Questa volta vittime dell’ennesimo episodio di razzismo è stato Balotelli, il giocatore del Brescia, che domenica giocava contro il Verona, i tifosi veronesi gli hanno rivolto il 'verso della scimmia', Il giocatore ha quindi fermato il gioco, calciando il pallone nella direzione degli ultrà in curva e si è rifiutato di continuare a giocare.

Il presidente dell’Hellas Verona ha dichiarato "Non abbiamo sentito nulla. I nostri tifosi sono ironici non razzisti”
Ad aggravare il caso ci si è messo il capo degli ultrà del Verona, dichiarando: “Balotelli non potrà mai essere del tutto italiano (è nato a Palermo il 12 agosto 1990) e comunque ha fatto una pagliacciata.

Il calcio come tutti gli sport dovrebbe essere una gara tra persone o squadre dove uno vince e l’altro perde. Chi vince ha diritto di esultare e di essere felice, ma non di umiliare l’avversario, assumendo un atteggiamento di superiorità, come se si appartenesse ad una razza superiore. Una gara dovrebbe essere una festa per tutti, per gli sportivi, per i tifosi e per gli operatori del settore. E’ vero che nessuno ci sta a perdere, questo avviene in qualsiasi gioco, lo sconfitto rimane male, ma questo sentimento dovrebbe subito passare e dalla sconfitta dovrebbe prendere stimoli per migliorare nelle prestazioni future.
L’atteggiamento del vincitore che mortifica il vinto non appartiene allo sport.
Lo sport, invece, ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione».

Alcuni spettatori e gli ultras in particolare, in alcune occasioni, trasferiscono le loro frustrazioni e la loro aggressività sui giocatori, In questi casi il nero o il diverso sono i bersagli più facili e il razzismo che è sopito, ma mai vinto, si manifesta esplodendo nella sua forma peggiore.
Comunque non c’è da stupirsi: la piaga del razzismo non è ancora stata debellata dalla nostra vita quotidiana, e lo sport non fa eccezione.

Il razzismo è la credenza secondo la quale delle persone sono ritenute inferiori a causa della loro appartenenza a razze e culture diverse.

In Italia l’art. 3 della Costituzione riconosce la pari dignità sociale di tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione.

Lo sport esalta le capacità degli uomini dando a tutti indifferentemente pari opportunità senza considerare la razza o il sesso.
LO SPORT è un veicolo importante di integrazione, di rispetto e di solidarietà fra gli uomini.
La storia ci insegna che lo sport è sempre stato un elemento unificatore: per esempio, le Olimpiadi nella antica Grecia rappresentavano un periodo di tregua di qualsiasi conflitto. Le gare rappresentavano un pacifico raduno di tutti i greci e i partecipanti cercavano una gloria personale, e comunque diventava un vanto per la loro città, ma nessuno pensava che quella città fosse superiore alle altre.
Tuttavia, nonostante quel che possiamo imparare dalla storia, oggi il problema del razzismo nello sport rimane irrisolto. Ovviamente non è lo sport ad incitare al razzismo, bensì sono le idee razziste, che circolano quotidianamente nella società, ad essere trasportate anche all'interno di questo ambito.
Anche gli alti dirigenti sportivi spesso sono vittime di gaffe, come quella vergognosa fatta proprio dal presidente della Ficg Tavecchio, che affrontando il tema dei troppi stranieri nel campionato italiano, dichiarò: «Noi, invece, diciamo che Optì Pobà è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio.

Come risolvere questo problema non solo italiano?
Non è facile, bisognerebbe rendere più severe le regole e farle rispettare perseguendo severamente gli incidenti di natura razzista nello sport, senza abbassare mai la guardia, portando avanti tante iniziative e soprattutto sensibilizzare maggiormente le popolazioni a cominciare dai ragazzi in età scolare.
Tutti facciamo parte dello stesso pianeta, non importa se abbiamo un colore della pelle o una cultura differente, nessuno è straniero nella grande famiglia del pianeta terra.
Trovo che tu abbia espresso il tuo parere sull’argomento in maniera esaustiva.

Il problema del razzismo è difficile da debellare perché è un paradosso, dato che, come qualcuno fece notare, ci sono troppe persone con complessi di inferiorità che procurano loro quelle frustrazioni che poi vengono trasformate in aggressività e che alla fine riversano su chi, secondo loro, come da “vulgata” potrebbe essere ritenuto “inferiore”, in modo da ottenerne un effetto “catartico” per sè stessi. Sono le stesse motivazioni che portano al bullismo. E le cose peggiorano se si è in gruppo, dato che l’unione fa la forza.
Se poi si considera, nell’argomento in questione, anche la rabbia per il fatto che l’”inferiore” è calcisticamente bravo e tale magari (ma come osa?) da far perdere la partita alla loro amatissima squadra, e per di più, come tutti i calciatori, viene molto ben pagato, questa aggiunta di invidia porta a perdere ogni ritegno.
Comunque è sconcertante constatare come il Presidente Tavecchio sia eticamente davvero scivolato “su di una buccia di banana” pronunciando una frase così infelice e facendo così metter in dubbio la sua adeguatezza alla carica che ricopre.

Giustamente, come dicevi, già in età scolastica si dovrebbe intervenire a trattare, nel dovuto modo, questi ed altri gravi temi sociali, prima che l’opinione dei ragazzi venga a formarsi, così, un po’ allo sbando, senza che ci sia stato il minimo supporto educativo.
A me sembra sia allarmante in generale il clima di odio che si respira in giro.
La signora di 60 anni che non ha fatto sedere vicino a lei la bambina di colore, non è giovane, ha studiato a scuola educazione civica, potrebbe essere nonna; eppure da lei, come dalla mamma che ha urlato un insulto razzista durante una partita di calcio di bambini di 10 anni, arrivano comportamenti ed esempi che sono quanto di più lontano dovrebbero essere dalla loro figura di educatori.
Se persone “normali” trovano “normale” comportarsi così, bene ha fatto Mattarella a puntualizzare che “intolleranza e contrapposizione non sono alternative retoriche e astratte, ma estremamente concrete” e, aggiungo io, estremamente preoccupanti.
Cosa può fare la scuola che già non fa? Insegnare la storia, questo sì, ma tra negazionismo e menefreghismo passa tutto e rimane poco.
C'è una lettera a Primo Levi, scritta da Luca Paladini, fondatore e portavoce de I Sentinelli di Milano che fa pensare, purtroppo ho l'impressione, solo a chi già pensa. Vi lascio il link: https://www.facebook.com/luca.paladini.75
È incredibile vedere tanto razzismo, tanta intolleranza...tanta ignoranza e chiusura mentale, ancora oggi.
Si teme ciò che non si conosce
Mi capita qualche volta, ahimè, di incorrere in episodi di razzismo e/o di omofobia e ne resto amareggiata, delusa e irritata.
Nel "mondo bambino" che condivido col mio lavoro non esistono barriere. Le barriere le creano alcuni genitori che "infettano" i propri figli di assurde credenze razziste.
E come la mettiamo con coloro che si decantano cristiani e ....non amano affatto il prossimo?
Ci sono assurde cose che non capirò mai :shock:
I bambini non sono razzisti prendiamo esempio da loro.

Prendiamo esempio da loro, dai bambini piccoli.
L’uomo non nasce razzista e né lo diventa nei primi anni di vita. Uno studio effettuato da un team di ricercatori in neuroscienze della University of California, utilizzando la risonanza magnetica, per verificare quali cambiamenti intervenivano nell'area cerebrale di colore che si sono sottoposti al test, hanno stabilito che i bambini, incontrando persone dal colore diverso del nostro, non hanno alcuna reazione emozionale o razionale e inoltre non percepiscono nessuna sensazione di spavento, né di timore e né aggressività.
Forse dovremmo tornare bambini, scaricare la mente da convinzioni, da ideologie o da altre sovrastrutture e vivere nella realtà di oggi.