..... “C'è anche un'altra solitudine: quella che si vive, paradossalmente, accanto ad un' altra persona, o in mezzo agli altri. Quella solitudine che a volte ti fa pensare di essere trasparente, o che non ti permette neppure di essere solo con te stesso... e che ti da un'angoscia profonda perchè ti fa sentire inesistente” (Blulight)
..... “Si chiama fine di un amore. non necessariamente dovuta a colpe di uno o dell'altro. … ognuno di noi potrebbe decidere il da farsi.Ma non è vero. Tutti legati a convenzioni ma soprattutto a paure, ci immergiamo in elucubrazioni pur di giustificarne il motivo. Perchè la soluzione comporterebbe troppa ansia, troppe incognite che non siamo disposti a subire.” (mara25)

Osservazioni che mi fanno riflettere. Il sito serve anche a questo. Grazie.
Un modo di pensare tipico di 50anni fa, quello nel quale sono cresciuto come uomo, riteneva che il matrimonio dovesse esaurire al suo interno tutte le esigenze e i bisogni dell’individuo. Ci si è docuti ricredere. Nel dopoguerra si sono modificate, lentamente ma profondamente, le nostre esigenze vitali. Un benessere progressivo e un continuo aumento del tempo libero hanno orientato l’attensione più sull’individuo e sul suo bisogno di autorealizzazione che sulla necessità di relazione. Lo ricordate Sordi, il marchese del grillo: io sono io e voi non siete un ca..? Il frigorifero veniva esibito come una conquista e ci vantava della tanto inseguita “giardinetta”. Successo è essere se stessi, si diceva con un tono vagamente trasgressivo. Così la coppia ha cominciato a tenersi sempre meno per mano e a guardare sempre più a desideri individuali il più delle volte gelosamente nascosti. Con l’aumento dei mezzi e degli strumenti a disposizione sono poi aumentate anche le possibilità di cercare spazi e relazioni integrative. Una complicità sociale che si stava spavaldamente facendo strada rendeva la scappatella facile da praticare quanto assolutamente da nascondere ma pur sempre giustificata (e stipudamente vantata). Nella coppia le distrazioni dell’attenzione facevano diventare il coniuge sempre più trasparente o indifferente quanto addirittura inesistente. Molteplicità di relazioni ma fine di un amore, silenziosa sopportazione per convenienza o per mancanza di alternative di sopravvivenza autonoma. Solitudine anche con se stessi. Hai ragione Blulight.

Oggi sono stati compiuti molti altri passi in avanti (in avanti? ma verso dove?). Lavoro professionale femminile, autononia economica, cura del corpo, esaltazione della forma, controllo della fecondità, occasioni di relazioni occasionali, superamento di tabù sessuali, possibilità di divorzio, libertà di espressione di parola e di gesti, parità tra i sessi… quante discussioni con mia moglie tra le lenzuola, e quanta fatica nel rivelarci le nostre fantasie e i nostri bisogni sessuali…. una conquista cm x cm alla ricerca continua del “giusto incastro” (eh, sì, non era come oggi che te la danno senza neppure chiederla…). Oggi nella coppia si guarda al tradinento sessuale con più indulenza (ma è proprio vero?). La coppia si è fatta più adulta e aperta e si perseguono obiettivi che si ritengono più decisivi: il coinvolgimento reciproco in nuove esperienze, o la condivisione di valori e di comportamenti vissuti anche solo individualmente ma profondamente Guardandomi indietro mi accorgo che sì se ne è fatta molta di strada.

Ma ho quasi l’impressione che più l’individuo riusciva a individuare e a costruire “la sua” dimensione, tanto più scopriva di essere rimasto solo. Una ritirata verso l’individualità a scapito della condivisione e del coinvolgimento affettivo. Anche il profondo bisogno di intimità, che tutti abbiamo prepotente, quasi si abbassa a pura strumentalità finalmente libera da vincoli morali e da paure. In molti casi la libertà ha prodotto solitudine e la solitudine ansia, incapacità di capire, difficoltà a reagire..

Non metto in discussione le conquiste fatte in 50 anni. Le ho vissute una per una, a volte con vera convinzione e passione. Mi domando cosa abbiamo sottovalutato strada facendo da arrivare oggi a celebrare la solitudine come una conquista.

L’avventura vissuta con la mia donna qualcosa me lo ha insegnato. La famiglia e la coppia sono un luogo di allenamento insostituibile. Buttarlo a mare può essere una leggerezza imperdonabile. Ma non facciamoci illusioni: una fatica contina, ti sudano anche le orecchie, ma alla fine che muscoli! Si allena la coppia e di riflesso si allenano i figli, che inconsciamente ti controllano col cronometro e la bilancia e ti iniettano adrenalina, pronti a ripetere quello che hanno visto da te. Ci vuole ritmo, pazienza, costanza, resistenza, determinazione a farcela… e nessuno ti dà la medaglia, anzi, qualcuno forse ti dirà che hai sbagliato tutto. Sarebbe interessante vedere come nella coppia si scoprono, si conoscono, si controllano le proprie emozioni, perché é nella coppia, nella relazione uomo-donna che si matura. Assieme, anche senza volerlo, si mette in cascina un fieno che, anche se capiterà di restare soli, non ci farà mai mancare il pane soffrendo di solitudine.
Buonanotte a voi tutti e;io penso che la solitudine,quando è prolungata nel tempo dopo una dolorosa separazione,sia uno stato mentale,prima che fisico o sociale,poiché il trauma del distacco da superare è molto forte,soprattutto quando imposto da altri....per cui ci chiude nelle proprie abitudini:la vada,i figli (se ci sono),le rare amiche?....e si vive la vita nel mero ripetere quotidiano delle stesse cose dei stessi riti...come se non avesse alcuna prospettiva:di rinascita...,ed allora ecco che gruppi come questo ben organizzato,con presenze certe,può e deve essere(par.però.)l'occasione per riprendere fiducia nella vita e buttarsi in una avventura di cui non si conosce a priori l'esito,ma tentarla fino in fondo :è bello,riconcilia con la vita,e forse risana vecchie ferite fisiche e morali....scusate la prolissità e buona notte a tutti
Volevo correggere due errori:dove è scritto la vada:è da leggersi;la casa....e dove(par.però)è da leggersi :parere personale..scusate il refuso..
Non posso che rigraziarvi per questi bei dibattiti che conducete e che ora anche io desidero farne parte per confrotarmi con voi.
Io nela solitudine ho vissuto per tutta la vita. Accanto a una madre che non mi ha voluta e che, fra l'altro, ha insegnato a mio fratello a ignorarmi. Con un padre sempre al lavoro che aveva affidato i suoi figli a questa moglie psicopatica.
L'ultima relazione che ho vissuto si è appoggiata alla mia accondiscendenza e al mio scrupolo; la persona mi ha ignorata in ogni sfaccettatura del mio carattere e della mia personlità vivendo parte della relazione nell'indifferenza. Allora si che mi sentivo vermente sola e il senso di solitudine aveva il sopravvento.
Oggi che sono sola mi sono riappropriata della vita, della mia libertà e della voglia di vivere. Ora sono serena, faccio le mie cose, quello che desidero e godo di tante piccole sfaccettature insignificanti per i più, ma vitali per me. Però a volte mi prende un senso di malinconia, sia di giorno sia di notte, ma so il motivo e se ci penso diviene struggente.
Non so dare consgli nè ho suggerimenti. L'unica cosa che posso offrire è la comprensione e far sapere che non si è soli nella solitudine perchè altri la provano.
Dopo aver letto questo forum, mi viene una domanda (io mi faccio assai spesso, domande) non rivolta a qualcuno in particolare, bensì suscitata dall'atmosfera che respiro in alcuni commenti: ma la solitudine è sempre colpa degli ALTRI?
C'è qualcuno che si chiede se per caso il fatto di sentirsi (attenzione: non essere, sentirsi) solo non dipenda innanzitutto da lui stesso? O comunque non ci abbia messo anche del suo?
Me lo domando perché io, pur essendo un noto scassaballe e amando moltissimo la solitudine non solo non mi sento mai solo, ma càpita raramente lo sia.
Un teorema empirico che ho sperimentato nella vita dice che la maggior parte delle volte che uno desidera qualcosa non riesce ad averla.
Qualcun altro ha verificato anche lui che le cose spesso vanno così? Lo ha visto e provato coi propri occhi, come è successo a me? Perché secondo me questo teorema c'entra parecchio col tema del forum e mettendo assieme i due concetti ne risulta: se non vuoi essere solo per prima cosa non sentirti solo. Come mai questo apparente paradosso? Perché credo che ogni essere umano - senza saperlo - abbia una specie di antenna invisibile, che capta la depressione altrui e molto saggiamente gli indica di tenersene ben lontano.
Si dice che chi ha molte donne ne potrebbe avere molte di più, no? Che chi è ricco tende a diventare sempre più ricco. All'opposto funziona che chi è disgraziato tende a diventare sempre più disgraziato, e chi si sente solo si sentirà sempre più solo. E' tutta una stronzata, o c'è qualcosa di vero? Secondo me la seconda che ho detto. Il fatto è che chi soffre della mancanza di qualcosa tende a essere - inconsciamente - molto più impacciato rispetto a quella cosa di chi in merito non ha problemi.

Finora sono stato molto diplomatico, ora smetto. La verità?: di quelli che si lamentano in questo forum non ce n'è uno che mi susciti un minimo di interesse. Piangersi addosso non rende più affascinanti, soprattutto perché mostra la carenza di ENERGIA. Ecco, probabilmente la parola-chiave è proprio energia. La nostra antenna invisibile capta la presenza o la mancanza di energia dell'Altro, e se nel primo caso ci spinge ad approfondire, nel secondo a scappare a gambe levate.
Per cui accolgo il commento di alcuni: DATTI UNA MOSSA! Aiutati, che POI il cielo ti aiuterà.
Ma se credi che lamentarti ti possa essere utile, preparati a scrivere molti altri post come questo, nei lunghi anni a venire.
....io preferisco la tua percentuale poco diplomatica.......

[quote="KwisatzHaderach"]........ Piangersi addosso non rende più affascinanti, soprattutto perché mostra la carenza di ENERGIA. Ecco, probabilmente la parola-chiave è proprio energia. La nostra antenna invisibile capta la presenza o la mancanza di energia dell'Altro, e se nel primo caso ci spinge ad approfondire, nel secondo a scappare a gambe levate.
Per cui accolgo il commento di alcuni: DATTI UNA MOSSA! Aiutati, che POI il cielo ti aiuterà........./quote]

Vero, i nostri vecchi dicevano 'Aiutati che Dio ti aiuta' e come sempre la saggezza popolare ha un fondamento concreto e provato, applicabile ad ogni aspetto della vita umana, a piacere. Lamentarsi non serve a nulla, solo ad allontanare persone e occasioni; piangere, poi, non risolve niente, crea solo umidità. E' anche vero però, che sfogarsi dà sollievo, da cui il successo della psico-tutto....ma dava sollievo anche un diario segreto, nei tempi andati, diari che hanno prodotto anche parecchia letteratura. Adesso qualcuno si sfoga su FB, qualcuno sui siti che lo permettono. Io e le mie amiche preferiamo ancora un caffè con la panna per ridimensionare un problema.

Cmq....'sentirsi soli' è, appunto, un sentire.....ci si può sentire soli in tanti modi, specialmente in compagnie non adeguate, secondo me. Terribile, poi, sentirsi soli quando si è in due, in una pseudo coppia.

Non so se ‘energia’ è la parola giusta, certo è che le persone negative si captano, anche se non aprono bocca....sarà una questione di vibrazioni, sarà sesto senso, sarà esperienza.....boh....l’infelicità si sente e .... si evita, almeno ci si prova. Non so pensare a quanto deve essere penoso trovarsi in coppia con un ‘negativo’ finita la passione, forse anche l’innamoramento, avendo magari pochi argomenti o interessi in comune....

Per finire, gente siamo cresciuti con il detto ‘meglio soli che male accompagnati’ ....un motivo ci sarà !!!
Certo che sì, hai perfettamente ragione – è sempre dato tutto da causa ed effetto – ho un determinato comportamento/carattere e di conseguenza quello che mi ruota attorno ed il mio modo di porsi ad esso condiziona la mia condizione di solitudine, in questo caso, cercata o meno.
Più in generale, è come quando finisce un matrimonio/convivenza e si dice che la colpa è sempre (in variabili diverse) di entrambi: corretto!
Come quando vedi la tua migliore amica finire sempre con uomini sbagliati: è sfortunata lei? No, è che sceglie sempre persone con tratti simili che alla fine la faranno soffrire. E ci si chiede perchè non ci si rende conto? E' così difficile mettersi in discussione? Per paura forse, perchè la parte della sfortunata paga di più, innanzitutto con se stessi e forse, all'inizio anche con gli altri.
Ti impedisce di andare oltre, di cercare dentro di te verità scomode, comportamenti e modi di porsi errati. E va bene piangersi addosso, non è che uno debba per forza sempre essere una roccia, a volte va bene, è liberatorio dirsi “che sfigata che sono”, ma per un attimo, poi ci si rimbocca le maniche e si va avanti.
Però credo che un aiuto valido venga dal tipo di carattere che una persona ha. Se sei tendenzialmente ottimista, sarà tutto più facile; al contrario se tendi a vedere il bicchiere mezzo vuoto non ci sarà nulla di positivo in quel che reputi una “disgrazia”.
Poi possiamo discutere se il carattere è così dalla nascita e viene poi plasmato dall'ambiente, affetti ecc. oppure il contrario.
"Mettersi in discussione", "cercare verità scomode".
"Questo sito è un mortorio
" (cit.).

Allargo un momento il discorso rispetto alla solitudine percepita.
La mia netta sensazione è che in questo Club bivacchi molta gente con lo scudo e pochissima con la spada. Cioè persone che SI DIFENDONO dal mondo. Hanno trovato il loro orticello (magari mettendo musica da YouTube, che uno volendo se la può benissimo mettere da solo, no?). Gente, in sostanza, che non vuole rotture di coglioni di nessunissimo tipo. E' tutto color pastello sbiadito, tutto sommesso e silenziato, tutto al crepuscolo...

Chiedere a costoro di riflettere, mettersi in discussione, cercare dentro di sé quello che magari nei decenni è sfuggito... Ma è credibile? Ma è possibile?
Conosco persone della medesima età degli utenti attivi qua dentro che ha uno spirito completamente diverso: senza essere frenetiche, sono attive. Sono interessate a molti aspetti dell'esistenza e non si fanno scrupoli a dire "che palle!" e nemmeno "vaffanculo". Qua, invece: presente la sala d'aspetto di un'agenzia di pompe funebri? Ecco. Qui sono vecchi non solo i 70enni, che magari ne avrebbero pure qualche diritto, ma pure i 50enni.
Mi sbagliavo: questo non è il club dell'uncinetto, è un deposito di merce scaduta, un lazzaretto, l'anticamera dello spegnimento definitivo delle luci...
Secondo me la solitudine è uno stato assolutamente naturale dell'essere umano come lo è il mondo affettivo. Insomma non è né brutta né bella ma prende corpo secondo come noi la indirizziamo. Possiamo avere mogli marito figli amici ma ci saranno sempre nella vita e fin da quando siamo piccoli dei momenti di solitudine e di vuoto da cui nessuno potrà mai proteggerci o darci conforto ma solo sui noi stessi possiamo far leva per decidere cosa farne. Trovo la solitudine come una grande opportunità anche per toglierci di torno emozioni e situazioni che ci imprigionano con pesantezza infinita. Possiamo anche scoprire che l'idea che abbiamo di noi stessi non corrisponde a quella che gli altri ci affibbiano. E ricominciare a vivere con infinita leggerezza
Se ti senti solo quando sei da solo, sei in cattiva compagnia.
(Jean-Paul Sartre)
detto questo mi ritengo in ottima compagnia...è evidente che il fatto di essere un eremita anche se molto socievole non mi disturba affatto.. spesso mi capita di sentirmi bene con un buon libro del resto ho scelto di vivere un po' fuori dal mondo ed i miei contatti fisici sono molto limitati...in casa c'è uno che incrocio ogni tanto che afferma di essere mio figlio... in effetti mi somiglia un po'..ma è molto più alto e bello...con la chat appago il bisogno di condivisione di contatto con gli altri esseri umani e con alcuni di loro esco dal virtuale ed entro nel mondo reale...
ho incontrato anche una persona con la quale ora divido momenti di intimità anche se una distanza non indifferente ci separa...ma si sa volere è potere! nelle giuste dosi per me la solitudine è energia sotto carica spazi in cui trovo me stesso e le cose che amo...ma soprattutto libertà di fare o non fare.
ed anche per oggi il mio assurdo contributo per una sana discussione...il forum mi pare in ripresa e vi leggo volentieri siate voi saggi o scassaballe o un mix delle due
Alle volte capita di dover leggere dei commenti paradossali, come ad esempio:
1) Viene lapidariamente affermato “Questo sito è un mortorio”: ebbene, ma il socio che ha espresso questo “gelido” parere, che prove ha dato mai, su questo stesso sito, per poter apparire come un paradigma di, che so, vitalità, di effervescenza? Forse mi saranno sfuggite, non so.

2) Si è arrivati, alla fine, a definire il sito, più o meno, come l’anticamera della morte: ma queste persone che dichiarano ad alta voce di deplorare la noia, la banalità, la tristezza, l’assoluta mancanza di energia che si evidenzierebbe così clamorosamente in questa comunità virtuale, perché, ci si domanda, continuano a farsi del male restando qui (e ci sono anche altri siti “……aggratisss”), invece di scappar via “a gambe levate”, come sarebbe più che logico ed appropriato?

Chi può illuminarci, almeno un poco, su codeste contraddizioni?
Benissimo, facciamo l'analisi logica di quel che dice la socia Gabriqualcosa.

Primo: anche se un socio non dà grande prova di vitalità personale, non può ugualmente constatare la non vitalità di altri? Certo che può. Potrai accusarlo di predicare bene e razzolare male, ma le sue osservazioni possono essere validissime lo stesso. Forse che un assassino non ha il diritto di dare a un altro del ladro, se l'ha visto rubare?
Primo non sequitur.

Secondo: se io fossi qui perché alla ricerca di qualcosa che non vi trovo (la vitalità, ad esempio) e disperatamente insistessi a cercarla, una critica di poca coerenza (mia) ci starebbe. Ma non è così né mai l'ho sostenuto, dicendo anzi che su certi argomenti ci ho messo una pietra sopra tipo 4 anni orsono. Quindi? Cosa c'è di contradditorio? Non me ne vado a gambe levate perché non ne ho motivo, e ancor meno mi "faccio del male".
Secondo non sequitur.

Conclusione: a me piace dibattere purché chi dibatte con me faccia un ragionamento che sta in piedi. Non è il caso di oggi, purtroppo.
Kwiqualcosa

Sei troppo complimentoso; quasi mi fai girare la testa.
Allora tu affermi che è giusto che il bue dia del cornuto all'asino.
Nonostante le tue ostentate frequentazioni con Aristotile, non mi sembra che tu sia molto portato per i sillogismi.
Non si sa se te ne rendi conto, ma sei estremamente scorbutico ed indelicato, e ti credi di avere il diritto divino di offendere chiunque e gratuitamente dall'alto della tua, solo da te supposta, estrema superiorità intellettuale. Già solo con questa tua ultima risposta hai dimostrato di essere tu quello che fa ragionamenti che non stanno in piedi. Per non dire, tra l'altro, del tuo lamento per il fatto che non si utilizzi anche un linguaggio volgare: eccerto solo così ci sarebbe un po' di effervescenza...... Proprio parli a vanvera e si nota invece fin troppo come ti piaccia dire cattiverie e mancare di rispetto, sembri uno schiacciasassi, in quanto a delicatezza, ed il modo che hai di porti, in generale, qui con gli altri è indice di una ostilità a priori che ricorda molto da vicino il modo di porsi di un certo Colombo.

Strano che fosse sembrato, tempo fa, che tu provassi avversione per questa persona, viste le ormai evidenti analogie tra di voi: infatti anche il Colombo riteneva di dover essere la coscienza (nera) del club, il fustigatore perenne, ecc.
Faresti davvero meglio a ridimensionarti, il sito non è di tua proprietà e tu ti stai allargando davvero troppo.
Grazie Kirk per la veloce visita e giunta al momento opportuno. Vorrei tornare sul post di lucialu: non vi ho letto lamentele ma solo la spiegazione di come ha percepito la sua vita fino al momento di dire "basta, adesso esisto pure io e prima di tutto io e il mio star bene, nonostante la solitudine". Ci vedo positività e reazione. Nessuno ci cronometra...ognuno ha i propri tempi per riacchiappare la propria vita, come la vuole e non come gli altri vogliono sia
Gabribella ha scritto: Allora tu affermi che è giusto che il bue dia del cornuto all'asino...


Manco per idea: affermo che è giusto che il bue con le corna lunghe possa dare – se vuole – del cornuto a un altro bue con le corna corte. Gli asini non hanno le corna, e quindi del cornuto NON glielo può dare.
Terzo non sequitur.
Lascia stare Aristotele: non fa per te, visto che già su buoi e asini hai tanti problemi.

Dopodiché parti per dei commenti che non vale nemmeno la pena ri-commentare, visto che si tratta di illazioni tue personali su quello che credo o mi credo.
Invece trovo interessante il paragone col piccione di malaugurata memoria. E’ vero: a volte mi esprimo in modo molto simile a quello colombesco. E accade perché il pazzoide non diceva solo fesserie, soprattutto quando richiamava gli utenti sulle loro incongruenze e ipocrisie interne. Cose che non è difficile notare, così le noto anch’io.

Mozione d’ordine: non mi piace né come scrivi né come (non) ragioni. Perdere un messaggio giornaliero solo per rispondere ai tuoi non sequitur mi prende tempo ed energia (battere sui tasti) che trovo senz’altro mille modi per impiegare meglio. Visto che non ti cito spesso, perché non mi lasci perdere? Stiamo su due piani molto diversi, su tutto. Vorrei poter applicare il de minimis non curat praetor. Vedi che puoi fare. Grazie.