Stiamo preparando un comunicato stampa per le principali testate giornalistiche italiane sulla „ Sindrome del nido vuoto“, il sentimento di malinconia, solitudine e talvolta angoscia che colpisce i genitori una volta che i figli se ne sono andati di casa. La situazione è naturalmente diversa tra Italia e Germania, così come il senso della famiglia.
Sarebbe quindi molto interessante poter avere qualche vostra testimonianza in proposito che descriva, anche in poche parole, come avete vissuto il momento del distacco e come avete riorganizzato la vostra vita con i figli più o meno lontani.

Le vostre esperienze verranno citate (in modo anonimo e previa vostra autorizzazione) nell’articolo che manderemo alla stampa italiana.

Spero che vogliate partecipare in molti!
Grazie!
Amministratrice del Club50plus
Mannaggia; una volta che c'è da apparire in prima pagina, che "saranno famosi", non ho nulla da dire.
Mannaggia; la mia figliuola non ha lasciato nessun nido date le condizioni del lavoro in Italia.
Due lauree, un master biennale, un curriculum da fare impressione e cassiera alla Lidl, postina trimestrale, e via dicendo. Diciamo che il suo volo del cuculo lo ha fatto andando ad occupare casa mia -io sono un vagabondo e spesso vagabondo, appunto- e così va già bene.
La casa è connessa alla disponibilità economica che si appoggia su di un reddito sufficiente e costante a sua volta ancorato al lavoro. Tutto viaggia assieme ed è un traino insopportabile per i ragazzi.
Altro che reddito di cittadinanza; tutti i parametri sono saltati e per fortuna, secondo natura, noi non ci saremo quando i nostri ragazzi saranno vecchi, senza nulla. Tanto per cominciare, dal '14, l'aspettativa di vita è regredita e tutto il resto segue questa direzione. E poi dicono che Marx aveva torto...
Avendo passato parecchi anni della mia adolescenza in Svizzera sono stata abituata con criteri diversi dai nostri, partendo già dall'età scolastica ed aiutati dal sistema CH che immagino , come dice EMILIA31 , in Germania, siano uguali
I giovani elvetici se ne vanno via in fretta da casa , verso i 20/21 anni sono già indipendenti e questo grazie all'apprendistato professionale, molto diffuso in CH che aiuta e permette ai giovani, appena ottenuto un diploma, di guadagnarsi da vivere senza più dipendere dai genitori.o da
effetti tipo "boomerang" nei casi più gravi, che comunque permette loro di affittarsi un proprio appartamento e di vivere per i fatti loro

Arriviamo al punto, se faccio uno shakerato tra il " nostrano, i figli... so' pezzi 'e core DOP " e le mie abitudini CH credo che la via di mezzo sia la meno dolorosa per noi genitori cioè:
Lontano dalla famiglia ma non troppo…questo se è il cuore a sussurrare ma la testa dice altro, il classico conflitto tra cervello e cuore

A questo punto rimane solo da pensare che : Li abbiamo educati al meglio delle nostre possibilità, dato loro i mezzi per affrontare le tempeste della vita anche quando noi non ci saremo più !

Ovvio, diispiace e anche tanto ma comunque sia continuerò a voler bene ai figli, ad essere per loro un sostegno, un punto di riferimento (infatti, ci vediamo quasi tutti i giorni via internet con il più piccolo)
Bene, ha fatto la scuola professionale, finito l'apprendistato, fatto stage di 3 mesi , inizia un lavoro importante come cuoco , arriva ahimè o per fortuna, il momento per lui di spiegare le ali, giustamente, come ho fatto anche io da ragazza. quindi preferisco non essere un ostacolo alla sua libertà.(in tutti i sensi).

Il ciao ci vediamo , è il momento peggiore...., lui esce di casa , ma nel cuore parte il brano

Oje vita, oje vita mia
oje core 'e chistu core
si' stata 'o primmo ammore
e 'o primmo e ll'urdemo sarraje pe' me!

e si cerca , come mamma, di non commuoversi pensando :Era ora che te ne andassi fuori dalle @@
:lol: :lol: disse la testa.... ovvio che è una battuta ! Mi manca, e anche tanto , dice il cuore !
Grazie. Speriamo che altri ancora vogliano raccontarci le loro esperienza. Per chi non volesse scrivere sul Forum, può mandarmi un messaggio privatamente
Amministratrice del Club50plus
Io ho due figli... 19 e 22 anni ed essendo studenti ancora vivono nel nido. Ma più in senso economico ed affettivo che fisico. Quindi ricordo i primi periodi in cui si... Ho avvertito un vuoto e nostalgia per la loro lontananza per mio lavoro fuori o per loro viaggi dal padre all'estero ma poi mi sono abituata. Ho quindi sempre potuto gestire una mia vita oltre il ruolo genitoriale. Una mia vita alla quale in parte partecipano anche loro. Ho vissuto quasi un anno vedendo poco mia figlia che studiava a Londra. Andavo a trovarla una volta al mese ed era sempre poco per me. Ma tant'è... Non sono una mamma chioccia e credo questo li abbia fatti sentire interiormente più liberi nelle loro scelte
ciao cara mamma, mi ha fatto molto piacere leggere la tua esperienza di vita con i figli. Sono d'accordo e condivido quello che hai scritto. Io ho due figli maschi 20 e 17 anni, cerco di fare del mio meglio lasciandoli liberi di fare le loro scelte di vita. Rispetto al lavoro e allo studio. Se non ci fosse tanta distanza kilomtrica ti inviterei a prendere un caffè e a proseguire la condivisione. ciao Patrizia di Bologna
Ciao! Molto volentieri! Ho lasciato proprio ieri il mio commento nel Forum, sezione Lifestyle, sull'argomento ....copio incollo, spero si legga, altrimenti lo riscrivo! Grazie!
 
Ho due figlioli, una femmina di 28, mamma del mio nipotino...grande amore! E un maschio di 35.
La femmina, appena indipendente economicamente, è andata a vivere per conto suo.....poi l'ha seguita anche il figliolo maschio.
Hanno lasciato il mio "nido" rispettivamente da 7 e  5 anni......... All'inizio, passata l'euforia iniziale, non mi sembrava poi così.....vuoto......da un paio di anni però, ho iniziato a sentire più intensamente il "vuoto", sarà l'età, sarà la menopausa, sarà un evolversi naturale della "sindrome", qualche volta ho dei momenti di "vuoto".......il resto, è tutto qui:

https://www.club-50plus.it/magazine/lifestyle/lifestyle/la-sindrome-del-nido-vuoto-come-trasformarla-in-un-nuovo-inizio-1281.html
Guardando o ascoltando gli altri si è portati a riflettere su noi stessi. Capita anche per la sindrome del nido vuoto e anche per gli uomini. Come maschio non risento di questa sindrone perché non mi sono mai sentito chioccia e quindi non ho vissuto il naturale allontanamento dei figli come il venir meno della mia funzione o il sentirmi diventato improvvisamente inutile. Non ho un utero vuoto, proprio non ho un utero. Mi accorgo però quanto sul versante maschile sia facile lasciarsi pendere dalla sindrome del "guardiano del faro". Se la donna all'interno della famiglia svolge una funzion e coesiva, l'uomo è colui che apre verso l'esterno (anche nei rapporti sessuali o similari). Detto in immagine, con tutti i limiti e le esagerazioni del simbolismo: l'uomo è come l'aquila, che a un certo punto si carica l'aquilotto sul groppone, sale in volo ancora più in alto e si lancia in picchiata per far sentire l'attrito del vento sulle ali del suo piccolo e costringerllo ad aprirle e a volare, lo butta verso il basso senza pietà e lui stesso si lancia ancora più sotto pronto a riprendedrlo sul groppone in caso di necessità. Apre il suo aquilotto alla vita, alla cacia, al rischio, al confronto, alla lotta, alla conquista del cielo. Questo è l'uomo, é il guardiano del faro che segnala i pericoli contro i quali ci si può sfracellare. Ma quando le navi hanno imboccato una rotta nuova e si avventurano in acque inesplorate? a che serve più il guardiano? ... le navi non passano più, ma lui continua ad accendere la sua lanterna, ossessivamente, insistentemente, inutilmente. Eccoli lì quei papà che continuano a dire ai figli ormai grandi con moglie e figli cosa devono o non devono fare, a gestire "per loro" (!) i loro beni, ad aiutarli a "fare carriera", a organizzare le loro ferie, a intervenire come se fossero ancora "i loro bambini", ecc, senza accorgersi che ormai sono fuori rotta e "devono" tracciarsi il loro percorso. In alcuni casi diventano patetici, come certe mamme. Non dico che bisogna spegnere la lampada, ma cominciare a domandarsi cosa è cambiato, quello sì. E agire di conseguenza.

Mia moglie una volta mi ha confidato: a un certo punto devi smettere di essere mamma e diventare nonna, cominciare a fare la nonna e non più la mamma. Aveva ragione. Non cambia la funzione ma la sua modalità di svolgimento. Quando il nido rimane vuoto è venuto il momento di cambiare il nostro modo di essere presenti e attivi. Si diventa un punto di riferimento, un'occasione di confronto, una possibilità di dialogo. La luce non è più quella di un faro, potente, eneregica, penetrante, che fora anche le nubi. Forse è più quella tenue, intima, discreta, di un lume su un tavolo dove un vecchio e un giovane si scambiano pensieri ed espreienze per capire il significato delle cose e orientarsi tra le incertezze delle nuove onde.

Parlare di sindrome mi sa tanto di malattia, una parola che non mi piace. Nido vuoto o guardiano del faro è un momento di maturazione non una malattia, è l'occasione per riflettere e per farci arrivare a una consapevolezza nuova. Tanti uomini che rimangono guasconi a 50 anni e oltre o che si divertono a esibire le gogliardate dell'adolescenza faranno fatica a capire che davanti a loro c'è una boa che indica la necessità di una deviazione. Quella sì è una sindrome, e il peggio è che viene spacciata per vitalità.
Grazie a Emilia e al suo staff per avermi fatto riflettere. Non avevo mai pensato al "nido vuoto" al maschile. 
Molto interessante, grazie!
Amministratrice del Club50plus
Anche io considero inappropriato il termine sindrome... Legato al mondo femminile che pare sempre dover soffrire di qualcosa... Dalla sindrome premestruale... Al nido vuoto... Alla sindrome premenopausa etc. Tutto invece per me compreso un nido sprovvisto di prole perché volata altrove rientra nel semplice e naturale corso della vita... Una trasformazione e uno stimolo per inventarsi un modo diverso di essere se stessi a prescindere dai ruoli genitoriali
Non mi sono voluto esprimere prima su questa benedetta sindrome perché già in passato mi sono cimentato qui con un argomento molto simile e mi pareva di ripetermi, ma lo faccio ora volentieri, giusto per affiancare la mia valutazione di uomo/maschio a quella che ultimo ci ha consegnato, non so se ci saranno valutazioni comuni, ma non è importante, alcune domande sui perché della nostra vita non hanno una risposta univoca,ognuno esprime le proprie sensazioni e verità.
Se per “nido” si intende la propria casa , sono convinto che è la donna che viene colpita dalla sindrome del nido vuoto, l’uomo penso ne sia esente, e colpisce la donna quando si rende conto di avere a disposizione per se il tempo che prima non aveva ,ma nessuno la impegna, in poche parole si accorge solo ora che, mentre lei si dedicava anima e corpo ai propri figli, il rapporto con l’uomo che le sta al fianco si andava deteriorando.
Io, non essendo ovviamente di primo pelo ed avendo ormai la maggior parte della vita alle spalle, mi sono fatto una precisa idea del perché arrivi sindrome del nido vuoto, e nei miei ultimi dieci anni, a causa del mio hobby ho avuto modo di incontrare decine di donne sulla mezza età che mi confidavano di sentirsi ormai praticamente inutili.
Ebbene io ho una mia convinzione forse molto personale e discutibile, chiedo perdono se ne estremizzo i termini, ma è solo per farne risaltare la valenza.
Io faccio sempre riferimento alla natura ed in natura, uomo escluso, la sindrome del nido vuoto non esiste, alche se ultimo ha fatto un paragone con le aquile, capisco che la sua è una variazione poetica sul tema.
In natura la coppia ,intesa come maschio e femmina, è unita in un solo intento, procreare, a volte si impegna il maschio, pensate al pinguino imperatore dove il maschio aspetta mesi sul ghiaccio, più spesso la femmina da sola, o tutti e due a fase alterne, la coppia se c’è è solida, compatta, indistruttibile, rafforzano in continuazione il loro legame come per ribadire “io ci sono”.
Nella razza umana, che è poligama per natura e monogama per cultura, noi in fondo siamo scimmie evolute, è la donna che nasce mamma nel dna, l’uomo non lo è per natura, lo diventa per cultura, o almeno ci prova.
Quando si è fidanzati, tutto fila liscio, uno per l’altro, poi al primo figlio, la donna , per necessità e suo viscerale sentire inizia a far mancare una parte delle attenzioni al compagno, il quale non ne è felice, e qui la donna commette il più grande errore della propria vita, che costerà caro in futuro, quello di dedicarsi anima e corpo ai figli trascurando prima se stessa e poi il compagno.
Queste fa sorgere delle crepe nel rapporto di coppia e , quando i figli avranno spiccato il loro volo, giusto per richiamarmi all’amico ultimo e la donna rimasta sola nella casa vuota, con un rapporto affettivo con il compagno che si è trascinato per anni nella noia dell’abitudine, magari nel frattempo l’uomo, meno impegnato di lei con la famiglia, ha avuto modo di sopperire alla mancanza di attenzione o di affetto con qualche amante quà e là, ecco che la crisi nella donna scoppia.
Solo ora, che non ha più i figli che le occupano ogni pensiero, ha il tempo di pensare e non trovando più al suo fianco quel compagno che dava per scontato la aspettasse per finire la vita insieme , si sente inutile e senza punti di riferimento, si guarda nello specchio e si fa delle domande.
Qui la reazione è personale, ci sono donne che si salvano rivolgendo la loro attenzione materna sui nipoti, chi va in depressione, chi si affloscia come un sacco vuoto e si chiude in casa, chi riprende ad andare dalla parrucchiera e uscire con le amiche, altre cercano di riprendere il rapporto con il compagno e scoprono che lui ha l’amante da anni e tutto va a rotoli, le discoteche e forse anche questo sito sono zeppi di queste esperienze femminili, chissà perché buone parte delle separazioni avviene proprio attorno ai 50anni, eccolo il motivo .
Quando il giudice, all’udienza della mia seconda separazione mi ha chiesto, “ma come mai questa decisione?” gli ho risposto “Signor giudice se lei possiede un gatto in casa e non gli da mangiare, non è che muore, va fuori e se lo cerca” dove il “mangiare” era l’affetto con tutti i suoi risvolti, letto compreso, lui ha capito e non ha indagato oltre, mi ero stancato di aspettare, sentivo che la vita che mi sfuggiva via.
Nella mia vita, anche per lavoro, ho avuto decine di possibilità di andare con donne al di fuori del matrimonio, se sono rimasto fedele per più di 25 anni un motivo c’è, non è che non ne fossi tentato, ma perché credo nei valori della coppia, il compagno e la compagna devono essere il mondo.
Il resto, tutto il resto, gli gira intorno, i figli devono venire dopo altrimenti quella coppia non funzionerà mai e quando la sindrome colpirà sarà fatale, prima fare la moglie o il marito, per quanto sta nelle proprie forze, e poi mamma e papà, una carezza in meno al figlio e una carezza di più al compagno.
Il figlio nemmeno se ne accorge che ne manca una, ma il marito si accorge di quella che gli viene data, capisce e ricambia, se è un uomo intelligente, perché se è un coglione allora è inutile stare a parlare.
Un mio caro amico mi disse un giorno che le donne, una volta arrivate a 50 (quando i figli……) anni, hanno due possibilità, o diventano suore o diventano mignotte, certo una tale affermazione non è condivisibile, ma che sia anche questa una delle conseguenze della famosa sindrome ?
Ovvio che se le coppie non vivessero in funzione dei figli ma respirassero di vita propria non dimenticando che esiste uno stare insieme a prescindere dalla prole... Beh... Se ciò accadesse forse si potrebbe anche esplodere di gioia e dire "evvai se ne sono andati i figli finalmente ci riappropriarsi con maggior piacere del nostro tempo da coppia" :)). Mi viene in mente un filmetto americano in cui due genitori pagano una ragazza per sedurre il figlio grande grosso e giuggiolone per convincerlo ad andare via da casa
Jocondor il tuo tentativo di trovare delle spiegazioni è assolutamente condivisibile, anche se pericolosamente spostato sul versante maschile, e non potrebbe essere diversamente, non posso certo chiederti di ragionare come una donna. Trovo però, e questo lo apprezzo,  che sia basato su una premessa non esplicitamente dichiarata, o data per scontata quasi per pudore, e sulla quale sarebbe utile aprire, ma non qui, una condivisione: il bisogno maschile di intimità (di "intimità" dico, prima ancora che sesso) come base indispensabile di garanzia da cui partire per rendere concreta e credibile la nostra funzione maschile di guida, di iniziativa, di apertura oltre i confini famigliari. Non perdo in dignità ammettendo che io ne ho sempre avuto un estremo bisogno e che quando mi è mancato anche la mia funzione è andata in crisi. Talvolta bastava allungare una mano nel modo giusto per scoprire che dall'altra parte del letto c'era un corpo un caldo che fremeva di desiderio e una mente che aveva tutti gli strumenti adatti per capire che quella mano, pronta anche a ritrarsi, era una invocazione di aiuto. Bisogno di intimità dichiarato e accolto per non essere costretti (costretti? ma la pazienza dove la lasciamo?) a mettere le gambe fuori dal letto, come il tuo gatto, per andare a sfamarsi altrove. Tutto unilateralmente vero quindi quello che hai detto.

Ma il tema era il nido vuoto. Indubbiamente è una sensazione reale che unita forse anche al venir meno di una scadenza mensile può dar luogo a percezioni di inutilità. Sempre rimanendo nel modo unilaterale di pensare, quello maschile il solo che riusciamo a usare, qual è la nostra funzione in quel frangente? domanda lecita, noi siamo più determinati, a noi la scadenza giornaliera non viene meno, anzi, la barba cresce in modo sempre più consistente, come la nostra capacità decisionale. E se lo abbiamo capito, a una decisione dobbiamo pur arrivare. Dall'altra parte del letto, questa volta è lei,  sentiamo che si allunga una mano a cercarci, quella che prima era prevalentemente tesa verso gli aquilotti. Cosa ci suggerisce la nostra capacità di analisi e a quali deduzioni operative ci orienta? ... ahhh, ha smesso di fare la suora, finalmente è diventata una m...? Non voglio dare ripsoste, perchè in gioco ci sono due sensibilità e una personalissima storia in comune che dobbiamo rispettare, ma la domanda lo pongo ugualmente: lei ha un problema di utero improduttivo, ma tu uomo che fai, tu che sai ragionare e decidere? siete una coppia non due estranei. 
Hai visto giusto Ultimo, è proprio quello che io intendevo, il bisogno di intimità anche maschile non riconosciuto dalla controparte, dare sempre per assodato che sia sempre lui che allunga la mano nel letto, perchè così non è amore, ma una necessità ormonale che non tutte le donne possiedono e quando c'è è una pericolosa fonte di future corna.
Per ribadire l'affetto, qualsiasi affetto , basta una carezza, un abbraccio, un "ti voglio bene!" detto senza pensarci su tanto.
Questo non è , a mio parere, fuori dal tema proposto, ma ne è spesso una conseguenza, i rapporti tra compagni di vita si basano su colonne portanti e la completa dedizione ai figli, ne demolisce parti consistenti, tanto che alla fine la struttura non regge e implode
Quando i figli se ne vanno, se la coppia è solidale e compensativa, non ci sarà nessuna sindrome, ma solo più occasioni per ribadire l' affetto reciproco, perchè in quel benedetto nido non c'erano solo i figli , ma anche colui/ei che ti ha permesso di averli ed allevarli insieme a te, il proprio compagno/a di vita, non mi pare così poco, certo che, se nel frattempo il gatto si è allontanato farlo tornare sarà dura, non credi?
Non so se una donna a cinquant' anni diventa suora o mignotta, come suggerisce il caro amico di jocondor con profondità, sensibilità ed eleganza di pensiero.
Non lo so e mi astengo dal giudizio sulla prima e ancor più sulla seconda, dove ognuno nella vita fa quel che riesce, come può.
Ho figli con un età che spazia dai 35 ai 15 anni dunque il nido è ancora parzialmente abitato e non posso rispondere per esperienza personale.
Penso che quando i figli diventano grandi e vanno per la loro strada per una donna molto spesso è anche il tempo della "restituzione" ai propri di genitori che diventati anziani richiedono cure, assistenza e tempo dedicato.
E più importante di questo la donna si trova anche fisicamente in un momento di transizione e cambiamento che Ultimo definisce "utero improduttivo", la menopausa, con tutti i suoi disturbi fisici e psicologici.
Con questa triade di cambiamenti, figli grandi lontani, genitori anziani richiedenti, un corpo trasformato certamente non in meglio, è possibile entrare in crisi.
Mi piace pensare che, se la crisi è un tempo di cambiamento, la donna riesca ad attraversarlo sentendo anche le opportunità che questo tempo ci regala.
Nell autunno ci sono bellissime, I colori sono caldi e avvolgenti. E con la trepidazione che ogni nuovo viaggio ci porta, con il coraggio della consapevolezza, la dignità e il rispetto per se stesse, con la forza e la tenerezza che l esperienza ci ha messo nello zaino, possiamo rimetterci in marcia, trasformare il nostro nido e godere il più possibile dell'autunno che è già qui.