era pubblicata su un quotidiano che si chiama Leggo, edizione di Milano, pagina dedicata agli animali.
beninteso, a me piacciono pure le orche assassine ed in casa non mi faccio mancare niente: 5 gatti ed un cane.
No, non va bene cosi', sto divagando.
dunque, la frase poetica della quale non ricordo l'autore, suonava suppergiu' in questo modo: La poesia è come il canto dei delfini: non tutti possono sentirli.
Ora, ammetto che è un bell'aforisma.
stremato poi dalla sincerità piu' spietata, ammetto che io non sento il canto dei delfini e la poesia, soprattutto quella di tipo romantico, non la so apprezzare.
Che ci vuoi fare, non ci son portato alle romanticherie.
quando ci ho provato, sforzandomi, dopo la bella frase ad effetto rivolto ad una donna, mi mettevo a ridere.
No, non sono credibile come romantico, neanche se mi conviene, neanche se so che quello è il momento giusto per darci dentro con le parole mielose.
Mi scappa da ridere, piu' imbarazzato che altro.
Cio' premesso, mi chiesi, anni fa, se nonostante questa mia scarsa attitudine a gustare la poesia, in effetti non ci fosse qualcuna che mi rappresentasse.
che descrivesse con arguzia e precisione cosa mi sento e quello che sono.
All'improvviso mi sono ricordato di un poeta francese, Paul Verlaine, e qualcosa nel fondo impolverato dei miei studi classici torno' a galla.
Cercai quasi febbrilmente tra i miei libri, ed eccola la': all'improvviso ho trovato nicola.
me stesso.
Diciamo che fui felice di togliere la polvere da quel pezzo di mente che conservava il vago ricordo, finalmente riscoperto.
La poesia di Verlaine in questione, si chiama "Il Clown".
la copieincollo da un sito internet perché è piu' pratico che riscriverla.

Saltimbanco, addio! Buona sera, Pagliaccio! Indietro, Babbeo:
Fate posto, buffoni antiquati, dalla burla impeccabile,
Fate largo! Solenne, altero e discreto,
ecco venire il migliore di tutti, l'agile clown.

Più snello d'Arlecchino e più impavido di Achille
è lui di certo, nella sua bianca armatura di raso:
etereo e chiaro come uno specchio senza argento.
I suoi occhi non vivono nella sua maschera d'argilla.

Brillano azzurri fra il belletto e gli unguenti
mentre, eleganti il busto e il capo si bilanciano
sull'arco paradossale delle gambe.

Poi sorride. Intorno il volgo stupido e sporco
la canaglia puzzolente e santa dei Giambi
applaude al sinistro istrione che l'odia.

Fine della poesia "Nicola / Clown"
ma a questo punto, nasce la domanda inevitabile: qualcuno di voi ha una poesia, una frase, un aforisma nel quale ritrova pienamente se stesso?
:shock:
Nicola, poesie, no perchè mi annoiano
un aforisma, si,

“L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci,
soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino”
(Charles Bukowski)
chapeau, signora gioia.
una donna che cita bukowsky merita un applauso.
e' rara
:shock:
Ho letto il tuo tema sulla poesia ed ho trovato interessante la tua riflessione.
Io scrivo poesie e racconti, ma non ne ho mai pubblicata alcuna. Ne ho scritto circa 150 e ritengo che le poesie siano una forma artistica per curare le proprie emozioni.
Ogni volta che si scrive una poesia ci si sente spinti da una forza interiore che si chiama estro artistico. È una condizione in cui il nostro istinto insieme all'intuito cavalcano il cavallo alato dell'immaginazione e sul sentiero della fantasia si viaggia in una dimensione pari a quella dei sogni lucidi.
Ogni tanto dedico qualche poesia a chi me la ispira. Una musa può essere un uomo oppure una donna che soffre, una persona che comunica e socializza in un autobus. Ogni situazione in cui le emozioni si esprimono sono un fertile terreno per fare sbocciare questi fiori.
Questi fiori sono dei versi che sono originali e talmente audaci da svegliare lo spirito che guida la nostra anima e le fa sperare che la vita sia un'esperienza di terreno paradiso.
L'arte, qualunque essa sia, si può e si dovrebbe insegnare. Se curiamo l'anima, sta meglio la mente ed anche il corpo .
Gioia ne ho scelta un, a che potrebbe risultarti simpatica.
****
A te musa m' ispiro e porgo il verso
A te musa m' ispiro e porgo il verso
ben sai tu, che son casto e parco
e pensar che ti vidi nel parco
con occhio torvo e m' hai preso per un porco

Deh, madonna oibò, perché porco
sol perché di parole ero sì parco ?

A tal fin mia musa
io nascosi lo sbadiglio
uscii pel' alveo del mio naviglio
senza alcun consiglio
non battei neppur un ciglio
ma tosto vidi il tuo cipiglio
sicché m' allontanai, di lì un buon miglio.

M' avviai pel' oscuro bosco
presso il grande pesco
lì pensai se ben mi conosco
io son garbato, mica son manesco
s'è fatto tardi e dalla storia me n'esco
sennò qui, sto bello e fresco !
****
Nicola, grazie ma nulla di strano,,
Con “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” (Roberto Alfatti Appetiti ) Bukowski ha iniziato ad incuriosirmi, direi una persona al limite della trasgressione, che gironzolava tra bettole e donne, . un uomo comunque colto e coraggioso, sensibile e vulnerabile, uno scrittore anche di sentimenti.... , con un modo di scrivere fuori dal comune.
Ahimè tra sbronze, avventure e cavalli, ippodromi di Los Angeles che dal fondo dei suoi bicchieri dava vita a romanzi oscuri, un uomo che ha vissuto per strada, vissuto soprusi, inganni, malattia e fame decidendo di scrivere e mettere tutto nero su bianco senza mezze misure, che combatteva senza scendere a patti, che la vita ha dovuto conquistarsela giorno dopo giorno.., arrabbiato col mondo, , cinico, disprezzava le masse, conflittuale rapporto con le femministe, incontri e scontri,detestava il buonismo, incapace di far parte di una realtà falsa e ipocrita ! ecco....!

Bukowski era anche deluso di sentirsi continuamente cucire addosso l’immagine dell’eterno ubriacone
(anche se c'era un minimo di verità ), un duro dal cuore tenero...un viso distrutto dall'acne...

-" Panino al prosciutto", il romanzo più intimo, dove racconta la sua dolorosa infanzia , le violenze subite dal padre
- " Storie di ordinaria follia" ecc ecc

Bukowski non è una persona che prende in giro i suoi lettori., i personaggi che descrive sono le persone che incontra nella sua vita,non racconta balle, né a se stesso né agli altri per questo ho
letto volentieri i suoi romanzi, mi piace molto come scrittore, si, molto
DROCEDRO, grazie, le poesie non fanno per me , credimi

Chi desidera capire la poesia deve recarsi nella terra della poesia, chi desidera capire il poeta,(o lo scrittore, aggiungo io) deve andare nella terra del poeta o (scrittore)
(Goethe)
A me piacciono le personalita' forti, che poi sono proprio quelle che non hanno ritegno nell'annunciare coram populo le proprie debolezze.
Chi non mostra cedimenti mai, dal mio punto di vista. E' un bidone di testosterone e null'altro.
Mi sovviene in mente che perfino personaggi sicuramente fortissimi riuscivano ad esprimere molto di se stessi.
Cesare per esempio.
Mi sono interessato molto della sua vita e di quella ddel suo successore augusto e della sua famiglia.
Pochi sanno quanto fossero piu' moderne le antiche donne r9mane rispetto alle contemporanee.
Prima o poi faro' un post dedicato alla vera vita delle romane.
Penso sara' gradito.
Pero' per segnalare quante cavolate ci dicono nei film e nella letteratura ufficiale, anticipo un fatto.
Cesare rientra a roma dopo l'ennesima campagna militare vittoriosa e il popolo gli tributa onore e applausi mentre torna.
E tutti si aspettano, adesso, che sia la solfa tipo il trionfo dei film, come il gladiatore o altre stronzate.
Invece, i suoi soldati, sfilando per roma, sghignazzavano cantando una canzone satirica e pesantemente sfottitoria, della quale e' rimasto solo il ritornello:
Rientra a roma il calvo puttaniere.
Romani, rinchiudete le vostre mugliere.

E lui rideva sguaiatamente.
Che uomo, porco giuda
Anche io prediligo le persone con personalità forti , quelle decise , dotate di grande determinazione , caparbietà, audaci, che sanno ciò che vogliono e si impegnano a fondo per ottenerlo.e sempre pronte a rialzarsi
In altre parole, che vestono una spessa corazza ma non insensibili, penso poi ci siano diverse sfumature di tratti caratteriali forti, , forti rispetto a cosa?
del vivere quotidiano ? di relazioni di coppia,? di "carriera" ? o di altro ?
E' un discorso lunghissimo......
Curiosa anche di leggere Nicola, , il post dedicato alla vera vita delle romane.che infatti non conosco
Che stupidi che siamo...quanti inviti respinti, quanti...quante frasi non dette, quanti sguardi non ricambiati...Molte volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno....("le fate ignoranti" di Ferzan Ozpetek)
Cons Cons, qual buon vento ? :D
Personalmente non rimpiango un paio di treni che ho perso nel tempo, rimpiango solo il tempo che ho perso in attesa che arrivasse quello giusto sul binario giusto !
personalmente rimpiango solo di non aver sofferto di piu' rimpianti.
qualcuno si, ovviamente, ma la vita e' stata generosa con me.
e sono abbastanza conscio di questo da ringraziare il fato, dio, o perfino il culo.
fate voi come vi aggrada, se foste nei miei panni.
pero' una cosa va detta, sono convinto che l'errore voluto e perseguito non possa ascriversi nel novero delle cose da rimpiangere.
quegli errori sono medaglie, non carta igienica usata
Gioia59 ha scritto: Cons Cons, qual buon vento ? :D
Personalmente non rimpiango un paio di treni che ho perso nel tempo, rimpiango solo il tempo che ho perso in attesa che arrivasse quello giusto sul binario giusto !

Ogni tanto appaio Gioiosa:) senza necessità di essere una madonna:). Però io non leggo rimpianto nella frase citata...ma solo il comportamento umano spesso distratto....magari proteso verso la luna senza guardarsi attorno. Un limite nell non saper vivere la realtà anche lasciandosi andare ma cercando altro e oltre. I rimpianti non puoi averli se non guardi o osservi
Ho pensato a qualche frase o poesia che mi rappresentasse, nel contesto di un libro è difficile citare una frase a chi non ha letto il libro. Di poesie che mi rappresentano non me ne ricordo. Invece mi ritrovo (o mi ritrovavo una volta) in tanti testi di canzoni .
E allora mi riferisco a chi adesso ha parlato di caratteri, forti, o sensibili, o più deboli. Io non sono stata una ragazza dal carattere forte, avrei voluto esserlo.
E così ricordo una vecchia canzone, del 1979, di Ornella Vanoni, a quei tempi rappresentavo la donna più debole.

Eccola quì

eccola quì, quella che non fà una piega
quella del ma chi se ne frega
quella che la vuole vinta
quella che ti dice stai quì e poi ti dà una spinta
..
eccola quì
quella che si rode e stà male
quella del magone a Natale
quella dello scontro frontale
che rimane a letto e poi si sente male

.....
lascia fare a me
...
ho voglia di correre
io resto quì..
Nick, DROCEDRO non vi ispira questo titolo ?: Il grillo e la scrofa ferita