Amministratrice del Club-50plus
Grazie Emilia per lo spunto. Attualmente è molto sentito l'argomento e la similitudine dei ruoli porta proprio alla perdita dell'autorevolezza.
I ruoli non sono più definiti e chi lavora nell'ambiente scolastico come me, lo sa bene!
Una volta c'era il rispetto per un rimprovero ricevuto dall'insegnante: io ricordo che da bambina, se mi comportavo in modo poco corretto a scuola, oltre al rimprovero dell'insegnante...della "maestra", mi dovevo sorbire una bella ramanzina e non dalla mamma, bensì dal padre, il che dava al tutto una profonda importanza, gravità e peso :cry:

Da quando i padri e figli si chiamano "simpaticamente" :roll: per nome, da quando le madri e le figlie, come cita l'articolo, si vestono allo stesso modo, si è proprio perso il senso del rispetto, dell'autorità, della genitorialità più genuina .

Ed è proprio vero che il commento " ti davo 10 anni di meno" non fa che nascondere un retroscena di confusione dei ruoli a discapito sia dell'educazione dei figli che del saper essere/fare i genitori.
Chi "comanda", quindi, se siamo tutti coetanei?!?!?
Secondo me, tutto è nato dopo il ‘68, quando è cominciato il “tu” per tutti, mutuato dall’inglese you, che gli inglesi hanno sempre usato sia come “tu” che come “voi”, solo che in italiano prima c’era il “tu” ed il “Lei”, ben distinti, a seconda della persona a cui ci si rivolgeva, e, addirittura, un tempo, c’era il “Voi” con cui ci si rivolgeva anche ai propri genitori.
Ma il ’68 è stato una reazione a qualcosa che cominciava a diventare per molti giovani insopportabile: l’autoritarismo (non l’autorità) con cui molti adulti gestivano il rapporto con i giovani, forti dell’”autorità” da tutti riconosciuta come insita nel proprio ruolo. Come Michela, anch’io ricordo le sgridate a casa a seguito di qualche nota per indisciplina trovata sul diario scolastico. Gli insegnanti non venivano mai contestati, né dagli alunni, né dai genitori, essi erano indiscutibili: purtroppo questo stato di cose favoriva anche la prepotenza degli adulti più disequilibrati, quindi erano molti i casi di genitori maneschi o di insegnanti che non nascondevano favoritismi o che comunque ritenevano di aver licenza per comportarsi
in maniera indegna con i ragazzi per cui provavano antipatia. Ricordo una professoressa di francese che ci terrorizzava, e anche quando si aveva la matematica certezza di non essere più interrogati, si aveva paura lo stesso. Certo c’erano anche molti maestri o professori che rispettavano gli alunni, ma quando capitavano i vigliacchi, e non erano proprio pochi, era vita dura per alcuni ragazzi.
Per combattere l’autoritarismo, alla fine si è buttato “anche il bambino con l’acqua sporca”, cioè non si è più dato credito neanche alla nozione di “autorità”. Io non credo che sia questione nel modo di vestirsi, uguale o meno a quello dei propri figli, perché di persone molto giovanili e vestite non proprio secondo gli allora usuali canoni, ce ne sono sempre state. Tra gli errori fondamentali che fanno molti genitori oggi, c’è appunto quello di voler sembrare moderni facendosi chiamare per nome dai propri figli, creando quindi un eccesso di confidenza e un disconoscimento del ruolo genitoriale. Il giovane presidente francese Macron, nonostante ultimamente non brilli per diplomazia specie con l’Italia, tuttavia ha reso bene l’idea che non siamo tutti “amiconi” e che vanno riconosciuti e ben distinti i ruoli, quando un giorno, trovandosi avvicinato da un gruppo di giovani durante un evento a Parigi, ed ad un tratto si è sentito dire: “Alors Manu, ça va?”, allora ha risposto, al ragazzo che lo aveva interpellato in quel modo: “Ascolta bene: io sono il Presidente della Repubblica e se ti rivolgi a me, tu devi dire “Monsieur le Président” Hai capito bene?” E nessuno ha riso, né fatto commenti.
Bisogna che vengano ricordati i ruoli, a cui seguono determinate funzioni e responsabilità.
Forse per gli insegnanti c’è anche un altro fattore che fa perdere loro ancora un poco di credibilità: oggi non possono essere più considerati come coloro che trasmettono il sapere, perché qualsiasi cosa si desideri sapere oggi, la si trova facilmente anche su Internet. Dovrebbero allora, a mio avviso, forse occuparsi più della formazione umana dei ragazzi, che diventano sempre più cattivi perché del tutto disorientati, dato che spesso i loro genitori hanno abdicato dal loro ruolo educativo, e anzi sono proprio loro che spesso danno esempio di violenza, non solo verbale, contro gli insegnanti. La libertà non è licenza, la confidenza va somministrata con criterio. Diceva Umberto Eco, che si era sentito molto infastidito quando un giorno entrando in un negozio, aveva sentito la commessa, sui vent’anni, chiedergli “Di che cosa hai bisogno?”. “Perché -si domandava Eco - questa giovane sconosciuta, mi deve interpellare con il “tu”?
Ecco magari ci vorrebbe una nuova rivoluzione, che ristabilisse, non l’autoritarismo, ma il rispetto: poi ognuno dimostri pure l’età che vuole, l’importante è che siano riconosciuti i ruoli, le funzioni, le responsabilità. Altrimenti si finisce sempre più in un marasma.
Non mi è chiaro dove stia il focus dell'articolo: se sui vecchi-gggiovani, sul rapporto genitori/figli o sulla scarsa attitudine al rispetto dell'autorità da parte dei ragazzi. Perciò di spunti ce ne sono anche troppi, ma è meglio che nessuno. Su tutti e tre i temi sono stati spesi e ancora si spendono fiumi di parole, a volte informate e significative, altre no.

A me non pare proprio che ci sia "confusione di età" tra genitori e figli. Una bella milf 40enne con figlia 20enne non rischierà mai di sembrare sua sorella, non tanto nel fisico quanto non appena apre bocca. Molti anzianotti sono propensi a credere che il mondo si sia fermato ai loro schemi mentali. Beh, non è così. Mentre noi invecchiavamo i nostri figli crescevano, e cambiavano le modalità espressive. Un 20enne ha una visione del mondo completamente diversa dalla nostra per tempi, valori e schematismi. Ciò si riflette con grande evidenza nel linguaggio, che rispecchia priorità concettuali che non sono le nostre. Un grande errore che i "maturi" sono portati a fare è applicare alle nuove generazioni il proprio modus, col risultato di non riuscire a capire nulla delle "nuove logiche".
Le difficoltà di comunicazione intergenerazionale non sono mai state così forti come oggi, sia perché la realtà cambia molto rapidamente che per il modo di affrontarla. I vecchi che fanno i gggiovani sono sempre più patetici, perché mai come oggi l'evidenza dei diversi modus si palesa con estrema evidenza. Quando - fino a pochi decenni fa - le cose cambiavano più lentamente, il gap generazionale poteva ancora (in parte) essere aggirabile, benché in ogni caso si rischiasse il ridicolo. Oggi non è un rischio, ma una certezza.
Quello a cui si assiste di questi tempi è di anziani che non vogliono invecchiare, che è tutto un altro paio di maniche rispetto a quanto abbiamo detto sinora. Costoro come unico benchmark hanno i propri coetanei, e solo rispetto ad essi possono provare - e magari riuscire - a sembrare più giovani. E in questo non ci vedo nulla di male: che uno abbia cura del proprio corpo che invecchia o che mantenga un alto livello di curiosità per gli avvenimenti del mondo non lo trovo negativo, a meno che non ne faccia l'unico obiettivo di vita, con ossessività maniacale.

Circa il rapporto genitori/figli ognuno ha la propria esperienza, che rispecchia del tutto, in parte o per niente quello che dice l'articolo. Perciò non ritengo interessante parlare dei singoli casi, in quanto non generalizzabili. (io, per esempio, coi miei figli ho un rapporto molto "classico". frega a qualcuno? immagino e spero di no).

Sulla scarsa attitudine ad accettare passivamente l'autorità andrebbe fatto preliminarmente un bel discorso che riguarda la fine delle ideologie secondo l'analisi - per esempio - di Bauman, il che ha portato non solo i giovani, ma tutti, a non avere più punti di riferimento esogeni. E qui c'è un oggettivo vantaggio da parte di chi, essendo nato in altra epoca, ha ancora una scala di valori cui riferirsi, che non è giusta né sbagliata di per sé ma è quella in cui è nato e con la quale è cresciuto. Ma è un discorso amplissimo, che non mi sembra il caso di fare qui e ora.
Se hai vissuto intensamente e con coerenza un’esperienza – soprattutto se l’hai vissuta con un’altra persona - non ti fai problemi di essere al passo. Non hai bisogno di pubbicizzarla né di rinnegarla. L’hai vissuta in intensità e la senti come una ricchezza. Se gli altri la accettano ti fa piacere, se la scherniscono non ti deprime; tu l’ hai vissuta e sai cosa ha voluto dire per te, per voi. Non sono gli altri a darle valore.

Altro è se la vuoi confrontare con qualcuno. Ma cosa vorresti confrontare: modo di vestirsi, modo di esprimersi, segni del tempo, performarces? Andiamo, non facciamo i ragazzini. Abbiamo buttato nel cassonetto emozioni, sentimenti, conquiste, insuccessi, impegno, convinzioni? Abbiamo buttato noi stessi.

Altro ancora è se la vuoi comunicare. In tal caso devi trovare il modo, il luogo, il tempo, l’interlocutore adatto. Non è facile e non è da tutti, né cosa di tutti i giorni. Se ho un diamante non lo svendo come un fondo di bottiglia. Ne va della mia dignità e della mia storia.

Personalmente ritengo che quando mostri con coerenza ciò che hai intensamente vissuto trovi sempre rispetto, anche senza comunicarlo verbalmente. Certo che se lo riduci a chiacchera….
Osservazioni sparse:
Io credo dipenda tutto dalla perrsonalità, intesa come formazione, esperienza, valori, vissuto, preparazione.

Rispetto autorità:
Non so dovuto a cosa ma ad oggi, tra gli adulti, ci sono tante personalità irrisolte, deboli, gregarie….non è un difetto, ognuno è come è, mica possiamo essere tutti alfa…... Ma penso che una personalità gregaria darà la sua impronta gregaria alla prole, libera poi di seguire o deviare, ma è ovvio che ognuno insegna ciò che sa o che crede giusto
Se si è deboli non si sarà genitori/autorità credibili o di riferimento, si sarà punti di partenza da cui deviare, migliorare……nei casi fortunati riferimenti da evitare, da cui evolvere, nei casi disgraziati punti di riferimento da emulare.
Se poi la detta personalità gregaria si trova ad essere insegnante, non è che la nomina ministeriale lo/a fa diventare supereoroe con i superpoteri…..rimarrà un poveretto/a che per guadagnarsi lo stipendio (fisso) fa l’insegnante, non avendo alternativa alcuna….….e i ragazzi hanno un superfiuto per individuare chi ha carisma e chi no ( come in famiglia).
Certo, conta anche il rispetto dell’autorità, delle leggi, della comunità, ma quanti genitori, oggi, trasmettono questi valori ai figli? E quanti insegnanti sono degni di rispetto come tali e come persone ?
E comunque il rispetto dell’autorità (insegnante) non è un problema di oggi, è sempre esistito. C’è sempre stato l’insegnanane che incuteva terrore e che non permetteva confidenze e quello che sembrava amichevole e abbordabile, tanto che spesso si utilizzava come ‘ambasciatore’ verso la Preside o il Consiglio.
In riferimento all’insegnante presa a sediate (è da appurare……uno preso a sediate finisce all’ospedale, e la prof non mi sembra abbia avuto bisogno dei medici…) c’è da valutare il modo di proporsi dell’insegnante (classe insegnante sempre più arraffazzonata, secondo me), il rapporto con gli alunni, la maleducazione degli allievi (stato sociale, preparazione, eterogeneità, ecc) e il livello di interscambio culturale presente e possibile ……….la verità ha sempre due facce, c’è sempre un’altra campana da ascoltare.

Genitori/figli:
non so…..a me è andata bene…..come genitore single sono stata una SS: il risultato è buono, oggi pieno di affetto e stima reciproca. Non ho fatto riferimento a chi o cosa, ma solo al mio buon senso (!!!!) e alla voglia di far pochi danni.

Vecchi/giovani:
….mah…..una cosa è certa: invecchiare sembra proibito, disdicevole, inappropriato.
Si tenta in tutti i modi di dissimulare l’inconveninte, non potendo fermare il tempo.
Oggi tutti si tolgono gli anni (una volta solo le signore, per civetteria); si fanno interventi estetici al limite della decenza , fino ad arrivare a chi sceglie di somigliare ad orrendi e improbabili zombies, come quelli che appaiono in un qualunque canale tv a caso (ma anche in un qualunque mercato di quartiere, ormai), pur di illudersi di fermare il tempo. Ovvio che la soluzione più rapida è quella di atteggiarsi, comportarsi, credere di pensare da giovani……..e poi ci meravigliamo se questi vecchi non sono un’autorità o un esempio per i veri giovani ???
Forse moriremo tutti bellissimi, levigati, tonici, super attivi, pieni di capelli e di protesi a non finire, plasticati a morte ……...appunto !! …..ma senza autorità o carisma.

.......sigh......
Molto interessante il discorso e mi fate rivenire in mente i miei tempi in cui anche io andavo a scuola, ma una cosa è certa, che l'alunno passa molto più tempo con gli insegnanti che con i suoi componenti della famiglia e per questa ragione il compito educativo, viene demandato agli insegnanti, di cui molti di essi non hanno più interesse a formare e educare, anche perché purtroppo ne ho conosciuto diversi di quelli menefreghisti, che si danno all'insegnamento, solo per lo stipendio sicuro e le vacanze pagate e infine la pensione, col risultato di una generazione che è quella che è , poi a dire il vero, sono rimasto di stucco, quando ho visto il video al TG di quell'alunno che minacciava l'insegnante e gli intimava di mettersi in ginocchio e diceva che era lui che comandava. Comunque secondo i canoni della comunicazione,,,, non è dando del voi o del lei che si ottiene rispetto o non lo si ottiene se si ci rivolge a noi dandoci del tu, perché quello che conta è il contesto della frase, io posso rispettare una persona, dandole del tu, dimostrandole stima e valorizzandola come persona, oppure posso mancare di rispetto a una persona anche dandole del Voi o del Lei dicendole Voi siete un cretino o Lei è un cretino, la sostanza è quella, quindi il rispetto è un sentimento che ci viene da dentro e che esterniamo in una contestualità..Comunque a prescindere che siate d'accordo o meno, spero che con questo scritto di aver dato il mio modesto contributo, considerato che il campo educativo è materia per alcuni di voi...Ah mi viene in mente quando sono andato nella Svizzera francese per lavorare con i francesi, io mi rivolgevo a loro con le forme di cortesia imparate a scuola e loro mi rimproveravano che davo a loro del Voi anziché del tu....ma adesso vi saluto e vi mando un abbraccio a tutti quanti e alla prossima Navy
A me sembra che da un certo punto in avanti c'è stato quasi l'obbligo da parte della società, di uniformarsi ai singoli individui e non viceversa com'è sempre stato.
Una volta non si poteva andare a scuola vestiti male, esisteva un dress code per ogni situazione, così come non si dicevano parolacce in famiglia, solo per fare qualche esempio.

Tutto questo da un certo punto in avanti è stata chiamata ipocrisia, le persone dovevano essere se stesse, in nome della libertà, sempre e comunque.

Non sono stati gli studenti i primi a dar del tu ai professori – finchè io sono andata a scuola, si dava del lei e ci si alzava a salutare l'ingresso del professore.
Dagli anni '80 forse? - so che già i miei figli alle elementari davano del tu alle maestre e non per volontà loro, ma perchè così era.
Una perdita di valori o di identità che in nome del “rispetto” verso gli individui ci fa accettare cose assurde tipo eliminare la festa di Natale oppure quella del papà o altre cose ridicole che puntualmente, come folklore, vengono evidenziate dai giornali.
Certo che poi il compito degli insegnanti diventa più pesante: mancanza di stima, non riconoscimento dell'autorità, fino ad arrivare, purtroppo a questi tempi politici bui, dove le persone che ci governano sono davvero rappresentative di questo fenomeno.
Ovviamente anche il compito dei genitori diventa più gravoso, ammesso che gli stessi se ne rendano conto, tra una seduta di ringiovanimento e l'altra.
Trovo assolutamente giusta l'analisi di KH – noi possiamo cercare di assomigliare esteticamente ai nostri figli, se siamo così stupidi da non apprezzare i cambiamenti inevitabili, ma non riusciamo a capire la loro visione del mondo attuale, perchè abbiamo velocità diverse.

Gabri, io non sono sicura che tutto sia iniziato nel '68, le coscienze allora, i valori erano duri e puri – credo che il tutto sia più il prodotto della “Milano da bere” degli anni '80, il benessere sfrenato e l'inizio del lassismo.
Sinceramente non penso che siano le consuetudini sociali del darsi del tu o come ci si veste a renderci autorevoli per i giovani. Anche il chiamarsi per nome può essere sicuramente originale, potrebbe significare complicità che però non va confusa con perdita di rispetto. Insomma penso che l'autorevolezza sia più legata alla capacità degli adulti di essere chiari, dare esempi ed essere coerenti. Il che comporterebbe credibilità... E non è poco. Vedo i giovani come sospesi in una dimensione in cui da una parte la società coi sui imput li spinge a dover crescere in fretta (anche se ora l'adolescenza inizia prima e finisce più tardi) e dall'altra non trovano però riferimenti, mani sicure per compiere il salto verso l'età adulta perché troppo spesso gli adulti sono distratti e concentrati sul come allungare la propria giovinezza. Oppure concentrati sulle proprie frustrazioni in modo spesso asfissiante da far pensare al giovane che crescere è una fregatura. In una società dove poi tutto si brucia in fretta e i tempi a disposizione per adattarsi sono ristretti
Nina, esco un attimo dal seminato per rispondere alla tua considerazione riguardo il ’68.
Forse, duri e puri, all’inizio, come lo si è sempre all’inizio di ogni rivoluzione, ma poi si sa come sono continuate tutte le rivoluzioni, qualsiasi rivoluzione, quando cioè si manifesta l’illusione che tutto quello che si farà, sarà lecito, perché sarà in nome di qualcosa, di un obiettivo, molto importante.
Pasolini aveva già ravvisato e denunciato il pericolo costituito da quei “cattivi maestri” che si stavano impadronendo, senza essere da nessuno ostacolati, dell’ingenuità dei giovani, incantati dalle loro parole, dai loro tendenziosi ragionamenti, dalla loro presunta autorevolezza. C’è stato chi, con le sue parole, ha fatto diventare assassini alcuni giovani, cercando poi riparo all’estero per sé, mentre loro sarebbero andati ad abitare la galera. E per gli altri giovani vi sono stati alcuni scrittori mediocri che, pur di cavalcare l’onda, facevano loro credere di essere completamente liberi di fare quello che volevano, che non avevano obblighi, né responsabilità di sorta : ero rimasta basita quando avevo letto, in un libro di uno di questi scrittori, l’esortazione, per i giovani già indipendenti dalla famiglia, a non occuparsi neanche dei genitori, perché non dovevano sentire l’obbligo di andarli a trovare ecc. Perché la cosa importante era che pensassero solo a se stessi e facessero tutto e solo quello che volevano.
Infatti gli anni ’70, sono stati definiti “gli anni di piombo”: persone considerate, per la loro professione o altro, contrarie a questo nuovo concetto di libertà, venivano, al minimo gambizzate, ma anche, a volte, vigliaccamente uccise. Ci sono state le famigerate Brigate Rosse, che hanno anche ucciso a sangue freddo, prima la sua scorta, e poi, dopo non molto tempo, un uomo politico importante che, appunto, erano riusciti a rapire.
Solo quando le forze politiche hanno fatto muro compatto contro le Brigate Rosse, e questo è accaduto quando anche i comunisti hanno smesso di chiamare, quelli che erano diventati degli assassini, solo “compagni che sbagliano” (e invece costituivano il braccio armato della sinistra), e, insieme alle altre forze politiche, li hanno combattuti e vinti.
Ciao Gabri
mi hai riportato indietro nel tempo e io in quegli anni vivevo a Milano e andavo a scuola all' I.T.I.S. Leopardi di Sesto San Giovani e mi ricordo le assemblee studentesche, insieme ai genitori operai delle fabbriche, poi gli scioperi e i cortei con striscioni che manifestavano, io c'ero e nelle scuole non tirava aria buona e girava la droga e non è passato molto tempo, che mio padre si fece trasferire in Sicilia, per portarci via da quelle situazioni malsane, considerando che l'ambiente scolastico siciliano era un ambiente ancora sano. Comunque penso che la famiglia padre padrone era un eccesso, cosi come lo sono troppe libertà che ledono la libertà altrui e quindi manca la giusta misura e buon senso. Cordiali saluti Navy :D :D :D