Scusa " cavaliere oscuro - il ritorno ! " Senza ghirigori , candidati prontamente per la moderazione no ? E non rispondermi male veh !
ma io mi SONO "prontamente candidato"!
adesso attendo l'offerta economica.
perché se credi che sia disposto a vedermi scrivere "mi piace Fabio Volo perché sa entrare nei problemi della gggente comune" senza essere ampiamente risarcito, te sbaji.
Hai solo lasciato intendere e allora...DAJE MO ! Umiltà, convinzione e decisione.
Su su un po di volontariato...
So perfettamente che non sei disposto a vederti scrivere "mi piace Fabio Volo perché sa entrare nei problemi della gggente comune" , appunto, saprai
come / cosa replicare... Ecco !!
mi piace molto leggere......attendo sviluppi.
Insomma da qualche parte bisognerà pure iniziare...

Ho terminato di leggere il libro Hippie di Paulo Coelho e sono rimasta spiacevolmente colpita da come il libro non solo non mi abbia colpito, ma addirittura in generale annoiata.
Ho vissuto la fine degli anni '70 immersa nelle tematiche e atmosfere del libro, anche se Coelho parla del viaggio agli inizi di quegli anni – Piccadilly Circus, piazza Dam, Katmandu e l'India erano le mete da raggiungere, quindi il tutto non mi era nuovo.
Ero a Londra in quegli anni ('74-'75), e Piccadilly Circus sembrava davvero il centro del mondo e tutto il resto :D
Il libro l'ho preso e iniziato a leggere proprio pensando di ritrovarmi immersa nell'atmosfera del tempo, leggere l'esperienza di un'altra persona che aveva vissuto l'entusiasmo di quegli anni, la spiritualità di un viaggio verso il Nepal.
Invece...sarà stato il racconto in terza persona, i temi accennati ma subito accantonati in nome della descrizione sommaria di un viaggio che si ferma a Istanbul, nemmeno poi così interessante, i personaggi definiti solo da dialoghi a volte inutili e ripetitivi nei contenuti...mi hanno lasciato spiazzata.
Oltretutto (e mi spiace non aver preso appunti), in alcune pagine ho notato quelli che possono sembrare “errori di traduzione”, periodi grammaticalmente non perfetti, ma mi è sembrato strano e mi sono chiesta se il tutto non fosse stato voluto, ma se sì, non ne ho visto né l'utilità né la bellezza.
Coelho l'ho letto, anni fa e mi era piaciuto. Per scrupolo sono andata a riprendermi “il diavolo e la signorina Prym” e già dalle prime pagine, un abisso!
Ho provato anche ad immaginare persone che leggono il libro e hanno solo sfiorato (per età anagrafica o poco interesse) quel periodo...saranno come minimo "confuse".
Altre persone hanno letto il libro Hippie? Cosa ne pensate?
Non ho letto Hippie e trovo il tuo commento molto interessante, pieno di riferimenti a qualcosa di vissuto, con una chiara critica a cosa nel libro non ti risulta funzionare.
A mio avviso, questo è il genere di recensioni che invoglia chi le legga a interessarsi: dei pareri argomentati.

Di Coelho ho letto solo L'Alchimista e mi era piaciuto. Una scrittura agile e veloce, fresca, con giusto un paio di passaggi (verso la fine) "telefonati" verso l'interpretazione filosofico-spirituale (che ammè me sta un po' sur gargarozzo). Poi, sospettando che il portoghese scrivesse facendo troppo spesso l'occhiolino al lettore, ho lasciato perdere: mi era andata bene la prima volta, non volevo rischiare di nuovo la sorte.
Avevo sentito parlare bene anch'io dell'"Alchimista", e quindi di Coelho, per cui ho letto, anni fa, un suo libro, mi sembra fosse intitolato "Dieci minuti", prestatomi da un'amica che voleva sapere cosa ne pensassi, perché a lei, nonostante si trattasse di un' opera di uno scrittore, che, in quel periodo, era molto osannato, non era proprio piaciuto.
Ricordo poco della trama, perché aveva trovato il libro molto poco interessante, ma, quello che ricordo bene, era quel qualcosa di pretestuoso che sembrava affiorare tra le righe, e per cui, proseguendo, comunque, nella lettura, avevo cominciato ad avvertire una lieve, ma crescente, irritazione.
Ciao, sono nuova del sito (3 giorni) e ho trovato questo forum sulla letteratura che mi sfizia proprio!
Denuncio la mia ignoranza su Coelho, del quale non ho letto alcun libro. Avevo a suo tempo letto interviste nelle quali mi sembrava proporre insulse ricettine per stare meglio con se stessi (vabbè) che mi avevano irritato. Poi ho scoperto che ha intitolato uno dei suoi libri Aleph: pura hybris!
Quindi ho perseverato nel pregiudizio...
Del libro Hippy conosco solo la colorata e accattivante copertina presente nelle librerie. Ho letto 4 libri di Coelho: nel giusto mio momento storico in cui se ti sentivi inquieto, alla ricerca di te stesso piuttosto che ricorrere allo psicologo un po' tutti ricorrevamo a Coelho che poi alla fine risultava sempre troppo uguale a se stesso. Ho adorato l'Alchimista e quel senso di leggera profondità che mi trasmetteva, ho amato Il cammino di Santiago, che a mio avviso resta il miglior libro e infonde forza, coraggio e soprattutto attenta curiosità verso quanto accade intorno a noi. Ho un bel ricordo anche della prostituta che in quegli Undici minuti aveva consapevolezza che era il pensiero di un possibile amore a tenerla viva. La mia resa è arrivata col Guerriero della luce... Il troppo storpia. Ci sono molte frasi uniche e stupende in questi libri, peccato che poi estrapolate dal contesto e dell'atmosfera suggestiva del racconto perdano efficacia ed oggi siano diventate come le frasi dei baci perugina
Io ho criticato solo Hippie - gli altri libri che ho letto (L'Alchimista, Veronika decide di morire, sulle sponde del fiume Piedra...e il diavolo e la signorina Prym) mi sono piaciuti.
Per esempio non l'ho mai trovato pretestuoso, come dice Gabri. E' vero che io l'ho letto parecchi anni fa e forse poco ricordo, ma sto rileggendo appunto Il diavolo e la signorina Prym e trovo interessante e anche attuale l'argomento dell'eterna lotta tra il bene e il male, raccontato con la leggerezza della sua scrittura. Mi sembra di ricordare anche altri argomenti (Veronika decide di morire) dove lei decide di morire senza un motivo particolare, ma solo perchè annoiata.
Non l'ho mai annoverato tra i miei scrittori preferiti (ormai però non ho più “preferiti”, c'è tanto tra cui scegliere che non ho più la necessità di avere riferimenti precisi) però tocca argomenti pesanti con una scrittura fluida e leggera, le pagine scorrono senza però la sensazione di aver buttato il tempo leggendo cose senza senso.
E' vero, non ha la magia di altri scrittori sud/centro americani, ma ha un'allegria e una lievità che altri scrittori (per esempio i nordici) se la sognano.
Ho rinfrescato la mia memoria con Google e ho letto un po' della trama degli altri romanzi di Coelho: c'è un filo che lega tutte le sue opere e che in Hippie ha concentrato, purtroppo, come si dice, buttando tutto nel calderone: la noia della vita, la ricerca mistica di Dio, una nuova rivoluzione, tutte cose che lui sicuramente ha sentito/provato (Hippie è un libro autobiografico), ma buttate lì, un assaggio e via, come se dovesse assolvere alla scadenza di consegna del libro.
Ci sono pochi scrittori che restano fedeli a sé stessi e molti che col tempo si fidelizzano con le palanche. Coelho fa certamente parte di questa seconda schiera (mentre – per esempio – Bradbury faceva parte della prima). Oltre al mercato, c’è anche l’effetto rinco: bene o male il tipo ha più di 70 anni, e se a Bourbaki li buttavano fuori mi pare a 27, una ragione c’è.

Un problema comune agli scrittori “tematici” è di essere poco flessibili: parlano sempre del loro chiodo fisso e te lo sparano in tutte le salse, ma altra scrittura non hanno. Ho visto Sepulveda accartocciarsi progressivamente su sé stesso, incattivendosi fino a diventare astioso, intrappolato nei tormenti della sua visione politica.

Coelho è un must soprattutto femminile, delle brave signore che hanno il loro momento spirituale: non avendo tempo e cuore di leggersi la Bhagavangita, sostituiscono col nostro. L’editore ringrazia, l’autore pure.

Non ho avversione per gli scrittori popolari: in un’estate mi sono letto credo 20 Wilbur Smith, con soddisfazione. Prima mi ero letto tutto Tom Clancy, e altrettanto King. Ma tendo a diffidare di quelli che hanno “un messaggio” e te lo vogliono far conoscere a tutti i costi.
L’editoria moderna, in forte crisi, ha bisogno di certezze (commerciali). Non è più tempo di un Céline, che sente dentro di dover scrivere, bensì degli onesti artigiani del consumo di massa. Persino Bukowsky doveva pagarsi le birre, in qualche modo.

Se volete un consiglio generale, provate a leggere epoche diverse, di quando la scrittura non faceva ancora parte del circo equestre attuale. Il circo equestre è ben descritto in un film francese in questi giorni nelle sale: si chiama “Il gioco delle coppie”, ma per fortuna le coppie non c’entrano niente – è una pellicola sull’editoria.
Bello il film di Assayas, e interessantissimo il tema del condizionamento dell'editoria da fattori che nulla hanno a che fare con il valore del testo. Peccato che le persone che stavano nelle file vicine non facessero altro che parlare degli incroci di corna.
In questi giorni in cui sono stati tagliati i fondi a radio radicale (che rebus sic stantibus oltre giugno non andrà) e ad alcuni giornali, informazione ed editoria sono più che mai temi centrali. E anche quelli -pure nel film, e nella disgraziata contingenza politica che ci tocca- sull' orientamento del consenso. Invece nisba.
Off topic, mi rendo conto.
Scritta ma non riletta (come faceva scrivere a Woodstock quel grande di Shulz).
Ho terminato la lettura di un saggio molto interessante di Carlo Greppi, scrittore e storico "L'età dei muri, breve storia del nostro tempo". In una recente intervista poi lo stesso Greppi spiega "ogni barriera ci dà l'illusione di proteggerci e, al tempo stesso, ci rinchiude. E ci esclude. E questo vale per i muri fisici, ma anche per quelli mentali, che ci fanno credere che si possa delimitare un confine netto tra un "noi" e un "loro". E, soprattutto, che in "loro" si a nidi sempre l'insidia e il pericolo". Ps... Dopo la lettura del saggio ho capito meglio il perché qualcuno è stato iscritto per 16 anni all'università facoltà di storia senza riuscire a concludere...
Quando mi avevano offerto un posto all'Asian Development Bank a Manila, tutte le case che mi fecero visitare per affittarle stavano in complessi recintati con le torrette e le guardie con i mitragliatori. Fu una delle ragioni per cui declinai l'offerta.

Più o meno nello stesso periodo, lavorando a Mosca con ex alti ufficiali dell'Armata Rossa, sentii la loro versione della guerra fredda, specialmente in relazione al posizionamento dei missili intercontinentali (gli ICMB).

L'Altro è e resta "altro". Il punto non è l'alterità, ma come questa viene propagandata. Dovrebbe essere resa obbligatoria la lettura di 1984 di Orwell.
Anche di Brave New World
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