Ci son persone alle quali non si permetterebbe mai di graffiare la superficie per intravedere quel che c'è dietro. Ve ne sono altre con le quali comunicare è quasi semplice e far conoscere certe parti di sé, suona naturale.
Son persone con le quali, potenzialmente, la cruenta battaglia interiore del "questa cosa potrò dirla? Sarà il caso? Come verrà accolta?", si trasforma in un sottofondo meno invasivo e lascia spazio all'espressione. Forse il sentirsi più liberi di esplorare e raccontarsi è una conquista legata all' età.
Alla mia età sfuma il senso dell'essere oggetto di conquista.
Questo nuovo contesto ha un vantaggio, quello di scalfire prima e smussare dopo (se non eliminare completamente) il tragicomico quesito interiore del cosa mostrare e cosa nascondere...(escludendo quella quota di pensieri, atteggiamenti, movimenti interiori, così profondamente legati al nostro modo di essere e di muoverci nel mondo, da sfuggire a qualsiasi consapevolezza e quindi impossibili da comunicare verbalmente).
Intendo dire che con la maturità e l' inizio di nuove fasi della vita, forse si è meno occupati/preoccupati, di dare di sé un' idea in linea con il proprio ideale, facendone emergere una più simile al reale.
Meno fascinoso, seduttivo, perfetto ma più autentico ed ugualmente interessante

Cosi' la possibilita' che un appassionato di vino voglia visitare la mia cantina, non trovando all'ingresso un oste severo e respingente, non crea più ansia. Immagino che potrebbe osservare bottiglie di champagne impolverate, o farsi strada tra i novelli messi avanti, forse si prenderà la briga di cercare qualche distillato in disordine nel mucchio. Forse assaggerà un amarone e ne resterà deluso/a, uscirà dalla cantina borbottando che tutto sommato la visita non valeva il biglietto e le rampe di scale.
Anche questa eventualità oggi, non sarebbe drammatica in effetti.
Naturalmente parlo di rapporti di amicizia, amore, relazioni.
Voi vi sentite libere/i di esprimervi? In coppia, nelle nuove conoscenze, nelle vostre relazioni?
Tutt'altro.
più vado avanti con gli anni e meno mi esprimo, ovvero la "saggezza" mi inibisce nell'esternare liberamente e palesemente ciò che intuisco.
Di bello c'è che ci guida verso coloro con i quali intuisci di avere affinità,
con i quali pensi, almeno fino a prova contraria, di poter in qualche modo imbastire un rapporto di scambio.
E questo perché hai imparato a dare più valore alle relazioni umane,cerchi quindi persone con le quali vuoi sentirti davvero in relazione.
Altro discorso, ovviamente per me, sono le relazioni sociali in ambito strettamente lavorativo. Sperando di aver imparato a relazionarmi, a prescindere, in modo ampio ed affabile, accettando il confronto con forti diversità che normalmente la vita di relazione ci offre.
mara25 ha scritto: Tutt'altro.
più vado avanti con gli anni e meno mi esprimo, ovvero la "saggezza" mi inibisce nell'esternare liberamente e palesemente ciò che intuisco.
Di bello c'è che ci guida verso coloro con i quali intuisci di avere affinità,
con i quali pensi, almeno fino a prova contraria, di poter in qualche modo imbastire un rapporto di scambio.
E questo perché hai imparato a dare più valore alle relazioni umane,cerchi quindi persone con le quali vuoi sentirti davvero in relazione.
Altro discorso, ovviamente per me, sono le relazioni sociali in ambito strettamente lavorativo. Sperando di aver imparato a relazionarmi, a prescindere, in modo ampio ed affabile, accettando il confronto con forti diversità che normalmente la vita di relazione ci offre.


Ciao Mara, innanzitutto piacere di conoscerti.
Riconosco come vicino al mio sentire la selettività di cui parli. Quella che aumenta con il tempo e ti spinge ad avvicinare persone a te più affini per modo di sentire, pensieri e visioni del mondo. Stessa selettività che si ritrova nel lasciare avvicinare solo un certo tipo di persone(conoscenti, amici, possibile partner) nella speranza di investire bene tempo ed energie. È anche vero che per creare un legame è necessario comunicare ad un livello profondo che permetta a noi di esprimere aspetti anche scomodi, lati più in ombra, cassetti rimasti chiusi per decenni e per una sorta di effetto specchio, permettere all'altro di fare lo stesso. In sicurezza. Scrivi che "la "saggezza" mi inibisce nell'esternare liberamente e palesemente ciò che intuisco", e mi chiedo se questa inibizione sia per te una conquista legata alla maturità o un limite. Una sorta di apprendimento legato agli eventi che ti spinge ad esprimere le tue intuizioni con maggiore morigeratezza.
Bello l'argomento! Grazie per averlo proposto Viola!

Riguardo la selettività che con il passare degli anni condivido, assaporo quel senso meraviglioso di libertà che accompagna la saggezza degli anni : io invece, riesco ad esternare cose che da "giovane" tenevo per me e a tacere su altre tenendo a bada l'impulsività.
La cosa più interessante e liberatoria che sono riuscita a mettere in atto col passare degli anni è il selezionare le amicizie e le persone con le quali investire tempo ed energie: quando mi sono liberata per la prima volta dei cosiddetti "rami secchi" è stato come respirare una ventata di aria pura. E sento parlare di questa conquista da molte altre persone che col passare degli anni la fanno felicemente propria.

Riguardo la simpatica allegoria dell'assaggiatore di vini....per me è l'esatto contrario: da giovane mi intrigava e divertiva di più che qualcuno esplorasse la mia cantina. Con l'età sono diventata più restia e seleziono scrupolosamente l'ingresso! :mrgreen:
Michela56 ha scritto: Bello l'argomento! Grazie per averlo proposto Viola!

Riguardo la selettività che con il passare degli anni condivido, assaporo quel senso meraviglioso di libertà che accompagna la saggezza degli anni : io invece, riesco ad esternare cose che da "giovane" tenevo per me e a tacere su altre tenendo a bada l'impulsività.
La cosa più interessante e liberatoria che sono riuscita a mettere in atto col passare degli anni è il selezionare le amicizie e le persone con le quali investire tempo ed energie: quando mi sono liberata per la prima volta dei cosiddetti "rami secchi" è stato come respirare una ventata di aria pura. E sento parlare di questa conquista da molte altre persone che col passare degli anni la fanno felicemente propria.

Riguardo la simpatica allegoria dell'assaggiatore di vini....per me è l'esatto contrario: da giovane mi intrigava e divertiva di più che qualcuno esplorasse la mia cantina. Con l'età sono diventata più restia e seleziono scrupolosamente l'ingresso! :mrgreen:

Grazie per la risposta Michela.
Sull'assaggiatore di vini forse era meglio creare una postilla, rimedio subito :shock: : intendesi per cantina il mondo interiore. E per vini le caratteristiche personali, convinzioni, difetti, cose scomode, fallimenti, scelte sbagliate, storia personale, pieghe e piaghe, difese, ironia tagliente non smussata... Che oggi qualcuno ci butti l'occhio e scappi o passi alla vigna successiva, non mi turba. In passato avrei disposto le bottiglie in modo più ordinato e all'ingresso avrei posto un simpatico Mastino di 70 chili! :lol:
Mi fa piacere leggere che con gli anni la costante nelle scelte sia maggiormente guidata dalla selettività. Soprattutto nelle amicizie. Infami secchi è vero, meglio portarli prima o poi.
Viola43 ha scritto: Ci son persone alle quali non si permetterebbe mai di graffiare la superficie per intravedere quel che c'è dietro. Ve ne sono altre con le quali comunicare è quasi semplice e far conoscere certe parti di sé, suona naturale.
Son persone con le quali, potenzialmente, la cruenta battaglia interiore del "questa cosa potrò dirla? Sarà il caso? Come verrà accolta?", si trasforma in un sottofondo meno invasivo e lascia spazio all'espressione. Forse il sentirsi più liberi di esplorare e raccontarsi è una conquista legata all' età.
Alla mia età sfuma il senso dell'essere oggetto di conquista.
Questo nuovo contesto ha un vantaggio, quello di scalfire prima e smussare dopo (se non eliminare completamente) il tragicomico quesito interiore del cosa mostrare e cosa nascondere...(escludendo quella quota di pensieri, atteggiamenti, movimenti interiori, così profondamente legati al nostro modo di essere e di muoverci nel mondo, da sfuggire a qualsiasi consapevolezza e quindi impossibili da comunicare verbalmente).
Intendo dire che con la maturità e l' inizio di nuove fasi della vita, forse si è meno occupati/preoccupati, di dare di sé un' idea in linea con il proprio ideale, facendone emergere una più simile al reale.
Meno fascinoso, seduttivo, perfetto ma più autentico ed ugualmente interessante

Cosi' la possibilita' che un appassionato di vino voglia visitare la mia cantina, non trovando all'ingresso un oste severo e respingente, non crea più ansia. Immagino che potrebbe osservare bottiglie di champagne impolverate, o farsi strada tra i novelli messi avanti, forse si prenderà la briga di cercare qualche distillato in disordine nel mucchio. Forse assaggerà un amarone e ne resterà deluso/a, uscirà dalla cantina borbottando che tutto sommato la visita non valeva il biglietto e le rampe di scale.
Anche questa eventualità oggi, non sarebbe drammatica in effetti.
Naturalmente parlo di rapporti di amicizia, amore, relazioni.
Voi vi sentite libere/i di esprimervi? In coppia, nelle nuove conoscenze, nelle vostre relazioni?


Io sono orientato a percepire la mia "libertà di esprimermi" come un percorso da esplorare assieme, più che come una opzione che sento mia in partenza e a prescindere.

Sono conscio che esistono parti diverse del se, e la libertà si accompagna alla percezione di assenza di giudizio, sostituita probabilmente dal desiderio di conoscenza.

La "accoglienza" si annida probabilmente a questo livello, per me, e pensando alla acxoglienza non penso tanto a un "mi piace" rispetto a un "non mi piace"

Anche il modo di "presentarsi" o "spogliarsi" inteso come "mettere in mezzo" per il confronto libero e avulso da giudizio, mi colpisce molto, diversamente dalla modalità "chiusa" (io sono questo/a)

È una tematica indubbiamente affascinante, nella misura in cui si è disposti a considerarsi per le varie proprie parti di se, che sono sempre molte, e molto spesso in lotta e contraddizione anche dentro di noi
Endro1964 ha scritto:
Viola43 ha scritto: Ci son persone alle quali non si permetterebbe mai di graffiare la superficie per intravedere quel che c'è dietro. Ve ne sono altre con le quali comunicare è quasi semplice e far conoscere certe parti di sé, suona naturale.
Son persone con le quali, potenzialmente, la cruenta battaglia interiore del "questa cosa potrò dirla? Sarà il caso? Come verrà accolta?", si trasforma in un sottofondo meno invasivo e lascia spazio all'espressione. Forse il sentirsi più liberi di esplorare e raccontarsi è una conquista legata all' età.
Alla mia età sfuma il senso dell'essere oggetto di conquista.
Questo nuovo contesto ha un vantaggio, quello di scalfire prima e smussare dopo (se non eliminare completamente) il tragicomico quesito interiore del cosa mostrare e cosa nascondere...(escludendo quella quota di pensieri, atteggiamenti, movimenti interiori, così profondamente legati al nostro modo di essere e di muoverci nel mondo, da sfuggire a qualsiasi consapevolezza e quindi impossibili da comunicare verbalmente).
Intendo dire che con la maturità e l' inizio di nuove fasi della vita, forse si è meno occupati/preoccupati, di dare di sé un' idea in linea con il proprio ideale, facendone emergere una più simile al reale.
Meno fascinoso, seduttivo, perfetto ma più autentico ed ugualmente interessante

Cosi' la possibilita' che un appassionato di vino voglia visitare la mia cantina, non trovando all'ingresso un oste severo e respingente, non crea più ansia. Immagino che potrebbe osservare bottiglie di champagne impolverate, o farsi strada tra i novelli messi avanti, forse si prenderà la briga di cercare qualche distillato in disordine nel mucchio. Forse assaggerà un amarone e ne resterà deluso/a, uscirà dalla cantina borbottando che tutto sommato la visita non valeva il biglietto e le rampe di scale.
Anche questa eventualità oggi, non sarebbe drammatica in effetti.
Naturalmente parlo di rapporti di amicizia, amore, relazioni.
Voi vi sentite libere/i di esprimervi? In coppia, nelle nuove conoscenze, nelle vostre relazioni?


Io sono orientato a percepire la mia "libertà di esprimermi" come un percorso da esplorare assieme, più che come una opzione che sento mia in partenza e a prescindere.

Sono conscio che esistono parti diverse del se, e la libertà si accompagna alla percezione di assenza di giudizio, sostituita probabilmente dal desiderio di conoscenza.

La "accoglienza" si annida probabilmente a questo livello, per me, e pensando alla acxoglienza non penso tanto a un "mi piace" rispetto a un "non mi piace"

Anche il modo di "presentarsi" o "spogliarsi" inteso come "mettere in mezzo" per il confronto libero e avulso da giudizio, mi colpisce molto, diversamente dalla modalità "chiusa" (io sono questo/a)

È una tematica indubbiamente affascinante, nella misura in cui si è disposti a considerarsi per le varie proprie parti di se, che sono sempre molte, e molto spesso in lotta e contraddizione anche dentro di noi


Siamo animaletti sociali che si strutturano ed evolvono (o involvono) nelle relazioni. Da sempre e di qualsiasi natura. Non credo esistano cambiamenti personali nati da riflessioni solitarie in grotta. La base di ogni virata, aggiustamento di direzione o assestamento di crociera, sarà sempre un confronto relazionale col mondo. Il discrimine tra un confronto aperto e relazionale rispetto ad un mettersi addosso un cartello del tipo "io son così", credo dipenda esclusivamente dalla consapevolezza di sé e delle dinamiche che muovono il nostro sistema, inteso come individuo in relazione con altri individui. Se scorgi rigidità nel farlo, o se noti assenza di comunicazione, in realtà si sta comunicando ugualmente. Solo che a parlare sono le paure e le difese.
Nel bene o nel male si comunica a prescindere. Anche muti, in grotta e soli.
Viola, sicuramente con l'ètà e l' esperienza si diventa più selettivi e man mano maturando si imparia a prenderci cura delle nostre priorità, trovando un equilibrio personale e quella soddisfazione che ci aiuta a diventare più
"esperti ?"saggi?"illuminati?"
Desidero andare dritta al punto, premettendo che caratterialmente , di base non siamo tutti uguali, resta però che sono una persona come te, in carne ed ossa, che ha dei sogni, i suoi difetti, dei progetti, degli obiettivi e , che è qui per creare un vincolo di amicizia, per conoscere e farsi conoscere, non sono perfetta, ho fatto errori ma se c’è una cosa per la quale mi distinguo é la mia attitudine positiva alla vita. Qualsiasi cosa succeda, cerco sempre di vedere il lato positivo delle cose .dove la parola “estroversa” non manca , credo in me stessa sviluppando / individuando i traguardi che voglio raggiungere , cercando sempre di mantenere i miei "valori " anche se mi è capitato di entrare in conflitto con le mie azioni, parole o comportamenti,facendo qualcosa di sbagliato, non in armonia con una parte profonda di me stessa, in contrasto con i miei valori
( colpa la mia impulsività )

Ad maiora
Gioia59 ha scritto: Viola, sicuramente con l'ètà e l' esperienza si diventa più selettivi e man mano maturando si imparia a prenderci cura delle nostre priorità, trovando un equilibrio personale e quella soddisfazione che ci aiuta a diventare più
"esperti ?"saggi?"illuminati?"
Desidero andare dritta al punto, premettendo che caratterialmente , di base non siamo tutti uguali, resta però che sono una persona come te, in carne ed ossa, che ha dei sogni, i suoi difetti, dei progetti, degli obiettivi e , che è qui per creare un vincolo di amicizia, per conoscere e farsi conoscere, non sono perfetta, ho fatto errori ma se c’è una cosa per la quale mi distinguo é la mia attitudine positiva alla vita. Qualsiasi cosa succeda, cerco sempre di vedere il lato positivo delle cose .dove la parola “estroversa” non manca , credo in me stessa sviluppando / individuando i traguardi che voglio raggiungere , cercando sempre di mantenere i miei "valori " anche se mi è capitato di entrare in conflitto con le mie azioni, parole o comportamenti,facendo qualcosa di sbagliato, non in armonia con una parte profonda di me stessa, in contrasto con i miei valori
( colpa la mia impulsività )

Ad maiora


Buongiorno Gioia,
Posso chiederti cosa intendi per qualcosa di sbagliato?
Possono essere tante cose, nelle situazioni che si creano/ nascono in famiglia, nelle amicizie, nel rapporto a due, nella vita in generale, capita !
ops, buongiorno
Viola43 ha scritto:
Endro1964 ha scritto:
Viola43 ha scritto: Ci son persone alle quali non si permetterebbe mai di graffiare la superficie per intravedere quel che c'è dietro. Ve ne sono altre con le quali comunicare è quasi semplice e far conoscere certe parti di sé, suona naturale.
Son persone con le quali, potenzialmente, la cruenta battaglia interiore del "questa cosa potrò dirla? Sarà il caso? Come verrà accolta?", si trasforma in un sottofondo meno invasivo e lascia spazio all'espressione. Forse il sentirsi più liberi di esplorare e raccontarsi è una conquista legata all' età.
Alla mia età sfuma il senso dell'essere oggetto di conquista.
Questo nuovo contesto ha un vantaggio, quello di scalfire prima e smussare dopo (se non eliminare completamente) il tragicomico quesito interiore del cosa mostrare e cosa nascondere...(escludendo quella quota di pensieri, atteggiamenti, movimenti interiori, così profondamente legati al nostro modo di essere e di muoverci nel mondo, da sfuggire a qualsiasi consapevolezza e quindi impossibili da comunicare verbalmente).
Intendo dire che con la maturità e l' inizio di nuove fasi della vita, forse si è meno occupati/preoccupati, di dare di sé un' idea in linea con il proprio ideale, facendone emergere una più simile al reale.
Meno fascinoso, seduttivo, perfetto ma più autentico ed ugualmente interessante

Cosi' la possibilita' che un appassionato di vino voglia visitare la mia cantina, non trovando all'ingresso un oste severo e respingente, non crea più ansia. Immagino che potrebbe osservare bottiglie di champagne impolverate, o farsi strada tra i novelli messi avanti, forse si prenderà la briga di cercare qualche distillato in disordine nel mucchio. Forse assaggerà un amarone e ne resterà deluso/a, uscirà dalla cantina borbottando che tutto sommato la visita non valeva il biglietto e le rampe di scale.
Anche questa eventualità oggi, non sarebbe drammatica in effetti.
Naturalmente parlo di rapporti di amicizia, amore, relazioni.
Voi vi sentite libere/i di esprimervi? In coppia, nelle nuove conoscenze, nelle vostre relazioni?


Io sono orientato a percepire la mia "libertà di esprimermi" come un percorso da esplorare assieme, più che come una opzione che sento mia in partenza e a prescindere.

Sono conscio che esistono parti diverse del se, e la libertà si accompagna alla percezione di assenza di giudizio, sostituita probabilmente dal desiderio di conoscenza.

La "accoglienza" si annida probabilmente a questo livello, per me, e pensando alla acxoglienza non penso tanto a un "mi piace" rispetto a un "non mi piace"

Anche il modo di "presentarsi" o "spogliarsi" inteso come "mettere in mezzo" per il confronto libero e avulso da giudizio, mi colpisce molto, diversamente dalla modalità "chiusa" (io sono questo/a)

È una tematica indubbiamente affascinante, nella misura in cui si è disposti a considerarsi per le varie proprie parti di se, che sono sempre molte, e molto spesso in lotta e contraddizione anche dentro di noi


Siamo animaletti sociali che si strutturano ed evolvono (o involvono) nelle relazioni. Da sempre e di qualsiasi natura. Non credo esistano cambiamenti personali nati da riflessioni solitarie in grotta. La base di ogni virata, aggiustamento di direzione o assestamento di crociera, sarà sempre un confronto relazionale col mondo. Il discrimine tra un confronto aperto e relazionale rispetto ad un mettersi addosso un cartello del tipo "io son così", credo dipenda esclusivamente dalla consapevolezza di sé e delle dinamiche che muovono il nostro sistema, inteso come individuo in relazione con altri individui. Se scorgi rigidità nel farlo, o se noti assenza di comunicazione, in realtà si sta comunicando ugualmente. Solo che a parlare sono le paure e le difese.
Nel bene o nel male si comunica a prescindere. Anche muti, in grotta e soli.


Si, si comunica egualmente, e credo che la consapevolezza di sé sia il fulcro, intendendo consapevokezza in senso dinamico (questo so di me) e non statico (io sono questo) e includendo nella consapevolezza di sé anche il prezzo che si richiede per concedere e godere di una escursione nella grotta di sé.

E il meccanismo della "paura e difesa" in questa ottica altro non diventa che un meccanismo della dignità e del "ne vale la pena" ..

Nella grotta di sé ogni esplorazione porta con sè l'atmosfera del cambiamento e della scoperta, e come te anche io penso si possa fare sono in ambito relazionale (in qualsiasi forma relazionale).

Ma in grotta si resta.. fatalmente e spesso, anche soli, questo può essere un momento di depressione ma anche di valorizzazione, dove l'esplorazione si ferma, e dove la "solitudine" serve per preparare un terreno di nuova partenza e scoperta, nel domani, nuovamente in compagnia, con nuova energia e nuove cose della propria grotta da provare a mostrare, con la motivazione di andare oltre.

Senza questa capacità di "riflessione solitaria" in grotta, post escursione, io temo che ogni "confronto" relazionale col mondo sarà sempre un ritornare al punto originario di partenza, e non al punto di esplorazione acquisito con le relazioni.

E a me sembra che chi è incapace di valorizzare la solitudine della propria grotta, tutto sommato fa anche fatica a viversi in modalità "esplorativa" quando non è solo.

Pare un meccanismo che o lo si accoglie o lo si rifugge in toto.

Ed è lì che effettivamente sono le difese e le paure a parlare.
Ma sono difese e paure di se e per se, e l'altro , chiunque esso sia, poco c'entra, io temo.

La superficie rassicura, ci si può muovere liberamente in spazi ampi, si vede il cielo.. e se non c'è foschia, quando è sera, si vedono anche le stelle :)
Endro , allora hai visto anche l'eclissi del secolo
[quote][/quote]e mi chiedo se questa inibizione sia per te una conquista legata alla maturità o un limite. Una sorta di apprendimento legato agli eventi che ti spinge ad esprimere le tue intuizioni con maggiore morigeratezza.[quote][/quote]

Grazie Viola, ricambio con piacere.
Né una conquista, né un limite.
Magari un lusso. La maggiore consapevolezza raggiunta, e questo mi da un senso di libertà.
Si Gioia, l'ho vista.. :)

Però c'era un po' di foschia è tutto sommato i sogni che ne sono usciti erano un po' annebbiati :D
:D