Nel suo Simposio, Platone fa raccontare ad Aristofane un mito destinato ad arrivare sino ai giorni nostri. Ne riporto una sintesi: "Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. Allora c'erano tra gli uomini tre generi, e non due come adesso...
Ne esisteva un terzo, che aveva entrambi i caratteri degli altri (cioè maschio e femmina insieme). Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell'unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Il nome si è conservato sino a noi, ma il genere, quello è scomparso. Era l'ermafrodito, un essere che per la forma e il nome aveva caratteristiche sia del maschio che della femmina....Per questo finivano con l'essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi...così Zeus disse - io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole....Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all'altra. Si abbracciavano, si stringevano l'un l'altra, desiderando null'altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d'inazione....Dunque ciascuno di noi è una frazione dell'essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un'altra che le è complementare, perché quell'unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E' per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare."

Questo mito, nel linguaggio e nell'immaginario comune, si è trasformato nella metafora della mezza mela. Siamo, cioè, tutti destinati a cercare la nostra metà perfetta, complementare, simmetrica, l'anima gemella insomma.
Ma qualcosa si è perso nella metafora, ha appiattito la ricchezza dell'intenzione di Platone a favore di un'omologazione della scelta.

Se nel guidare la scelta evitassimo di cercare simmetria, complementarità perfetta, se facessimo parlare quella parte del cervello che è primitiva e non razionale, che predilige segnali neuronali, odori, istinto, fiuto a scapito di ragionamenti più strutturati? Cosa potrebbe succedere?
Mi vengono in mente tre esempi reali:
Una persona che mi è cara, vive una storia omosessuale da 15 anni e a breve convolerà a nozze con il compagno. Si sostengono, crescono insieme, progettano e costruiscono un futuro insieme, non in guerra con le convenzioni sociali, non come battaglia per una bandiera, semplicemente vivendo la loro vita.
L'altro riguarda una coppia di amici di famiglia, quando si sono incontrati in seguito al fallimentomdelle loro storie precedenti, lei era poco più che 30enne, lui 60enne. Tra critiche collettive, feroci e crudeli, e il sostegno di pochi, hanno fatto e fanno tutt'ora, il loro percorso e tra divorzi, tradimenti, distruzioni di famiglie (proprio tra quelli che avevano urlato disdegno nei confronti della coppia sulla carta male assortita) loro reggono gli urti e sembrano (sono) sereni.
E ancora un'amica super laureata, colta, perfetta che ama ed è riamata da un uomo semplice, umile, non intellettuale. Hanno due figli, una bella casa, un dialogo sereno, la condivisione di intenti e sentire.

Son tre relazioni nelle quali apparentemente nessuno ha scelto una metà perfettamente simmetrica. Sulla carta erano destinati a fallire, perché troppo diversi, per le critiche esterne e le pressioni della società a cui dover far fronte oltre alle difficoltà che la convivenza porta in dote ad entrambi i membri di una coppia. Insomma una difficolta in più.
Eppure la scelta non razionale sembra essere stata premiata, almeno per la mia scarna statistica. Sono in effetti le tre coppie più sane che conosco.
Intendo chiedermi e chiedervi: se la nostra metà mela fosse in realtà una metà pera?
E perché no?!?

Premesso che,
l’oggetto “mela” porta con sé un significato culturale di antichissima data.
La mela, ha colpito l’immaginario umano, entrando nella mitologia di vari popoli ed è un simbolo che attraversa culture, realtà e saperi molto differenti, è, al contempo, il bene e il male, l’obbedienza e la disobbedienza, l’amore e l’odio, ma è anche un viaggio nel tempo, attraverso la storia dell’essere umano.
Dai ....tempi di Eva alla mitologia, alle raffigurazioni artistiche in vari dipinti, al patrimonio delle fiabe per l’infanzia "Biancaneve". Fino alla società odierna dove la mela è il marchio di una delle maggiore aziende informatiche mondiali, quale la Apple.

"Platone diceva che le anime gemelle sono rarissime da trovare perche' divise a meta'come una mela alla nascita, per quanto si cercasse di trovare l'altra meta' mancante...c'era sempre qualche lato che non combaciava...perché tutte erano simili ma nessuno rappresentava la meta' perfetta..." ...appunto!

E se è vero anche che gli opposti si attraggono, perché non una metà pera? :mrgreen: ......appunto!

I tuoi esempi di coppie variegate sono reali come reali sono altri casi dove i componenti della coppia sono nettamente opposti : si trova quel meraviglioso e indispensabile equilibrio e .....la coppia dura nel tempo :D
Credo che Paltone non ha fatto altro che tradurre con immagine incisiva, ed é stato molto efficace, una legge della natura che tutti constatiamo e nella quale ci muoviamo: la compresenza in ogni manifestazione vitale di forze opposte che cercano una compensazione. L’idea della loro separazionme violenta e della loro tensione a riunisrsi in un insieme esistenziale è il programma scandito palesemente nel tempo della nostra crescita ma che si costruisce con più metodicità in quello della maturità. L’adolescente tende ia diverso, l’altro, il complementare che sente come suo e lo cerca spasmodicamente. L’adulto, che ha l’impressione di averlo fatto proprio, cerca di stabilire un rapporto di esclusività nella volontà spesso inconscia di ricostruire quello che percepisce come il suo essere completo.

Mela o pera è abbastanza indifferente, fa parte delle modalità e ciascuno sceglie quello che gli è più congeniale e che “il mercato” gli offre in quel luogo e in quel tempo. Limitandosi alla relazione maschio-femmina, più che le forme nelle quali questa relazione si concretizza occorre porre attenzione alle energie che entrano in gioco, perché sono queste ultime che determinano le prime. Un esempio abbastanza limitato ma comprensibile: il bisogno di agire e la necessità di sottomettersi, la volontà e la rassegnazione, il dominio e la dipendenza, sono esigenze fondamentali che spingono un uomo e una donna a divenire coppia e a trovare un “loro” equilibrio. Questo equilibrio è talmente potente da muovere il mondo. Tentare di sciorglelo ha conseguenze distruttive incontrollabili (come la scissione dell’atono. Lasciamolo descrivere a chi ha divorziato). Sono quasi portato a pensare che chi si permette di giudicare l’armonia raggiunta da un’altra coppia, a qualunque genere ortofrutticolo essa appartenga, non ha ancora raggiunto il suo equilibrio. La coppia é una meraviglia della natura.
Sono tendenzialmente refrattario a immaginare che per ciascun essere esista una "propria metà" da qualche parte del mondo.

Certo come visione è romantica e anche affascinante, ma...

Ritengo che si indentifica una propria metà, proiettando semplicemente quelli che sono desideri e aspettative assolutamente proprie.

Parlavo con una amica qualche giorno fa di "incarnazione" di una serie di propri desideri (sottolineo il "propri") addosso a un'altra persona, come cucendole inconsapevolmente addosso una sorta di vestito su misura.

Quindi come dire.. non credo molto alla "mezza mela" sparsa in giro per il mondo, con la quale incastro magicamente la mia metà

Credo molto invece nelle mezze mele che senza cercare inconsapevoli incastri, sanno dialogare in modo schietto, aperto, e anche crudo (volendo) di quelli che sono i propri punti di incastro e i propri bisogni con i quali si confrontano consapevolmente, alla ricerca di incastri produttivi e soddisfacenti.
Ho letto tutto e vi ringrazio.
Michela mi chiedo se scegliere l'opposto significhi scegliere in libertà. Fuori da schemi automatici e non consapevoli che ci portano a preferire un amico ad un altro, un uomo etc...
Esempio banale: se una donna ben educata e a modo sceglie un uomo più selvaggio, diciamo anche rozzo, che non sa stare a tavola e non conosce le regole del bon ton, siamo sicuri lo faccia solo perché è il suo opposto?
Forse dietro questa scelta apparentemente solo chimica (del tipo gli opposti si attraggono appunto) c'è altro. Ribellione ad una educazione rigida ad esempio, desiderio di far dispetto alla famiglia di origine, voglia di scoprire altre regole e modi possibili di stare al mondo e mille altre cose.
Il punto è che finché quello che ti spinge ad avvicinare una tipologia di persone al posto di un'altra, avverrà in automatico, senza che vi sia una disamina anche crudele su quel che ti spinge a farlo, non sarà mai una scelta libera ma dettata da esigenze inconsapevoli. La scelta non sarà né razionale né semplicemente istintiva, sarà solo un agito, cioè una risposta ad un'esigenza frustrata che non trova un altro modo maturo per esprimersi. Non credo che il concetto gli opposti si attraggono possa descrivere le motivazioni di una scelta. Semplicemente la descrive, lasciando inesplorata tutto quello che sta dietro la scelta.

Ultimo l'esempio che descrivi come limitato e semplice a me sembra invece carico di senso.
Il dualismo tra esigenze opposte può essere la spinta che avvicina due persone e gli esempi descritti sono tra i più esplicativi: "bisogno di agire e la necessità di sottomettersi, la volontà e la rassegnazione, il dominio e la dipendenza...".
Capire quali forze ci muovano nel farci avvicinare dalle persone, significa viverle con una certa consapevolezza (mai totale ). La mia amica superlaureata ad esempio, mi racconta che nell'incontro con suo marito ha trovato qualcosa che altri non le avevano neanche fatto intuire di desiderare. La capacità del marito di essere serenamente pragmatico, del tutto privo di tormenti interiori, impermeabile a quella quota di giudizio esterno non produttivo ai fini di una crescita, l'essere uomo di polso nelle decisioni, ha permesso a lei di esplorarsi e capire che master, carriera roboante, adeguarsi alle aspettative (enormi, spropositate) che la famiglia di origine aveva nei suoi confronti e che fino a quel momento si era dimostrata felice di realizzare come fossero proprie (lei ci credeva davvero fossero sue), non erano tutto sommato, sue priorità. Non è che lui le abbia detto stai a casa e cresci i figli, lo ha capito lei che preferiva quello.
Un perfetto incastro di esigenze senza forzature. Se di complementarità si può parlare allora credo che le dinamiche, le energie di cui parli tu, siano alla base di ogni scelta. Non so quanti però siano consapevoli di scegliere perché hanno una forte esigenza di affidarsi e dipendere da qualcuno o di "dominare" e gestire qualcuno, o se scelgano semplicemente avendo consapevolezza di una generica necessità di avere affianco un uomo affidabile o una donna remissiva. Sempre se ho capito bene quel che intendi...

Endro per quanto uno sia illuminato, folgorato dalla consapevolezza, per quanto sia capace di analizzare le proprie dinamiche interiori o abbia fatto un abbonamento sul lettino degli analisti, per quanto uno sia spietato nel capire le esigenze che portano a far attecchire la propria metà con un'altra metà, credo che ci sarà sempre una quota di inconsapevolezza nella scelta. Una quota più che accettabile perché siamo umani e non computer. Una quota che non ha necessità di essere preservata perché è, per sua natura, refrattaria a qualsiasi sguardo o valutazione razionale. Scioccamente aggiungo per fortuna.
Certamente Viola.. proprio perché la consapevolezza ritengo sia sempre un concetto dinamico, quindi un punto di partenza, sempre

Peraltro il ricercare ora dominio ora sottomissione, già spolverati nella discussione, lo sono o comunque dovrebbero esserlo.

La consapevolezza (di partenza) può essere ad esempio quella consapevolezza legata agli strumenti usati per esercitare un dominio o verso i quali si è sensibili per una disponibilità di sottomissione.

Sulla "quota" di inconsapevolezza auspicabile e tollerabile, evidentemente è una percezione soggettiva.

Dipende dalla disponibilità che ciascuno ha di riflettere su di se, e su come usa i suoi strumenti disponibili con l'altro/a, dentro la relazione
Mi sembra che Platone dica una cosa diversa. Giove si è trovato davanti un individuo forte, completo, duro, che si prefiggeva di dare la scalata al cielo. Un pericoloso rivale. Per evitare che ci riuscisse lo ha tagliato in due rendendolo debole e inoffensivo. Giove ha avuto paura di un concorrente e gli ha tagliato le gambe (proprio un bel dio questo Giove!). Ma l’uomo non si è scoraggiato ed è andato in cerca della SUA metà di cui è stato privato.

Noi abbiamo adattato l’esempio, in un modo improprio, alla nostra situazione: il maschio si sente incompleto (idem pr la femmina, ovvio) e vaga per il mondo alla ricerca di quello che gli manca per ritornare ad essere completo, come era prima, cioè la femmina. Ma Platone è più preciso e per un certo verso anticipa Frued: nella nostra ricerca noi non cerchiamo tanto “un altro” che in qualche modo ci completa, ma “noi stessi” ovvero la parte “di noi” che ci è stata tagliata via. Occasionalmente lo troviamo in una donna.

Questo ci dovrebbe far riflettere sul valore ortofrutticolo delle notre scelte. Quando parliamo di amore, di coppia e simili cerchiamo un “altro” o cerchiamo “noi stessi” immedesimandoci in quella parte oscura e dimenticata di cui abbiamo perso la memoria ma non l’inconscio desiderio? Quello che noi chiamiamo amore è altruismo o egoismo? E quando tra un uomo e una donna si può davvero parlare di amore?