con una mia amica, e tra gli altri argomenti, viene fuori come definire forza e qualita' di discussione e confronto tra due persone.
non importa il sesso di questi due sciagurati, parlo di comunicazione tout court.
ad un certo punto, siccome fare esempi mi viene piu' facile che spiegare il concetto che voglio esprimere nudo e crudo,
e cosi' mi e' venuto in mente questo paragone.
io sono radioamatore con la patente, quindi so di che parlo.
in ambito radio, c'è la portante, che si chiama cosi', perché porta, come un pullmann, il parlato o il suono.
se io arricchisco di watt la portante, l'informazione che trasporta va piu' lontano.
ma potrebbe anche non avere nulla da portare, la portante.
l'accendi, schiacci il pulsante del microfono ma non parli.
se ci sono molti watt in uso, rompi le palle a tutti i televisori del quartiere.
quindi, per arrivare alla conclusione di codesto paragone, focalizzarsi sulla quantita' di potenza usata invece che sull'informazione possibilmente contenuta dalla portante, mi pare al minimo fuorviante.
due coniugi, o fidanzati, o amanti litigano.
ognuno emana fortissime portanti, ma nessuno e' predisposto ad ascoltare l'informazione.
ciascuno parla per se stesso.
e' uno spreco o no?
certo che si.
e allora, mi chiedo, nella dialettica tra uomo e donna, la tentazione di imporre la propria specificita' di genere come unica meritevole di attenzione, in fondo tende a diventare quasi la normalita'.
un po' come i selfie, poi postati sui vari social.
come se a qualcuno possa interessare vederci mentre mangiamo, o defechiamo, o facciamo i bacini verso non si sa chi.
ma per quello che se li scatta, diventa un modo come un altro per dire: io esisto.
peccato che lo sa solo lui.
selfie e urla, in definitiva, sono il fallimento della comunicazione
in ogni senso.
Forse esco dal tuo concetto. Sono d'accordo che ognuno voglia imporre il proprio modo di pensare. A volte non riesci a capire cosa una persona voglia dire dalla quantità di argomenti che infila in 5 minuti. A volte è solo un fatto nervoso il parlare parlare. Il fatto di esprimersi nei social, ormai una infinità di gente lo fa. Non fa tanto differenza il raccontarsi a voce o lo scrivere su facebook o non usare whatsapp.C'è moltissima gente che non usa internet e io la conosco. Ciò non toglie a queste persone di comunicare anche per più di un ora per telefono con un amico/a. Anzi, mi è capitato di intravedere da lontano conoscenti e di cambiare strada, perchè pensi che questi ti attaccano un bottone che non finisce più. E lo stesso potrei dire che è capitato a me, un amica che faceva rispondere il marito al telefono e dire che non c'era :D . poi posso comprendere, chi ha tanto da fare a casa, magari 3 nipotini piccoli, non ha tempo per raccontare di tizia e caia, vecchie compagne di scuola.
E' capitato anche a me di essere fuori a pranzo con amici e vedere un uomo ultrasessantenne che fotografa ogni portata e la spediva a un amico per wapp. Tortellini, arrosto, patate..
Nick, ho divagato un pò. Mi ricordo che ero un adolescente timida e scrivevo i miei pensieri su un quaderno. Forse mi sarebbe stato di aiuto avere internet e sfogarmi con qualcuno, a quel tempo pensavo di essere sola e incompresa, solo molti anni dopo ho capito che non ero la sola.
/Ma in questo momento penso a quanto male ha fatto internet a qualche giovane d'oggi./
Scrivere, partecipare, significa che esistiamo? Se non facciamo male agli altri è un bene. Cosa c'è di sbagliato? la montagna di spazzatura che assimiliamo? In mezzo al tutto c'è anche quella.
In questa società orientata a produrre anche molti beni di consumo ad uso individuale (es. le auto dello stesso modello hanno moltissime versioni per tutte le necessità; i pc, che prima erano acquistati per tutta la famiglia, ora hanno assunto sempre di più il loro ruolo individuale; i cellulari divengono sempre più un contenitore di segreti personali ecc.) la capacità di ascoltare è notevolmente scesa. Di solito quando c'è gente che è in gruppo e che parla di un argomento le voci si sovrappongono e pochi hanno voglia di ascoltare, piuttosto preferiscono imporre la loro senza occuparsi di cosa possano dire o pensare gli altri. Del resto, si ha sempre meno voglia di confrontarsi, di sopportare anche la risposta dell'altro quando la si giudica troppo in contrasto con la nostra, poca è la voglia di approfondire per capire se nell'idea dell'altro ci sono punti condivisibili o spunti per vedere il tema della discussione anche da un altra prospettiva. Incontrarsi su internet ci dà anche la possibilità con un click di cancellare per sempre l'interlocutore. Tutto ciò ci porta ad essere sempre più soli, pur se non ce ne accorgiamo. Credo che recuperare la capacità di ascoltare gli altri sia alla base della comunicazione e dell'incontro tra le persone. Dovrebbe essere un obbiettivo personale da perseguire nonostante i comportamenti degli altri si manifestino ostili a questo modo di essere.
Non so come ti chiami ma condivido, siamo sempre più soli credendo invece di non esserlo mai. Ma siamo anche poco liberi di fare a meno della tecnologia perché questo ci taglia fuori dal sociale, forse dovremmo riuscire a farne un uso moderato ma è come fosse una dipendenza, a voi non capita? Per i ragazzi, miei figli compresi, l apparecchio tecnologico è una appendice dell arto, addirittura c è chi finisce sotto al treno perche distratta ed impegnata (una giovane modella). Vi apparirò nostalgica ed antica ma mi tornano in mente i racconti degli anziani che si divertivano in cerchio intorno all aia a "spannocchiare" . . . lì il contatto era diretto, immediato, semplice. Sono per la modernità ma temo che le modalità di socializzazione vadano ripensate a livello collettivo, partendo forse dalle scuole, non so esattamente ma in questo modo vedremo generazioni alienate e distruttive.
Non sono completamente d'accordo con te Terry - vero è che non sappiamo ascoltare, ma io credo dipenda dal proprio carattere e dal proprio vissuto - da giovane parlavo molto, adesso parlo ancora molto, ma riesco anche ad ascoltare. Ho due figli e uno è un prevaricatore nelle discussioni, l'altra invece è perfetta: ascolta, ribatte, lascia parlare e risponde.
E per quanto riguarda la tecnologia: a volte sul metrò guardo la gente seduta o in piedi, il 90% ha il cellulare in mano e mi è capitato di pensare "non si parla più, ognuno nel suo mondo" - ma anche qui, siamo a Milano, prima le persone avevano il giornale in mano o un libro, mi è capitato di vedere anche una signora che faceva la maglia, nessuno che parlasse con il vicino, tranne gli studenti che lo fanno ancora adesso. Probabilmente a Napoli è diverso - piccola precisazione: non ho punti di vista preconcetti su Napoli e Milano, mi è solo capitato una volta un amico di Napoli che mi ha detto, testuali parole "se prendi un autobus e fai un percorso un po' lungo, difficile che non trovi qualcuno che ti racconti la sua vita".
Tutte queste parole per dire che secondo me non cambia mai nulla, in sostanza.
Rimpiangi un po' l'aia e le pannocchie...pensa che non avevano altro, non avevano scelta. Mia mamma mi racconta che non avevano il riscaldamento e che andavano tutti insieme nella stalla per stare un po' al caldo. Certo poi socializzavano, ma che scelta avevano?
Non converso via wa ma via viber...fa lo stesso?:)...cmq ha ragione Nick...a volte non si dialoga ma si affronta l'interlocutore come un inconscio rivale da prevaricare...vince chi strilla di più e chi ha l'ultima parola. Non si ascolta...perché si elabora la propria risposta mentre l'altro parla...e in questo esercizio preparatorio non si ascolta le altrui argomentazioni. Non credo però Nick sia un discorso di genere...ma di caratteristiche individuali.sono ad es succube di un collega di stanza logorroico...gli ho spiegato il significato delle mie cuffiette a lavoro...mi prendo le pause...essendo silenziosa. Relativamente al pensiero di Terry credo che il web isoli nella misura in cui vogliamo noi che accada. Strumenti mentali e sociali a noi non mancano. Possiamo utilizzarli come vogliamo...se vogliamo
Anche su questo argomento non capisco dove sta il problema.

Innanzitutto uno dovrebbe "usare" e non "farsi usare" dalle varie tecnologie o tipi di strumento (sia esso atto alle comunicazioni od altro).
Io, ad esempio, uso le tecnologie per il lavoro e per restare in contatto con chi mi aggrada.
Non perdo tempo a postare chissà che o a fare teatrino della vita mia e della mia famiglia.
Purtroppo altri non avendo nulla da fare (comunque queste cose richiedono tempo), sentendosi in qualche modo inferiori agli altri e volendo "apparire", "esserci", insomma, non volendo sentirsi esclusi dall' ambaradan mediatico delle ultime generazioni ecco che cominciano ad infognare il sistema con qualunque loro azione/pensiero/opera o missione.
Vedere una persona dover per forza geolocalizzarsi, farsi i selfie anche seduta sulla tavoletta del water, postare pure le briciole del pranzo in qualche locale del cavolo e via dicendo.... è semplicemente patetico.
Così come osservare quei poveri disgraziati "Morti di parole" che vivono con whatsapp e che appena cade la connessione te ne accorgi per le madonne che tirano all' etere....

nina57:
Si... le persone sulla metropolitana a Milano perlopiù ormai usano gli smartphones, e allora? Un tempo leggevano il Corriere, l' Unità, Grand Hotel, embè? Rarissime volte ne trovavi con qualche libro (impegnato o meno) e quindi?
Non vedo perchè, se io devo prendere un mezzo pubblico, poi devo socializzare a tutti i costi.
Non è che al Sud le persone sono la Bibbia e che se non racconti le ultime tue imprese nelle vacanze pasquali anche all' ultimo della carrozza tu sei un asociale disadattato.
Confesso che, da sempre, ho terrore quando salgo su un treno a lunga percorrenza e nella carrozza entrano dei meridionali: il 90% dei casi, a fronte di un mio contegno impassibile e distaccato, costoro cominciano a chiedere di tutto, a proporre, a suggerire, a informare di questo e quello.
Ma che palle gente!
Sei li che ti stai facendo gli affari tuoi con tuo figlio e questi cominciano...."e dove andate?", "da dove venite?", "ma che bel bambino, ma quanti anni ha, cosa mangia, dove va a scuola, perchè è vestito così" eccetera.....
"Ma tu che mestiere fai" (la maledizione del "tu" colpisce sempre se hai vicino un meridionale....), "Ma sei un artista?", "Ma quanto mangi" eccetera.... uno strazio.
Ditemi: perchè io sarei obbligato a render conto a sti quattro deficienti di quel che sono/faccio/penso?
Una conversazione, se deve nascere, deve farlo naturalmente, non obbligatoriamente.
Al sud tutto questo dover diffondere e socializzare ha qualcosa di malato: tutti devono saper tutto di tutti per poi potersene approfittare. Al sud un amico difficilmente è un vero amico.

Quel che affermo sempre parlando con miei conterranei è che al sud sono tutti "amici" subito, ma prova a non accontentarli quando verranno (e verranno, oh, se verranno) a chiederti "il favore".
Al nord magari ci metti molto, ma quando te lo fai un amico quello si che è uno vero e che resterà per sempre.
Perchè al nord vogliam sapere con chi abbiamo a che fare, vogliamo vedere quel che succede, vogliamo esser sicuri di non prendere cantonate.
Al sud interessa alle persone solo trovare qualche appiglio per farsi i fattacci loro. 

Guardate gente: gli isolati ci son sempre stati.
Il Leopardi secondo voi cosa era? Un povero disadattato complessato e sicuramente anche gay. Che scriveva visto che si isolava dal mondo. E così tanti come lui...
Ogni era ha avuto i suoi problemi di comunicazione, ma non credete che oggigiorno visto che le parole "volano" letteralmente sia via onde invisibili sia via cavi chilometrici o via satelliti lontanissimi, tutto questo bombardamento di comunicazione sia molto meglio.
Oggi come oggi anche le cavolate si propagano con la dirompenza e la velocità di un esplosione atomica.
Forse sarebbe meglio un attimo di silenzio.
Un momentaneo black out della conoscenza.
Un ritorno alle caverne. Dove le donne erano quattro scarabocchi sui muri e le scene di caccia l' orgoglio dell' uomo responsabile e dignitoso.

La solitudine non dipende dal mondo, ma da noi stessi.
Non esiste cura, tecnologica, medica, psichedelica, filosofica, religiosa, per essa: dobbiamo darci da fare da noi stessi.
Molti comunque sono soli perchè lo meritano.
E mi pare giusto così....... 

P.S. L'altro giorno mia figlia, alla quale nego l'uso di cellulari ed internet mettendo al loro posto musica, libri, fumetti, film e esperienze "live", mi ha detto, visto che non ho mai posseduto smartphone ed uso Facebook solo per lavoro o per qualche contatto lontano oltre a non postare foto di famiglia o di nostre attività, "Papà, ma tu non sei sociale!!!!".
E io, trattenendomi dal darle un sonoro ceffone (ve lo dissi che non sono violento), mi son limitato a rispondere....
"Quanto zucchero hai detto che vuoi nel latte?".
E me ne sono tornato al lavoro.

Io sono la persona più sociale del mondo.
Ma quando voglio e nei modi giusti.
Non sono la pecora che segue il gregge o lo scemunito ammaliato dalle mode. 
Perdonate...ma se stando su un mezzo di trasporto...ogni 5 minuti qualcuno mi chiedesse...come ti chiamo...cosa hai mangiato a colazione ..
O ancor più affettuosamente...indossi slip o pz...beh ...penserei a uno stalker...per cui ben venga egli socializzi col suo Smartphone o Tablet...o faccia quello che gli pare ma...io preferisco la musica e le cuffiette:). Che ognuno stia nel proprio autistico respiro.
Letti gli ultimi commenti......mi arrendo!!!!!

Vi prego....
JosephCooper, ma io che ho detto?
le stesse cose tue mi sembra - con l'aggiunta che secondo me non cambia mai nulla e che i vecchi tempi dell'aia con le pannocchie sono belli solo nell'immaginario collettivo.
Io per prima non socializzo molto e preferisco la macchina ai mezzi - ma quando li uso son ben contenta di essere lasciata in pace con me stessa.
In altri post ho detto che la tecnologia, così come lo stesso club, è uno strumento, da usare come e quanto si vuole, ma sempre strumento deve rimanere.
Insomma, nulla di nuovo.
Fara, non ti arrendere, non è da te :D
Ah Nina...guarda che io ci vado nell'aia con le pannocchie...l'odore dei campi...quegli odori sempre uguali nel tempo...e a piedi scalzi sentire il piacevole contatto con la natura...e mica me chiamo Immaginario di nome e Collettivo di cognome. Lo so...lo so...so strana:)...ma viva la realtà. Però grazie al club ho conosciuto abbracciandolo gli amici bretoni...quindi su questo concordo...qualsiasi strumento se usato per obiettivi confacenti ad ognuno e' utile
E' vero che una volta, tanti e tanti anni fa si socializzava di più. Ma c'erano anche famiglie numerose con cognati, nipoti, suoceri. Ora ognuno ha la propria abitazione e si è liberi se stare insieme agli altri (e uscire) oppure stare nel proprio guscio, a casa propria, e usare internet se si vuole. Ora ci sono parecchie case vuote oppure abitate da una persona sola.
Non tutti abbiamo voglia di interloquire con gli altri, se siamo in treno. Dopo 20 anni che non prendevo un treno nel giro di qualche mese l'ho preso 4 volte. E prenotandolo in anticipo per non avere la sorpresa che non ci fosse più posto. Non ci sono più i scompartimenti. Ricordo anch'io parecchi anni fa delle chiaccherate fatte con i vicini o dirimpettai di treno. Adesso invece ammetto che spero di trovare il treno semivuoto, anche se le persone sono gentili . Ognuno fa le sue cose, le proprie telefonate, mangia, dorme, legge.
Non so dare una ragione a questo, pure Nick ha raccontato che una signora preferiva usare internet che parlare con un vicino in treno.
Forse all'interno di questi minuscoli oggetti come lo smartphone c'è di tutto e di più e ce lo fa preferire, ci sono gli amici, le ricette, i nostri cantanti preferiti ...
susi_4ve

Guarda che ci siam stati sempre quelli desiderosi di stare per conto nostro.
Io i primi giorni vissuti in caserma ero tutto preso dal cercare un modo per isolarmi (32 per camerata.... mica cotiche, in confronto lo scompartimento del treno è un mare di spazio libero!) e non me ne fregava nulla dei discorsi altrui.
Il punto è: vuoi parlare? Parla. Ma non con me.
A me interessano i fatti miei, della mia famiglia. Al massimo del mio paesello (di oltre un milione di abitanti), ma non tutto il resto.
A me che mi si venga a spulciare nel piatto dove mangio, che si vogliano sapere i motivi del mio viaggio e menate varie non interessa.
Quel modo di fare "sociale" della gente del sud non è, appunto, per socializzare, ma per impicciarsi.
Come quando a casa mia, appena traslocato, ho ricevuto la visita delle prime parenti: eccole ad aprire cassetti e dare occhiate in tutte le stanze per vedere cosa facevamo, cosa avevamo eccetera.
"Tanti anni fa si socializzava di più" un par di ciuffoli!
Negli anni 70 a Milano era la stessa cosa di oggi.
Ricordo perfettamente come vivevano le persone e cosa facevano.
Anche allora c'erano le radioline con auricolari: mai visto i tifosi ascoltarsi la partita con la piccolina "a transistor"? E con il filo bianco (corto!) che spuntava dall' orecchio? No? Io si...ne avevo un paio anche io e Papà le usava a volte in auto. Finchè non cambiò auto e mise una radiola dentro.
"Ora ognuno ha la propria abitazione": anche questa è un affermazione errata: mai come oggi molti tornano da Mammà per colpa della crisi: ragazzi che erano partiti all' estero con belle speranze (Specie quelli finiti in Australia tutti tornati con le pive nel sacco), mogli e mariti vittime di "divorzio" eccetera.
Addirittura, come nel famoso film di Ficarra e Picone (Andiamo a quel paese), c'è stato un ritorno (interessato) di anziani dagli ospizi a casa di figli e parenti per sfruttare le loro misere pensioni fino all' osso.... 
Mai come ora invece ci sono più persone nelle case. Quelle vuote invece stanno così per paura di affittarle ad inquilini che non pagano: i morosi son aumentati a vista d' occhio infatti.
E come da copione, specie al nord, si fatica a trovare gente decente da mettersi in casa.
C'è sempre l'annoso problema meridionali o extracomunitari che incombe (gente che quando se ne va, sempre se se ne va, l'appartamento lo lascia in condizioni pietose o al limite della distruzione totale (ne so qualcosa avendo lavorato nel settore a lungo....).
Quindi meglio casa vuota che piena a rischio.
Tornando invece ai treni gli scompartimenti esistono ancora eccome sui treni a lunga percorrenza.
Io però non ho lo smartphone e difficilmente uso il computer in carrozza. Ma mi munisco di Settimana Enigmistica, riviste varie, fumetti, un libro (se riesco, ma di solito non riesco) o...me ne approfitto per supplementi di sonno.
Se i meridionali di turno me lo permettono, certo!

P.S. Poi c'è differenza fra il semplice "interloquire" ed essere sottoposto a raggi x e stalking!
Mah, che dire in merito, per restringere il campo vorrei parlare in particolare delle mie frequenti frequentazioni ludiche, leggasi discoteche, giusto per non smentirre la mia fama.
Ebbene nei tempi morti tra un ballo e l'altro è ormai mia consueta abitudine guardarmi bene intorno, anche per selezionare eventualmente nuove "prede" ed evitare soggetti in qualche modo sgraditi, leggasi cessi ambulanti, e nel contempo ho modo di osservare sia le persone nei loro comportamenti che nella tipologia di comunicazione che adottano, ne seguo sia i gesti che i modi che le parole se abbastanza vicini, un pò per pura curiosità direi femminile e un pò per potere poi eventualmente modificare o perfezionare i mie i futuri approcci..
Devo dire che con il tempo ho affinato le mie capacità di valutazione, ovviamente il luogo è particolare, la comunicazione lì la fa da regina, in sala da ballo la comunicazione anche solo visiva è la base di un successo o una sconfitta, ma potrebbe benissimo essere paragonato ad un sito come questo, tutto sommato non lo trovo poi così diverso.
In generale si può dire che, in sala da ballo, gli uomini sono tutti impegnati alla ricerca più o meno spasmodica e affannata della topa intesa come donzella, vuoi per ballare veramente, vuoi per riuscire ad attirare la sua attenzione per poi assillarla raccontandole quanto sono bravi , quanto sono belli ecc. solite cose da imbecilli che fanno di solito i maschi imbecilli, le donne che frequentano mi capiscono.
Quindi immaginate la scena, il maschio umano lì non è praticamente mai seduto da qualche parte, gira sempre come un ossesso come avesse una duracell infilata nel culo, lanciando repentini sguardi indagatori di quà e di là, spesso riesce con un occhio a guardare da una parte e con l'altro dall'altra, proprio come un camaleonte, si sa l'evoluzione della specie nel campo della topa fa miracoli.
Appena trova una che accenna anche un minimo sorriso di circostanza, lui le si fionda a fianco e inizia il ritornello, fregandosene altamente se lei dopo 5 secondi inizia a mostrare piccoli gesti di insofferenza.
E' accaduto più volte che, visto il palese disagio della signora, specie se è pure gnocca, e vedendola non in grado di uscirne con le proprie forze io abbia colto l'occasione per fare la parte dell'eroe, semplicemente invitandola con un sorriso ed un cenno a ballare con lei che si alza di scatto come avesse una catapulta sotto il sedere e corre verso di me con passetti rapidi , e gli occhi stralunati del somaro di turno, sono stronzo lo so ma che ci volete fare, in certi casi l'anima del cavaliere in me prevale su tutto.
Rarissimamente si vede un uomo intento a digitare sullo smart, se lo fa in genere è un giovane e fa parte di altra generazione, ma le donne.......loro invece.... le donne sono tutte diverse...... dagli uomini, perchè tra di loro sono ancora più uguali che mai.
Adesso vi spiego, finito il turno di ballo se ballano, perchè alcune nemmeno ballano, stanno sedute una sera intera , se le inviti si rifiutano schifate, si alzano solo per andare in bagno e ci stanno dentro una buona mezzora (sono sicuro che anche li dentro lo prendono in mano......dicevo il tel) o al bar , sempre con l'amica del cuore attaccata al culo, comunque dicevo, si siedono , danno una rapida occhiata intorno per vedere se qualche bel manzo allupato le sta spiando, e poi finalmente lo tirano fuori! Si, estraggono il telefonino, sempre in custodia a libro, e iniziano prima a scorrere e a guardare, e poi a digitare. a velocità interstellare, hanno dieci dita per ogni mano!
Ora , è chiaro che hanno anche loro mariti, amanti, fidanzati, figli e nipoti e ci sta che ogni tanto uno dia un occhio per veder se è tutto tranquillo, capita anche a me a volte la necessità di farlo, altrimenti il tel nemmeno me lo porto dietro, ma alle due o tre di notte che cosa mai dovrai leggere e digitare per mezzora intera. io questo non lo capirò mai.
Per finire dopo avere smanettato almeno un quarto d'ora è il momento dei selfie, si fotografano a vicenda in decine di pose improbabili e di una stupidità inaudita, con luci e sfondi immagine che farebbero cagare anche uno stitico, e dove alle fine spesso si notano solo un paio di cosce a volte deformate dalla cellulite e un paio di tette che se tolgono il reggiseno sfiorano il terreno. Ma il sorriso quello sì, sempre, con il rossetto appena messo per l'occasione importante. Come faremmo mai noi uomini senza di loro!!!!! Scusate se sono stato lungo ma oggi non avevo un cazzo da fare. Ciao.
io non frequento le discoteche.
perfino da ragazzo mi accorsi ben presto che andare in un posto pieno di figa e rumore, con lo scopo di dare uno scopo alla serata, beccavi le sorde o le stordite dall'alcool e dal rumore.
e neanche io ne uscivo benissimo.
non c'era internet e i telefonini, per cui preferivo l'approccio al bar, o al tabaccaio, o posti pubblici.
evitando la strada accuratamente.
da studente universitario, a milano, si andava a colpo sicuro se passavo una mezz'oretta ai giardinetti.
le mammine, le babysitter, le zie col nipotino.... uhhhhh era una pesca a strascico.
imbarazzante vedere come si ingegnavano per mollare il pupo, quel giorno stesso o il giorno dopo. una varieta' di risorse e soluzioni infinite, tiravano fora quelle signore.
un po' le invidiavo.
vediamo... il cimitero.... altro luogo magico.
manco da ragazzo ero cattolico, quindi nessuna remora, come disse lo squalo.
in realta' adesso che ci penso, difficile che tentassi approcci con compagne di studio, poi anche con colleghe di lavoro.
la relazione che va male la paghi cara, se si convive negli stessi ambienti.
e poi le cose troppo facili mi hanno sempre annoiato parecchio.
ora, con gli occhi del sessantenne, e con la relativa esperienza, mi sovviene una certezza, che prima non avevo considerato, quando ero pischello.
allora ero convinto che io andassi in quei posti per cuccare.
adesso so che anche quelle mammine facevano lo stesso ragionamento mio.
ne sono certo, senno' non sarebbe stato cosi' facile.
:shock:
ok, il primo che dice che ogni calata di esca c'era la preda, dichiaro coram populo che e' un grande pirla.
io non l'ho detto.
ho detto solo che era molto facile in quegli ambienti.
come la pesca della trota nel laghetto dell'allevamento, vasca bambini.
dimenticavo... la cornucopia e' venuta ad elargirmi i suoi numerosi doni quando presi un cane.
a saperlo prima, non mi raffreddavo le chiappe sulle panchine in metallo di quei giardinetti, tacci mia
:shock: