Come ho già detto sul forum dedicato agli anziani, sono favorevole all'eutanasia, perché sono contro l'accanimento terapeutico, nei casi di malati terminali...
Voi cosa ne pensate? Qual è  la Vostra opinione in proposito? 
Per la dolce morte?  si,  
e ci sono 2 tipi di eutanasia (parlandone una volta con un medico),
sono a favore ma credetemi faccio fatica a parlarne...., oddioo..Navy ti ho dato spunto nell'altro post..., mea culpa !
Azz, c' è l' eutanasia attiva e passiva, l'attiva è l'iniezione letale, la passiva è  l’interruzione al paziente dell’alimentazione o dell’idratazione o di cure necessarie, che  n on è un semplice suicidio, perché interviene la collaborazione di una terza persona.In un primo esempio, questa terza persona "aiuta" nella pratica eutanasica il malato “incurabile” che la richiede, di solito per  gravissime  sofferenze, per malati terminali di tumore, ma anche pazienti colpiti dalla malattia di Alzheimer in stadio avanzato.
Mi viene in mente il caso Eluana che i processi hanno ACCERTATO la volontà pregressa a NON voler "vivere" come un vegetale attaccata a macchine e sondini....!

In un secondo esempio, la terza persona si sostituisce alla decisione del malato, se questo non è in grado di esprimere chiaramente la sua volontà. 
Nei casi in cui l'eutanasia viene accolta come possibile, ne conseguirebbe un indebolimento dello sforzo  a ridurre la sofferenza, con cure  cure "palliative" (antidolorifiche). Il rischio di indebolire gli sforzi in favore del malato è alto soprattutto per i gruppi socialmente ed economicamente più deboli, per i quali il ricorso all’eutanasia diventerebbe la soluzione più “ovvia” ed economica.
L'Olanda è in questo settore. '  è stato il primo - nel 2002 - a legalizzarla ufficialmente seguita a pochi mesi di distanza dal Belgio che da poco hanno esteso la legge anche ai minori, il Lussemburgo, nel marzo del 2009   
E la Svizzera che prevede sia l’eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito; o come la Francia, che ha introdotto con la legge Leonetti del 2005 il concetto di diritto al "lasciar morire", che favorisce le cure palliative.
Gran Bretagna,Svezia,Germania e in Austria su richiesta del paziente. 
Danimarca, Norvegia, Ungheria, Spagna e Repubblica Ceca , ciascun malato può rifiutare le cure o comunque l’accanimento terapeutico. In Portogallo sono condannate eutanasia passiva e attiva ma è consentito  di interrompere le cure in "casi disperati".
Vietata e considerata un reato in Italia ,.....ma se non erro, correggetemi,  è possibile rifiutare l'accanimento terapeutico. Un posizione avallata anche dalla stessa Chiesa (card. Martini), non ne sono certa però, andrò dopo a fare una ricerca nel Web.
Stò andando in palla..., fiuuuuu...... E' un argomento poco piacevole, ma, ritengo che ciascuno possa, nel pieno delle sue facoltà, decidere se continuare o meno a soffrire in questa valle di lacrime, quando, purtroppo la vita si riduce solo a questo: sarà pure non bello sotto l'aspetto morale, ma, non anfrebbe tolto a nessuno la libertà di decidere della propria esistenza!!!
Penso e concludo dicendo  solo un'ultima cosa, provate ad immaginarvi cosa sia un' accanimento terapeutico !!!
 
« Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. [...] Purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. »
Lo ricordate tutti, queste sono le parole di Piergiorgio Welbi. Mi è venuto in mente lui. Ora sto uscendo dal tema, allora lui volle morire e il prete non gli diede la benedizione.
Cosa ne penso io? penso che se la persona è malata gravemente o in stato vegetativo, se ha la mente lucida deve poter decidere della sua vita. E' anche giusto usar tutte le cure necessarie per ristabilire una persona, fare il possibile. Se la persona è però destinata a morire è giusto che faccia la sua strada . Trovo differenza tra persona anziana e persona giovane. Una persona anziana ha poche possibilità, quasi nulle, di resistere a delle cure. La persona giovane ha più probabilità di reagire, per lui e i suoi cari la speranza è l'ultima a morire.
Che triste argomento.
Navy ci tieni sotto pressione eh. Bravo, ci costringi a ragionare o a fuggire. Hai l’occhio attento e la mano pronta di chi pratica arti marziali. Solo che abbiamo un difetto: ragioniamo solo nell’emergenza e l’urgenza del pericolo ci fa ragionare male. Così parliamo di disastro idrogeologico solo quando veniamo sommersi dall’alluvione; di divorzio quando la convivenza diviene insostenibile, di aborto quano andiamo al cinema senza pagare il biglietto, di eutanasia quando.... ma pensare prima a costruire bene le case, a cercare di essere coppia, a usare le nostre tubature igieniche in modo prudente, a vivere curando la nostra salute fisica e mentale , noo? Speriamo che prima o poi ci decidiamo ad uscire dall’adolescenza e a diventare adulti....

 Eutanasia? parolona che, non so perché, mi richiama alla mente due ganasce che mordono. Te la traduto in modo più semplice: cosa fare della vita allo stadio finale. Non vedo dov’é il problema? si continua a fare quello che si é fatto negli stadi precedenti. Posto in questo modo ci siamo già dati metà risposta: dipende da come hai scelto di vivere l’esistenza che ti sei trovato a gestire in tutte le fasi che precedono lo stadio finale. Bevi a garganella? aspettati la cirrosi epatica. Ti droghi? il cervello prima o poi si spappola. Usi stimolanti? dovrai pur rientrare nella normalità e allora... Sei per l’amore libero, totale, incondizionato? occhio perchè c’è in giro l’hiv e l’epatite. E via di seguito. Sto esagerando eh, ma solo per dire che certi stadi finali noi andiamo un po’ a cercarceli, magari anche solo con una vita di stress eccessivi, di mancanza di regole e di equilibrio, di desideri border line (vedi che bravo che sono, uso anche vocaboli inglesi!).

 Così arrivato al dunque vieni in qualche modo abbandonato a te stesso, come del resto hai vissuto, e la conclusione può essere triste, umiliante. Ma ti ritrovi con quello che hai sempre scelto: la solitudine e il degrado nel peggiore dei casi, una progressiva degenerazione a linea continua decrescente in quelli più comuni. A questo punto che facciamo, stacchiamo la spina, prendiamo la pillolina, comperiamo una pistola? e ddai, non hai mai voluto lavare e stirare la camicia che indossavi e adesso ti lamenti perché é sporca e sgualcita? non l’hai mai curata, non l’hai mai considerata un valore, che te frega di buttarla? la scelta è solo tua, non hai necessariamente bisogno degli altri per spegnerti, l’interruttore é dentro di te, devi solo avere il coraggio di premerlo ... Ma il coraggio é proprio quello che manca, perchè a quella camicia, sembrerà strano, ci siamo affezionati e quando é il momento non vogliamo buttarla, ce la teniamo stretta e chiediamo a chi ci sta vicino di autarci a tenerla appiccicata. Sappiamo che questa é una valle di lacrime ma é così bello piangere qui! (misteri della mente umana!).

 Completamente diversa é la fine se quella camicia l’hai sempre considerata un bene prezioso, da coltivare, coccolare, sviluppare. Se gli hai dato un valore e l’hai investita in qualcosa di utile, di grande, di valido, di bello. In questo caso sarai soddisfatto di quello che hai realizzato perchè avrai la consapevolezza che la tua opera ormai é in grado di andare avanti con le sue gambe, anche senza di te. E tu avrai la possibilità di ritirarti in buonordine, di scomparire a poco a poco per consentire agli affatti e ai sentimenti di adeguarsi. Anzi, desidererai che ciò avvenga e che il tuo guscio si rompa certo che la parte migliore di te continuerà ad esistere anche senza quell’involucro. Il modo? oserei quasi dire che tutto va bene, non é importante più di tanto. In questa propettiva io pongo il mio no assoluto all’accanimento terapeutico. La morte fa parte della vita, mi si lasci morire in pace, in modo naturale, senza chimica senza macchine senza forzature senza tirarmi per i capelli, anche se questo può comportare disagi, sofferenza, umiliazione. Se necessario cercherò di trovare la dignità per sopportarlo.

Ma c’è la seconda parte del problema. Non tu ma gli altri che stanno vicino a te. Le menate sono loro a farsele. I medici hanno fatto il giuramento di Ippocrate (salvare la vita) e la tua morte é il loro fallimento. I parenti non vogliono che il vecchietto se ne vada (ma siamo proprio sicuri? non voglio essere cinico). Altri non vogliono vederlo soffrire (ma siamo sicuri che questa é la sua volontà?), e via a farlo soffrire tenendolo in vita a tutti i costi tormentandolo e sforacchiandolo. Qui il problema siamo noi, non il vecchietto. E’ chiaro? Di primo acchito ti dico che ci si dovrebbe adeguare alle scelte del vecchietto, per rispetto e perché non siamo noi i padroni della sua vita, ma poi si fanno avanti i capiscioni: politici, giudici, filosofi, sociologi, funerari (che del vecchietto non glie ne frega una mazza), e mi si confondono le idee. Non so risponderti in modo semplice.

E io, per me, come la penso? in modo lineare: non voglio interrompere la vita, per nessun motivo, anche se mi troverò nella sofferenza. Ma voglio concluderla, questo sì (é un po’ diverso), con riconoscenza per quello che mi ha dato. In questo senso, quando capirò che é arrivato il momento, mi lascerò spegnere da solo (se Qualcun Altro non non lo farà prima) eliminando il problema a tutti gli altri. Eutanasia? nooo, senso della vita! 
Hai fatto un discorso lungo Otto, ma alla fin fine hai detto che quand'è la nostra ora dobbiamo andare, quindi sei per lo svolgersi naturale delle cose. E dici che merita di vivere di più chi ha cura della propria salute.
Pensiamo per esempio: tu ti sei stradrogato perciò hai meno diritto di vivere di un altro. Te lo sei voluto. Giusto.
Susi non parlo di diritti o di meriti per vivere di più o di meno, ma di scelte e di coerenza. Poii, si sa la vita non sempre di dà quello che meriti.
Dio è un'invenzione degli uomini. L'unico a non aver affrontato la faccenda ipocritamente è Sant'Agostino.
La vita è mia: i miei genitori me l'hanno data, morti loro non ho obblighi.
Credo da ciò si capisca la mia posizione sull'eutanasia: ognuno faccia come vuole. 
questo è forse il tema più difficile e complesso tra tutti quelli che ho trovato sul Forum dal momento dell'iscrizione. ed è un tema con il quale purtroppo mi sono dovuta confrontare anche nella pratica. Perciò credo di poter dire la mia senza sentirmi rispondere "se capitasse a te..."
Prima di tutto faccio una profonda distinzione tra  l'eutanasia vera e propria, cioè la somministrazione di farmaci che inducono la morte, e l'interruzione delle cure accompagnata da strumenti che annullino le sofferenze.
Questa seconda forma di accompagnamento alla fine  per fortuna è già un diritto (diversamente ci sarebbe accanimento terapeutico) e viene normalmente praticata anche negli ospedali cattolici. I problemi nascono quando la persona che sta male non è in grado di esprimere la propria volontà ed è per questo che ritengo indispensabile che la legge riconosca effetti al "testamento biologico".
Per la vera eutanasia, io sono dell'avviso che dovrebbe essere consentita e che perciò sarebbe necessaria una legge, perché troppo spesso si costringono malati terminali a sofferenze che ledono la loro stessa dignità e invece dovrebbe essere consentito a chiunque di porre fine alle proprie sofferenze "dolcemente" e senza doversi buttare giù dalla finestra di un ospedale...Ci sono casi in cui si è più umani con i nostri amici animali, quando con molto dolore decidiamo di farli sopprimere per far finire il loro strazio.
E anche in questo caso il testamento biologico potrebbe indicare la strada nel caso in cui si arrivasse alla fine senza poter esprimere la propria volontà.
E comunque: prevedere il diritto alla dolce morte non vuol dire costringere all'eutanasia anche le persone contrarie. O no? Perciò: libertà (e diritto) di scelta
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