Guarda, io non sono "cortese con tutti" perché come diceva Battiato molti anni fa "siete come sabbie mobili: tirate giù". Mi rendo conto che è una posizione poco sociale, e probabilmente non fossi nella situazione in cui sono non me la potrei permettere.
Io trovo che la banalità, la ripetitività, i rituali e le convenzioni siano una forma di violenza che ci viene inflitta. Le chiacchiere sul tempo, su dove vai in vacanza, sulle zucchine al forno, quando non supportate da autenticità, interesse e capacità di comunicare davvero agli altri qualcosa che possa loro servire, sono una tortura sociale. Molta gente parla perché ha la bocca, per riempire un vuoto suo o della situazione che sta vivendo. Molta gente parla proprio perché non ha nulla da dire, né una scintilla di vita, né un interesse, né un hobby che gli tenga occupata la mente e il corpo. Molta gente vive nel ricordo di ieri, di una mitologia di un sé che non c'è mai stato, di sogni di battaglie di vita vinte o perse, ma in realtà mai combattute. Molta gente inganna sé stessa, e così facendo non può non ingannare anche gli altri, magari non volendolo.

Non sono un Savonarola, non me la prendo con questo o quello, ma con l'insieme dei questi e dei quelli.
E vuoi non essere selettivo? Vuoi lasciarti prendere da questo gorgo di Nulla? Vuoi ripetere sempre gli stessi gesti, sperando che qualcosa cambi magicamente, perché non sai da che parte cominciare a farlo cambiare tu?
Vade retro! Fuori dai piedi!
Arrogante? Certo! Senza un pelo di ripensamento. Io qui, voi lì. E, con me, i pochi che non sono morti. Gli altri alle loro automobili, alle loro casette con le tendine, ai loro miti di un consumismo interiore assai più pernicioso di quello degli oggetti.
"The Man in the High Castle". Non è il castello a stare in alto, ma tutto il resto a stare tremendamente in basso.
Ciao Daniela.