Oltre che per siti giro molto anche per strada. Mi siedo ai bar, parlo coi commercianti, vado al super a fare la spesa. Tengo insomma d’occhio i modi di fare e di parlare della ggente e qualche volta ho anche conversazioni con cciovani (tipo ieri che un cciovane ha finito col comune personal trainer prima che cominciassi io: mi ha chiesto se faccio pugilato e l’ho presa come un grosso complimento; si vede che in pantaloncini e maglietta almeno assomiglio a uno che potrebbe fare pugilato, o forse ho la faccia cattiva, non so).

Cosa motiva la ggente? Di cosa parlano? Cosa li preoccupa o entusiasma? Ci sono tipicità, argomenti ripetuti? E – soprattutto – sembrano vivi o morti? Perché il tono, l’umore sono molto importanti in un periodo storico depresso come l’attuale, e ciò è tanto più vero in un Paese vecchio e con poche prospettive immediate di ripresa come il nostro.

Chemmefregaammè? Beh, mi guardo in giro almeno dal famoso ’68, quando di già era chiarissima la separazione/commistione tra aspetti sociali e personal-psicologici, tra mode e istanze autentiche, riadattamenti individuali al contesto e abbandono del medesimo quando mostra le sue inevitabili pecche e contraddizioni. E’ QUESTO ad avermi sempre interessato, non se un singolo posto è il club degli zombi o il circolo dell’uncinetto, o se improvvisamente Emilia decide di non far comparire più in homepage da quanto tempo un utente non si collega.

Però – questo è chiaro – di ogni luogo reale o virtuale che frequento misuro sempre la distanza col mondo vero, fatto di TANTA gente e TANTI argomenti, opinioni, modi di vivere. E quando qualcosa non mi torna… beh, non mi torna!
Una delle più radicate illusioni é proprio quella di voler "far tornare le cose". Ovviamente a modo mio, ponendo me stesso come paradigma, nella convinzione che il mio modo di vedere, pensare, confrontare é quello giusto. Un circolo vizioso dal quale non riusciamo ad uscire. Ci affoghiamo dentro formulando giudizi.
Anch'io amo parlare con le persone, e la considero un'attività sempre più importante, ma ho imparato a sentirle parlare delle loro emozioni perché quelle sì sono vere e trasmettono qualcosa. Tutto il resto talvolta é anche piacevole, ma il più delle volte sono solo chiacchere che informano ma non comunicano.
Non so se sai di cosa stai parlando, ma è certissimo che non hai la minima idea di cosa parlo io.