OPERE POSTUME
una poesia tratta dalla raccolta
STORIA DI UN UOMO ABBANDONATO A ME STESSO




TI RICORDO DI ME?


Ti ricordo di me?


Tuo papà aveva un negozio

che vendeva

ciò che c’era scritto sull’insegna:

"Non di tutto, ma tutto".

Però dentro ciavéva tutt’altro

e non vendeva un cazzo.

E tu non potevi fare a meno di me
.
Io sì.

Io potevo benissimo fare a meno di te e anche di me.

Anzi: soprattutto di quest’ultimo.
O “penultimo”:
perché dietro di me c’era ancora un altro me stesso
che non frequentavo mai.
Mi chiamavo da parte e poi

mi scordavo dovunque.

Sempre.

Tutti i giorni.

A volte mai.

M’ importava tanto poco di me che a volte

non mi dimenticavo neppure.

E poi mandavo in giro il mio cane a cercarmi
.
Mandavo in giro il mio cane a cercarmi

e lui mi riportava a casa in bocca
,
fra i denti
,
come i bravi cani fanno col giornale.

Io ero il giornale.

Lui tutto pieno di bava

e non mi insultava solo

perché aveva le fauci occupate.

Che bei giorni quelli!
A volte mandavo in giro anche il mio pane a cercarmi.

Era una baguette

con le orecchie lunghe
tipo cocker
,
maculate
(farina?)
,
e non abbaiava mai.

Era tanto buono.

Buono come il cane.



Francesco Salvi (1998 ?)


In questa fredda e distaccata composizione in versi il nostro Salvi evidenzia chiaramente la personalità brumosa di un qualunque uomo di prima periferia di una città sicuramente nordica.
Il pensiero retrogrado dell’ individuo, evidente altercatore con se stesso, si mischia con ricordi primordiali nei quali la figura di un padre ampolloso sembra aver lasciato più di un segno.
L’aberrazione sinottica del componimento non sta tanto nel controsenso-nonsenso nel quale incappa l’autore descrivendo il cane/pane quotidiano dato sicuramente da un dio minore al povero errabondo individuo tutto teso nel suo (non) ricercarsi in separata sede, ma dal dilazionato prodromo che qui manifesta la propria ineffabilità con un arzigogolamento linguistico che porta poi proprio dove vuol portarci l’autore.
Ed esattamente in una proditoria retrospezione asintomatica dell’ inconscio che, spostandosi sul parallasse intelligibile del quotidiano più sciancrato ci riporta su due zampe ed in mutande ad osservarci in uno specchio deformante dove quel che ci ritorna la visione prolungata altro non è che il noi stessi riveduto e corretto, ma mai adulterato.

Con questo brano il Salvi, novello D’Annunzio dell’ altro Lago (Maggiore), ci regala un pezzo di finito-infinito che altro non è che la catarsi definitiva dell’ uomo qualunque.

In Fede.
Joseph Cooper
Addì 10-06-1986 (Critica Precoce)
Tratto dalla raccolta cronotemporale:
"Dio non esiste, ma io si ed ho molta fame, quindi vado al Parco Sempione per il pranzo e ti spiego l'esistenza". Edizioni IcyPress, Milano.
Pubblicato in digitale nel Dicembre 1986.

DEDICATO A MATTEO ZAMPINI
Bene, anche oggi il solito messaggio stracciapalle, ma nemmeno la Domenica?
I Am A Taxi (Remix)

I'm only a taxi, I'm only a taxi.

I'm only a taxi, I'm only a taxi.

Forse dovrei soltanto stendermi come un tappeto al sole
evitando incertezze e paure di ogni giorno
come quando venendo a trovarti d’ un tratto mi accorgo
di essere rimasta a casa.

Forse dovrei ancora stendermi come un lenzuolo al vento
evitando incertezze e paure di ogni giorno
come quando davanti allo specchio d’ un tratto mi accorgo
di non essere nemmeno in casa.

No driver, no owner, no passenger, no engine.
I'm only a taxi, I am a taxi.

I'm only a taxi, I'm only a taxi.
I am a taxi, I am a taxi.

I'm only a taxi, I am a taxi.

I'm only a taxi, I'm only a taxi.

Forse dovrei soltanto stendermi come un tappeto al sole
evitando incertezze e paure di ogni giorno
come quando venendo a trovarti d’ un tratto mi accorgo
di essere rimasta a casa,
di essere rimasta a casa,
a casa…..

Non so chi mi guida, non so chi mi aspetta,
non c'è chi conosce il nostro segreto.

I'm only a taxi, I'm only a taxi.
I am a taxi, I am a taxi.

I'm only a taxi, I am a taxi.
I'm only a taxi, I am a taxi.
I am a taxi!

Forse dovrei ancora stendermi come un lenzuolo al vento
evitando incertezze e paure di ogni giorno
come quando davanti allo specchio d’ un tratto mi accorgo
di non essere nemmeno in casa.

Forse dovrei soltanto…


Alice, Francesco Messina (2000)

https://www.youtube.com/watch?v=56rU6atTzrA



Quante volte me stessi latita in certi anfratti del tempo spiando gli altri me da sulla porta del balcone di casa cercando di scoprire dove sono, se sto rientrando lesto, se mi sto pettinando o se mi calpesto, se sto guardando il pino sgocciolare appiccicoso e mesto.
Il latrato del cane nella solitaria notte estiva risveglia anche i miei lati più oscuri riportandoli alla realtà della luna.
Chi siamo noi, dove sono essi, ma ancor di più, che ne è stato del passato.
Remoto o imperfetto, esso sembra ancora al di là da venire.
L’aria umida non aiuta: ci vorrebbe un qualche escamotage glaciale per raffreddare i pensieri veri, quelli sinceri non di ieri.
Sono io quello sul balcone adesso? O è lei che ricordando mi evoca?
Notte, eterea notte.
Le luci brillano il panorama, un auto sperduta si sorpassa all’ orizzonte.
Ma io non sono ancora rientrato.
Allora chi c’è che osserva sul mio balcone agitando una mano per salutarmi?

In Fede.
Joseph Cooper
Addì 11-06-1986 (Critica Precoce)
Tratto dalla raccolta cronotemporale:
"Dio non esiste, ma io si ed ho molta fame, quindi vado al Parco Sempione per il pranzo e ti spiego l'esistenza". Edizioni IcyPress, Milano.
Pubblicato in digitale nel Dicembre 1986.

DEDICATO A CARLA BISSI
MORBIDE MACCHINE

Quanti anni avrai
nei miei ricordi intomo a noi.
Giorni che passano e bruciano,
non ci pensavo sai...
Me stessi cadono
oltre il deserto ovunque sia,
spiriti e uomini si cercano
in terra e in cielo e poi…

Io cadrei senza di noi
ogni giomo e ogni istante,
vorrei quando mi vuoi
scendere nel vuoto ancora.
Io pensai dentro di noi
ogni bacio è un nuovo amore,
cadrei senza di noi,
ma se tu nel vuoto fossi qui…
....nell'anima e nei miei fiori tu sei qui,
in fondo al cielo,
tienimi in fondo al cielo cosi…

Niente intorno a noi,
niente che puoi nascondere,
sogni dissolvono, si perdono
davanti agli occhi…
Avrai, quanti anni,
vedrai, me stessi noi affondano,
morbide macchine si muovono
sopra i miei nervi e poi…

https://www.youtube.com/watch?v=wbj79vie88w

Laura Valente / Fausto Rossi (1992)



Si può cavare sangue da una rapa?
E’ immaginabile ottenere ascolto da un sordo?
Quale forza primordiale della natura riesce ad unire due persone così distanti come Fausto e Laura?
Impossibile dirlo così su due piedi.
Certo è che l’ ellittico ragionamento che ci paracaduta su un campo di supposizioni non fa altro che fomentare in me una sensazione di grandezza e di poesia che i più non riusciranno ad apprezzare.
Noi, così perfetti, ma così delicati, fatti di polvere di stelle, ma capaci di brillare per conto nostro.
Perfetta sintesi del non-artista Faust’o (mi perdoni il signor Rossi che non ho mai digerito) ancora una volta riesce a lasciarmi con l’amaro in bocca, come meretrice antesaldata che scappa prima del dovuto espletamento della propria prestazione, come cielo plumbeo che non precipita mai il suo pianto umido.
Laura invece gioca a fare l’elfo dispettoso in tutto questo rincorrersi di sensazioni e sentimenti nascosti da un permafrost di note.
Forse è lei la carne molle del sistema e Faust’ò l’ossatura imprescindibile?
O sono io che quel giorno, uscito dal negozio, incontrando la mia mancata ex di tanti anni prima ho dimenticato di darle il definitivo appuntamento?
L’ amica aggrappata alla sua manina però non aiuta e sorride: riuscirò ad uscirne indenne?
Ma l’ Ossigeno Quarto risuona ancora lungo la mia salita verso casa e nel sanguinoso crepuscolo la sostenuta brezza serale mi sconvolge di nuovo i pensieri riesumandomi in un altro altrove dove la macchina che mi passa a distanza ravvicinata è solo un altra ombra senza ombra.

In Fede.
Joseph Cooper
Addì 12-06-1986 (Critica Precoce)
Tratto dalla raccolta cronotemporale:
"Dio non esiste, ma io si ed ho molta fame, quindi vado al Parco Sempione per il pranzo e ti spiego l'esistenza". Edizioni IcyPress, Milano.
Pubblicato in digitale nel Dicembre 1986.

DEDICATO A D.E.
A ME MI PIACE IL MARE

R=Renato
C=Cochi
A=Assieme


R - Io per il lavoro che faccio viaggio molto

e una volta sono stato anche a Genova.


C - Anch’io sono stato a Genova con te,

ma non vado in giro a raccontarlo a tutti.


R - Io quando vado a Genova vado da solo

e gli altri non ho piacere che vengano a Genova con me.


C - Quella volta c’ero anch’io.


R - Quella volta sono andato da solo,

eh eh sono andato in moto e non c’era neanche il sedile di dietro.


C - Io c’ero.


R - A Genova ho incontrato un signore

che con un giro di parole
 mi ha fatto capire che a Genova c’è il mare.

Il mare l’abbiamo avuto anche a noi a Milano,

tutto cosparso del suo bel ondeggìo che esso c’ha dentro,

esso andava da Porta Lodovica fino in via Farini,

via Torino tutto un scoglio

che c’è ancora il pesce adesso in via Spadari.

Poi sono arrivati i tedeschi

e hanno spaccato su tutto…
C’è rimasto l’idroscalo

che c’è ancora la gente abbronzata adesso.

A me mi piace il mare,
a me mi piace il mare,
a me mi piace molto… effettivamente.

A - In occasione dell’estate

e nonostante la stagione

ho comprato dei regali
:
un canotto e l’ombrellone.

Sono sempre in giro in spiaggia

qui le spese vanno su,

ho bisogno di vederti,

sì ma presto presto, che non vivo più.
Uhe!

Non si sa mai non si sa mai.

quello che al mondo ci può capitar
.
Non si sa mai non si sa mai

quello che è stato non può più tornar.

Non si sa mai non si sa mai

tre o quattro sbagli al giorno tu puoi far,

ma se si tratta dopo di pagare io mi sento male,

sai non si sa mai.
Ohè!


R - Non so se qualcuno di voi sia mai stato al mare.


C - Io ci sono stato


R - Ma taci che tu non c’hai neanche la moto!!!

Allora il mare è fatto; eh è fatto, allora, eh

tutto eh, tutt eh aspetta un attimo,

allora, eh tutto davanti c’è, ehm no cioè di dietro…


C - Davanti o di dietro?


R - Allora dietro le case,

venendo avanti si incontra tutta una struttura che b..,

dunque venendo avanti allora lì c’è il vicolo di Arma di Taggia

dove sono stato una volta in pensione con il mio papà,

(tutto pagato).
Venendo ancora avanti tutta una roba

buttata giù per terra… tipo farina!

Però essa è sabbia, ma non messa giù a mucchi,

tutta spianata bene sinistra, destra,

ehm… tipo spiaggia!

Di fronte… tutta una roba piena d’acqua,

ma non fissa come al palazzo del ghiaccio,

essa è tutta semovibile.


C - Come semovibile?


R - Semovibile, alto, basso,

qui si fanno i tuffi se l’acqua è alta,
se l’acqua è bassa si sta all’asciutto

e ci si bagna con l’onda che arriva, sciac!

I laghi non vado mai!


C - Silenzio, se no non si diventa neri!

A - Quanti giorni posso stare,

senza averti qui con me,

fammi fare un po’ di conti,

io non vivo senza te,

risultato dei miei conti,

ti rivedo volentieri,

ho capito che era ieri,
pensa proprio ieri che aspettavo te.
Ohé!

Non si sa mai non si sa mai.

quello che al mondo ci può capitar
.
Non si sa mai non si sa mai

quello che è stato non può più tornar.

Non si sa mai non si sa mai

tre o quattro sbagli al giorno tu puoi far,

ma se si tratta dopo di pagare io mi sento male,

sai non si sa mai.
Ohè!

R - Mettiti il costume!


C - No!

A - Sì va beh ci si diverte,

tutto costa da impazzire,

pensa ieri tre gelati

quattrocentomilalire,

ho venduto l’ombrellone,

il canotto l’è sciupà,

porta dietro qualche lira,

e tremilioni e sette forse basterà!!!

Non si sa mai non si sa mai.

quello che al mondo ci può capitar
.
Non si sa mai non si sa mai

quello che è stato non può più tornar.

Non si sa mai non si sa mai

tre o quattro sbagli al giorno tu puoi far,

ma se si tratta dopo di pagare io mi sento male,

sai non si sa mai.
Ohè!

https://www.youtube.com/watch?v=Y4WJ5ZWuYAs

Ponzoni, Jannacci, Pozzetto (1966)



I milanesi hanno uno strettissimo rapporto con il mare. Sarà che siamo gente d’acqua (e va beh, dolce), sarà che le nostre vite son costellate di navigli, di chiuse, di pesce freschissimo (solo a Milano mangi il pesce più fresco d’ Italia), di bellissime fanciulle….navigate.
Insomma, nasci a Milano e trovi “O’ Mare”.
Difficilmente un non milanese ama il mare più del milanese stesso.
Mi è capitato di vivere qualche realtà marinara diversa da Milano, anche meridionale, e benchè qualcuno sia fissato col mare devo ammettere che quella è, appunto, una fissazione tipo modaiola, un chiodo fisso tipo disturbati mentalmente, non un vero e proprio amore.
Al sud il mare non viene celebrato, perlopiù massacrato, violato, deturpato, sfruttato, angariato, schifato, avvelenato.
Perchè il meridionale, alla fine della fiera, il suo mare non lo ama.
A Milano invece amiamo il mare.
Sia quello nostro che quello altrui.
Dice bene Pozzetto: a Milano abbiamo avuto il mare e, oserei dire, lo abbiamo tuttora.
Basta un po’ di fantasia e nelle spiagge ricostruite al Sempione, ad EXPerience, o nelle piscine cittadine (La Argelati sembra veramente quasi Arma di Taggia) per non parlare poi dell’ Idroscalo.
A parte che poi, grazie ai potenti mezzi di collegamento dei quali possiamo usufruire, andare anche in Liguria per quattro nuotate ed un pedalò ci costa meno che andare a vedere un film di prima visione. Con il vantaggio che le poltroncine son più comode!
Si, il vero milanese il mare lo ha nel cuore: quanti milanesi, in pensione o non, hanno almeno un appartamento anche alle Cinque Terre? Quasi come se le Cinque Terre fossero un altro quartiere estremo di Milano (Poco poco più giù di Lorenteggio magari…).
E questo rapporto di sudditanza della Liguria verso Milano (come, appunto, una colonia - va bene, marina - conquistata alla bisogna) si riflette anche nell’amore-odio del milanese verso Genova.
Genova è una città strana, appunto: o la ami o la odi.
Ma è strana anche perchè puoi amarla e odiarla nello stesso istante: un delirio!
Io ci sbarcai autonomamente la prima volta nel 1986 per accompagnare delle amiche in partenza per l’Elba, ma fu una veloce toccata e fuga…(il ritorno con un treno espresso che partendo alle 2 di notte circa mi riportò clamorosamente a Porta Genova verso le 6 del mattino osando fermarsi a qualunque stazione fra il percorso ed andando ad una velocità che la più lenta tartaruga del mondo avrebbe obiettato essere “lentissima”…). il primo vero amplesso completo fu nel nel 1989: viaggio di lavoro.
Un fantastico hotel vintage in centro fra coperte di lino, Jacuzzi ribollenti, dame d’altri tempi.
Ci stetti poco, ma fu una visita intensa.
Pranzo fra i carrugi, ma cena sul mare, a mezzogiorno birrette gelate con Spadolini e Craxi (Che avete capito!!! Due panini di un pub che metteva i nomi dei politici del tempo ai loro prodotti) e la sera Cernia al sale annaffiata da un Bordò di appena trecentomila lire lungo la costiera in un ristorante “osè” (per quanto riguarda i prezzi, ma tanto non pagavamo noi…eravamo tutti spesati….).
Il giorno della partenza ebbi modo di vivere almeno mezza giornata da solo la città e, come al mio solito, girovagai a lungo, fra “bocche di rosa”, fra focacce multicolor, fra castagnacci, fra botteghe oscure e non, fra vicoletti e piazze, su e giù in una città assolutamente antipatica tanto quanto intrigante, fra gente indolente e facce segnate dalla salsedine.
La sera invece, visto che il mio trenino partiva tardissimo, ebbi anche modo di assaggiare le atmosfere che poi furono di Nuti e della Muti: Genova era uno spettacolo fra un Negroni doc e una teenager choc.
Me ne andai a malincuore.
Poi nel tempo ebbi modo di ripetere l’esperienza.
L’ ultima nell’ estate del 2015.
Una passeggiata fra i vicoletti del porto (ormai assediati da extracomunitari senza cuore), un tormentato giro a Boccadasse (tristemente straziante anche in pieno Agosto), un gelato dal mitico Chicco (a Genova Nervi: una delle migliori gelaterie italiche) e così via.
Certo però che la vita costa....
Eccome se costa.
Da costa a costa!
(Per favore: accosta....)

In Fede.
Joseph Cooper
Addì 13-06-1986 (Critica Precoce)
Tratto dalla raccolta cronotemporale:
"Dio non esiste, ma io si ed ho molta fame, quindi vado al Parco Sempione per il pranzo e ti spiego l'esistenza". Edizioni IcyPress, Milano.
Pubblicato in digitale nel Dicembre 1986.

DEDICATO A LORENZO E ANNA
cron