe, con molta urgenza: "La Cina, è vicina". E' proprio il caso di dirlo. E se la Cina prosegue, indisturbata, avendo ben capito che l'Africa è stata lasciata sola, che ne sarà dell'Africa, ma, anche, dopo, che ne sarà, di noi europei?
“Diversi paesi africani hanno combattuto lunghe guerre sanguinose dagli inizi del XV secolo fino agli inizi del XIX secolo per ottenere l’indipendenza e dopo il 1994, quando il Sudafrica divenne l’ultimo paese africano ad ottenere l’indipendenza, sembrava che l’Africa avesse ormai superato il peggio. In meno di dieci anni, però, la Cina ha colonizzato con successo l’Africa senza sparare un solo proiettile.
Fino al 2010, la conquista dell’Africa da parte della Cina è stata silenziosa, ma tutto è cambiato nel 2012, quando la Conferenza di Pechino ha avuto luogo senza clamore e da allora la Cina è diventata lo sceriffo in città e l’Africa è effettivamente diventata una provincia cinese de facto. Dal 2010 la Cina ha impegnato oltre 100 miliardi di dollari per lo sviluppo di progetti commerciali in Africa e da allora la colonizzazione finanziaria dell’Africa da parte del paese asiatico è solo aumentata.
Durante il vertice 2018 del Forum per la cooperazione tra Cina e Africa (FOCAC), il presidente Xi Jinping ha annunciato un nuovo fondo comune da $ 60 miliardi per lo sviluppo dell’Africa come parte di una serie di nuove misure per rafforzare i legami tra Cina e Africa.
Secondo uno studio condotto dalla China-Africa Research Initiative presso la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, la Cina ha prestato un totale di 143 miliardi di dollari a 56 nazioni africane messi a disposizione principalmente dall’Export-Import Bank of China e dalla China Development Bank.
Per settore, circa un terzo dei prestiti era destinato a finanziare progetti di trasporto, un quarto all’energia e il 15% destinato all’estrazione di risorse, compresa l’estrazione di idrocarburi. Solo l’1,6% dei prestiti cinesi è stato dedicato ai settori dell’istruzione, della sanità, dell’ambiente, alimentare e umanitario, a conferma che tutto ciò che interessava alla Cina era costruire un gigantesco polo di approvvigionamento commerciale e militare.
Solo sette paesi – gli strategicamente importanti Angola, Camerun, Etiopia, Kenya, Repubblica del Congo, Sudan e Zambia- rappresentano i due terzi del totale dei prestiti cumulati nel 2017 dalla Cina, con la sola Angola ricca di petrolio che rappresenta una quota del 30% o $ 43 miliardi (il 35% del PIL dell’Angola 2017). Secondo uno studio dell’Fmi dell’aprile 2018, a partire dalla fine del 2017, circa il 40% dei paesi dell’Africa subsahariana a basso reddito sono ora in difficoltà di indebitamento o valutati come ad alto rischio di difficoltà di indebitamento, tra cui l’Etiopia, la Repubblica del Congo e Zambia.
È solo ora che i paesi africani stanno iniziando a rendersi conto di quanto siano debitori verso la Cina e rischiano di perdere la loro indipendenza per cui hanno tanto combattuto.
Secondo un rapporto di Confidential Africa intitolato Bills, Bonds and even Bigger Debts, lo Zambia è in trattativa con la Cina per una possibile acquisizione della società elettrica del paese, ZESCO, dopo l’inadempienza nel rimborso del prestito. Non è solo lo Zambia che potrebbe diventare la prima vittima dell’Africa nell’acquisizione della Cina dopo il mancato pagamento del prestito, ma un paio di altri paesi africani.
Il Kenya potrebbe perdere il porto di Mombasa, una delle sue infrastrutture chiave che raddoppia anche diventando il più grande porto dell’Africa orientale, cedendolo al governo cinese se la Kenya Railways Corporation (KRC) non dovesse effettuare il pagamento di 22 miliardi di dollari dovuti alla Exim Bank of China.
Anche Gibuti è destinato ad assumere debiti pubblici pari a circa l’88% del Pil totale del paese, di 1,72 miliardi di dollari, con la Cina che ne detiene la maggior parte, secondo un rapporto pubblicato a marzo dal Centro per lo sviluppo globale. Anche l’Angola ha raggiunto un accordo sui prestiti per il petrolio, con Pechino che lega efficacemente la futura produzione petrolifera del paese alle spedizioni in Cina per coprire il crescente debito infrastrutturale del paese.
Sembra che il più giovane continente al mondo abbia rapidamente dimenticato la sua lunga e sanguinosa storia per ottenere l’indipendenza e abbia deciso di saltare dalla padella alla brace.”
George Tubei, Business Insider Italia
Fonte: La Mescolanza, quot. on line / 25.1.2019
Tanto per dare un’ulteriore idea di come sia la situazione, un giornalista inviato recentemente in Africa, da un nostro quotidiano, per avere informazioni aggiornate sulla silenziosa, ma molto efficace, penetrazione della Cina nel continente, ha espresso, tra l’altro, il suo sconcerto per come gli sia parso evidente che, addirittura, in alcune città africane, incontrava più abitanti cinesi che africani. Ha creato sconcerto anche la notizia della costruzione, portata a termine da parte dei cinesi, in Africa, di città intere, complete di tutti i servizi, e tuttavia, benché pronte da tempo, tuttora disabitate: e per questo sono chiamate “le città fantasma”.
Visto quello che è già successo in Africa, e come questo sia stato portato a compimento sotto lo sguardo distratto degli altri Stati, leggendo ancora qua e la’, sembrerebbe sempre più evidente che i leaders occidentali, ma anche di altri Stati nel mondo, ancora dimostrino di non essere molto preoccupati per gli inquietanti passi avanti che, trovando il campo sempre più “libero”, dato il ritiro progressivo dell’interesse degli Stati Uniti dalle molteplici zone su cui esercitavano una forte influenza, sta facendo sempre di più la Cina. Per la strategia annunciata, della “Nuova via della Seta”, il cui scopo sarebbe quello di agevolare al massimo gli scambi commerciali tra est e ovest, la Cina sta muovendo le sue “pedine” sull’ ipotetica scacchiera del mondo, ricorrendo ad un sempre più alto numero di acquisizioni, sia per terra che per mare. Uno dei primi porti in Europa su cui la Cina ha, da tempo, potuto mettere le mani, indisturbata, è stato quello del Pireo, dove è riuscita ad ottenere una quota di proprietà fino al 67%, concessale da una Grecia massacrata dall’austerity, chiesta da Bruxelles, per rimediare ai bilanci taroccati che aveva presentato per far parte della UE, e che per via di tale austerity una parte della popolazione aveva dovuto addirittura, a volte, ritornare al sistema del “baratto” per poter sopravvivere. Dopo l’intervento cinese, che ha apportato anche nuova tecnologia utile per le infrastrutture, il porto si è risollevato davvero in maniera notevole, arrivando ultimamente ad una media annua di 20 milioni di passeggeri trasportati, tra navi da Crociera e traghetti, oltre ai containers. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio: nel 2017, nel corso dell’approvazione alle Nazioni Unite di una risoluzione proposta dalla Ue contro la Cina, per violazione di diritti umani, l’unico Stato, che si è espresso per il veto, è stata proprio la Grecia di Tsipras. E così si spiega anche come mai gli Stati africani, in occasione di varie votazioni, si allineino quasi sempre al tipo di voto cinese. I porti in cui la Cina è già entrata in larga partecipazione, oltre al Pireo, sono già molti, in Spagna, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Turchia, in Israele ecc. senza contare anche le molte acquisizioni di collegamenti ferroviari. Gli acquirenti cinesi, tra l’altro, sono Società statali. In Italia, oltre a Vado Ligure e Ravenna, dove già è presente, la Cina di XI è molto interessata a Trieste, che è anche porto franco, e a Venezia, dove, tra l’altro, già nella zona del Rialto, ha rilevato ed avviato non poche attività commerciali, grazie ai suoi pagamenti “cash”. Non trattano con la Ue, che per le acquisizioni, da parte di Stati extracomunitari, dovrebbe avere una politica in comune, ma direttamente con i singoli Stati e, finalmente, anche se un po' tardi, qualcuno comincia ad allarmarsi. Anche dove elargiscono prestiti, come in Africa, ma anche nello Shri Lanka, se questi non vengono poi restituiti, la Cina si prende le infrastrutture, e già altri Stati sono a rischio allo stesso modo. Infine una notizia sull’Argentina: anche questo Stato in difficoltà economiche, non riuscendo più ad ottenere credito a livello internazionale, è stato soccorso dalla Cina, che però ha chiesto di poter creare in Patagonia un polo scientifico e dove è avvenuta la costruzione di un gigantesco radar. Gli argentini che sono stati intervistati al riguardo, però, hanno espresso il forte timore che invece si tratti di una base militare, anche perché i lavoratori argentini inizialmente ingaggiati, sono stati presto sostituiti da lavoratori cinesi.
Intanto a Gibuti, nel Corno d'Africa, è stata creata una base militare cinese in grado di ospitare 10.000 persone tra militari e civili cinesi. Accuse sono state fatte recentemente alla Cina, da parte di Trump, che a Gibuti ci sia stato uso di raggi laser militari che avrebbero colpito degli aerei USA in ricognizione.
Che Dio ci salvi.
E per finire, per chi fosse interessato, ma gli fosse sfuggita la notizia, Xi sarà a Roma il 22/23 marzo per proseguire ancora da noi il discorso sulla "Nuova via della seta", a suon di acquisizioni di, o larghe partecipazioni in, nostre infrastrutture (dopo i porti di Trieste e Venezia, ora è molto interessato anche a quello di Genova): magari chissà, sarà proprio lui a risolverci il dubbio amletico sulla TAV che attanaglia da tempo il nostro Governo. E magari occhi cinesi si interesseranno alla, finora, non ancora resa efficiente autostrada Salerno-Reggio Calabria, e perchè no, a vedere come far diventare realtà il contestato progetto del Ponte sullo stretto di Messina.
Si spera che verrà posta attenzione a non cadere nei prestiti-trappola, e viene da più parti rilevato che, non avendo l'Italia voluto aderire alla proposta di Bruxelles per un controllo ed autorizzazione degli investimenti nella UE da parte di Stati non comunitari, si sta verificando, nei fatti, per l'Italia, anche uno spostamento di alleanze.
Infatti, a proposito di alleanze, è di oggi la notizia su La Stampa, dell'avviso, da parte della Casa Bianca, all' Italia sulla Cina: "A rischio il vostro ruolo nella NATO".
Certo, essendo Trump considerato da molti una persona impulsiva, non viene dato a volte peso più di tanto a quanto dice a voce alta: ma forse riguardo all’intraprendenza cinese è uno dei pochi che dimostra una certa lungimiranza: se vuole porre dazi per l’accesso di merci cinesi è che comunque una certa attenzione va posta alla facilità con cui questi penetrano nei mercati, dato il loro basso costo, che però denuncia altrettanta bassa qualità dei prodotti, in quanto non sembra venga tenuto conto dell’impatto deleterio sulle persone e sull’ambiente che questi producono. Pare infatti che in Cina non esistano norme restrittive sulla produzione a questo riguardo: tanto per fare un esempio i cellulari Huawei, diffusissimi anche in Africa e in Occidente perché più a basso costo di altri, sono però risultati essere quelli a più alta emissione di onde elettromagnetiche.
E l’accusa di Trump allo spionaggio cinese tramite i prodotti tecnologici di questa marca, tende ad essere comprovata da un articolo recentemente apparso su le Monde, come riporta Il Fatto Quotidiano: “A settembre, la China Exim Bank, istituto di punta della nuova Via della Seta, ha erogato 328 milioni di dollari alla Nigeria per un upgrade delle infrastrutture locali con dispositivi Huawei. Stando a un’inchiesta di Le Monde, tra il 2012 e il gennaio 2017 Pechino avrebbe condotto regolari operazioni di spionaggio ai danni dell’Unione Africana attraverso l’hackeraggio dei computer installati nel quartier generale di Addis Abeba. Le apparecchiature erano proprio Huawei.
Dall'articolo di Alessandra Colarizi | 9 Marzo 2019 Il Fatto Quotidiano.it "
Qualcuno dovrà pur chiedere, anche, al Presidente Xi, la ragione delle "città fantasma" costruite in Africa: perchè, se risultasse vero ciò che viene supposto e cioè che si sta preparando una delocalizzazione, in questo continente, di molte delle inquinanti industrie cinesi, il peggioramento del clima potrebbe arrivare al punto di non ritorno.
"In Africa già si registrano delle forti reazioni anti-cinesi. Ci sarebbe anche qui una grande opportunità per l’Europa, che oggi sarebbe molto ben accolta in Africa proprio come argine all’invasione cinese. Ma – ancora una volta – c’è l’Europa? L’assenza di un’identità europea non vale solo all’interno della Ue, ma anche nell’equilibrio mondiale tra i vari continenti. L’America da sola non ce la fa con il suo bilateralismo. E se, da un lato, non possiamo bloccare Cina e India, che da sole fanno 2,5 miliardi di persone, e dall’altro lato non possiamo farci colonizzare, l’unica risposta possibile che l’Occidente già doveva, e ancor più adesso dovrebbe, dare è quella di porre al centro dell’attenzione il nuovo governo del mondo, proponendo un nuovo G8. Basta girarci i pollici con il vecchio G7 o fare le riunioni condominiali con il G20…"

(Marco Biscella) dall' Intervista a Mario Baldassari Centro Studi Economia Reale (Il Sussidiario.net)
13/3/2019
Ma tornando, anche solo per un attimo, ai soli affari europei, si assiste comunque al paradosso che non appena In Europa si è fatta consistente la voce di una prossima firma ufficiale del MoU (memorandum of understanding) da parte dell’Italia, primo Paese del G7 a farlo, quindi, però, anche con una certa trasparenza, ecco che si sono svegliati gli altri leaders europei affannandosi a proclamare che ci voleva “unità” in questo tipo di rapporti con la Cina, per dire che non è che l’Italia doveva fare da sola, ci mancherebbe, sennò dove va a finire “l’Unione Europea”. Peccato però che altri Stati europei, Germania in primis (con il porto di Amburgo, e altro), già da molti anni hanno intrapreso, silenziosamente, ma attivamente, rapporti commerciali con la Cina; infatti è anche grazie a questo, oltre all’euro, che le è stato di grande beneficio, che la Germania può vantare una ottima salute economica ed un rilevante avanzo commerciale. Si immagina quindi che il nostro governo, prima della firma suddetta, metta in chiaro con gli altri Stati europei, quello che in Europa è già stato, silenziosamente, fatto, con la Cina, dai nostri Alleati.

E durante la visita del Presidente Xi, forse sarebbe da chiarire anche la strategia cinese, tesa a ridurre i loro problemi di sovrappopolazione e di inquinamento, con un trasferimento, dalla Cina all’ Africa, di almeno 300 milioni di persone (attualmente i residenti cinesi in Africa sono già 750.000). Lo slogan che i funzionari cinesi utilizzano per invogliare queste partenze è :“Una sola Cina in Africa”, slogan che appare non poco inquietante.
E saranno da discutere anche i diritti umani: in Africa viene impiegata, dai cinesi, molto scarsamente la manodopera africana, ma per contro, purtroppo, vi è un impiego massiccio di bambini africani, anche di sette anni, nelle miniere, fatti lavorare con una paga di due dollari al giorno per 12 ore di lavoro.
Massimo pericolo è, in definitiva, che il complesso di questi affari ed intese, si direzioni comunque a sempre massimo vantaggio della Cina (sia per la sua esportazione di merci che di manodopera):"L'India non ha aderito ad OBOR (collana di perle), tuttavia Pechino è il primo partner commerciale di Delhi, i suoi investimenti in India superano gli otto miliardi di dollari. L'interscambio fra i due paesi è di 80 miliardi di dollari, 51 dei quali a favore della Cina." Sole 24 ore di Oggi. U. Tramballi.
Appunto, si vede chi ne ha decisamente maggior vantaggio.