Una volta a definirli era l’assenza di relazioni stabili. Oggi è piuttosto l’ossessione per l’amore vero, che accomuna chi sta solo a chi colleziona rapporti di coppia
Che posto hanno i single in una società fatta di individui che hanno messo all’apice delle proprie aspirazioni il poter vivere anche per un’ora o per tutta la vita un «amore vero»? Il loro posto attuale è quello degli invisibili, non perché non si vedano — in Italia, secondo l’Istat sfiorano il 40% della popolazione —, ma perché nessuno li vuole vedere: dimostreremo che sono fantasmi che vagano nelle coppie. Oppure sono avanzi, come sono stati chiamati simpaticamente in Cina. A dispetto di tutta la ormai copiosa letteratura e cinematografia che ha cercato di dare loro una parvenza di rispettabilità e simpatia, sono vissuti tuttora come il poco presentabile risvolto della ricerca della felicità, che si tiene coperto. Eppure è proprio questo inseguimento ossessivo del sogno neoromantico dell’amore vero a moltiplicare il numero dei single. Una fissazione che in altre epoche sarebbe stata propria di una fase della vita — quella adolescenziale — è stata presa e trasposta nel corso di tutta l’esistenza.

Senza relazioni stabili
Si dirà che è bello pensare di potersi innamorare perdutamente a tutte le età, che un tale pensiero è capace di riempire la vita, di renderla leggera e sostenibile. È vero e può essere persino giusto, a patto di essere in grado di gestirne le conseguenze. Che si configurano in uno stato di quasi costante insoddisfazione, quando non di frustrazione, e insofferenza per la quotidianità. I single sono il prodotto di tutto questo, e diciamo single sapendo di riferirci a un universo eterogeneo il cui unico punto in comune ormai non è l’assenza di relazioni stabili (questo è solo un buon metodo statistico per contarli), ma uno stato d’animo che accomuna tanto chi si ritrova da solo, non riuscendo a capire come realizzare il proprio sogno romantico, tanto chi accumula relazioni, nello stesso tempo o in sequenza, nel tentativo di riuscirci. Ecco perché un single può nascondersi anche nelle vesti di una persona sposata. Non stiamo parlando di persone che cercano un’evasione più o meno fugace, anche solo a sfondo sessuale, dal matrimonio, ma di chi si arrende alla prima curva e considera finito un matrimonio o un’unione perché ne percepisce come esaurita la fase emozionale più acuta e non sa quale altro fondamento dare alla coppia.
Libere dal dover essere (in coppia)
Come siamo arrivati fin qui l’hanno spiegato tanti sociologi. In due parole è successo quando abbiamo smesso di credere che la coppia è prima di tutto il necessario fondamento di una società che deve sostenersi e avere un futuro. Il corredo di convenzioni sociali che rendeva possibile questo assunto comprendeva il matrimonio come status cui aspirare per sentirsi parte della comunità, e il fare dei figli, che ne era il corollario. La stabilità del rapporto è stato a lungo un fattore di rispettabilità sociale, sotto la cui coltre si sono celate da sempre le relazioni extraconiugali. Il cambiamento è dovuto soprattutto all’evoluzione femminile e alla cancellazione della necessità del matrimonio, sia dal punto di vista sociale che economico. Le società più evolute, libere dall’obbligo del matrimonio, hanno deciso di prendersi il lusso di non badare alle conseguenze dovute alla scelta di considerare la formazione di una coppia il portato di un sentimento incontrovertibile, che per sua natura è quanto di più instabile. Libere dal dover essere, le coppie si ritrovano sole davanti alle proprie scelte. Basta che tra i due ci sia almeno un single, nell’accezione intimistica che abbiamo fornito, che la rottura è a portata di mano. Il numero crescente di separazioni, che restituiscono alla luce i single nascosti nelle coppie, è la conseguenza di tutto ciò. Ma non avremmo completato l’analisi se non dicessimo che, se l’amore vero è l’arco di Ulisse che cerchiamo di tendere in questa vita, l’obiettivo che vogliamo colpire è la felicità.
La difesa dallo tsunami emotivo
La ricerca della felicità è la nostra ultima ossessione che ci spinge a cercare l’amore per tutta la vita, così come a tentare di prolungare la giovinezza negando il nostro corpo e bloccando quella crescita spirituale che sarebbe necessaria per sostenere le inevitabili conseguenze della vecchiaia che ci ostiniamo a rinviare. Tutto si tiene insomma, complici l’allungamento della vita e l’aiuto della scienza che rende possibile (soprattutto agli uomini, dal punto di vista sessuale) non avvertire l’avanzare dell’età. Arrivati a questo punto, ci accorgiamo di aver parlato di single nella coppie, trascurando la figura più classica del single, quello che se ne sta da solo, che è vittima della stessa sindrome che abbiamo descritto, reagendo però nella maniera opposta. Alcuni studi di psicologia collocano questo tipo di persone senza una relazione stabile tra quelle che hanno vissuto una negazione nell’adolescenza, sia prodotta dai contatti fallimentari con gli altri, sia determinata da una educazione troppo repressiva. Insomma sarebbero il frutto di un blocco nella naturale evoluzione sentimentale che determinerebbe il formarsi di caratteri fragili e un po’ ossessivi. Può essere così, come sembra possibile che l’aspirare a realizzare modelli di relazione visti o vissuti in famiglia non è il miglior viatico per affrontare con equilibrio un rapporto reale. Il rinchiudersi in se stessi ostentando autosufficienza è la reazione più comune di questi individui che cosi difendono la propria fragilità rispetto a uno tsunami emotivo che non saprebbero sostenere.
La società della disgregazione
Questi single possono vivere senza un amore per tutta la vita o possono provare a stare in una relazione ripetendo gli stessi errori dettati dalla propria insicurezza. Ma diventa questo tipo di single anche chi è reduce da relazioni finite più o meno traumaticamente, il single di ritorno, quello che si ritrae ferito dal mondo dei sentimenti, o vi si butta bulimicamente, accumulando emozioni senza però investirci mai troppo. Come si smontano questi meccanismi che stanno portando le società evolute verso la disgregazione? Nessuno se ne occupa davvero seriamente, considerando il mondo dei sentimenti un terreno troppo irrazionale per essere dominato. E forse alla fine è giusto così.
Treno...ti ringrazio per la segnalazione dell'articolo. Mi e' piaciuto...un po' triste ma in fondo reale...con qualche "ma" secondo me. Vero che molti single restano tali perché ispirati o a un modello troppo vincente dei genitori e quindi la coazione a voler ripetere non permette di entrare nella realtà con un passo e struttura emotiva propria...vero anche che i fallimenti dei propri genitori possono anche qui segare le gambe ai figli...poi c'è la folta schiera dei single di ritorno...che per scelta voluta o subita o destino popolano la società. A mio avviso però il desiderio di ambire ad una felicità di coppia futura non può essere confusa con l'ossessione. L'ossessione quella si che blocca che isola o fa diventare ricercatori compulsivi. Quello che voglio dire e' che già nell'approccio dell'articolo c'è una valutazione negativa verso i single ...e verso gli invisibili perché e' spesso la società, percepita come statica e non dinamica, a ritenere i single o i soli come una categoria emarginata. Mentre, paradossalmente, sono quasi sempre le persone single a mettersi a disposizione nella società verso il prossimo. Le coppie sono spesso entità chiuse che vivono in gusci protetti per paura di diventare fragili