Premessa. Stavo guardando le attività del gruppo di Milano, quando ho visto un post di MichelaV sul festival (a Milano), dove ha persino incontrato l’ineffabile (da “femì”, che in greco antico significa dire, parlare; ineffabile vale quindi: “che non può essere reso in parole”) Marysab.
Michela è sempre entusiasta di tutto (in primis degli Speed Date) e il suo resoconto cozzava con la mia esperienza del 1° maggio 2019 a Roma, dove i medesimi standisti si sono trasferiti dopo Milano.

Ci sono andato con mia figlia, futura antropologa, e devo dire che il suo spirito critico (da chi avrà preso? chissà…) mi ha reso tollerabile la giornata.
Cominciamo col dire che quando Michela afferma “tutto DALL’Oriente” si tratta di un falso ideologico bello e buono. DALL’Oriente ci sarà forse un decimo degli stand (ma proprio forse) mentre il 90% è italianissimo, gestito da orientali o pseudo-orientali saldamente radicati sul nostro territorio da millenni. In pratica, gente che ha il negozietto o la palestra a Roma (nel mio caso, in quello di Michela ce l’avrà a Milano) e che per fare un po’ di extra-profitto si affitta lo stand alla fiera. Quindi al festival non trovi NIENTE che tu non possa trovare a Trastevere o a Centocelle in tutti gli altri giorni dell’anno, e magari anche durante il festival. Vi dico solo una cosa: i due spettacoli più divertenti e interessanti cui ho assistito sono stati un balletto di Bollywood e la “danza dei leoni”. Bene, quelli del balletto erano tutti romanacci doc, dal primo all’ultimo, e il capo-danza dei leoni, intervistato, ha esordito con “ebbèscerto! avemo na scola ar Tufello, e ce possono venì puro li pischelli, che er più piccolo c’ha sette anni!”.

Perciò dimenticatevi di quel che si può invece vedere agli expo mondiali, dove EFFETTIVAMENTE c’è una progettazione integrata e ben orchestrata dei singoli Paesi, che si promuovono sotto il profilo della loro cultura tipica. Al festival, invece, poco manca che ti trovi davanti al baracchino del bangladesho che vende la verdura sotto casa tua. Tutto il festival è solo una grande iniziativa COMMERCIALE.

In secondo luogo, il concetto di “oriente” risulta un po’ mobile, al festival. Oriente per noi significa dalla Slovenia a Vladivostok, ma gli organizzatori si sono spinti oltre. I cinque ristoranti erano: uno greco, uno spagnolo, uno messicano, uno argentino e uno… sardo. Me la spiegate voi, questa?

Terza cosa: i visitatori. L’identikit del visitatore medio non corrisponde allo studioso di architettura khmer, né all’artigiano di spade da samurai (stile Hattori Hanzo, per intenderci) venuto per prendere inspirazione dai Maestri, bensì in un panciuto frusinate con famiglia che, non avendo nulla da fare quel giorno e non disponendo (come invece io) di un baracchino bangladesho di frutta e verdura sotto casa sua viene a comprare le “mele orientali” al festival. Infatti è un festival per la provincia, che non ha scuole di falsi danzatori bolliwoodisti o artisti marziali, mangiatori di spade o camminatori sui carboni ardenti come invece Roma ha a ogni angolo. Per certi tratti, somiglia a Disneyland, ove al contadino dell’Iowa fanno vedere le finte foreste amazzoniche o i finti covi dei pirati. E’ tutto FINTO, ma è anche tutto IN VENDITA. Non è un festival CULTURALE, bensì una fiera COMMERCIALE. Capita la differenza?

Divertente? A tratti anche sì, se ci vai con lo spirito giusto. Mia figlia ed io ci siamo fatti le matte risate, davanti agli orientalissimi spettacoli di tango argentino, ma se cerchi l’Oriente è assai meglio aprire google maps. E non costa 13 euro (uno più che a Milano) solo per entrare.
Forse a Milano era diverso.
Comunque mi hai fatto ricordare di alcune esperienze altrettanto terrificanti fatte qui in Germania.
Amministratrice del Club-50plus
Come faremmo senza Kiwi :mrgreen: !!!!
Certo che molto è commerciale, in quel contesto. Certo che ormai i prodotti li trovi anche nel negozietto di strada. E se si vuole davvero vedere l' Oriente , ci si va in viaggio! Per qualcuno che non può permettersi di far vacanza in Giappone, un piccolo assaggio al festival lo può trovare. A me quell'atmosfera non dispiace affatto. Niente a che vedere con l'Artigianato in Fiera ma chi sa accontentarsi delle piccole cose semplici, anche se commerciali, la visita al festival è un gradevole assaggio di alcune culture orientali.

Ovviamente posso testimoniare per il festival a Milano. All'edizione di Roma non ci sono mai stata.
Anni fa sono stata all'edizione di Carrara Fiera ( molto più ricca di quella di Milano)
EMILIA31 ha scritto: Forse a Milano era diverso.
...

No, a Milano era uguale identico, salvo che i bottegai erano milanesi invece che romani. Lo so perché MichelaV ha postato il link a un filmato youtube sull'evento, che ho guardato attentamente. forse a Milano non c'era il ristorante messicano, chissà...
Uno dei tanti video dell'edizione romana

https://youtu.be/DcHpeifMdX0
Michela V. ha scritto: Uno dei tanti video dell'edizione romana

https://youtu.be/DcHpeifMdX0



la danzatrice del ventre non è malaccio, ma sinceramente speravo di rivedere Cristina, una 20enne dei finti bollywoodiani che lèvati! :(