Abbiamo tutti passato i 40, 50 etc...
Molti di noi escono da rapporti finiti in modo traumatico o comunque conclusosi frantumando le aspettative e le promesse fatte. Molti hanno subito la chiusura, altri l'hanno favorita,in fondo poco cambia. Chiudere un rapporto non è mai semplice e pur essendo sfiorito il sentimento, qualcosa resta: la diffidenza.
Una sorta di velo sottile che colora ogni possibile rapporto futuro. Che sia di amicizia o sentimentale. È quella paura strisciante che si insinua e l'attimo dopo aver dato fiducia ti fa dire "ho sbagliato", " non era il caso" , "non fidarti".
È un leggere segnali che magari prima neanche notavi, mentre ti chiedi se li noti perché hai paura o perché adesso sei meno tonta!
Ripeto in amicizia come in amore.
Perché di fiducia riposta male credo chiunque possa fare esempi tra amici, familiari e partner. È come se gli urti avessero deformato la lente con cui si osserva il mondo.
E hai due possibilità (al momento queste mi vengono in mente) gestirla razionalmente (con grande investimento di energia), o chiedere rassicurazioni ( se sei capace di farlo, se l'altro è disponibile a capire, se la situazione lo permette, se si ritiene opportuno svelare questa debolezza, se si riesce a tollerare il senso di colpa di accollare ad altri la soluzione di quello che e' a tutti gli effetti un limite personale, se...se...se..)
Arriverà il momento in cui si " guarisce" da questo difetto visivo o è una patologia con cui tocca convivere a vita?
Io nel dubbio non mi fido. Ma non è un bel vivere.
L'eccellenza é...liberare la mente da tutto ció che é stato. Non facile, certo, ma é l'unico modo per vivere il qui e ora. L'esperienza insegna e si deve far tesoro di ció che si impara.
Se il ricevere preclude un dare e viceversa
, abbiamo sempre ció che diamo .
Ponendoci con amore e fiducia viviamo di amore e fiducia.
Via i pensieri negativi :D !
SI , Viola, Michela ha ragione, ma è la ragione di una saggezza che si acquisisce con l'età, per via di maggiori esperienze, " Ma che genialità se gioventù sapesse oltre che potere".
Fidati pure, anche se con cautela. Partire molto diffidenti rende già tutto sterile.
La vita ti può improvvisamente mettere a confronto con situazioni straordinarie, anche assolutamente imprevedibili, e a qualsiasi età, perché ti mette alla prova, perché vuole vedere se sei davvero viva, se cioè sei "ricettiva" e se sei capace dii dare amore. L'amore, come disse il sommo Poeta "E' quello che muove il sole e le altre stelle...." Perché l'amore è armonia, infatti la parola amore è come anagrammata nella parola armonia: senza amore non c'è armonia su questo pianeta, così come nell'universo. E se l'amore dato viene tradito, la vittoria appunto rimane sempre a chi lo ha dato.
In questo mondo di oggi dove tutto viene svilito, occorrono eroi ed eroine dei sentimenti: perché è questo il vero "valore aggiunto" dell'essere umano, che si rischia di perdere.
Viola, ma che fai le pensi di notte per scriverle di giorno? L’argomento è di quelli che hanno tenuto svegli filosofi, psicologi, romazieri. Io preferisco dormire. Posso immaginare che uno si porti dietro un vissuto pesante. Ma la risposta è: no. Posso supporre che le esperienze spesso non felici come ci si aspettava agiscono sul freno invece che sull’acceleratore. La risposta è ancora: no. Posso capire che ci si porti dietro la paura di sbagliare un’altra volta. La risposta rimane impietosamente: no. Cattivo? Sì! anzi, incazzato. E senza la possibilità di ravvedimento. Non accetto condomi o rottamazioni. No.

Quando mi viene posta una domanda e non sono costretto a un botta e risposta immediato mi domando sempre: di cosa stiamo parlando? E in seconda battuta: come affrontare il problema? E’ un metodo non esattamente professionale ma mi ha tirato fuori da molte situazioni complicate

Di cosa si tratta è chiaro: la relazione di amicizia o amore tra un uomo e una donna. E hai già detto tutto! Amicizia o amore? Non è la medesima cosa. La distanza è abissale. Ma anche messo artigianalmente in questo modo è già una mezza risposta perché presuppone qualcosa che si evolve, che è in progressione, in sviluppo, tanto da finire a volte per cambiare denominazione (non più amicizia ma amore), da far cadere barriere (lasciarsi vedere nudi dentro… e magari anche fuori), da gustare di correre a briglia sciolta nell’ebrezza del vento che scompiglia criniera e coda e nel piacere della forza sprigionata dai muscoli (complicità del sesso condiviso). Voglio dire: nella relazione uomo-donna c’è progressività. Purtroppo non siano stati educati a vederla in questo modo o se qualcuno ci ha provato è rimasto inascoltato perché le nostre emozioni gridavano con voce più alta. Lo abbiamo sperimentato tutti che è qualcosa che matura a poco a poco, anche se c’è stato inizialmente un colpo di fulmine. Adesso che – si suppone – abbiamo abbassato i volumi siamo in grado di capire che la progressività comporta un approfondimento di conoscenza e che solo la reciprocità di quest’ultima ci permette il salto al gradino superiore e su su fino all’amore. E’ una regola assoluta, non la possiamo cambiare. In caso contrario si è davanti a un monologo: lei è all’università e parla inglese, lui è fermo alle elementari e si esprime ancora in dialetto. L’errore lo si fa a 20 e se ne conservano le ferite, non lo si può ripetere a 50. E sul tema ciascuno ha storie multicolori nelle quali sguazzare a piacimento.

Rimane però la seconda parte della risposta: il come. Se vuoi stabilire una relazione devi sentirti libero di muoverti senza la zavorra di paure, difese, protezioni, ansie, dubbi. Ovvio, nessuno pretende che tu ti dia lo scatto per fare i 100 mt in nove netti. Un passo alla volta basta e solo se il primo “rito” si è concluso felicemente per entrabi, avanti col prossimo (torniamo bambini e leggiamo il Piccolo principe, insegna molto di noi). Questa libertà di fondo deve esistere fin dall’inizio, altrimenti non potrà esserci nessuna relazione ma solo calcolo, interesse, uso strumentale dell’altro. E non deve mai venire meno, mai, sia nell’amicizia che nell’amore. La vogliamo chiamare fiducia invece di libertà? E sia anche se non mi piace granché, perché fiducia è credere che qualcuno ci possa anche amare, mentre libertà è credere che anch’io sono in grado di amare qualcuno. Non mi formalizzo sul termine ma non transigo sulla sostanza. Questa libertà, io ne sono convinto, ce l’abbiamo dentro tutti da quando eravamo giovani e non accettavamo che qaualcuno ci mettesse le briglie. Non è venuta meno, non raccontatemi fregnacce, casomai è lì un angolo dimenticato un po’ impolverata, in folle, in attesa che il pilota ingrani la marcia, prima la prima (se è il caso anche la ridotta), poi la seconda e via seguito, non subito la quinta. Lo so che quando c’è un crollo, come a Genova, viene su un gran polverone che copre tutto, ma bisogna muovere subito senza perdere tempo un esercito di formiche per non lasciar marcire i cadaveri, rimuovere macerie, ripulire dalla polvere, lucidare le superfici e far brillare ancora la scena di luce propria.

Forse sono ancora molto puerile o istintivo, certo poco razionale, ma se mi trovo davanti una donn a che capisco si fa cento menate di fiducia o roba del genere sono portato a dirle “cocca, chiarisciti le idee e poi, se ci sono ancora, torna e ne possiamo parlare”, ma intanto l’incantesimo è compromesso. E’ chiaro che anche questa libertà è qualcosa “in progress”, che diventa solida strada facendo e non la si applica tutta subito. Molte ragazze d’oggi, che (mi dicono) chiedono sesso prima ancora del nome, mettono il carro davanti ai buoi. Ma se invece del bove c’è un cavallo non si lamentino se più prima che poi si ritrovano con uno zoccolo in faccia. Le cinquantenni non sono da meno (Viola tu sei fuori, ne hai solo 43….)
Sorseggio un caffè e son più perplessa di prima, per la ricchezza delle riflessioni che mi avete regalato.
Grazie Michela, di te mi piace il coraggioso ottimismo che fa leggere tutto sotto la luce della possibilità.
Grazie Gabribella e piacere di conoscerti, non era ancora capitato che ci incrociassimo sul forum. Attenderò che la saggezza entri a far parte del mio mondo e cercherò di capire come fidarmi delle persone con cautela.
Dicevo appunto persone e non partner, perché da qualche tempo mi sono accorta di avere dubbi sull'affidabilità delle amiche. Se questa minore affidabilità sia dovuta al fatto di essere meno disponibile a risolvere i problemi altrui sempre e in ogni situazione, o se dipenda dalla mia diffidenza nell'affidarmi e fidarmi, io questo ancora non lo ho chiaro. È la cautela che manca al mio carattere, perché se voglio bene lo faccio senza grandi limiti, se mi do non trattengo molto per me, se mi fido mi fido, la cautela sembra un freno a mano tirato in corsa...ma se serve si farà.

Grazie Ultimo, non ti avevo ancora visto in versione sparing partner. Il pugile ha lasciato scoperto il fianco debole e lo sparing ha affondato un paio di ganci niente male. Era un allenamento però, non una competizione per il titolo.
Nel distinguere amore da amicizia era alle amiche che pensavo, non al rapporto di amicizia tra un uomo e una donna che è la gemma (se vuoi leggi pure conditio sine qua non, almeno per me) di un possibile rapporto di amore. Ovvero al freno tirato con cui ci si muove in tutte le relazioni una volta che, avvenuto un crollo fragoroso, ti ritrovi a riordinare priorità, esigenze e risorse da investire nelle relazioni con gli altri.

Resta il piccolo principe che insegna a 10 come a 40 o 70: la volpe sceglie le persone su cui investire, costruisce relazioni, attende riti ed è consapevole che un giorno potrebbe restarle solo il colore del grano, ma questo non la paralizza. Mi chiedevo solo se la volpe e il principe (per principe intendi uomo, amiche, famiglia etc) potessero dialogare anche sulla paura di creare riti. Certo che se la risposta del principe va nella direzione della tua: "cocca, chiarisciti le idee e poi, se ci sono ancora, torna e ne possiamo parlare” posso pensare due cose: o che lo sparing partner abbia scambiato l'allenamento per gara ed ha picchiato troppo forte, o che il pugile ha sbagliato a mostrare un fianco debole. In entrambi i casi grazie. Le riflessioni non mancheranno.
Penso ci sia una terza via, che è quella di avere fiducia in se.

Fiducia in ciò che si sta facendo e in come ci si sta spendendo in una relazione. Senza attese particolari di feedbacks rassicuranti

Questo implica spostare il piacere o la soddisfazione dall' "essere ripagati" dall'altro, allo stare bene per se, in ciò che si sta facendo con l'altro.

A volte certi percorsi di relazione hanno esiti amari, credo sia capitato a chiunque.

Io tengo oggi sempre bene a mente che ciò che spendessi di me, lo sto spendendo convintamente e standone bene mentre lo spendo

E non nella aspettativa di un ritorno "positivo"

Dirò di più, quando ho speso riponendo fiducia fuori da me (nell'aspettativa di essere ripagato dall'altra) sono stato molto meno bene
Viola, io non "sparo" niente. Il solo pensiero di farti male mi manda in crisi, E poi.... gareggiare con una donna? fossi matto! sono sconfitto già al primo match. E quanto al titolo ... lo lascio ai primi della classe che ci tengono. Non far caso al tono che uso e all'incazzatura, fa parte del genere letterario. Nella realtà non mordo.

Endro mi fa piacere sentire che tu ti senta bene, ma in una relazione si é in due a doversi sentire bene. Non sarà certo il tuo caso, ma se non si progredisce in due e allo stesso livello di condivisione o si strumentalizza l'altro o si diviene narcisisti. Per troppo tempo i maschi si sono guardati nello specchio senza accorgersi che c'era qualcuno nello sfondo.
Si certo Ultimo, si deve stare bene in 2

Io mi collegavo al benessere nella fiducia.. e in questo senso parlavo di fiducia "in me"

Sono recentemente rimasto diciamo così deluso.. (potremmo dire così?) In una relazione affettiva, potrei dire che la fiducia nell'altra è andata delusa, lei è crollata, si è spezzata, ha ceduto la corda ed è precipitata

Sono metaforicamente rimasto appeso a una corda, in uno spazio indefinito

Ma come dirti... Io ho bene a mente che ho desiderato e voluto arrivare fin lì dove mi trovo.

E nel percorso sono stato bene , e quindi questa, come dire, è la fiducia in me.

Il pensare che dove sono arrivato appartiene a un mio percorso di fiducia in me, e non tanto a una fiducia nell'altro/a che non mi lasci lì appollaiato e sospeso.

Non saprei se mi sono spiegato..
Bella la tua ultima frase, Ultimo! Stai diventando un poeta.
Viola, anche io ho piacere di conoscerti. Ma la cautela di cui parlo non consiste nel .... tirare il freno a mano, questo darebbe continui scossoni a relazioni di qualsiasi tipo. Bisogna iniziare sempre con fiducia, ma tenendo presente poi i comportamenti dell'altra persona, cioè se non sono troppo superficiali o contradditori, se non sono troppo diversi dal proprio modo di sentire, perché altrimenti ci si trova in relazioni, affettive o amicali, che non portano a nulla o forse solo alla sofferenza. Tuttavia un atteggiamento aperto e fiducioso all'inizio, porta l'altra persona a sentirsi a suo agio e a desiderare di dare il meglio di sè.
Ma testa e cuore devono lavorare insieme sempre, per non trovarsi un giorno a dover riconoscere di aver dedicato tempo e sentimento (anche di amicizia) a persone che, tutto sommato, non sapevano che farsene, o perché in malafede o perché di mentalità del tutto diversa.
Propongo, quindi, non il freno a mano, ma piccoli e delicati colpetti sul pedale del freno quando si nota che la nostra parte razionale ha colto qualcosa che proprio non va, così si riesce a restare in carreggiata.
Endro1964 ha scritto: Penso ci sia una terza via, che è quella di avere fiducia in se.

Fiducia in ciò che si sta facendo e in come ci si sta spendendo in una relazione. Senza attese particolari di feedbacks rassicuranti

Questo implica spostare il piacere o la soddisfazione dall' "essere ripagati" dall'altro, allo stare bene per se, in ciò che si sta facendo con l'altro.

A volte certi percorsi di relazione hanno esiti amari, credo sia capitato a chiunque.

Io tengo oggi sempre bene a mente che ciò che spendessi di me, lo sto spendendo convintamente e standone bene mentre lo spendo

E non nella aspettativa di un ritorno "positivo"

Dirò di più, quando ho speso riponendo fiducia fuori da me (nell'aspettativa di essere ripagato dall'altra) sono stato molto meno bene


Come si fa a vivere un rapporto di qualsiasi natura senza aspettative curandosi solo del benessere che deriva dal mettersi in gioco? Si da e si riceve o diventa un soliloquio emotivo. Non credo di essere strutturata per non avere aspettative negli scambi emotivi ( ripeto, amicizia, amore, legami familiari).
anzi credo che nessuno sia strutturato fisiologicamente per attivare una sorta di blocco aspettive.
Al massimo si impara a tollerare il non ritorno sperato. Ma se a scacchi è più divertente giocare in due che con un PC, ci sarà un motivo.
Comprendo quel che dici endro ma a Roma somiglia al vecchio detto "consolati con l'aglietto"...
Viola, le aspettative sono assolutamente naturali.. io parlavo di riporre "fiducia e benessere" nelle aspettative, e non in se, in ciò che si fa per slancio proprio.

Se ti invito a cena da me il mio piacere è nell'invitarti, nel cucinare per te, nel godere della tua compagnia.

Posso avere aspettative che tu rinviterai me,
tra qualche giorno, magarii non avviene e mi sentirò deluso...

In realtà io sono stato bene a invitarti e a ospitarti. Io mio benessere è lì, la mia fiducia in me è nell'avere avuto questa iniziativa per goderne , come ne ho goduto

Io so che ho goduto, sono stato ripagato dal tuo venire ospite da me, ho avuto fiducia in ciò che facevo e so il piacere che mi ha procurato.

La fiducia "in se" prescinde da una aspettativa fuori da se

Ho aspettativa, certo.. posso aspettarmi una cena principesca, con posate d'argento e cameriera al tavolo

ma nulla toglie alla mia fiducia nell'aver fatto ciò che ho fatto. E nell'averne goduto nel farlo.
Ciao a tutti. Mi collego di rado e quindi non ho modo di seguire bene il forum. Però volevo congratularmi con Viola per gli argomenti interessanti e originali che sa proporre. Sono spunto di riflessione. Viola ho qualche minuto e vorrei esprimere il mio pensiero. Sono parapendista e quindi lanciarmi senza pregiudizio fa parte del mio essere. Ribaltarei il titolo quindi in Nel dubbio mi fido perché mi fido di me stessa e della mia scelta del momento. Delusioni da amiche non ne ho avute ma da conoscenti tante. Ma poi subentra il pensiero che per certi versi sono stata funzionale nella vita delle persone che passano nella mia vita ma non si fermano. E il sentirmi funzionale non è un sentimento negativo perché ne ho consapevolezza. Ritengo siano comunque esperienze positive. Non tutti gli incroci tra persone son destinati a durare se cessa la curiosità che è spinta vitale verso gli altri. Un abbraccio a tutti
Ciao Viola, piacere di conoscerti e benvenuta nel Club, inoltre saluto anche tutti quanti...nel mio piccolo sono stato di natura o meglio sono diventato diffidente nei rapporti col prossimo, per essermi pentito di avere dato fiducia a chi non lo meritava e il mio motto era diventato<<Più conosco le persone e più amo gli animali >> ma poi mi sono reso conto che non ero diventato una bella persona e che nel ragionare troppo sul modo di relazionarsi col prossimo è un poco come tradire se stessi e il prossimo e quindi finivo per mandare a quel paese il mio prossimo, pensavo che non si deve stare insieme per forza, mi proteggevo ma allo stesso tempo sbagliavo, perché si finisce col diventare asociali e alla fine si rimane soli e da soli non si sta bene neanche in paradiso, come si suol dire; alla fine mi sono accorto che ero io a dover cambiare e mi sono dato una regola di spontaneità:
1) Non esiste rapporto di amicizia o amore verso il prossimo, se è ragionato, perché diventa interesse e esso deve rimanere al di fuori degli interessi.
2) Il rapporto di amore o amicizia, va vissuto come tale bisogna buttarsi e viverlo intensamente, (sinché dura) estrinsecare se stessi e andare incontro all'altra/o
3) Elaborare la propria personalità, in modo di dare il meglio di se stessi, lavorando sui propri pregi reali e non cercando di dare un immagine falsa di se stessi.
4) Siate sempre disponibili con vostro prossimo, senza aspettarvi nulla in cambio, darete prova di vero amore o di vera amicizia, in quanto il vero amico/a o il vero amore lo si trova essendo presenti nel bisogno altrui...
5) se siete delusi e cadete metaforicamente da cavallo...rimontate subito in sella!...siate ottimisti!..la vita continua...
Buongiorno, quello che descrive Navyseals si potrebbe chiamare iperlogico, mi spiego, ho dovuto affrontare un percorso per uscire da una convivenza di anni con una donna narcisista, è difficile spiegare il significato, ma chi ci è passato, uomo o donna che sia può comprendere.
Questo per dire che chi ha avuto la sfortuna di aver a che fare con un soggetto patologico cosi, diventa iperlogico.
In pratica, inizia a selezionare le persone e i rapporti, ha paura di ricadere in un vortice simile, ma è pur vero che bisogna vivere la vita ogni giorno nel migliore dei modi possibili, e in due diciamola tutta è più bella la giornata.
un saluto a tutti
Salvo
Buongiorno a tutti e piacere di conoscere Curcumella, Navy e Salvo.
Avete ragione tutti. Nelle relazioni bisognerebbe buttarsi come con il parapendio, avendo fiducia nelle proprie capacità (aggiungo un pizzico di follia e amore per il brivido, dopotutto è vita anche per questo).
Bisogna non calcolare né pensare troppo per non perdere la socialità con la conseguenza di avvolgersi in un bozzolo che somiglia ad una corazza.
Ed è anche vero che se si esce da una relazione patologica, d'istinto si escluderanno persone con caratteristiche simili a quelle che hanno recato danno. Se è iperlogico non lo so, forse è solo una sana difesa dovuta ad un apprendimento sul campo.
Di una cosa son certa, la diffidenza fa parte di ciascuno di noi. Chi più chi meno.
E fisiologicamente legata al modo in cui funziona il nostro sistema nervoso, endocrino etc... Di fronte al pericolo abbiamo due possibilità, la fuga o l'attacco. Col tempo abbiamo strutturato mille altre possibilità in mezzo. Ma nessuno mi dica che non ha qualche diffidenza dentro, verso il nuovo, verso quel che non conosce o non capisce.