UN CUORE IN INVERNO REGIA di Claude Sautet, SOGGETTO SCENEGGITURA E DIALOGHI di Claude Sautet e Jacques Fieschi. INTERPRETI: Daniel Auteil (Stéphane ), Emmanuelle Béart (Camille), André Dussolier (Maxime). Stéphane e Maxime sono due amici titolari di un laboratorio per il restauro e la produzione di violini. Maxime è sposato ma ha una relazione extraconiugale con Camille, una violinista. Un giorno Maxime presenta in un ristorante Stéphane a Camille, che in procinto di un’incisione, non soddisfatta del suono del suo violino se lo fa risistemare da Stéphane. Durante varie fasi (test di suono, incisione) Stéphane seduce Camille, che si dichiara, ma lui si nega. Questa, ridottissima,è la trama del film, ispirato dal racconto “La principessina Mary” contenuto in “Un eroe del nostro tempo” di Mikhail Yuryevich Lermontov. Ho voluto leggere il racconto dello scrittore russo per fare un raffronto fra il Pecorin del romanzo e lo Stéphane del film. Nel libro la personalità di Pecorin è molto più cinica di quella di Stéphane nel film. Scrive sul suo diario Pecorin: “Mi chiedo spesso questo: perché mai cerco così ostinatamente di ottenere l’amore di una giovinetta che non intendo sedurre e che non sposerò mai?”, “Essere per qualcuno motivo di sofferenza e di gioia, senza avervi il benché minimo diritto: non è forse il più dolce nutrimento del nostro orgoglio? E cosa è mai la felicità? E’ orgoglio saziato!” Stéphane: “Tu non capisci, Camille, parli di sentimenti che non provo, che non esistono , ai quali non ho accesso. Io non ti amo!”. Stéphane seduce con lo sguardo fermo, fisso, quello sguardo che crea emozione ed alterazione in Camille mentre prova il suono del violino, tant’è che sospende la prova per poi riprenderla. Ma al dunque, Stéphane si tira indietro, si protegge dalla sofferenza. Ma domandiamoci: Stéphane è immune dall’amore? E’ possibile essere immuni da questo sentimento? Pare che lui lo sia, che viva in suo mondo immobile, fatto di violini, di vita degli altri che gli scorre accanto e alla quale lui non ha accesso, come dichiara. O forse l’amore è un sentimento in cui oltre a ricevere bisogna dare e questo dare intacca un equilibrio fisso e permanente che lui non intende modificare? Trattasi di egoismo? Di ripetitività dei gesti amorosi che a lungo andare spegne la passione? O trattasi del mondo di Stéphane in cui la sofferenza genera piacere, come in una scena de “L’uomo che amava le donne” di Francois Truffaut, in cui Charles Denner, il protagonista, domanda ad una bambina che piange sulle scale, se durante il pianto prova piacere? Stéphane è tutto questo e nel contempo non è niente di questo! Camille, da un certo punto di vista, è una persona meno complicata, se possiamo dire così, più “facile” ma non scontata. Resta avvinta dagli sguardi di Stéphane a cui non sa resistere, sente che l’amore è in agguato, e si tuffa in una nuova realtà, la su via è Stéphane anche se ha una relazione con Maxime. Non resiste, dichiara il suo amore, lo riconosce, è pronta a tutto, si illude. Ed al rifiuto si trasforma, incomincia a bere, si trucca pesantemente, dà in escandescenze in quella formidabile scena del ristorante. “Ma se era un gioco allora dovevi andare fino in fondo. Dovevi scoparmi. Saresti stato uno stronzo ma rientrava nel gioco…..Ma i sogni tu non li conosci, che ne sai, non hai né fantasia, né cuore, né coglioni! Non c’è niente qua sotto, proprio niente!” (alzandosi dalla sedia ed afferrando i genitali di Stéphane). Poi torna la Camille di sempre, che gira il mondo tenendo concerti con il suo violino, si riappacifica con Maxime. Lo ha sognato Stéphane o ci sono persone nella vita di tutti noi che ci lasciano il segno, le cicatrici che sempre ferite sono state? Ecco, nella vita di Camille, c’è stato Stéphane, questa ferita rimarginata che traspare nel suo ultimo sguardo verso di lui, quando si allontana sull’auto per andare all’aeroporto. UN CUORE IN INVERO è stato definito da MYMOVIES “un film perfetto”. Io sono molto legato a questo film, periodicamente lo rivedo. Per una conferenza tenuta da CLAUDE SAUTET , presentata da Claudio G. Fava su questo film sono andato fino a Palermo. Per ultima cosa voglio fare un po’ di “movie- gossip”. Dopo aver visto il film, in una profumeria ho notato una foto di Emmanuelle Béart testimonial della Dior. Volevo a tutti i costi quella foto, e dopo la promozione mi è stata gentilmente donata dalla proprietaria. Ora quella foto è sulla mia libreria. Daniel Auteil ed Emmanuelle Béart, all’epoca in cui il film è stato girato, erano marito e moglie. 
Ho visto il film molti anni fa, bel film intimista. Racconta di una chiusura del cuore probabilmente dopo molta sofferenza, ma se non ricordo male alla fine c'e' una sorta di sgomento,  di dubbio, di disorientamento da parte del protagonista, forse un ripensamento, un inizio di risveglio,di apertura, di ritorno alla vita,alla consapevolezza di cio' che veramente conta. Interessante sapere del racconto da cuo e' tratto.

 
Ho visto anch'io il film, che per molti versi mi è piaciuto, ma purtroppo descrive una situazione assurda, fantascientifica: nessuno, in questa Galassia, sarebbe stato in grado di rifiutarsi alla Emmanuelle Béart dell'epoca.
Ne consegue una pellicola di chiara impronta comico-grottesca.
Certo nella realta' non succederbbe mai, una cosi' ha sempre tutti gli uomini ai suoi piedi. Magia del cinema...
“Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.” Nadar (Gaspard Félix Tournachon) “Imparare a vedere è il tirocinio più lungo in tutte le arti.” Edmond De Goncourt Perché ho aperto con questi due aforismi sulla fotografia? Perché una cosa è “guardare” ed altra cosa è “vedere”, “leggere”, introdursi nei pensieri degli altri, nelle cose che dicono, nelle cose che fanno, nelle motivazioni che li spingono ad essere come sono. Non tutto è “bianco” o “nero”. La mente umana ha mille formazioni. Il nostro agire è conseguenza di queste formazioni, del nostro “sentire”, del nostro “essere” come siamo. Sarebbe semplicistico “guardare” e non “vedere”, facile e non impegnativo 
meglio è osservare,cioè vedere un po' più da lontano e a lungo,allora tutto si inquadra in una prospettiva meno soggettiva,più distaccata e più chiara,che fa capire di più e mette in risalto ciò che è importante.richiede allenamento e si sviluppa col tempo.si arriva a vedere la nostra vita come immagini di un film che scorre sullo schermo e si capiscono tante cose.
Fraban e Marysab, bellissimo quello che avete scritto, entrambi.
Tornando a un cuore in inverno, è pazzesco come i registi francesi sappiano scandagliare l'animo umano, tirando fuori dei personaggi "allucinanti".... al di là di spiccioli giudizi morali, vengono spesso fuori degli esseri umani che io mi augurerei di non incontrare mai in vita mia. Al proposito, non so se avete visto L'ESCA di Tavernier..... ecco, per me lì il personaggio allarmante non è tanto lui, chiaramente violento psicopatico e stop, ma lei, Marie Gillain.... che partecipa a tutto quello che succede, cioè un'allucinante sequenza di Orrori, non solo senza battere ciglio, ma asoltando musica con le cuffie e canticchiando..... cioè in pratica non si rende conto, è completamente priva di qualsiasi tipo di valutazione..........brrrrr
Per marysab e tutti- Il racconto da cui è tratto lo spunto per il film è: "La principessa Mary" all'interno del libro di Lermontov "UN EROE DEL NOSTRO TEMPO" - Oscar Mondadori.
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