Ho letto una frase riportata dall'iscritto Jonnymaggio:
"Sono un essere altamente asociale e tremendamente socievole. Per questo ascolto tutti ma parlo con pochi", che mi ha colpito perché non ricordo di averla mai sentita e fa riflettere sul significato e sulle conseguenze.

A seconda del dizionario che trovi, cambia la definizione di asociale.
"Persona alla quale non piace stare assieme agli altri". Beh, dipende: gli altri CHI? io sto benissimo con alcuni (neanche tanto pochi) e terribilmente male con altri. Mi chiedo come un asociale nel senso di questa definizione possa essere "tremendamente socievole".
Un'altra definizione dice: "Insensibile alle esigenze e agli obblighi sociali; inadatto alla convivenza". Qui è tutta un'altra storia, perché il significato definitorio è completamente diverso. Anzi, le definizioni sono addirittura due, quindi finora in tutto ne abbiamo tre.
Treccani dice: "Privo di sentimento della socialità, insensibile ai motivi e ai problemi sociali", che è un'altra cosa ancora! Fermiamoci qui.

"Per questo ascolto tutti ma parlo con pochi". Questo mi pare un atteggiamento - come dice il motto - socievole ma non necessariamente sociale. Socialità e socievolezza infatti sono due cose ben distinte. Si è condiscendenti con chi ci parla, ma poi scegliamo con chi interfacciarci.

A me piace molto - l'ho già detto - stare con alcuni. Non sono affatto insensibile alle esigenze sociali, un po' più agli obblighi. Non sono inadatto alla convivenza (experientia cantat). Sono molto sensibile ai motivi e ai problemi sociali. Cosa mi rende quindi apparentemente asociale agli occhi di molti? Probabilmente il fatto che non mi bevo le stronzate altrui e nemmeno ci passo sopra, quando la stronzataggine è dimostrata. Non sono affatto tollerante rispetto alle cazzate, e visto che molta gente dice cazzate appena apre bocca...
Come si determina se un'affermazione è una cazzata? Quando non è provata/provabile, ma viene venduta come tale.
Ma - mi dirai - se un tuo amico dice una cazzata, che fai? Eh, proprio qua sta la differenza! E' un mio amico, e può dire tutto quello che vuole. Ha un credito di fiducia presso di me che data anni o decenni addietro; io perdono lui, lui perdona me. Ma con gente mai vista prima, o mai vista del tutto, cosa mi dovrebbe spingere a essere tollerante e "sociale" se loro per primi, con le loro cazzate, mi hanno fatto violenza? Proprio niente.

Da quando mi sono sfidanzato con la 37enne (ora 38enne), circa un mese fa, sono uscito con... vediamo un po'... 5 donne, che tutte e 5 mi hanno trovato meravigliosamente sociale/socievole, gentile e attento, a tratti premuroso. Non ho dovuto fingere un bel niente: semplicemente, erano tranquille e naturali, e pertanto lo ero anch'io con loro.
Ora, è ben vero che non posso essere considerato un benchmark assoluto, tipo la cartina di tornasole che o sei acido o sei basico e tertium non datur però, se ad alcuni/alcune sto sul cazzo, provate a chiedervi se prima non avete fatto qualcosa voi, per stare in primo luogo sul cazzo a me (da cui la reazione). Provate a chiedervi se siete così meravigliosi come pensate, o se magari avete solo trovato qualcuno più "socializzante" di me, che le vostre cazzate ve le perdona solo perché lui è fatto così. Non sarà che il vostro concetto di socialità riguarda solo quelli che vi perdonano le vostre minchiate?
Trattato interessante.. Vedremo chi coglie la provocazione. Si intravede una sfida che non so se nasca da reazione o da necessità di interazione con intelletto e sagacia. L'animo ha mille sfaccettature ma nella mia esperienza incontri cornici.. A volte con contenuti.. E si apre capitolo su tali contenuti.. Talvolta solo make up e vuoto.. Nell'attesa di svolgimento del poema... Buona serata
Provocazione? E dov'è, nella domanda finale?
Non vedo nemmeno una sfida: conosco i miei polli e so che non si cava sangue dai sassi.
Giusta quella della necessità di interazione con intelletto e sagacia, ma so anche che non si cerca il ghiaccio nel Sahara.

Antico detto del Ciad "ho cercato il fondo col mio bastone per stanare i pesci, ma l'acqua era troppo profonda e stasera la mia tavola sarà vuota".
ne ho sentite tante su di te... in bene ed in male (più male che bene a dire il vero....)
ma checchè se ne dica
(si può scrivere o si usa solo nel linguaggio parlato? bho.. ma qui mi ci piace... )
sei un grande....
concordo sia con kw per la sua analisi che con Ale per il suo giudizio, ma é un mondo chiuso su se stesso, anche nelle manifestazioni di socialità. Difficile intravvedere sbocchi positivi, ancor più esiti costruttivi. Per quanto dotato di robusta logicità, occorre un modo diverso di stare assieme. Di vivere.
Non dimenticatevi che - come ho scritto in altro post - io sono in missione per conto di Dio, che mi ha detto: "Vai, e sii il sassolino appuntito nella scarpa dell'ignavo".
Che a costoro possa stare antipatico non solo è naturale, ma persino cercato (da me) e voluto (da Dio).

Per fortuna il Signore è misericordioso coi suoi servi più fedeli, così il mio ruolo non richiede troppo impegno. Primadiché e dopodiché, lasciata la scarpa altrui, esco di casa e VIVO NEL MONDO, come alcuni superfluamente (si può dire? lo diciamo lo stesso: siamo poeti) mi suggeriscono di fare.
KwisatzHaderach ha scritto: Non dimenticatevi che - come ho scritto in altro post - io sono in missione per conto di Dio, .


:lol: Rammento il film " The Blues Brothers." ripetevono spesso questa frase
" Siamo in missione per conto del Signore. "
Ma sta missione la continui a piedi scalzi oppure con la tua Kwisatzmobile ?
:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
Fondamentale è credere in ciò che ci si sente di essere
C'è chi è "a capo di..." c'è chi "è gregario di...." e c'è chi dice a se stesso che "l'importante è partecipare"! :mrgreen: :mrgreen:
Importante la consapevolezza di sé.. Che non mi pare manchi nello specifico.. Buona missione.. Gli apostoli ora sono a spasso... Ma chissà mai