tempo fa ho cercato di esprimere delle sensazioni su questo sito ma, non riuscendo a trovare le parole giuste, sono ricorso ad una metafora: quella della barchetta. Qualcuno forse la ricorderà, non so più in quale parte del forun l’ho postata, ma vorrei continuarla.

… ho continuato a lascirmi cullare dalle onde senza agitarmi troppo. Il senso di sentirni perso in un grande spazio liquido nel quale la mia barchetta non era che un puntino invisibile, mi risultava financo piacevole. Ho cercato allora di fare il vuoto nella mia mente, liberarmi di tutti i miei pensieri, respirare a pieni polmone il sapere della salsedine e lasciarmi assorbire da quello stato di abbandono che tanto si gusta quando si è in ferie su una spiaggia accogliente. Mi sono quasi addormentato. Ma all’improvviso sono stato svegliato da un mormorio sempre più vivace che mi perveniva dalle altre barchette vicine alla mia. Qualcuna si era avvicinata ma non ricevendo cenno di vita se ne era andata, qualcun’altra mi aveva anche mandato una voce ma avendo risposto solo con un cenno della mano aveva rivolto ad altri le sue attenzioni. Rendendomi conto di aver perso il contatto con la realtà mi sono subito ripreso e appoggiato sugli avambracci ho cercato di capire cosa stesse accadendo. Era ormai notte ma l’immagine che mi stava davanti i cui contorni si confondevano con le nuvole pur venendo illuminata dalla luna era inequivocabile Un uomo virile e maturo, con la testa coronata, appoggiato al suo tridente, mi stava guardando con espressione bonaria e sorniona (no, non sono né in visionario né un veggente!).

- Padre Nettuno!
- Continua a dormire, vedi? Ho calmato anche le acque, riposa che sei vecchio e stanco.
- Ma qui attorno…
- Si?, non ti curar di loro, sono innocui.
- ma questa a destra vuole salire sulla mia barca e io…
- e tu?… ma non eri venuto qui per pescare?
- Veramente no, mi ha trascinato qui la corrente…
- E allora? Da Nettuno ti dico: segui l’onda, finché il mare è calmo male non fa, basta non andare alla deriva
- Si ma se poi quella fa perdere l’equilibro alla mia barca io…
- Ma questa, mi caro vecchietto, è la legge del mare, non sei sulla terraferma, devi lavorare di remi e di braccia
- Non è quello che volevo, che ne so di quella lì che vuole salire, che intenzioni ha, se è capace di stare in equilibrio senza farmi capovolgere, se ...
- Ma che vuoi benedetto uomo, io sono il dio della tempesta, delle onde, delle maree, io la calma la porto solo dopo che ho dato libero sfogo ai tutti venti che sconvolgono le onde con la loro passione. Devi dimostrare di saper tenere il mare anche nel buio della notte. Sai come è bello ritrovare la serenità del sole che risplende su un mare calmo e una terra in lontananza! Potrai ancora mettere piede sulla terraferma ma deve essere una conquista, devi prima passare sul mio cadavere.
- Va bene, ma c’è anche quest’altra sinistra che non vuole salire sulla mia barca ma, non capisco, sembra che voglia…
- Sei proprio uno sprovveduto!
- Sprovveduto?
- Certo, tutte quelle barchette che ti stanno attorno stanno cercando una cosa sola, non te sei accorto?
- Dai Padre Nettuno, lo conosco il casino che voi avete fatto nell’Olimpo, ma noi umani siamo un tantino più seri, non cadiamo così in basso…
- Ma che hai capito?
- No? Non volevi dire quello?... cosa cercano allora?
- Cercano una casa! Come te, tu non sei diverso dagli altri.

Sono rimasto senza parole e la mia mente ha cominciato d aprirsi. Mi sono guardato attorno, il buio se ne era andato e anche le nubi si erano sciolte ai raggi del sole. Le barchette attorno non imprecavano contro di me, non volevano invadere il mio scafo, sembravano sorridermi, sembravano mandarmi un invito, sembravano cercare qualcosa. Padre Nettuno aveva ragione: tutti cercavano una casa.

Le barche non erano tutte uguali, ognuna aveva un colore diverso. Una vestiva il grigio della solitune, non lo dava a vedere ma cercava un completamento e una sicurezza. Un’altra il rosso della possione, non lo diceva apertamente ma cercava un letto dove affogare le ultime opportunità di seduzione e di piacere. Un’altra ancora il verde della rabbia per i suoi fallimenti, mascherava il suo biosgno di ricostruire una dignità con un falso razionalismo ma anelava a ritrovare calore e serenità. Un’altra il blu profondo, non diceva nulla del suo bisogno di mettersi in mostra e sentirsi importante, ma aveva bisogno di trovare chi fosse in grado di assorbire la sua fragilità. Un’altra ancora…

Una casa. Il luogo dove ci sentiamo sicuri, dove possiamo essere quello che siamo senza maschere, dove veniamo accolti, dove troviamo calore, comprensione, dolcezza, serenità, dove possiamo venir apprezzati, dove soddisfare il bisogno di intimità e la gioia di aver dato all’altro la possibilità di realizzarsi donandosi a sua volta.

Cercare casa…… hai raggione Padre Nettuno!
ultimo, ricordo bene la tua metafora della barchetta.
Grazie per questa citazione sulla ricerca della propria casa.......bisogno primario dell'individuo, la casa quel luogo dove hai sempre voglia di tornare :D