Dall’estero tanti occhi sono puntati sull’Italia: per esempio l’italiano è diventata la 4a lingua più studiata nel mondo, superando il francese.
E molte testate giornalistiche straniere si interessano di Milano, giudicata al momento la città più smart d’Italia.
Oltre alla cucina mediterranea, moda e design, dagli stranieri arrivano elogi anche per cantanti come Mina, ammiratissima per la voce e le qualità interpretative, e per la musica melodica italiana degli anni 50-60-70 che mostrano di rimpiangere, come si legge, al seguito di vecchie canzoni postate, nei commenti su You Tube scritti da utenti inglesi. francesi, spagnoli ecc.
Anche quando il regista spagnolo Pedro Almodòvar ricevette l’Oscar alla carriera a Venezia, ricordò il suo amore per le tante meraviglie italiane e per le canzoni melodiche italiane. E ci sono anche tanti commenti di giovani italiani che dicono di non vergognarsi affatto di preferire quel tipo di canzoni a quelle attuali che, così affermano, non procurano loro alcuna emozione.
Ecco, è questo forse uno degli errori più grandi che sono stati fatti: l’aver tolto il romanticismo (cioè l’emozione) ai giovani, che non dispongono più di quelle melodie che facevano da colonna sonora alla loro adolescenza, accompagnandoli per consolarli di un amore non corrisposto o tradito o per sottolineare invece con allegria i loro momenti di gioia.
No ai ragazzi non interessano “i paradisi artificiali”, non interessa o interessa poco la musica dei cantanti attual, italiani o stranieri, C’è chi scrive che avrebbe voluto vivere ai tempi in cui per le strade risuonavano quelle canzoni che scoprono ora con You Tube.

Anche l’opera lirica italiana viene ancora molto apprezzata all’estero: è di questi ultimi tempi il commento di un critico inglese che, dopo aver ascoltato “Casta Diva” (Norma) cantata da Maria Callas (fanstastico soprano greco), dopo aver elogiato Maria, scrisse che comunque:“ Solo dall’Italia (in questo caso Bellini) poteva arrivare un simile pathos.”

Da un certo periodo in poi si è creato un distacco emozionale tra i ragazzi e le ragazze: anche il ballo (a volte quello del “mattone”) che era stato definito “una scusa vigliacca per abbracciarsi”, subisce una totale trasformazione dato che, mentre fino al momento del rock and roll ci si teneva almeno ancora per mano, con l’avvento del twist ci fu la netta separazione ; ognuno ballava davanti ad un altro senza più contatto fisico.
Forse bisognerebbe inserire nelle discoteche anche dei momenti di musica melodica, che porti ancora alla voglia di ballare davvero insieme. Insomma anche momenti di “ballo di coppia”.
Non sono infrequenti le domande di giovani su quale sarebbe il senso della vita. Scrivono : “Che senso ha vivere? Nessuna speranza, nessuno con cui parlare, nessuna sorpresa nel giorno”. Oggi sono loro offerte e sempre più presto, sensazioni anche troppo forti, sesso facile, alcol, droga, che sembrano fare parte di un libro di cui non capiscono in che lingua sia scritto, e tutte queste cose non riescono assolutamente a riempire il loro vuoto interiore. Si sa che poi le emozioni forti, per alcuni poi non bastano perché ne vogliono di ancora più forti, perché si annoiano, e alla fine la violenza, esplicitata in molteplici forme, sembra stia per diventare, per alcuni, il divertimento preferito.

Pare che vogliano togliere lo studio la Storia, nell’ ordinamento scolastico : speriamo non sia fatto davvero perché sarebbe come togliere le radici alla nazione. Anzi, a proposito di radici, ci vorrebbe anche un approfondimento nell’etimologia della nostra bella lingua. È interessante scoprire quanti vocaboli derivino dal latino, ma soprattutto dal greco: capire il vero significato delle parole è importante, aiuta molto nello studio, ed evita il fenomeno dello psittacismo, cioè ripetere le parole senza averne ben chiaro il senso, un po' come appunto fanno i pappagalli. ( E infatti nelle rilevazioni internazionali gli studenti italiani figurano spesso carenti nella comprensione dei testi).
Molto importante, e per la memoria e per le emozioni che suscitano, imparare molte poesie: abbiamo avuto poeti meravigliosi, mi capita ancora di emozionarmi molto nel ricordare per esempio una poesia del Pascoli, intitolata “l’Aquilone”, con quell’incipit splendido e con quel finale che straccia il cuore.
Le poesie, come anche molte belle canzoni o le opere liriche indimenticabili, vanno a formare come degli strati geologici nell’anima, ed aiutano a diventare più forti.
E la poesia esplicita l’eleganza della parola scelta, che diventa anche eleganza del pensiero e del sentimento.

Ridare emozioni e prospettive ai giovani italiani. E’ bello vedere che ricominciano a raggrupparsi ancora per un impegno, come la lotta contro i fattori del cambiamento climatico, o il ritorno ad interessarsi della politica come ora con il movimento delle “Sardine”.
Non più laureati italiani che vanno a fare i camerieri a Londra, ci sono anche tante start-up da inventare tante cose da scoprire, tanta produzione industriale da riconvertire.
Perché i nostri giovani, come diceva Cornelia, madre dei Gracchi, sono i nostri veri gioielli. Cerchiamo di averne cura.
Grazie Gabri! Che cose belle e interessanti hai scritto! Grazie per averle condivise.
E, da che mondo è mondo, l'occhio sulla gioventù è sempre vigile.
Auguriamoci un futuro migliore.
Ancora buon 2020 :D
Grazie tante Michela, sono davvero lieta che il mio post sia stato da te apprezzato.


Ancora tanti auguri di buon 2020. :D
L’unica cosa che volevo aggiungere è che non solo lo studio della Storia va mantenuto, (e con l’appoggio della Geografia), ma anche aggiornato: pare infatti che ancora si fermi alla fine della 2a guerra mondiale.
Tutto quello che è successo dopo sembra finito nel limbo. E sì che ne sono successi di cambiamenti epocali e i ragazzi dovrebbero essere di questo bene informati e aiutati ad assimilarli con spirito costruttivo, perché questo improvviso terminare la narrazione di quello che è successo nel mondo, dopo la fine della ultima guerra mondiale, (e per di più trattasi di cose molto, molto importanti), li disorienta e non permette loro di capire attraverso quali processi si è giunti alla situazione in cui si trova nel complesso il mondo di oggi.
Gabriella non si può non condividere quello che hai scritto e ti riconosco il merito di averlo scritto. A mio modo di vedere però guarda troppo al passato. Le belle esperienze che abbiamo vissuto sono tutte autentiche e vere, ma si sono intrecciate con altrettante altre che negli anni si sono dimostrate fallimentari. Non sto a farne l’elenco ma sappiamo tutti di averer anche un’anima nera. Ai nostri figli non abbiamo dato un grande esempio. In sostanza cosa abbiamo insegnato? Correre sempre per non essere in ritardo, imboccare la strada più facile per ottenere successo, diventare avveduti o furbi per non farsi fregare o mettere sotto, cercare il nostro benessere immediato delegando “a chi di dovere” (stato) la nostra sicurezza futura, soldi e benesere. Cose normali frutto della nostra “esperienza”. Convinzioni ma non valori. E i nostri figli hanno recepito il peggio e ne hanno tratto le conseguenze. Se sono “sbagliati” spessoil difetto sta nel manico. I giovani, parlo ovviamente dei millennials fino all’ultima decade del secolo scorso, sono la nostra brutta coscienza. Però una parte di loro sta cercado nonostante tutto di risollevarsi dalla china. Lo fanno con serietà, nel silenzio, con tanta fatica, andando contro corrente. Nonostante noi. Sono una minoranza, fatta soprattutto di donne, ma una minoranza di spessore e di qualità che sta scrivendo nuovi criteri esistenziali. A noi non chiede modelli da imitare, saranno loro a delinearne di nuovi, ma hanno bisogno di incoraggiamento, capacità di sperare e di rischiare, chiarezza e coerenza, di chi crede il loro. La forza di costruire ce l’hanno loro, non noi, ma necessitano della nostra fiducia come il pane che mangiano. Noi, più che guardare al “nostro” passato, dobbiamo spingere il “loro” futuro, senza nostalgie. In caso contrario totalizzeremo un altro smacco perchè loro si faranno senza di noi. Io mi muovo (con l’agilità di un elefante, lo ammetto) nel mondo della ricerca storica e ti garantisco che non ho mai visto tanta voglia di fare, tanta serietà, tanta fatica costante, intelligente e costruttiva come oggi in molti giovani. Vedo anche i loro difetti, ma chi ne è immune. Sono ancora pasta modellabile, meritano di trovare spazio e noi non dobbiamo avere paura a ritirarci dal nostro al quale spesso restiamo incollati come mutande al culo. Dobbiamo scollerai e dare responsabilità, in ogni campo. C’è bisogno di vecchi “nuovi” capaci di leggere più che di scrivere, di trasmettere entusiasmo più che di mostrare pericoli, di essere maestri più che insegnanti, medici più che dottori. Se vuoi è questo il buongiorno che mi sento di dare per il 20-20. Buon lavoro a tutti.
Ho sentito mille volte lo stesso identico discorso nel '68, nel '76 e nel '91.
Non uguale, proprio identico.
L'unica differenza è che gli intervalli si allungano.
ogni periodo storico guarda al precedente con un misto di nostalgia, diffidenza ed anche incredulità. Io sono nata negli anni del boom economico e cresciuta negli anni dei collettivi studenteschi ed anni di piombo. Le parole ricorrenti di quegli anni erano coesione sociale da creare e la benedetta scala mobile (che non era quella della metro che non esisteva). Quindi ogni epoca ha le sue criticità e conflittualità. Coloro che nel XX secolo con arte e creatività hanno reso grande il nostro paese all'estero o sono morti o sono andati a vivere all'estero non contribuendo quindi al nostro PIL. La legge di bilancio con i tagli dei fondi per le scuole, università e ricerca mi portano a pensare che un corso di ottimismo destinato ai giovani nessuno lo ha previsto, in un paese disegnato dal Censis come più vecchio D'Europa come età anagrafica dei citradini. Non so cosa augurare all'Italia sinceramente perché sono poco romantica ma molto concreta e realista e pure incazzata :)) .
Apprezzo il dibattito aperto con questo tema, ma sono...sconsolata.
Ebbene, non solo concordo del tutto con quanto scrive KW, ma aggiungo che noi continuiamo ad essere concentrati sul nostro ombelico mentre il mondo attorno a noi si muove a una velocità incredibile. Sono in contatto con amici stranieri e questo mi spinge a interessarmi a quello che capita al di fuori dei nostri confini. Almeno là c'è un po' più di attenzione al mondo, anche se l'involuzione complessiva investe un po' tutto.
Per di più in Italia basta guardare giornali e TG per vedere quanta poca attenzione viene data all'estero. Si parla quasi solo di politica italiana e a malapena di medio-oriente. Le cose che dicono sono sempre le stesse ormai da decenni.
E le analisi che fanno i nostri politici (tutti) rientrano in schemi concettuali nati e adatti a un mondo che non esiste più. Stessa cosa per sindacalisti, opinionisti, etc.
Scrivo queste cose con grande amarezza, perché sono un animale politico, testardamente attaccata all'idea che si debba fare qualcosa per migliorare questa società. Ma sono sempre più sfiduciata
Roby concordo con te: c’è poca attenzione a quello che succede oltreconfine. Io non conosco il nord europa e poco l’america. Esserci stato qualche volta, leggere giornali stranieri non basta per dire che l’involuzione o la retrospezione colpisce anche loro. I segni del rinnovamento sono difficili da individuare anche per critici di spessore. Figurati poi cercare di delinearne la fisionomia. Conosco un po di più il medioriente (conosco??, questa è l’ultima barzelletta) e sono molto stimolato a ricercare i fermenti di novità che qui stanno affiorando. Ma più mi accosto a questa società, più rimango anch'io sconcertato. E' quasi peggio che da noi. Più che apertura trovo informazione circoscritta e interessata di ciò che capita altrove. L’ottica è quella del proprio tornaconto più marcatamente esclusivo. L’Islam come religione è minato dall’interno, molto più che il cristianesimo. Con la differenza che in medioriente l’Islam è politica. Non solo in Italia si fanno programmi a … sei mesi. La “politica” è ovunque in cerca d’autore. Stento a vedere dei politici in medioriente. Ma quando guardo oltre confine e intravvedo qualche apertura mi viene voglia di dire cara santa dolce Italia, anche se non è più quella del 76 o del 91.
Scusa Ultimo, ma in riferimento al primo tuo commento, volevo solo precisare che forse da parte tua vi è stato un “misunderstand”: io non ho assolutamente inteso dire che “rimpiango il passato”, sarebbe anche troppo banale ed inutile, né ho poi affermato, ma proprio no, che i giovani di oggi, siano “sbagliati”, anzi ho detto proprio il contrario. Probabilmente mi hai letto un poco in fretta.
Quello che volevo evidenziare, al di fuori di considerazioni prettamente di natura politica interna od estera, a cui non ho inteso fare alcun riferimento,
è che da uno spaccato di “sociologia” come può essere dimostrato anche su una piattaforma come You Tube, dove gli utenti sia italiani che di varie nazionalità ed età, postano i loro commenti, si evince, e basta andare a darvi un’occhiata per rendersene conto, che c’è nostalgia di qualcosa che una volta c’era in Italia e che ancora adesso si vorrebbe che ci fosse: e cioè “l’espressione del sentimento”; a furia di voler fare gli “evoluti” come i Paesi nordici, verso i quali avevamo uno strano complesso di inferiorità, abbiamo perso la nostra identità, siano diventati anche noi abbastanza desertificati di emozioni al punto che un socio propugnava lo scambio di coppie anche sposate per provare nuove emozioni (sic).
Le canzoni italiane di tre decenni (‘50- ‘60-’70 ) hanno fatto conoscere al mondo il “cuore italiano” e il mondo ne ha una terribile nostalgia: il sentimento “made in Italy” è quello che vorrebbero ritrovare.
La prova? Un recentissimo concerto di Andrea Boccelli tenutosi al Central Park di New York: un’ imponente orchestra, un imponente coro, un imponente pubblico, con la partecipazione di grandi stars della musica internazionale. E Andrea ha cantato soprattutto canzoni italiane e soprattutto quelle di quei decenni: e ha cantato, insieme a coro e pubblico, persino “Funiculi’, funicula’”.

Quindi quello che intendevo dire è che ai nostri giovani andrebbe ridata la “magia” di vere canzoni, e quindi di musica, piene di poesia, di sentimento, proprio quella magia che ci invidiavano gli stranieri, ma che siamo stati così bravi ad eliminare dalla nostra produzione musicale, per “uniformarci”, acriticamente, a quello che consideravamo il “moderno”, tranne naturalmente delle eccezioni.
Da quando è stato eliminato il Festival della Canzone Napoletana, che seguiva quello di Sanremo, l’Italia ha perso il “cuore”, perdendo Napoli.
Napoli non figura neanche più tra le mete reclamizzate come meraviglie italiane, e chissà se questo abbandono non ha contribuito a peggiorare, anche in senso psicologico, i gravi problemi che vi si erano sempre evidenziati.
I giovani hanno bisogno di magia, di conforto. di comprensione e di allegria, perché l’entrata improvvisa e violenta degli ormoni che li faranno diventare adulti, è di tale intensità, che senza qualcosa di dolce e di gentile, come precisamente l’amore romantico, che li possa bilanciare, di tendenza li porta a diventare cattivi, proprio come chi subisce quello che gli succede di violento e non trova nulla di diverso che lo possa aiutare a bilanciarsi. E’ solo se ci si sente vivi, con le emozioni più belle, che si può apprezzare la vita.

E ho accennato anche all’etimologia delle parole molto utile per capire meglio il mondo: esempio, cosa vuol dire la parola ippopotamo? Vuol dire cavallo di fiume, e allora viene il collegamento con l’acqua potabile, che è quella dolce. Il greco antico permea la nostra lingua: molta parte del latino deriva comunque da lui. Una mia amica che studiava Architettura si lamentava di non aver studiato prima il greco antico dato che lo si ritrovava in quasi tutti i termini tecnici. E lo stesso dicasi per la matematica, per la geografia, la storia naturale: gli antichi greci, vedi Aristotele, avevano classificato tutto per capire il mondo.
A me è mancato il greco antico e filosofia, anche essa molto importante. Unica fortuna i tre anni dell’elegante latino alle medie. Come scrisse Beppe Severgnini nel suo divertente libro “Italiani si diventa”, lo studio del greco antico e del latino, sono gli strumenti che aiutano ad imparare a ragionare.
E la Storia offre gli esempi di eroi e di imprese eroiche. E attraverso questo i giovani possono formarsi un ideale. Ma l’insegnamento della Storia deve assolutamente essere non solo mantenuto, ma assolutamente aggiornato.

Era solo questo che intendevo dire, e non certo che io rimpiangessi il passato.
:shock:
@ kw
Ovvero? Ah, già: così parlò Zarathustra.
Ok Gabriella, ripeto, tutto vero quello che hai detto. Non hai detto che i giovani sono sbagliati. Se posso tentare di spiegarmi ti dico che io lavoro con persone tra i 22 e i 35 anni, chiamiamoli impropriamente giovani, tanrto per intenderci. I millennials sono i miei nipoti e quando parlo con loro (ma “parlare” sottintende una capacità logica che non c’è o quanto c’è è tanto diversa dalla mia che mi spiazza totalmente) sono costretto a rilevare come il loro passo è diverso dal mio, non giusto o sbagfliato, ma diverso e soprattutto fuori dai miei canoni. Sono loro che ci rimproverano di considerarli sbagliati, perché non riusciamo a capire che stanno lavorando con materiali nuovi che noi non avevamo. Noi respiravamo nel fumo delle bombe, loro nello smog delle macchine al silicio, hanno polmoni diversi, riadattati o assuefatti. Guardandoli sono portato a considerarli banali, superficiali, dispersivi, perché questo è il “mio”modo di guardare e di vivere. Ma loro, mi accorgo, hanno sviluppato capacità di recuperare, assembleare e tradurre in formulazioni nuove che io non ho mai matutrato. Possiamo certo (e lo considero un obbligo) parlare loro del nostro entusiasmo, del nostro romaticismo, della passione che ci animava, perché è qualcosa di positivo che la nostra generezione ha espresso. Hanno bisogno di conoscerlo per acquisire una sicurezza di fondo che permetterà loro di spingersi oltre. Stanno però elaborando un modo “loro” di amare, di valutare, di conoscere e decidere. Per quanta esperienza possiamo vantare non abbiamo il vocabolario per leggere questo nuovo romanzo. In certi momenti mi sento spettatore di una vita all’insegna dell’istante che cerca radici per un futuro. Sono affascinato per tanto coraggio. Allora apro occhi, orecchi e cuore per capire cosa sta emergendo, ma mi sento inadeguato, perché forse troppo inconsapevolmente o spontaneamente ancora rivolto al passato. Noi non abbiamo più molto tempo e i nostri giochi li abbiamo fatti. Dobbiamo sforzarci di cogliere le nuove istanze e individuarne le potenzialità più che evidenziarne i limiti. Quello che ho scritto più sopra l'ho scritto perché mi senso inadeguato e incapace di andare più in profondità. Spesso mi scopro a parlare di pericoli prima ancora di mettermi sulla strada con la mia 500. Spero che l’esempio possa rendere il pensiero. In questo senso ho quindi parlato di “vecchi nuovi” di cui i nostri ragazzi hanno bisogno.
Comunque grazie per il tuo contributo che apprezzo.
Questa volta sono d'accordo con l'ultimo commento di ultimo.
Se parli coi ccciovani, li vedi agire, capisci che hanno parametri diversi, che il nostro setaccio valoriale semplicemente non è in grado di interpretare. E' - l'osservarli e il parlarci - un'attività allo stesso tempo frustrante e interessante/stimolante. Frustrante perché "non ti ci riconosci" e fai fatica a capire cosa li tenga in piedi. Interessante perché capisci che il tuo sistema valoriale è come la Linea Maginot: solida ma trascurabile, perché non setaccia e non fa barriera, basta lasciarla dove sta e passarci invece attorno.
Ho consigliato spesso di leggere Io sono leggenda di Matheson, che parla proprio di questo.
Con i nostri schemi, che non sono né giusti né sbagliati, rischiamo di cadere nell'enorme errore di misurare i ccciovani secondo parametri né giusti né sbagliati, ma solo irrilevanti per loro (benché rilevantissimi per noi). Come i critici d'arte spiazzati davanti ai movimenti innovativi come l'Espressionismo o il Cubismo Sintetico. "Picasso non sa disegnare", "i cavalli non sono blu" erano le critiche sommamente irrilevanti di chi proveniva dal Romanticismo, e già aveva stentato ad accettare l'Impressionismo o il Divisionismo. Non avevano capito un cazzo né del Significato né del Significante del messaggio che si intendeva trasmettere.
Perciò a quelli che dicono che ai ccciovani mancano i valori trasmessi da Nilla Pizzi, non posso che reagire con :shock: , e mi tengo pure buono.

Prima di pensare, imparate a farlo.
Scusa Ultimo, ma io il fumo delle bombe non l’ho inalato perché, quando sono nata, la guerra era finita da un anno e passa.
Per Kw. Purtroppo siamo alle solite: dato che tu rispondi partendo sempre da preconcetti, con te non ci possono essere dibattiti perché il risultato è sempre lo stesso, come discutere del sesso degli angeli.
Con un “indomito senso di mestizia” devo ancora una volta constatare come non leggi con attenzione i posts degli altri, soprattutto di alcune persone, ma ti limiti ad isolare una parola od una frase qua e là, senza tener conto del contesto, per poter arrivare alle conclusioni (del tutto errate), che preferisci.
Ripeto per l’ultima volta che io ho solo segnalato che molti giovani dimostrano, nei commenti su You tube, di avere l’esigenza di un ritorno a quel tipo di canzoni e di cantanti (tipo Mina, Tozzi ecc, ma non necessariamente devono ancora essere gli stessi) che procurano loro delle belle ed intense emozioni.
Ma dato che in fondo non ti interessa l’arte, la poesia, la tenerezza, non puoi capire come i giovani di oggi possano avere questa esigenza di emozioni che, fino ad un recente passato, la musica italiana ha portato nel mondo.
Quindi io non ho proposto per nulla un nostalgico ritorno al passato, figurarsi. Il mio discorso era del tutto diverso. Chissà se adesso hai capito, ma sarà difficile, perché per capire ci vuole anche umiltà.

Non è con risposte brutali, nevrotiche e fuori tema che puoi apportare un contributo alla discussione. Tu l’azzeri subito. E lasci solo uno spiacevole senso di disagio.
Dato che poi, con i tuoi voli iperbolici, ti riferisci anche a Nilla Pizzi, comunque una brava cantante, ciò significa che ti piace andare sempre più indietro nel tempo, forse per arrivare a quei tuoi tempi frizzanti che probabilmente sono quelli attorno al 1917. Beh, allora ti auguro buona nostalgia.