Come dice il saggio
"la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo"

Io sono fortunato -lo dico toccandomi, che non si sa mai- e di grande sfiga non ne ho avuto esperienza.
Conosco però alcune sfighe altrui, di quelle serie e pesanti.

1) Nella vulgata -la vera storia è leggermente diversa- il nome di Pete Best per i più è come un qualsiasi Mario Rossi italiano. Anonimo talmente che nemmeno l'ombra lo segue perché non lo ri-conosce.
Eppure Pete è certamente portatore di sfiga alla ennesima potenza.
La storia si svolge nell'Inghilterra del secondo dopoguerra, fine anni cinquanta. La cosa che più ama, anche l'unica che può fare, è suonare la batteria che in quel periodo comincia a diventare una cosa interessante essendo agli albori dell'esplosione Rock-beat. Suona in qualche gruppo, e nel frattempo cerca un lavoro. Quel tanto che gli permetta di vivere. Ha anche un discreto successo e va perfino all'estero a suonare. Un giorno, intorno al '61 riceve una convocazione dell'ente per la distribuzione del gas, fa il colloquio, viene assunto. Evidentemente deve lasciare il gruppo, che nel frattempo continuava a suonare in diversi locali tra cui il Cavern club di Liverpool. Dovendo cambiare batterista decidono di cambiare anche nome e prendono un altro batterista; un certo R.S. Un anno dopo pubblicano un disco; il 5 Ottobre '62 esce "Love me do" e comincia la favola dei Beatles

2) Un medico sta percorrendo un tratto autostradale quando, nel senso contrario, avviene un grosso incidente di cui il medico è testimone oculare. Essendo persona coscienziosa, accende le quattro frecce, arresta il veicolo, prende la sua borsa degli "attrezzi", e va a vedere se serve una mano. Piove forte ed è quasi notte ma il nostro non demorde. Alcune ore dopo, arrivata polizia, crocerossa e addirittura vigili del fuoco con automezzi pesanti -nell'incidente sono coinvolti anche alcuni mezzi industriali- tutto lentamente riprende il suo corso, il traffico ricomincia lentamente a scorrere e qualcuno avvisa la polizia; sull'altro senso di marcia c'è una macchina, le quattro frecce accese e nessuno a bordo, che intralcia il traffico. Si ricerca il proprietario e ci si interroga su perché di quella macchina. Un carro attrezzi la rimuove e tutto torna "normale". Alla mattina la polizia ritorna sul luogo dell'incidete per i definitivi rilevamenti e l'attenzione di un agente viene richiamata dal gridare di persone ma non capisce da dove provengano. Sono su un viadotto della Genova-La Spezia e. guardandosi intorno non vede nessuno. Decide di affacciarsi dal guardrail e si accorge che alcune persone, 37 metri sotto, stanno cercando di richiamare l'attenzione perché c'è un cadavere sfracellato in fondo ad un pilone dell'autostrada. Ricostruito il fatto si capisce che il dottore, non rendendosi conto, o magari talmente preso dal prestare soccorso, di essere su un viadotto ha scavalcato il guardrail senza accorgersi che tra i due ponti c'è una intercapedine vuota di circa mezzo metro ed è precipitato.

Alla prossima; con un poco di fortuna
Qualche sana botta di culo!

1) Di converso alla storia triste -chissà se poi è vero che sia stata una storia triste- di Pete Best c'è quella di Richard Henry Starkey detto "Ringo Starr"; pure lui giovane nullafacente di Liverpool, provvisoriamente batterista. Pure lui in attesa e nella speranza di un lavoro stabile, ebbe la fortuna che la "chiamata" arrivò al suo amico e idolo (delle donne) Pete. Il brutto anatroccolo si trasformò in cigno e tutti conoscono il seguito.

2) Nell'estate del '76, fine Giugno per la precisione, un ragazzo si presenta al CAR (centro addestramento reclute) di Savona. Ha ricevuto l'ennesima cartolina precetto e non può più usufruire del congedo momentaneo per motivi di studio -è del '51, per cui un poco altre il limite tenuto conto che sarebbe dovuto partire nel '69. Siccome diplomato geometra è assegnato ad un reparto di artiglieria semovente in qualità di tecnico rilevamento traiettorie dei colpi sparati dai "pezzi" della sua batteria. La disperazione di un giovane fringuello, dedicato e destinato alla felicità di tutte le altrettanto giovini -.ma anche mature- rivoluzionarie di quegli anni è palpabile ed accompagna i pochi rientri a casa. Il suo battaglione è destinato a Casarza del Friuli ed in Friuli, un mese prima vi fu quel devastante terremoto di cui tutti sanno. le notizie delle leve precedenti destinate in medesima zona erano tragiche.
"spaliamo macerie dalle otto alle diciannove" "per fortuna che ci sono i friulani a portarci acqua da bere e qualcosa per rinfrescarci e da mangiare perché questi qui -assistenza logistica e vettovagliamento- si fregano tutto" lo standard medio di "radio terremoto". Il nostro eroe è completamente preso dall'escogitare un sistema per ritardare, se non annullare, il trasferimento dopo il giuramento, ed il corso è quasi alla fine; bisogna fare presto! La settimana dopo il giuramento, mentre fervono i preparativi per il trasferimento dell'intero battaglione, Marco -chiamiamolo così per convenienza- è di NCC (nucleo controllo cucine), nome roboante che significa sguattero di assistenza al cuoco. Quel pomeriggio deve misurarsi con una intera forma di parmigiano -quelle rotonde e untissime all'esterno che sembrano la prima versione della ruota di B.C. di Hart; le nuove versioni furono la ruota "quadrata" che così non rotolava via e, ultimissimo modello, quella "triangolare" con l'indubbio vantaggio di eliminare un sobbalzo- La deve fare a pezzi per preparare le porzioni di parmigiano -ultimo ricco pasto di una intera armata di giovani destinati al macello fisico e morale-.
Novello san Paolo, sulla strada di Damasco, Marco ricorda di soffrire di dermatosi allergica; manifestazione di una più generale forma di sensibilità (ipersensibilità) ad allergeni di vario tipo che assume aspetti asmatici o, a volte, di dermatosi acuta.
"Che cos'è il genio?" diceva il Necchi in Amici miei; "è fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione" e così il Marco novello Necchi decide ed esegue. Solo, in cucina, si toglie la camicia e comincia a strofinarsi, mani e petto, sulla forma del parmigiano. Uno, due, tre passaggi e poi la natura fa il suo corso. Nella notte l'irritazione produce un prurito irrefrenabile e la mattina del giorno dopo quello che si presenta agli occhi del medico della caserma e un mostro con braccia e torace sanguinolento e pieno di pustole arrossate. "Uno che non lo toccheresti nemmeno con una canna da pesca" direbbe il Benigni. Mentre il battaglione sale sui camion per il trasferimento alla stazione di Savona e partenza per Casarza, Marco, in borghese, prende il treno con destinazione l'ospedale militare di Genova con prognosi di dermatite da contatto. Una settimana di relax e dieci meravigliosi gg di convalescenza a casa! Pensa "non sarà il paradiso ma 1) non sono partito 2) vedremo a casa che altro si potrà fare!" E qualcosa si riesce a fare; un signore si presta, dietro compenso, a far valere le sue buone relazioni al distretto di Alessandria per prolungare la convalescenza. "Almeno altri dieci gg riesco a farteli avere" questa la risposta. Una scappata al mare, siamo oramai in pieno Luglio, e sicuro di lui, si presenta all'ufficio medico del distretto di appartenenza. "Ma questa è una convalescenza per dermatosi!" sbotta il medico che deve fare la visita di controllo mentre si gela il sangue nelle vene del Marco. "Deve andare a Torino, all'ospedale di Torino, reparto dermatologia; io qui non posso fare nulla" conclude preparando la bassa di trasferimento. Il nostro eroe si accascia sulla sedia; quelle poche parole racchiudono un intero inferno. Pensa "sono completamente guarito, sto benissimo, a Torino non conosco nessuno...aiutoooo! Dopodomani sono a Casarza!! Aiutoooo...è finita! Per fortuna i soldi a quello non li ho ancora dati...Aiutooo!...ma che cazzo posso fare!"
Marco esce dall'infermeria come se un treno in piena corsa lo avesse colto in mezzo ai binari; ha in mano quello straccio di foglietto di trasferimento che è come un biglietto di autocertificazione della condanna. "Consegni questo foglio al suo boia che provvederà ad eseguire quanto deve" dicono quelle quattro righe scritte. Cercando solidarietà chiama suo padre e gli chiede se volesse accompagnarlo, due mattine dopo, a Torino cosicché almeno si sarebbe mangiato assieme e fato quattro chiacchiere.
Concordata la cosa, la tristezza di quel giorno e quello a seguire furono alleviate dalla Luisa che seppe far tornare un poco di sorriso sul quel volto depresso e triste. Grande democratica, la Luisa, si faceva coinvolgere nelle vicende altrui e con passione e trasporto ti succhiava via il cervello, oltre il resto. Avrebbe fatto tornare il colorito a un morto, la Luisona. Nel pomerigio del giorno precedente la visita, Marco venne contattato dal padre che gli disse di aver organizzato una cena a Torino con zio Nando, suo fratello, titolare di una autoscuola nella zona di Lanzo. Marco non capiva quel tono scanzonato e leggero nella voce di suo padre, concluse che stesse cercando di sdrammatizzare e pensò pure che in fondo una cena in compagnia non era una brutta idea. La sera della cena, quella prima dell'esecuzione, tutti erano allegri e parlavano del più e del meno e pure il Marco, dopo qualche bicchiere, si lasciò andare. In fondo, guardandosi intorno, delle persone che erano a tavola solo due ne conosceva. Una, suo padre, il militare lo aveva fatto sul serio; in Africa, come bersagliere e pure ferito. L'altro, il Nando, ingegnere aeronautico, il militare sognava di farlo e l'essere scartato per problemi che non ho mai saputo lo demoralizzò talmente da mandare tutto in culo ed aprire una scuola guida.
Molto più verso lo sbronzo che verso il sobrio, in un letto alla bell'e meglio nel retro della autoscuola, Marco dormì quella che lui viveva come fosse la sua ultima notte.Aveva salutato suo padre che rientrava a casa e, grazie al barbera, il sonno fu pesante e liberatorio. Alla mattina, alle sett'e mezza, il Nando lo passò a prendere; una colazione abbondante al bar e via all'ospedale militare. "Ciao, quando hai finito prendi il 25 e fatti dire dove scendere che arrivi vicino a dove lavoro; ci vediamo da me in autoscuola" disse uno zio maledettamente sorridente e "leggero". "Ma qui non c'è nessuno che si rende conto" pensò ed entrò al reparto accettazione.
Quella che si presentò all'autoscuola era un'altra persona; un sorriso da orecchio a orecchio, una agitazione da "dopo tanto penare...mi ha detto che me la da!". Che due stronzi che erano suo padre e suo zio; sapevano tutto fin dall'inizio e se ne erano stati ben zitti. Una serata intera a ridere alle spalle del povero Marcolino, così triste e sconsolato!
Dovete sapere; anzi, sapete per certo, che le autoscuole hanno per convenzione un medico per le visite di abilità fisica al conseguimento della patente. Ebbene; chi era il medico dell'autoscuola Lanzo? Chi, se non il tenente colonnello del reparto accettazione dell'ospedale militare di Torino. Marco si fece la più bella estate della sua vita, la felicità per lo scampato pericolo venne festeggiata con una slogatura alla cappella, tanto venne usato in quello scampolo estivo del '76. Dopo Duecentoottanta giorni consecutivi di rinnovi convalescenziali, con capelli lunghi e senza più la divisa, scomparsa alla fureria della caserma Bligy di Savona, il nostro eroe concluse, con rigido orario di ufficio e rientro a casa alla sera, al distretto militare di Alessandria, comandante l'ottimo colonnello Alessandri, la sua epica esperienza militare. Forgiativa di carattere, abnegazione e senso del dovere.