La cosa più difficile per uscire da una trappola sentimentale è accorgersi di esservi dentro con tutte le scarpe.
Parlo di chi nella trappola continua a passare il proprio tempo, in primo luogo perché, non riconoscendola, non è consapevole di esservici finito. La può scambiare per divertimento, spasso, necessità di svago e leggerezza.
Capita che la confonda con una normale e fisiologica fase di transizione, in attesa che qualcosa o qualcuno di migliore si affacci all’orizzonte.
La sottovalutazione del rischio, dettata in gran parte da meccanismi di difesa, potrebbe comportare inutili perdite di tempo, di energie personali davvero preziose, nonché l’assottigliamento della consapevolezza del proprio valore con conseguente abbassamento dell’autostima.
Negare a sé stessi che non si sta correndo alcun pericolo e, al contrario, rassicurarsi sul fatto che tutto sia sotto il proprio e pieno controllo, comporta l’accettazione di dinamiche che in realtà, se non si fosse coinvolti dal punto di vista emotivo, farebbero storcere il naso.
Tutti cerchiamo rispecchiamento, è inutile negarlo. A tutti fa piacere ricevere affetto, riconoscimento e conferme.
Suscitare indifferenza non fa gioire nessuno.
Eppure chiudendo occhi, orecchie, cuore e cervello, si decide di nascondersi dietro a schemi difensivi e rimandare a un ipotetico domani la neutralizzazione della dissonanza cognitiva, (costrutto che lo psicologo sociale Festinger è stato così bravo a identificare e teorizzare).
Ci si racconta balle, questa è la verità.
Si giustifica l’ingiustificabile cambiando le carte in tavola, dando un’interpretazione della realtà più morbida, malleabile, adattabile a ciò che non ci piace affrontare e risolvere con raziocinio.
Quando si è in presenza di un conflitto intrapsichico – ossia di una dinamica in cui si registrano spinte contrastanti – e in particolare quando il contrasto è tra una tendenza avversativa (non mi piacciono i comportamenti che qualcuno tiene nei miei riguardi) e un’altra appetitiva (mi piace chi mette in atto quel comportamento, lo trovo intrigante, brillante, affascinante e sexy), sono tre le modalità con cui si tenta di neutralizzare disaccordo e divergenza:
producendo un cambiamento nell’ambiente,
modificando il proprio comportamento,
correggendo il proprio modo di vedere le cose, ovvero il sistema delle proprie rappresentazioni cognitive ed è questa la via più comoda e facile da seguire, quella che ci porta a giustificare l’ingiustificabile.
E’ mettendo mano al sistema delle proprie convinzioni, parametri di giudizio, valori, regole e standard morali che si riesce a convivere con cose che non quadrano, ad accettare quello che non piace, a mandare giù bocconi amari, a ricorrere alla negazione, a credere che in fondo non si vuole una cosa tanto diversa da quella che si sta vivendo.
E’ bene però sottolineare come il prezzo da pagare, in casi come questo, possa rivelarsi molto alto: accontentarsi di ciò che passa il convento ricorrendo all’automenzogna e cambiando le proprie convinzioni ed aspettative sulla relazione uomo-donna, sull’amicizia o amore che sia, rischia di farci perdere l’orientamento, la fiducia che riponiamo in noi, l’autostima, l’autoefficacia e il senso di realtà.
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