Ho letto con molto dolore che un padre ha tolto la vita a suo figlio adolescente e poi si è suicidato.
I giornali come è consuetudine riportano il trafiletto "padre depresso", no, non è vero la depressione è un fatto molto privato molto personale e che isola l'individuo dalla società, e quindi per il suo gesto al massimo avrebbe lasciato un biglietto privato e ben indirizzato, ma non si sarebbe messo a scrivere su facebook in modo da gridarlo al mondo intero.( come riportato dai giornali )
Qindi penso che lo squilibrio nella irragionevolezza della sua mente che ha dettato questo gesto sia da cercare altrove.
Un pensiero a quella povera anima.
Sì, ancora una vittima indifesa e innocente. Ancora un bambino con la vita stroncata da chi avrebbe dovuto essere la sua guida, la sua casa, la sua sicurezza e il suo benessere. E ancora una volta mi chiedo: ma dove sono le istituzioni? Chi difende queste vittime innocenti? Dove sono i controlli sulle situazioni familiari "sospette"? Tutto resta nelle case, case che diventano luoghi di morte.
E poi si risolve tutto imputandolo alla "depressione"- Depressione? Dichiarata pure sui social? Ma cosa stiamo dicendo? E nessuno interviene?

E ancora una volta un bambino ucciso, una madre distrutta. Chi controlla il diritto di famiglia? Basta separarsi per deprimersi? Basta separarsi per lasciare che un bambino, nei giorni in cui è affidato al suo papà, venga proprio da costui privato della vita?
Credo che vada rivisto tutto il sistema giudiziario inerente i diritti della famiglia. Credo vada sostenuto un percorso per garantire benessere e sicurezza ai minori. L'affidamento di un minore va tutelato: non è solo "un fine settimana a te e uno a me", "la scuola la paghi tu e lo sport io".
Invece, lo Stato, pensa ad altre cavolate...... :cry:
Concordo assolutamente: con entrambi: occorre che le istituzioni pongano massima attenzione per essere il più possibile sicuri che dei genitori separati non si accaniscano sui figli per rivalsa verso l'altro coniuge. Ma accanto allo sconvolgimento che si prova sempre davanti a questo tipo di notizia, dove si toglie la vita proprio a quell'innocente a cui la si è data, ultimamente cominciano ad essere non del tutto infrequenti anche le uccisoni di sconosciuti per futili motivi e con esplicita ferocia.
A dimostrazione di come stia vincendo la legge della giungla e la vita degli altri sia considerata da molti (troppi) alla pari di un oggetto.
Capire cosa passi nella mente di queste persone è fatica inutile. Ma una riflessione mi viene spontanea e me la suggerisce proprio questo tempo di pandemia. E’ il dramma di un individuo a cui è venuto meno o che è stato privato di un rito. Lo possono ben capire i nostri ragazzi che il covid ha privato degli esami, almeno così come sono da tutti stati concepiti: per loro significava il passaggio ad una età superiore, con fatica, ansia, attesa; ma a loro è mancata tutta una coreografia, non solo l’aula ma gli sguardi dei compagni, la voce dell’insegnante, le ore perse di sonno e quanto altro. Non hanno potuto elaborare un processo atteso che portava a un cambiamento di vita.
Lo hanno ben compreso anche i tanti che hanno perso da un giorno con l’altro una persona cara a cui non hanno potuto dare l’ultimo saluto, guardare negli occhi, accarezzare, piangere, accompagnare, affidare alla terra concludendo un ciclo. E’ mancato un rito, non si sono potuti preparare il cuore al passaggio.
Anche a questo papà è venuto meno un rito. Una donna con cui parlare forse anche in modo conflittuale, un pranzo consumato assieme forse lamentandosi della scarsa qualità, un figlio per il quale dividersi cura e pensieri, un letto che bene o male riportava a umori e odori “di casa”, una relazione fatta di tante cose anche non sempre piacevoli ma che faceva rientrare nella normalità. Riti.
Li diamo per scontati, pensiamo non abbiamo valore, ma quando vengono meno ci accorgiamo che è venuta meno la vita. I più fragili soccombono, la privazione di un rituale genera ferite profonde talvolta insanabili, è un’ipoteca sul futuro. I più forti metabolizzano, una parola oscena per dire che hanno indurito la pelle e il cuore e si sono “arrangiati” adattandosi. Si vive di relazioni e di emozioni che prendono forma e colore nei riti. Ogni tanto vale la pena di pensarci.
Bellissimo il tio commento Ultimo, mi ha fatto riflettere
Ultimo so che non era questa l'intenzione, ma a me sembra che in qualche modo si giustifichi quello che succede.
I riti servono certo, ma sono d'accordo se mi parli di funerali, per chi rimane è un modo per prendere davvero coscienza di quello che è successo e chiudere il cerchio.
Anche altri riti danno continuità alla vita.
Ma non il rito domestico della moglie con cui dividere il pranzo, la famiglia e una vita normale.
Non in caso di uccisioni, di figli o di donne o di uomini...la violenza gratuita non è dovuta a mancanza di riti, a tempi strani.
E' forse dovuta anche ad un pietismo e buonismo imperante in questi tempi confusi, dove la linea tra il bene e il male, quello che si fa o non si fa è estremamente labile.
Io ho imparato che non esistono scuse, ci sono cose che non si fanno: non si uccide, non ci si accanisce su persone inermi, non si prendono in giro persone fragili o diverse, non si picchiano le donne. Non si fa e basta. Persino cose più innocenti tipo "non si butta la carta della caramella per strada".
Grazie ai miei genitori, grazie ad esempi di persone presenti nella mia vita.
E questo è quello che ho trasmesso ai figli, aiutata certo dalla scuola, dalla parrocchia, dalla famiglia.
Non entro nel merito della depressione, ho convissuto con un depresso e le cose non sono semplici, ma persone che si preparano comprando pistole e munizioni, che pianificano, che scrivono su FB non sono depressi: un depresso non ce la farebbe.
Queste sono persone malate? cattive? che purtroppo non riescono a metabolizzare i cambiamenti.
Metabolizzare, che non è una parola oscena. Significa indurirsi? significa adattarsi, prendere coscienza della situazione che cambia e sopravvivere; il genere umano lo fa da sempre.
Nina condivido la tua avversione alle cose che non si devono fare e basta e ancor più il tuo rifiuto della violenza gratuita. Sono un po’ meno convinto sul ”non esistono scuse” soprattutto se poi mi dici, a ragione, che da sempre il genere umano è determinato a “sopravvivere”.
Sono molto attento a non confondere spiegazione con giustificazione.
Quando un fatto smette di essere unico e diventa ripetitivo in situazioni diverse diventa un fenomeno. Nel caso di persone parliamo di comportamenti e siccome in qualche modo ci riguardano da vicino cerchiamo di trovarne una spiegazione (o come dice qualcuno una “ratio”). Nessuna disciplina può vantarsi di dire l’ultima parola; i comportamenti di una persona sono complessi e articolati almeno quanto la persona stessa e le spiegazioni finiscono per non essere mai esaustive limitandosi nella migliore delle ipotesi a fornire un frammento di verità. E’ quello che ho fatto io: di fronte al reiterarsi di un omicidio-suicidio ho espresso un’opinione “per analogia”. Può essere sbagliata, fuorviante, superficiale, parziale. Ci può stare. Non avevo certo la pretesa di fare il punto della situazione.
Altro invece è giustificare (o delegittimare, come mi sembra faccia tu) un fatto. Io non ne sono assolutamente in grado. Giustificare un fatto è individuare il suo legame con la giustizia, e giustizia a mio modo di pensare è permettere la convivenza. Giustizia è il grembo in cui tutti indistintamente possono vivere la loro vita. Ingiusto è ciò che ci impedisce di convivere. In quest’ottica giustificare diviene qualcosa di estremamente difficile che implica in prima battuta un giudizio. Io con gli anni sono diventato sempre più restio a formulare un giudizio su una persona (salvo battute superficiali che lasciano il tempo che trovano), anche se mi dovessi trovare davanti a “cose che non si devono fare e basta e per le quali non esistono scuse”. Non devo uccidere, giusto, ma anche quando non c’è alternativa? Se stessero violentando tua figlia tu te ne staresti ferma pensando che uccidere non si deve? E se in un momento di confusione mentale l’omicidio apparisse come estrema salvezza? Tra il bianco e il nero si articola una gamma di sfumature.
Ho voluto dare una spiegazione (meglio dire una chiave di lettura), una delle tante, al comportamento di quel papà. Assolutamente non voglio esprimere un giudizio sul fatto in sè, darne una giustificazione o delegittimarlo. Proprio non mi sento all’altezza. Se non era chiaro te lo ribadisco qui.
Quindi personalmente mi sento di dare una chiave di lettura, assolutamente no una giustificazione o, al contrario, una delegittimazione aprioristica.
Il tuo contributo è comunque, come sempre, interessante e utile.

L’accenno ai tuoi figli è significativo. Trasmettere delle regole di comportamento è fondamentale ma assai più importante è che vengano interiorizzate sulla spinta di un consenso diffuso. Una regola è vuota se non la comprendi dal di dentro, intimamente, se non la fai tua rendendola tua carne e ossa e non la condividi
Questa sera ho visto in TV un film di Clint Eastwood (biografico) che raccontava di alcuni italoamericani che avevano cercato il successo tramite il canto e la musica nell'America degli anni 1950 (ottenendolo).
La scena che più mi ha colpito è stata quella in cui uno di loro una sera parlava un poco, seduto sul letto della figlia (che mi sembra fosse sugli 11 anni), prima che si addormentasse. La figla gli domanda "Papa', ma io ti piaccio?" e lui ha risposto: "Se mi piaci? Tu mi piaci più del sole, più della luna, più delle stelle, più del mare, più di qualsiasi altra cosa al mondo".
Gabribella ha scritto: ............"Se mi piaci? Tu mi piaci più del sole, più della luna, più delle stelle, più del mare, più di qualsiasi altra cosa al mondo".


Meravigliose parole, le ho sempre condivise prima verso i miei figlioli , ora verso i miei nipotini. L'amore vero è sempre incondizionato. Il dono della vita è prezioso, sempre e comunque.
Mi piace la tua citazione sull' "amore vero" ma quale ???... mi hai dato spunto per una riflessione che metto in rete.
Se hai un pò di tempo leggila.
Ciao
cron