Buonanotte a tutti. Mi sono iscritto da pochi minuti. Cercavo un punto dove capire cosa si può fare con un genitore anziano, sempre meno auto-sufficiente. Mio padre vive con mio fratello, io ho una famiglia e mia sorella altrettanto. Cerchiamo di aiutarlo come possiamo, ma le cose stanno cambiando in peggio. Purtroppo mio fratello (51 anni) non ce la fa più e ci sta chiedendo aiuto in ogni modo. Lo capisco perfettamente. Sto dando assistenza a mio padre e devo dire che, accudire un anziano malato e non del tutto lucido, è veramente faticoso. La notte diventa il momento più difficile, perché mio padre sta avendo un enorme problema fisiologico ogni santa notte. Mio fratello non ce la fa più, ha bisogno di dormire, per poter riuscire a lavorare. Cerchiamo di aiutarlo in vari modi, ma la situazione è diventata veramente pesante. Si pensava di mettere mio padre in una struttura "decente", che possa seguirlo... che faccia questo come lavoro, in un modo professionale. Mio padre è lucido di giorno, ma quando si sdraia perde la cognizione di tutto. C'è qualcosa che lo scombussola, quando si mette a letto la notte. Forse la circolazione, non so. Lo stiamo portando a fare ogni sorta di visita, ma ultimamente non ce la fa nemmeno ad alzarsi e a camminare. Ha 2 invalidità: quasi non vede da un occhio e ha delle formazioni tumorali nei polmoni, che vanno avanti molto lentamente. Ultimamente si sta ingobbendo, anzi no, si sta letteralmente accartocciando su se stesso, e credo sia più una questione psicologica. Non vuole più combattere. Ci sacrifichiamo come possiamo, ma siamo arrivati ad un punto (temo) di non ritorno. Il timore è che, a metterlo in una casa di riposo, e conoscendolo, possa inesorabilmente intristirsi (il processo di "lasciarsi andare" lo ha già iniziato da 2 mesi). Non sappiamo che fare. Ed è un terno al lotto, trovare una struttura seria, dove curino davvero gli anziani e dove ci sia vera pulizia. Ci sentiamo sbandati. Ho trovato questo gruppo e volevo condividere con voi il mio problema. Noi stiamo a Roma, se qualcuno può aiutarci con un consiglio, io lo ringrazio davvero di cuore.
Ciao Angelo,
è difficile vedere una persona soffrire a prescindere che siano i nostri genitori o meno.
Tanto la persona che soffre ci è vicina tanto più la cosa ci fa star male; inoltre vedere un genitore spegnersi piano piano è straziante. Lui è quello che è sempre stato con noi da quando siamo nati, anche se inesorabilmente il ciclo della vita viene rispettato, il dolore di questo cambiamento nei genitori è profondo.
Questo è il primo punto da affrontare dentro noi stessi; poi c'è il lato pratico, cosa fare, come fare, cos'è la soluzione migliore per lui/loro e per noi stessi?
Bisogna suddividere bene i problemi: i problemi del genitore, i nostri problemi, cioè un problema non deve inquinare gli altri rapporti. Mi spiego meglio...è sbagliato rovinare il rapporto della propria famiglia per gestire incondizionatamente i genitori, primo perchè il più delle volte non siamo all'altezza, non abbiamo le conoscenze del caso specifico, come è meglio gestire alcune patologie; secondo: la nostra famiglia ci deve accompagnare fino all'età che attualmente hanno i nostri genitori...o almeno si spera!!!
Quindi è necessario razionalizzare, distaccarsi emotivamente e giudicare quale assistenza sia meglio per questa persona, ovviamente il primo da contattare è il medico di famiglia che, con la sua esperienza, può consigliarci diverse soluzioni tra cui scegliere. Poi hai la fortuna di essere in due fratelli, quindi la scelta non è tutta sulle tue spalle.
rimane comunque un periodo molto sofferto e che tutti noi prima o poi devono passare, quindi forza e coraggio!!!
Ciao
Antonella
I GENITORI NON SI ABBANDONANO IN OSPIZI.
Loro ci hanno messo al mondo e si son curati di noi (parlo di chi, come me, ha vissuto una felice infanzia "normale").
NON POSSIAMO NON CURARCI DI LORO.
Al massimo, se abbiamo problemi, possiamo affiancargli qualcuno temporaneamente, ma sempre nella loro (nostra) casa.
Portare un genitore all' ospizio è come abbandonare un cane d'estate per strada.
#NONSIFA

P.S. Troppi nuovi fakes ultimamente...si vede che a qualcuno son finite le ferie! :mrgreen:
@ Angelo,
penso che la prima cosa sia che chiediate a vostro padre cosa desideri veramente LUI.....poi consultatevi con il medico curante o medico specialistico. provate a parlare con il medico della possibilità di avere " l' assistenza domiciliare " , sono percorsi assistenziali nel proprio domicilio e con progetto di assistenza individuale , molto utile
Esiste l'assistenza domiciliare programmata (ADP), l' assistenza domiciliare integrata (ADI), provate anche a sentire il Comune di residenza del papà, in alcuni casi sono loro che attivano i percorsi agli anziani non proprio autosufficienti
Siete in tre, coraggio.....
La mia mamma cominciò la sua frequentazione con M. Alzheimer con la rimozione.
Aveva da rimuovere una intera vita passata a fianco di qualcuno che definire padre è offendere il senso del nome. Rimuovere le lacrime e le botte, rimuovere gli aborti, i tradimenti, le corse per cercare di far fronte a debiti e...e...e...e...
Il "gioco" iniziò con quelle motivazioni per trovare interesse e forza per continuare.
Progressivamente fu il "gioco", materializzatosi mostro vivente, a nutrirsi della "Weisse" (si chiamava Edelweiss).
Alla fine fu proprio come dice Guccini "i vecchi subiscon le ingiurie degli anni" che, con l'Alzheimer, prende una accelerazione sconosciuta fino ad oggi.
Nel mentre ci fu la solita sequenza materiale e psicologica di chi resta. Provai in tutti i modi; provai con la comprensione e facendo appello al legame affettivo e fallii. Provai con l'affiancamento di qualcuno che si trasferì a vivere li e fallii. Falli anche il portarla in una casa per anziani anche se in un primo tempo ci fu un miglioramento che mi lasciò stupito. Chiesi chiarimenti al medico che garantiva l'emergenza sanitaria -tutto ciò che non fosse stato risolvibile in pronto intervento passava immediatamente di competenza ospedaliera con intervento della croce rossa per il trasporto- ed il medico mi disse che era una reazione abbastanza comune. Argomentava che trovandosi tra suoi pari veniva a mancare il fatto dirompente e devastante del confronto con i "diversi". Ricordai le pentole lasciate accese sul fornello e lei che era uscita, le telefonate per chiedermi ci fosse e che volesse "quella" che dormiva in casa sua -..."ma si fa perfino la doccia!" mi disse un giorno-, la pettinatrice Gabry -lei, maestra elementare, che aveva fatto della retorica dell'immagine una filosofia di vita per cui prima di andare in centro passava a farsi dare una pettinata "per essere in ordine"- che mi telefona chiedendomi di raggiungerla in negozio perché "c'era un problema", la raggiungo e trovo mia madre, seduta nel salottino dell'entrata, in lacrime. Era uscita, vestita di tailleur camicetta, scarpe in tinta e...senza la gonna, solo la sottoveste. La Gabry mi disse che si accorse della cosa perché senti le risate degli avventori del bar proprio di fianco. Avventori, alcune dei quali ancora ricordano la mia reazione, che la deridevano per quella assurda condizione. Ricordai la Franca, edicolante in piazza Duomo, che mi chiese "come sta tua mamma?" e al mio "bene; perché?" mi spiegò che alcuni giorni prima mia madre la avvicinò -va detto che era l'edicola dove acquistava regolarmente il giornale- dicendole "signora, mi scusi, mi pare di conoscerla, lei...Lei sa mica perchè io sono qui?". Nell'imbarazzo del raccontarmi questo evento mi disse di averle risposto che, appunto, lei prendeva sempre il giornale e poi faceva due passi sotto i portici, un caffè da Vercesi, la spesa e tornava a casa.
Queste cose, mi tornarono in mente quando il medico mi giustificò il miglioramento di quelli che entravano nell'ambiente. Una uniformità che escludeva la mortificazione di accorgersi di cosa le stava succedendo. Perché questa fottuta malattia, che va solo in una direzione, si prende il suo tempo per distruggere le persone -non dico distruggere a caso- e in questo più o meno lungo lasso di tempo le persone vivono una follia allo stato puro condita di momenti di assenza e momenti di lucidità e, in quest'ultimi, lo strazio di ricordarsi cosa è successo prima, è devastante. Prima negano, disperatamente negano; negano come ultima ancora prima della deriva assoluta. Poi, quando nemmeno a loro serve più negare, arriva l'esasperazione, l'umiliazione, l'impotenza. Arriva "ma cosa mi sta succedendo?" con le lacrime agli occhi e la voce spaventata dall'ignoto che si è fatto mostro visibile e vissuto. E tu sei lì; quella di fronte, sempre meno riconoscibile, è tua madre e tu sei lì impotente, arrabbiato, e poi diventano aggressivi e ti tocca fargli male per fermarli dal farsi ancora più male e poi tutto scompare e ti resta la perfetta consapevolezza di un corpo mediamente sano con un cervello come una stanza vuota dove sbatte una porta e ne senti l'eco. Ricordo una frase che nella sua assurdità, forse, da la misura di cosa accade loro e di cosa ti trovi di fronte tu, che al contrario hai un intero museo di immagini, situazioni, momenti di vita assieme. Questa fu una delle ultime cose che la mia dolce madre mi disse, con occhi sempre più vuoti di qualsiasi scintilla di vita.

"Mi sembra di conoscerti ma non ricordo bene se sei il mio primo o secondo marito"
@ Angelo
la situazione ha risvolti affittivi, morali, economici. Dire semplicemente che non si fa è riduttivo.
- affettivo: come fai a mandare all'ospizio mamma o papà che presenta dei problemi? é come mettere in cella una parte di te e guardarla dallo spioncino, per poi riprendere la tua vita "normale", anche se con l'angoscia nel cuore o addirittura con un rimorso che colpevolizza.
- morale: la cura dei genitori è un dovere. E' possibile venir meno, ma solo quando hai fatto tutto il possibile e nonostante questo la situazione non solo non si risolve ma si aggrava (Grazia ha dato delle indicazioni). Ma anche la cura di te e della tua famiglia è un dovere morale, forse anche più importante. Puoi rinunciare a qualcosa ma non puoi rischiare di distruggere te e le tue relazioni e affetti famigliari. Soprattutto non puoi imporre a chi vive con te rinunce che tu ti senti di fare ma che non puoi pretendere da altri.
- economico: non sempre è possibile sopportare il costo di un ricovero (non parliamo di ospizio. Ci sono strutture molto efficienti, almeno a Milano, e con costi relativamente contenuti ma, non dimentiachiamolo, onnicomprensivo: assistenza medica, cura della persona, vitto, pulizia, lavanderia, analisi, attività ricreative, presenza di volontari, svaghi, ecc.). Occorre perà essere concreti e fa bene i conti . Quanto costa a casa la badante, l'infermiera, l'assistenza igienica, la biancheria, il medico, il trasporto, … senza contare la fatica personale dell'assistenza notturna che, se cura l'anziano, finisce prima o poi col distruggere chi la compie col risultato finale di privare l'anziano del supporto assistenziale "famigliare".
In queste sottrazioni occorre buon senso e fare scelte anche dolorose. Non è venir meno ai propri affetti e ai propri doveri. Talvolta è più saggio affidarsi a strutture specializzate. Non ci sarà un rapporto affettivo con l'anziano, ma sicuramente un'assistenza più professionale ed efficace, quella che un famigliare con tutto il suo affetto non è in grado di dare.  L'importante è che l'anziano non venga abbandonato. E' fondamentale andarlo a trovare ogni giorno per non farlo sentire solo, per portargli un po' di gioia e di calore.
Io sono l'ultimo a poter dare consigli, perché fortunatamente ho un padre quasi centenario ancora in grado di mettermi in riga, ma dall'esperienza che mi sono fatto con amici e colleghi ho notato una cosa: chi si trova a vivere queste situazioni non ha la lucidità necessaria per analizzare la situazione in modo realistico. Deve prender il coraggio a due mani e ascoltare il medico, tenendo presente che in ballo non c'è solo l'anziano (che prima o poi non ci sarà più), ma anche e soprattutto noi che lo assistiamo ( che si presume dobbiamo continuare a vivere) e le persone che con noi hanno scelto (o sono costrette) a vivere.
Bisogna domandarsi , senza speculazioni di nessun  genere, qual è la soluzione migliore per l'anziano.  L'affetto non sempre suggerisce la migliore. 
Pensaci Angelo, 
@ Angelo.,
mi viene in mente un'altra possibilità, ovviamente parlandone prima voi figli con il papà e con il medico curante

Esistono strutture chiamate " Centri diurni per anziani ", ( CDI. Centro Diurno Integrato ) lo scopo è migliorare la qualità di vita dell'anziano evitandone il ricovero in una struttura residenziale.....

Il Comune ha le liste dei centri pubblici e privati più vicini alla vostra zona e dei paesi limitrofi

Nelle strutture pubbliche o convenzionate, l'ospite paga la retta in base al proprio reddito.
Queste strutture hanno :
- RAA (responsabile d'area assistenziale) coordina tutto il personale del centro ed è il responsabile per tutte le attività che si svolgono.
- Personale Infermieristico e Socio-Sanitario , si occupano dell'assistenza sanitaria di base, assistenza nell'igiene personale , pasti. hanno anche fisioterapisti ed animatori , gli anziani passano la giornata insieme, socializzano, giuocano a carte, a tombola e così via, da non sottovalutare...

L'anziano non si sente abbandonato bensì accompagnato (le strutture hanno i mezzi per prenderli e riportarli a casa) in un luogo sicuro e “protetto”, con l'assistenza dovuta, dove trascorrere le proprie giornate stando in compagnia in un ambiente famigliare che offre la possibilità di recupero funzionale ma anche divertimento ed animazione
Da non confondere con persone che attendono di entrare in una RSA, ( Residenza Sanitaria Assistenziale , "case di riposo") ma per persone che desiderano restare al proprio domicilio
e per la notte, sempre chiedere in Comune se hanno delle " collaboratrici famigliari " per poter seguire il papà anche durante le ore notturne
Ecco, parlatene tra di voi ed insistete con il Comune !

Una piccola riflessione, mi capita di vedere nonni " usati " come baby-sitter, dog-sitter e quant'altro poi d'estate abbandonati dai figli facendoli apparire come un peso, una 'zavorra'.....

Anziani, fra poco, fra molto, comunque anche se non ci pensiamo, lo saremo anche noi !!!
Allargando l'argomento sulla "terza età ", una volta c'erano anziani che avevano proprietà terriere, quelli che avevano tanti figli , tanti nipoti e che non permettevano loro di muovere un attrezzo senza il loro permesso....
Ad oggi il numero di anziani è in continuo aumento ’e gli autosufficienti che si "gustano" la loro pensione vengono dimenticati dalla società perché li considerano buoni a nulla che passano il loro tempo a vagabondare nelle piazze, davanti ai bar o a fare le partite a carte con gli amici./che

Si dovrebbe dare la possibilità ai nonnini non autosufficienti di scegliere liberamente come trascorrere l’ultimo periodo della loro esistenza. Ho conosciuto anziani che hanno volontariamente deciso di frequentare/abitare strutture per la terza età, perché vivevano da soli e/o male con figli e parenti, ben accuditi dal personale e sempre in compagnia di persone che condividevano la loro stessa situazione.

C’è anche chi è autosufficiente e accetta volentieri l’idea di starsene tranquillamente in solitudine, magari sperando (e sono parecchi i casi ) di rincontrare l’amore..... e secondo me , fanno bene
Perchè dover trascorrere l'ultimo periodo dell'esistenza da soli ?

E, parlando d'amore...., Allego l'espressione del vero Amore... che và oltre... L'amore non ha sesso, né età, né religione, né paese, né distanza, né tantomeno razza o colore… è universale e poliglotta, si trova ovunque e parla la lingua del cuore.
JP M

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Certo della totale comprensione di Gioiuccia cara preciso e puntualizzo che quel JP M è Jean-Paul Malfattì e non JP Morgan che, au contraire, agli anziani ha fatto un... (oddiooooo, che ero in procinto di dire!!!).
Ciao stellina!
tutto ciò che è è positivo, producente, utile, interessante e istruttivo.è ben accetto da Gioietta & Co.
PS

Un..... ? casino, colloquio, finanziamento , esame, ecografia , exploit, isterostopia, film, ??

Aaaaaaaaa, no, non dirlo 8)
Ciao Angelo
il problema mi tocca molto. ho dovuto affrontarlo qualche anno fa.
Quando due genitori lavorano, non hanno molto tempo da dedicare.
Allora ho cercato delle badanti . E' stata dura e difficile affrontare.
Comunque non puoi lasciare il lavoro per i genitori anche se hanno fatto
molto per te. E' la vita di oggi.   In bocca al lupo ! ciao Gigliola
Un consiglio da amica, Gigliola....
Ma non sai che non si devono pubblicare i propri dati personali online quando chiunque, anche i non abbonati, possono leggerli?  Fossi in te comincerei a pensare di cambiarlo!!!!

Va beh...quando faccio un salto a Granarolo magari devio un pochino e faccio un salto a trovarti.
La sera, certo! :D
Angelo2708 ha scritto: Buonanotte a tutti. Mi sono iscritto da pochi minuti. Cercavo un punto dove capire cosa si può fare con un genitore anziano, sempre meno auto-sufficiente. Mio padre vive con mio fratello, io ho una famiglia e mia sorella altrettanto. Cerchiamo di aiutarlo come possiamo, ma le cose stanno cambiando in peggio. Purtroppo mio fratello (51 anni) non ce la fa più e ci sta chiedendo aiuto in ogni modo. Lo capisco perfettamente. Sto dando assistenza a mio padre e devo dire che, accudire un anziano malato e non del tutto lucido, è veramente faticoso. La notte diventa il momento più difficile, perché mio padre sta avendo un enorme problema fisiologico ogni santa notte. Mio fratello non ce la fa più, ha bisogno di dormire, per poter riuscire a lavorare. Cerchiamo di aiutarlo in vari modi, ma la situazione è diventata veramente pesante. Si pensava di mettere mio padre in una struttura "decente", che possa seguirlo... che faccia questo come lavoro, in un modo professionale. Mio padre è lucido di giorno, ma quando si sdraia perde la cognizione di tutto. C'è qualcosa che lo scombussola, quando si mette a letto la notte. Forse la circolazione, non so. Lo stiamo portando a fare ogni sorta di visita, ma ultimamente non ce la fa nemmeno ad alzarsi e a camminare. Ha 2 invalidità: quasi non vede da un occhio e ha delle formazioni tumorali nei polmoni, che vanno avanti molto lentamente. Ultimamente si sta ingobbendo, anzi no, si sta letteralmente accartocciando su se stesso, e credo sia più una questione psicologica. Non vuole più combattere. Ci sacrifichiamo come possiamo, ma siamo arrivati ad un punto (temo) di non ritorno. Il timore è che, a metterlo in una casa di riposo, e conoscendolo, possa inesorabilmente intristirsi (il processo di "lasciarsi andare" lo ha già iniziato da 2 mesi). Non sappiamo che fare. Ed è un terno al lotto, trovare una struttura seria, dove curino davvero gli anziani e dove ci sia vera pulizia. Ci sentiamo sbandati. Ho trovato questo gruppo e volevo condividere con voi il mio problema. Noi stiamo a Roma, se qualcuno può aiutarci con un consiglio, io lo ringrazio davvero di cuore.


Ti capisco, e avete tutta la mia solidarietà. Mia madre aggravatasi 2 anni fa vive con me. Mi sono messa in aspettativa e ci diamo il turno 24h con mia sorella . Sì, è difficile e ancor più quando senti che la tua vita gira attorno al genitore. E' un tema difficile, e non c'è la risposta giusta.
Ho visto dei tristissimi ricoveri qui in sicilia e quindi, è l'ultima spiaggia. Ho visto come il compagno defunto di mia madre, ha perso la lucidità e la voglia di qualsiasi cosa; dormiva anche a tavola, come tutti i ricoverati. Non serve dire altro.
Ciao
in bocca al lupo!
Patrizia
Ho letto questo post vedendo crescere dentro me, ad ogni riga letta, un'immensa tristezza. Io vivo una situazione diversa. La persona che necessita di aiuto è mia figlia. Molti penseranno che è diverso. Non credo sia così. Mia figlia è nata con una grave lesione cerebrale e con una sindrome rara che la rendono del tutto non autosufficiente. La seguo da oltre 29 anni, da quando è nata. Avevo 30 anni allora, ora ne ho 60... Cosa penso? Che è solo questione di sentimenti sulla base dei quali solo tu sai cosa sei disposto a dare. Sradicare una persona dal suo habitat familiare, amicale, sociale, non credo possa essere considerata una scelta mirata al benessere della persona interessata. E' una scelta e va comunque rispettata ma per favore non fatela passare per qualcosa che viene fatto a fin di bene. Non è il suo bene, è il nostro! Non bisogna giudicare, mai, ma nemmeno autoassolversi per un amore che non si è in grado di dare. Siamo umani e siamo limitati. Basterebbe dire: non ce la faccio!