Vediamo di essere un po' sistematici, tanto per cominciare a ragionare.
La prima cosa che ti devi domandare è PER CHI scrivi. Michela V., indirettamente, te l'ha già detto due volte: se decidi di scrivere per i bambini, devi adattare il tuo stile ai bambini (e di che età). Ma tu con quello che ci hai fatto leggere NON stai scrivendo per i bambini. Quando parlavo di "poetica" - che non è una parola particolarmente impegnativa - intendevo proprio questo: qual è l'universo di riferimento? Non hai temi realistici bensì immaginifici (principi, scale, tappi...), di tipo sì infantile. Questo è il tuo unico registro o ne hai anche altri?
Dopodiché. Se scrivi solo per te o per i dating site over, non c'è problema. Se invece vuoi farti leggere, la cosa cambia sostanzialmente: devi trovare un linguaggio e delle idee che siano riconoscibili come tue tipiche e che risultino interessanti (novità) per il lettore. E' un lavoro? Certo, e pure difficile. Non ho citato Paul Auster a caso: lui racconta di un racconto su due scarpe (Hank e Frank) scritto da un ragazzo di 11 anni (Ferguson, il protagonista del romanzo). In tal modo riesce a dire molto sulla poetica di Ferguson e quindi sul mondo in cui vive (l'America primi anni '60). Ferguson ovviamente non esiste. L'interesse del lettore NON è sul racconto di Ferguson (che peraltro Auster non riporta), bensì sul modo di questi di vedere il mondo, a 11 anni. Si tratta di una tecnica piuttosto raffinata, che solo uno scrittore del suo calibro sa gestire restando plausibile. Auster quindi NON scrive per gli ipotetici lettori di un racconto di un undicenne, ma scrive per noi, grandi e vaccinati, interessandoci a scoprire cosa ha in testa un ragazzo di 11 anni.
Tutto questo per dirti che il tono di un racconto va attentamente calibrato sugli ipotetici lettori.

La mia esperienza di critico mi ha fatto leggere un sacco di boiate di gente che pensava di essere originale, divertente o interessante, senza esserlo.

Un altro aspetto riguarda la lunghezza dei tuoi sforzi. Sono tutti così brevi? Perché nonostante quello che ti possano dire gli esperti letterari di Club50-plus, tale lunghezza in Italia non ha alcun mercato (negli USA e in GB, per esempio, sì). Il tempo di Buzzati è finito da un pezzo (lui riusciva a scrivere roba forte di 3 righe e anche meno, perfettamente autocontenuta e autonoma).

Gli aspetti su cui puoi lavorare sono molti, e quindi puoi migliorare molto in termini di linguaggio, ritmo, originalità, anche conservando la stessa poetica e la medesima lunghezza di riferimento.
Vale la pena impegnarsi in questo? Lo puoi sapere solo tu, valutando cosa ti chiede rispetto a quanto ti dà.
In ogni caso, buona fortuna.
Cara, i tuoi scritti sono molto gradevoli ma non mi permetto di farne una "recensione" in quanto non sono un esperto "critico letterario".
Invece, con certezza, ti ammiro per l'ironia e, quindi, la grinta, dimostrata nei confronti della recente scoperta della patologia della quale , in precedenza, ti saranno arrivati, si puo' immaginare e, sempre più spesso, ambigui, ma allarmanti, messaggi.
Per il momento questo ha avuto il merito ti stimolare in alto grado la tua creatività, cosa che, forse, non si sarebbe, senza questo stimolo, evidenziata mai.
Poi, sicuramente i progressi della medicina, oggi così veloci, e che stanno monitorando sempre più da vicino anche questa patologia, avranno la meglio su questa, dato che, in ogni caso, comporta comunque grandi sofferenze.
Ti faccio tanti auguri, convinta che ce la farai su tutto.
Concordo su quanto affermi ma al momento non sono in grado psicologicamente di pensare di tramutare in lavoro quello che ora è un piacere , uno sfogo . La mia è una valutazione legata molto a motivi contingenti che sto vivendo . Sto trattando con un legale la fuoriuscita dal mio posto di lavoro dopo 33 anni di lavoro di cui 10 di mobbing .Non ho quindi la necessaria lucidità per impegnarmi affinchè la scrittura diventi qualcosa di più .
buona vita anche a te

KwisatzHaderach ha scritto: Vediamo di essere un po' sistematici, tanto per cominciare a ragionare.
La prima cosa che ti devi domandare è PER CHI scrivi. Michela V., indirettamente, te l'ha già detto due volte: se decidi di scrivere per i bambini, devi adattare il tuo stile ai bambini (e di che età). Ma tu con quello che ci hai fatto leggere NON stai scrivendo per i bambini. Quando parlavo di "poetica" - che non è una parola particolarmente impegnativa - intendevo proprio questo: qual è l'universo di riferimento? Non hai temi realistici bensì immaginifici (principi, scale, tappi...), di tipo sì infantile. Questo è il tuo unico registro o ne hai anche altri?
Dopodiché. Se scrivi solo per te o per i dating site over, non c'è problema. Se invece vuoi farti leggere, la cosa cambia sostanzialmente: devi trovare un linguaggio e delle idee che siano riconoscibili come tue tipiche e che risultino interessanti (novità) per il lettore. E' un lavoro? Certo, e pure difficile. Non ho citato Paul Auster a caso: lui racconta di un racconto su due scarpe (Hank e Frank) scritto da un ragazzo di 11 anni (Ferguson, il protagonista del romanzo). In tal modo riesce a dire molto sulla poetica di Ferguson e quindi sul mondo in cui vive (l'America primi anni '60). Ferguson ovviamente non esiste. L'interesse del lettore NON è sul racconto di Ferguson (che peraltro Auster non riporta), bensì sul modo di questi di vedere il mondo, a 11 anni. Si tratta di una tecnica piuttosto raffinata, che solo uno scrittore del suo calibro sa gestire restando plausibile. Auster quindi NON scrive per gli ipotetici lettori di un racconto di un undicenne, ma scrive per noi, grandi e vaccinati, interessandoci a scoprire cosa ha in testa un ragazzo di 11 anni.
Tutto questo per dirti che il tono di un racconto va attentamente calibrato sugli ipotetici lettori.

La mia esperienza di critico mi ha fatto leggere un sacco di boiate di gente che pensava di essere originale, divertente o interessante, senza esserlo.

Un altro aspetto riguarda la lunghezza dei tuoi sforzi. Sono tutti così brevi? Perché nonostante quello che ti possano dire gli esperti letterari di Club50-plus, tale lunghezza in Italia non ha alcun mercato (negli USA e in GB, per esempio, sì). Il tempo di Buzzati è finito da un pezzo (lui riusciva a scrivere roba forte di 3 righe e anche meno, perfettamente autocontenuta e autonoma).

Gli aspetti su cui puoi lavorare sono molti, e quindi puoi migliorare molto in termini di linguaggio, ritmo, originalità, anche conservando la stessa poetica e la medesima lunghezza di riferimento.
Vale la pena impegnarsi in questo? Lo puoi sapere solo tu, valutando cosa ti chiede rispetto a quanto ti dà.
In ogni caso, buona fortuna.
Vi offro in pasto la seguente accozzaglia di vocali e consonanti .......
buon martedì !

GRAMMATICA.

Sono nato nel II capitolo , inatteso come un refuso di stampa . Sono comparso lì sulla bianca pagina , solo e sperduto in attesa di essere fagocitato da una schiera di orgogliosi nomi e pronomi ; abbellito e curato da aggettivi e comparativi nonché addomesticato ed educato all’obbedienza da un ristretto gruppo di potere , dove si erano autonomamente esiliati aitanti verbi e soggetti compiaciuti.
E fu così che in un batter di pagine si trasformò e da pupa divenne farfalla. Si liberò velocemente di vecchie definizioni grammaticali , tanto quanto altrettanto rapidamente si ammantò della nuova corrente di moda. Abbracciò il futuro ed entrò ufficialmente a far parte della scuola di scrittura creativa . Come primo passo si offrì per un posto vacante di moderatore per versi in rima.
Purtroppo per ingenuità si lasciò trascinare in inutili diverbi su desinenze scorrette.
Fu molto faticoso tirarsene fuori ma alla fine ne uscì vittorioso , anche se con qualche virgola rotta.
Or dunque il problema si ripresentava e intanto , inesorabile la lettura continuava e si avvicinava paurosamente , capitolo dopo capitolo . Erano rimaste poche pagine ormai e quasi tremava pensando al grande epuratore ( il dizionario Zanichelli ) .
Ma lui , con un geniale colpo di punteggiatura si salvò e si creò da solo un seguito , facendo rimanere a parentesi aperta tutte le arroganti preposizioni.
Ancora una volta , coraggioso anzi impavido , aveva rischiato molto ma la grammatica gli era stata benigna . Invece di subire una triste sorte di annientamento totale e , ringraziando le sue capacità camaleontiche , mutò pelle e riuscì a passare con la definizione a piè di pagina di : “ Espressione moderna , informale e colloquiale “ .
E ancora una volta risorse e si riscattò.
Sua Maesta l’ errore.
:D Buongiorno "gentaglia !! "
mentre mi godo un raggio di sole e un cielo terso vi pongo una domanda.
Volete che smetta di postare i miei scritti ( e se proprio ci tengo uso il blog ) o no ?
Nella mia testa frullano idee che lottano per uscire come primedonne : piastrelle di cotto con una brutta dermatite da contatto e poi ancora "cosa succederebbe se di colpo tutti i divani e c. (poltrone e letti ) dichiarassero sciopero ad oltranza ?
la storia di un ragnetto solo e disperato in quanto evitato accuratamente a scuola dai i suoi compagni di classe insettosi (stile disney ! ) e ancora ..lavatrici in crisi esistenziale e lavastoviglie che scoprono la loro vera identità troppo tardi etc
etc etc
chino il capo e attendo umilmente risposta
Io ti consiglio di usare il blog per un motivo molto semplice: i diversi post (racconti) tuoi restano collegati l'uno all'altro (perché il blog qui è fatto così), così chi legge può passare facilmente dall'uno all'altro in sequenza, con un semplice pulsante precedente/seguente (come le foto del profilo).
In più hai qualche strumento gestionale tuo personale che sul forum non hai, come per esempio la possibilità di moderare i commenti. Terza cosa, ti abitui a gestire uno spazio tuo.

Gli svantaggi del blog sono: se ne scrivi due, il più vecchio sparisce dalla home page anche se era quello appena precedente; il post non viene upgradato - come invece succede nei forum - se qualcuno vi aggiunge un commento: resta nella posizione cronologica in cui stava prima.
Io ti dico, scrivi dove vuoi ma scrivi, a me non disturba leggerti qui nel forum. Ci sono tante persone che scrivono cazzate solo per dar fiato alle trombe, invece a me risulta gradevolissimo leggerti ed ogni volta lo faccio con piacere. Poi è chiaro, che si è consapevoli del fatto di essere esposti a critiche più o meno costruttive, ma tu prendi ciò che ritieni utile ed ignora il resto. La malattia si combatte anche così, con la gioia del fare del dire e raccontare. Sono pronta a conoscere i risultati dello sciopero.
Ciao Paolach. Forte l'idea del principe blu cobalto/rosa e gay. In effetti il principe azzurro è fuori moda . La tua versione di questo tema è originale. Mi piace.
Il tuo linguaggio è semplice ma le idee sono tante.
Quando hai tempo, mi scriveresti qualcosa sul colibrì?
Grazie mille
Ora provo a mettermi in gioco anche io, ma non sono ne divertente ne so scrivere racconti, allora faccio quello che mi riesce sufficientemente, cioè scribacchiare versi..ditemi se vi aggrada. L'ho scritta per una città che adoro e mi entrata nel cuore, Matera.

SCENDE LA NOTTE A MATERA
Oh dolce Matera
che innegabile struggimento
in questo crepuscolo di sera.
Seduta immemore, sul crine del vallone
io miro paga lo sfumar degli strali
quando il sole si adagia e poi muore.
Ad una ad una ammiccano
nel petrolio nero del cielo, le stelle
ed un alone di lumi accompagna
il sonno leggero del tempo.
Accoccolati a giro di serpe
si adombrano i rioni senza respiro
mura adagiate su mura
tra crepe e ricordi, l’incanto.
I lumi, lucciole delicate e perse
tra androni ed ogive,
si accendono opachi,
nei veli del buio che avanza.
Striscia la notte sul crine
i sogni, docili si posano
su cuscini tessuti di nulla
e pescano tra stelle nascoste e lune
mentre distendono lievi,
come panni al vento, i miei pensieri.
Odo le nenie che cullano
e sfumano tra archi ed anfratti
come piume leggere,
i sussurri ed i baci inattesi
nei vicoli ombrosi di luna.
La notte ormai brilla nel fiato più lieve
e come carezza resta
sugli usci di casa.
KwisatzHaderach ha scritto: Come idea, per me senz'altro il migliore dei tre. E anche quello scritto in un italiano migliore.
Potresti leggere il racconto delle due scarpe, in "4 3 2 1" di Paul Auster.

Approfitto dello spazio per dirti che pubblicare non è per niente facile, a meno che non sia disposta a pagare, nel qual caso diventa facilissimo. Ci sono pseudo- case editrici (tipo Albatross) che vivono solo di questo, cioè della vanità dei loro clienti (gli "scrittori").
Oggi è molto più conveniente pubblicare sul web, che ha costo zero, anche se così non avrai la soddisfazione di stringere in mano la carta. Ma almeno non butti 3-4mila euro in false promozioni e false presentazioni, che non sono nient'altro che una recita a beneficio del tuo narcisismo e delle loro tasche.


ciao non ti ho piu scritto perche non sapevo di non poter inviare messaggi se non quelli pre-scritti (non essendo premium) ma posso rispondere ad un tuo messaggio perchè sei premium . quindi se hai un attimo di tempo e ovviamente se lo vuoi se mi scrivi un messaggio potrò scriverti ! ciao e buona giornata
Ho deciso - cambiamento drastico - sedetevi su una sedia - si parte !
naturalmente ci sarà chi non condividerà il contenuto perchè non crede ma lasciatemi dire la mia come fanno un po tutti . il mondo è bello per la sua varietà
buona lettura

Essere cristiani nel mondo di lavoro

L’uomo è nato lavorando . A partire dal procacciamento del cibo tramite la caccia , la pesca , la coltivazione della terra e l’allevamento del bestiame , ha affrontato nella sua evoluzione tutti i tipi di mestieri e attività . Ma da imprenditore di se stesso è poi mutato e da soggetto è divenuto oggetto : forza lavoro. L’altra pietra miliare di questo percorso è stata la rivoluzione industriale dove l’uomo è confinato nel ruolo di ingranaggio di una delle tante catene produttive.
Di qui in avanti è stata una lunga e precipitosa discesa dove siamo stati sostituiti dall’automazione del settore industriale alla robotica domestica .
Ma Dio dov’è in tutto questo ?
Qualcuno risponderebbe forse “ Dai a Cesare quel che è di Cesare “ . Si da un certo punto di vista, ma il cristiano non dovrebbe sentirsi lacerato nel suo essere credente e lavoratore .
L’uomo dovrebbe essere il principio e il fine del nostro agire . Dovrebbe essere visibile a occhio nudo e desumibile dai nostri modi di agire e di comportamento , con colleghi e superiore.
Tutto ciò ci fa entrare in conflitto disastrosamente con le logiche del profitto a tutti i costi adottato dalle piccole alle grandi catene multinazionali .
Quando vediamo calpestare la dignità umana in nome di un dividendo azionario e quando realizziamo di essere considerati ne più ne meno che un numero , su un foglio pieno di statistiche , ci verrebbe voglia di cambiare pianeta.
Ma dato che la velocità della luce non è ancora stata superata , scendiamo dalla nuvoletta e mettiamo i piedi per terra. Con tanta ma tanta pazienza cerchiamo di svolgere nel migliore dei modi il nostro lavoro quotidiano , che rappresenta anche l’unica e sola fonte di sussistenza.
In questo scenario le donne continuano a subire divergenze a partire dalle condizioni di lavoro , alla gestione dei periodi di assenza facoltativa e obbligatoria per finire con le disparità nella carriera e nel trattamento salariale. Esisteva già precedentemente ma rimaneva sotto la coperta
dell’omertà per paura delle possibili ripercussioni . Lo chiamano mobbing dall’inglese .
Noi non l’abbiamo chiamato ma ciò nonostante lo subiamo . Ci sono tanti modi , tanti quanti ti suggerisce la fantasia , per rendere estremamente pesante l’atmosfera nel luogo di lavoro .
Si parte dalle molestie sessuali fisiche alle minacce ,alle ritorsioni per gradatamente finire alle azioni di disturbo sempre più sottili e apparentemente
prive di effetti collaterali . Ma questi comportamenti , secondo me , sono i peggiori : perche mirano a isolarti dagli altri , per stabilire una completa assenza comunicativa con colleghi e superiori .
In tal modo distruggono l’ autostima . Qui entra in gioco la fede , la tua ancora di salvezza .
Il sapere di essere circondati da presenze positive e dall’infinito amore divino ti ricorda che non sei solo . Quando proverai addirittura pena e compassione per le persone che si ostinano a volerti mobbizzare , ce l’avrete fatta . Li avrete perdonati grazie ad un grande coraggio scaturito in voi.
Ora condividi ciò che sai e così potrai aiutare molte altre persone nella tua medesima situazione , nel lungo cammino della vita .
Quindi con la fede accetti tutto, subisci e perdoni? Dimmi che ho frainteso
Paola, sono un po' perplessa se sia questa la soluzione. Sicuramente tu sei credente, io totalmente laica ma penso che il coraggio sia anche nel fare in modo che altri non si trovino nella stessa situazione. E questo non c'entra con la compassione o perdono
scusate ma non ho voglia di far diventare questa piccola sezione del forum una dissertazione sul merito di certi passaggi scritti - siamo tanti e tutti diversi e con ognuno un proprio modo di vedere e interpretare la realtà ma lascio che sia semplicemente la gioia di scrivere e condividere e per qualcuno un passatempo il leggerli.

Ricambio genere ....................

Storia di una poesia

Avrei dovuto essere una poesia .. si lamentò il foglio appena gettato via
Ecco , ha sbagliato di nuovo …disse la matita stizzita
Be’ però almeno ci ha provato ! ribatte il taccuino con aria contrita
Ma che andasse a fare i lavori di casa .. proruppe la stilografica con veemenza ..
Certo ! il solito maschilista .. ci mancava ..ne eravamo senza !
Anche il rigo aveva così sbottato ..
Stufo di stare in silenzio e mai notato
Ma che combriccola invadente ! pensò l’autrice
Mi state distraendo c’è troppa gente
Adesso tutti zitti e al lavoro !
Non voglio più sentire le vostre lamentele in coro
E fu silenzio finalmente
Pace nel cuore e nella mente
Dopo numerose speculazioni concettuali e teorie filosofiche in quantità
Ebbi la certezza e scrissi senza alcuna pietà
Il mio pensiero ( per qualcuno un’ovvietà )
Nacqui , vivo e morirò
Son sicura e altro non so !


PICCOLA ME

Sono stordita da questo silenzio
E’ la stranezza di questo attimo
Che mi lascia perplessa
Sono quieta malgrado ciò
E mi ritrovo a pensare a me stessa
E a chi mi circonda, alla mia vita
E a come si srotola
Tappeto rosso di gala per accogliere un senso di pace, di accettazione di sé
Ora sono qui e medito con una gioia inaspettata per quanto sono fortunata
E quanto dovrei dire grazie
E contemplo davanti a me
L’universo nella sua perfezione
Io, piccolo granello di un ingranaggio divino, perfetto e mirabolante nella sua complessità
M’inchino mentalmente e mi godo questa felicità inaspettata.
Divertente quella sulla poesia. Piccola me ci metti molto di tuo interessante.
cron