Endro e' la saggezza che ti regala queste riflessioni o hai fatto una buona analisi con uno psicoanalista relazionale? :)
Scherzi a parte sono piuttosto d'accordo. Tra l'Autoriflessione solitaria (scomoda, urticante, fastidiosa, faticosa,, spietata se serve) e le relazioni umane si instaura un circolo virtuoso di scambio reciproco, feedback costanti per dirla in modo esterofilo. Se viaggiano insieme (magari a livelli profondi) si corre persino il rischio di star bene. Grazie a tutti per gli scambi di idee.
Prego
L’ultimo spenga la luce in fondo al tunnel/grotta :lol:
Viola, la saggezza speriamo di no :)

Anche perché accosto una persona saggia a un rompiscatole rancoroso verso la vita,, che ha perso la voglia di vivere, frustrato nel fare e avvezzo a ogni forma di novità, buono solo a spargere malinconicamente gli insegnamenti idel suo (non) vissuto che fu.

Sul discorso della psicologia, sono molto più tranquillo: non ho mai conosciuto uno piscologo/a in vita mia :D

Alla fine penso che il succo sia la capacità di farsi sempre domande per se, più che l'aver sempre risposte x gli altri
Fino a che punto sono disposto ad aprire la porta del mio intimo. Un argomento interessante, è forse la prima volta che viene posto qui questo interrogativo. Ed è posto in modo anche elegante: le cose che non sai di me. Ma come new entry rischia di essere lasciato allo stato brado, assaporando l'ebrezza di muoversi in libertà nella valle senza briglie né finimenti ma anche senza ordine. Occorre a mio modo di vedere porre dei limiti temporali (a 30 o a 70?), genetici (per un uomo o una donna?), qualitativi (per una convivenza o una confidenza?), esistenziali (con ferite, incidenti di persorso, fratture, esprienze negative?) ed altro ancora. Non sono sfumature.

Non mi sento capace di affrontarlo in modo diverso dal fai da te. Non l’ho mai affrontato in modo sistematico e razionale. Non sono mai stato sul lettino dell’analista (è un limite?). Ma su un lettino ci sono stato assieme a una donna che ho amato per alcuni decenni, e con lei mi sono confrontato con le situazioni che assieme ci si trovava a vivere e che ci ponevano in relazione con altre coppie ed altre esperienze. Ogni volta che sulla scena ci si imbatteva in una circostanza problematica eravamo stimolati a gardarci dentro noi, ad approfondire la nostra relazione rendendola più consapevole, a leggere con più attenzione e con occhiali nuovi le etichette sulle bottiglie scoprendo cose che sembravano dimenticate, particolari che riemergevano all’improvviso con un nuovo significato, luoghi di origine non controllata e metodi di lavorazione in costante evoluzione. Assieme e nel confronto con altri il ripetersi continuo di circostanze sempre più coinvolgenti ha fatto emergere a livello cosciente “le cose che non sai di me”, tanto che col ripetersi di sedute sul lettino ci si è trovati a passeggiare nell’intimità dell’altro come muovendosi a casa propria. E’ stato progressivo, spontaneo, non programmato, non riflesso, ma intenso. Non ci siamo mai posti il problema in modo razionale, lo abbiamo semplicemente vissuto cedendo ogni volta uno spazio ancora vergine.

Riflettendo sulla qualità della "concessione" devo constatare che sul versante maschile il percorso è lineare “prego entra, la cantina è lì in fondo, scendi la scala, i vini sono sullo scaffale”, su quello femminile l’itinerario è molto più tortuoso, per arrivare alla cantina bisogna fare un tour preventivo in tutte le stanze e solo alla fine mettere mi piedi sulla scala, ma anche qui rimane il dubbio se si riuscirà a leggere le etichettre.
Ripensando poi al grado di questa osmosi devo ammettere che entrambi abbiamo volutamente lasciato una zona grigia ancora inaccessibile e forse inesplorata. I piccoli segreti, le cose che ci vergognamo a comunicare, alcuni insuccessi, alcune ingenuità, qualche violenza o sopraffazione, ecc. Volutamente, perché ciascuno ha diritto a conservare qualcosa di sé, per se stesso soltanto, anche se poi per deduzione quel cassetto segreto risulta col tempo molto poroso.
Negli altri tipi di relazioni, soprattutto nell’amicizia, che merita una riflessione autonoma, mi sento di parlare di confidenza più che di penetrazione, ma siamo a un livello differente. Quello che invece ho detto sopra vorrei esporlo, in versione maschile, con una poesia di Andrew Faber che mi piace molto perché in esprime:

Ti lascio passeggiare un po’ tra i miei pensieri
non farti spaventare dal disordine
fa parte dell’arredamento.
Troverai qualche soldatino di guardia
fanno tanto i duri, ma in fondo vogliono solo una carezza.
Ti lasceranno entrare.
Paura e ansia non le guardare
sono due prime donne
non aspettano altro che farsi belle agli occhi delle novità
prosegui pure avanti, hanno poco da raccontarti.
Appena superata la curva della speranza
diciamo tra incoscienza e (s)ragione
lì potrai affacciarti ai miei desideri.
Vedi quelli in corsivo ?
Ecco, per loro ho scelto un vestito elegante.
Di quelli proibiti ho perso la chiave.
Ma non sono in prigione.
Già che ci sei, liberami un po’ di follia.
La notte urla e straparla
non mi lascia riposare.
La malinconia è sempre a leggere in disparte
un po’ per scelta un po’ per arte.
Sì, insomma, non cercare di fare ordine
l’ultima volta mi ci sono voluti due anni di analisi
per risistemare.
Puoi fermarti quanto vuoi, o restare a dormire
ma ricordati di baciarmi gli occhi
se deciderai di uscire.
Grazie ultimo...molto significativa la poesia..delicata e intensa.
ultimo ha scritto: Fino a che punto sono disposto ad aprire la porta del mio intimo. Un argomento interessante, è forse la prima volta che viene posto qui questo interrogativo. Ed è posto in modo anche elegante: le cose che non sai di me. Ma come new entry rischia di essere lasciato allo stato brado, assaporando l'ebrezza di muoversi in libertà nella valle senza briglie né finimenti ma anche senza ordine. Occorre a mio modo di vedere porre dei limiti temporali (a 30 o a 70?), genetici (per un uomo o una donna?), qualitativi (per una convivenza o una confidenza?), esistenziali (con ferite, incidenti di persorso, fratture, esprienze negative?) ed altro ancora. Non sono sfumature.

Non mi sento capace di affrontarlo in modo diverso dal fai da te. Non l’ho mai affrontato in modo sistematico e razionale. Non sono mai stato sul lettino dell’analista (è un limite?). Ma su un lettino ci sono stato assieme a una donna che ho amato per alcuni decenni, e con lei mi sono confrontato con le situazioni che assieme ci si trovava a vivere e che ci ponevano in relazione con altre coppie ed altre esperienze. Ogni volta che sulla scena ci si imbatteva in una circostanza problematica eravamo stimolati a gardarci dentro noi, ad approfondire la nostra relazione rendendola più consapevole, a leggere con più attenzione e con occhiali nuovi le etichette sulle bottiglie scoprendo cose che sembravano dimenticate, particolari che riemergevano all’improvviso con un nuovo significato, luoghi di origine non controllata e metodi di lavorazione in costante evoluzione. Assieme e nel confronto con altri il ripetersi continuo di circostanze sempre più coinvolgenti ha fatto emergere a livello cosciente “le cose che non sai di me”, tanto che col ripetersi di sedute sul lettino ci si è trovati a passeggiare nell’intimità dell’altro come muovendosi a casa propria. E’ stato progressivo, spontaneo, non programmato, non riflesso, ma intenso. Non ci siamo mai posti il problema in modo razionale, lo abbiamo semplicemente vissuto cedendo ogni volta uno spazio ancora vergine.

Riflettendo sulla qualità della "concessione" devo constatare che sul versante maschile il percorso è lineare “prego entra, la cantina è lì in fondo, scendi la scala, i vini sono sullo scaffale”, su quello femminile l’itinerario è molto più tortuoso, per arrivare alla cantina bisogna fare un tour preventivo in tutte le stanze e solo alla fine mettere mi piedi sulla scala, ma anche qui rimane il dubbio se si riuscirà a leggere le etichettre.
Ripensando poi al grado di questa osmosi devo ammettere che entrambi abbiamo volutamente lasciato una zona grigia ancora inaccessibile e forse inesplorata. I piccoli segreti, le cose che ci vergognamo a comunicare, alcuni insuccessi, alcune ingenuità, qualche violenza o sopraffazione, ecc. Volutamente, perché ciascuno ha diritto a conservare qualcosa di sé, per se stesso soltanto, anche se poi per deduzione quel cassetto segreto risulta col tempo molto poroso.
Negli altri tipi di relazioni, soprattutto nell’amicizia, che merita una riflessione autonoma, mi sento di parlare di confidenza più che di penetrazione, ma siamo a un livello differente. Quello che invece ho detto sopra vorrei esporlo, in versione maschile, con una poesia di Andrew Faber che mi piace molto perché in esprime:

Ti lascio passeggiare un po’ tra i miei pensieri
non farti spaventare dal disordine
fa parte dell’arredamento.
Troverai qualche soldatino di guardia
fanno tanto i duri, ma in fondo vogliono solo una carezza.
Ti lasceranno entrare.
Paura e ansia non le guardare
sono due prime donne
non aspettano altro che farsi belle agli occhi delle novità
prosegui pure avanti, hanno poco da raccontarti.
Appena superata la curva della speranza
diciamo tra incoscienza e (s)ragione
lì potrai affacciarti ai miei desideri.
Vedi quelli in corsivo ?
Ecco, per loro ho scelto un vestito elegante.
Di quelli proibiti ho perso la chiave.
Ma non sono in prigione.
Già che ci sei, liberami un po’ di follia.
La notte urla e straparla
non mi lascia riposare.
La malinconia è sempre a leggere in disparte
un po’ per scelta un po’ per arte.
Sì, insomma, non cercare di fare ordine
l’ultima volta mi ci sono voluti due anni di analisi
per risistemare.
Puoi fermarti quanto vuoi, o restare a dormire
ma ricordati di baciarmi gli occhi
se deciderai di uscire.


Buongiorno Ultimo,
Attendevo il tuo contributo e sapevo non sarebbe stato banale, e avrebbe allargato l'orizzonte ad altre 100 riflessioni.
Quando ho scritto il post non avevo in mente di affrontare il discorso in modo sistematico, semplicemente son partita dalla mia esperienza.
43 anni, cresciuta in fretta per le responsabilità, la contingenza e la voglia di indipendenza, due lunghissime relazioni "sbagliate", una gran voglia di capire il "perché, come e cosa" avvenisse dentro me, spingendomi verso una scelta, azione, riflessione o un'altra e l'assenza di termini di paragone (anche dentro quelle relazioni) con cui confrontarmi ed esplorare la cantina.
4 anni sul lettino dell'analista (silenzioso ed infinitamente paziente nel tollerare i miei di silenzi e le difficoltà di verbalizzare, con voce reale,udibile. Eh sì perché la lettura del pensiero che gli chiedevo non era tra le sue mille qualità.) che poi era un divano in effetti e incrociavo il suo sguardo quanto lui il mio, mi hanno dato la possibilità (mi son data la possibilità) di aprire il portone di quella cantina in sicurezza, lontano da luoghi comuni da psicologia fai da te e da rivista sotto l'ombrellone, potendo buttare fuori il visitatore quando l'etichetta studiata apparteneva ad un vino che non era pronto alla beva.
Dei tuoi racconti mi colpisce sempre il grado di intimità che hai raggiunto con tua moglie. Quell'intimità che non esclude quasi niente dall'essere maneggiato seppur con cura, immagino. Quella fisica come scoperta individuale e a due, quella emotiva come co-costruzione di significati validi per voi, non precostituiti dalle esigenze e dalle spinte della società.
Ecco, ammetto con serenità che non ho idea di come sia quella cosa lì.
Ma letta e osservata da fuori ha un impatto attraente , rassicura e "turba" nel contempo. Sa di sforzo e appagamento insieme. Di rotture e riparazioni, alla costante ricerca di un equilibrio in due.
Sa di tango, nel quale non conta quanto si e' atletici o perfetti ballerini ma quanto si è in sintonia nel muoversi, insieme.
Lui porta, dirige, lei si affida in modo non passivo e nel farlo agevola, coordina, fa sentire la sua presenza, in sicurezza. Lui è fisico, spericolato, carnale, lei gli fa ritrovare un ritmo possibile, evita ruzzoloni di lui e di coppia negli scambi più complessi.
Non son brava con le poesie ma leggendoti qui e altrove, mi è venuto più volte il mente un brano di Leo Ferrè, "il tuo stile". Non lo riporto perché potrebbe essere oggetto di fraintendimenti ad una lettura più superficiale. Ma negli anni mi son convinta che l'intimità emotiva e quella fisica che ne consegue, è (permettimi l'essere sgrammaticata ma sull'espressione dei sentimenti ancora non ho trovato un linguaggio più maturo ed elegante) quella roba lì descritta nel brano. In ogni sua strofa.
Ed è molto molto bella quella roba lì. Deve esserlo sicuramente.
Grazie. Sempre bello leggerti.
cron