Sì uso il titolo di una vecchia e bellissima canzone francese, per titolare questo mio primo scritto.
Il mondo degli umani, l'esperienza umana è divisa in due soli grandi schiaramenti, a mio personalissimo avviso. Le persone che "danno" e quelle che "prendono". La lotta e la scelta che, consciamente od inconsciamente, ogni essere deve fare è questa: è la scelta tra altruismo ed egoismo.
Non è la sfiga o la fortuna che dirigono le nostre scelte, anche se a volte possono cambiare tutto, ma è la scelta tra donarsi e prendere.
Questa scelta trasmette una timbrica certa alla nostra esistenza, dalla prima infanzia fino alla senilità. E quando parlo di scelta dovrei forse utilizzare anche una terminologia diversa che fà riferimento a quelli che furono gli esempi genitoriali e l'educazione ricevuta, fattori che sono alla base di una determinazione futura.
Il tema è rilevante e mi piace potervi fare un esempio, per me abbastanza chiarificatore.
Il deserto rappresenta l'immagine più forte collegata al "prendere", è una ambientazione povera ed arida dove la vita è continuamente a rischio.
Un campo di grano coltivato è quella che invece rappresenta il dare: una ambientazione dove fatica, lavoro e sacrificio costante, dove una donazione vera e propria creano una ricchezza che si ripete anno dopo anno e che si diffonde. Dal grano alla farina, dalla farina al pane. La Vita.
Un dei grandi pensatori del '900 l'inventore della Neuro-Linguistica ha scritto che il mondo si divide solo in due grandi gruppi: le persone per bene e quello che non lo sono.
Confido che anche lui si riferisse all'eterna tenzone tra egoisti ed altruisti, tra dare e prendere. tra semina e desertificazione.
Io mi ritengo un altruista patologico, forse una persona che davvero non ha neanche scelto veramente, ma che si è auto imposto questa scelta, senza amarla più di tanto.
Vivere per Vivere significa anche questo: divenire una proiezione delle necessità degli altri, che diventano i monarchi del nostro piccolo regno.
Benvenuto!
Visto che il tuo primo scritto :D
C'è questa sezione per le newentry dove, volendo,  ci si può presentare  :)

https://www.club-50plus.it/forum/★riservato-und-dedicato-new-entry☆★☆★-t74159.html

A parte ciò, ho letto il tuo scritto, che,  come presentazione dice qualcosa di te.
Ti sei auto imposto, come scrivi, di essere altruista...ok...ma non capisco perché dici di non amare questa scelta. Dedicarsi agli altri, amare gli altri più di se stessi è come una missione ed è senz'altro encomiabile.
 Dal tuo profilo e dalla descrizione in breve che fai di te stesso si avverte il tuo impegno per la vita e la tua positività! :D
Spero ti troverai bene qui nel sito e che avrai voglia di intervenire nelle varie argomentazioni del Forum.....alcune sono davvero interessanti! :idea:  
Intanto, potresti entrare, se ti farà piacere, nel gruppo regionale della tua zona, dove troverai iniziative varie e dove le potrai tranquillamente proporre!

Di nuovo benvenuto e buona permanenza nel sito. 
Carissima, grazie dell'accoglienza davvero gradita. I Forum così come i blog dovrebbero essere, per me, dei centri di testimonianza: io li vivo così. Spazi dove racconti la tua esperienza e rifletti e valuti, ma sempre con una straordinaria sincerità. Se no perdono di valore!
Perchè non sono felice delle mie scelte? beh non è proprio così. Mi sono reso conto che altruismo ed egoismo sono tendenzialmente genetici, o comunque condizionati da esempi genitoriali ed educazione. Se è così non è stata, almeno non del tutto, una scelta mia o completamente mia.
e dato che essere altruista è forse uno dei "lussi" più costosi che un essere umano possa permettersi, credo che per queste persone i bilanci non tornino mai.
E credo anche che per essere davvero altruisti si finisca per vivere in una grande solitudine e questo è pesato molto nella mia vita.
Sono molto grato allo scrivere, perchè mi ha permesso di crescere e di capire molte cose. E di esorcizzare la solitudine: qualcuno leggerà quello che hai scritto prima o dopo.
Ben arrivato! Non so se le mie riflessioni siano attinenti con quanto hai scritto tu ma dal canto mio, che sicuramente mi riconosco generosa ed altruista anche per scelte di vita e valori, ritengo che l'altruismo non possa cozzare con il mantenere amor proprio, ossia non trascurare mai se stessi in primis. Altrimenti paradossalmente l'altruismo diventa egoismo e egocentrismo, come dire "ho bisogno di essere così per sentirmi importante per gli altri" non mettendo in conto che il dare e ricevere sono necessari per voler bene anche a se stessi e non rischiare di diventare solo funzionali agli altri con quel senso di solitudine che descrivi. Non so se son stata chiara. Lo spero.
Chiarissima! Ciao..Curcu :D
E sono d'accordo col tuo pensiero. Credo che per imparare ad amare gli altri bisogna prima di tutto amare se stessi e conoscere se stessi (famosa citazione  filosofica) : molte cose si comprendono meglio se le viviamo prima su noi stessi e , a volte, sapersi mettere nei panni dell'altro, saper "camminare" con le scarpe  dell'altro ci aiuta a proiettarci nell'altro per capirlo, accoglierlo e per aiutarlo, dove possibile.
Ho imparato da poco a dire qualche "no", ho imparato da poco che se non stai bene puoi dare solo il minimo, ho imparato da poco che per offrire tempo di qualità è necessario ricaricarsi, ho imparato da poco a non considerarmi solo in funzione degli altri. E ho scoperto che non il mondo è cascato! Ma non solo. Recuperando del tempo per me stessa ho scoperto anche, con stupore lo confesso, che questo non fa vivere meglio solo me ma anche chi mi è vicino.
Simona! Sei un mito! Ti voglio bene! :D
Grazie Michela, l'affetto è ricambiato ma sul "mito" dobbiamo parlarne ;-)
Vorrei approfondire l'argomento e ringrazio Marcello per averlo sollecitato. In pratica ci rimugino sopra da stamattina. Con la premessa di cui alla mia precedente risposta cerchero' di riassumere il più lucidamente possibile le mie riflessioni considerando anche che le macrocategorie mi spaventano e mi disorientano non poco: uomini e donne, bianchi e neri, egoisti ed altruisti...Tendo a trasporre quasi tutto in immagini e la prima che si è formata nella mia mente è stata quella di un arcobaleno ai cui estremi ho posto idealmente l'egoismo assoluto e l'altruismo assoluto. Ma di tutto il resto dell'arco cosa ne facciamo? Ecco, noi comuni mortali secondo me, siamo lì, da qualche parte, qualcuno sbilanciato di là, altri di quà. E non è secondario che per raggiungere il culmine dell'arco, ossia il perfetto equilibrio, la strada da percorrere sia sempre e comunque in salita.
Citazioni:

(autrice: Anna Fata, Coach & Psicologa a indirizzo olistico, Scrittrice)

Dove sta l’equilibrio tra egoismo e altruismo
 Come essere generosi con gli altri senza mortificare se stessi


.    "  Provate a pensare ad un equilibrista. Cammina sulla corda, costantemente alla ricerca del suo equilibrio. E’ concentrato, attento, presente. E’ un lavoro che non abbandona mai finché si trova sospeso a distanza di metri dal suolo. La sua condizione è fragile, precaria, basta un nonnulla per infrangerla. Non è solo una questione di spazio esterno, un alito di vento, un rumore improvviso che potrebbe turbarlo, ma anche e soprattutto una condizione interna che lo porta ad essere presente a se stesso e a ciò che sta compiendo e vivendo.

Quando si è molto concentrati su stessi, come è il caso di questa condizione estrema, si riesce a dare il meglio di se stessi. Anche le condizioni che mettono maggiormente alla prova, più disagevoli, il freddo, il caldo, la fame, la sete, i rumori, possono essere in parte o in toto ignorate, oppure utilizzate a loro volta per raggiungere i propri obiettivi.

Cosa accadrebbe se l’equilibrista per mantenere la sua stabilità e raggiungere l’altro estremo della corda dipendesse da qualcuno che gli grida come e dove mettere i piedi per incedere? Sarebbe costantemente in balia di qualcuno esterno a se stesso. Perderebbe il suo centro, la sua autonomia, ma, ancora peggio, rischierebbe di dimenticarsi di avere in se stesso le possibilità per portare a compimento quanto si è prefissato. La situazione potrebbe arrivare ad un estremo tale che potrebbe addirittura fare scegliere non solo il percorso, ma anche la meta stessa all’altro da sé.

Risultato?
 Se in un primo momento si potrebbe sentire lievemente sollevato per il fatto che qualcuno al suo posto si occupa di lui, del suo cammino, delle sue necessità più immediate, alla lunga si potrebbe trovare in luoghi che si rende conto di non aver mai voluto raggiungere. Da qui l’inevitabile crisi d’identità: chi sono? Cosa voglio? Cosa mi piace? Cosa desidero? Dove mi trovo? Dove voglio arrivare?


Fuor di metafora: nel momento in cui abdichiamo ad una parte di noi, quella che ci suggerisce chi siamo, cosa vogliamo, ciò per cui vale la pena di vivere e di agire, ci solleviamo da parte delle nostre responsabilità. Regrediamo ad una fase simile a quella in cui da piccoli i nostri genitori sceglievano per noi, ma questo va a scapito della nostra libertà. Non solo: perdere la nostra identità, il nostro centro ci priva anche della possibilità di un incontro autentico con l’altro da noi.

Se ci ostiamo ad essere e ad agire come gli altri si aspettano da noi non solo perdiamo gran parte della nostra essenza e della nostra autenticità, risultando come delle sorte di ‘scatole vuote’, mera apparenza dentro alla quale nulla di realmente consistente esiste, ma quand’anche qualcuno si volesse avvicinare a noi, troverebbe la nostra ‘casa’ completamente vuota, deserta, perché il padrone, noi stessi, se n’è andato lontano. “Vegliate, perché non sapete quando il Signore arriverà” – era scritto nelle antiche Scritture. Quando arriva un ospite, chiunque egli sia, dobbiamo essere in casa per riservargli una degna accoglienza.  

.   E allora impariamo a coltivare noi stessi, la nostra essenza, i nostri spazi, il nostro piccolo giardino interiore, un mondo segreto, vitale, rigoglioso che è tale se e fintantoché qualcuno se ne prende cura. Chi meglio del suo padrone può farlo? Chi meglio di lui conosce ogni singola forma di vita in esso presente? Coltivare se stessi, come accade per la rosa del Piccolo Principe. E solo a partire da questa grande scuola vita di giardinaggio interiore si può poi passare ad estendere questa esperienza anche al mondo di chi ci sta intorno. 

Quando ci avviciniamo ad una persona non chiediamoci cosa fare per piacerle, ma restiamo aderenti a noi stessi, al nostro essere, al nostro sentire: l’agire verrà di conseguenza. Non lasciamoci piegare da chi ci vorrebbe modellare in un modo o nell’altro, da chi pretende più spazio o tempo da noi rispetto a quello che possiamo offrirgli, da chi ci impone di allontanarci da amici, parenti, hobby o passioni. Quello non è vero interesse, né amore nei nostri confronti. Amore per noi è sapere quale è la nostra strada, seguirla, e sostenere, favorire il cammino personale anche di chi ci sta intorno.

Possiamo non condividerlo, ma non sta a noi giudicare, prendere posizione, noi possiamo essere dei facilitatori, dei catalizzatori del processo di crescita, di evoluzione, di maturazione nostra e degli altri. Tale percorso comporta, a volte, anche delle cadute, delle false piste, dei giri molto più lunghi del dovuto, ma si tratta di esperienza di vita e ciascuno di noi ha il diritto di compiere la propria. Sta a noi accettare che ognuno è diverso e che deve poter seguire la sua strada.

Con quanta curiosità, meraviglia, rispetto, a quel punto, ci si può avvicinare agli altri e farsi approcciare da loro. La delicatezza, la gradualità dei modi e dei tempi ci viene spontanea a quel punto, perché sappiamo per esperienza personale come ogni cosa per crescere ha bisogno del tempo e del relativo nutrimento, dello spazio, dell’aria e dell’acqua. Non troppo, non poca, la giusta quantità che ognuno di noi conosce. E in tal modo le relazioni con gli altri saranno in grado di rispettare le giuste distanze, modi e tempi, non soffocanti, ma neppure fredde e distanti.

Con il proprio essere si sarà in grado di comunicare il messaggio “io ci sono”, io sono in casa, sono qui, pronto ad accoglierti, se tu lo vorrai. Le mie decisioni di vita saranno in funzione mia, ma anche rispettose di te, dei tuoi tempi, dei tuoi spazi. Ed ecco che a quel punto l’egocentrismo, che rappresenta un modo indispensabile per essere in contatto con se stessi, pur restando presente, sfuma e si intreccia con l’ecocentrismo, uno stile di vita consapevole della presenza di un mondo circostante, all’insegna dell’interdipendenza.
 Se si parte da se stessi risulta molto naturale estendere ciò che di ‘buono’ si riserva a se anche agli altri. Non sarà frutto di uno sforzo, ma il risultato autentico di se stessi, del proprio giardino interno, chiunque ne apprezzerà il valore e noi non ci sentiremmo deprivati. Essere nelle condizioni di poter dare è un dono che diventa ancor più grande se c’è qualcuno in grado di riceverlo. A quel punto il confine tra egoismo e altruismo finirà con il non esistere più. "    


 
egoismo? ... la sorte degli altri non mi tocca più di tanto, finisce poi che resti fregato e allora ciascuno pensi a se stesso e si costruisca il suo destino... Altriusmo?... non viviamo da soli a questo mondo, dobbiamo farci carico dei meno fortunati di noi, non abbiamo il dirito di essere felici da soli... Non mi piace né l'uno né l'altro, e non so a trovare spiegazioni adeguate.
Penso che non siamo venuti al mondo da soli e che, se ci restiamo, siamo sempre alla ricerca di qualcuno, perché soli non ci vogliamo stare. Il rapporto con gli altri va dallo sguardo, alla parola, al tendere una mano e via fino al rapporto fisico. Non con tutti possiamo concretizzare il nostro bisogno di relazione nel medesimo modo, ma con tutti, se pur in proporzione differente, dobbiamo dimostrare la consapevolezza di avere una qualche forma di responsabilità vicendevole. Anch'io in qualche modo sono responsabile di quanto accade al mio vicino. Che poi lo chiamiamo apertura, impegno sociale, disponibilità, compassione, amore ... ciascuno usi il termine che vuole. Io la vedo come responsabilità o consapevolezza di un destino comune che, a diverso grado, ci coinvolge tutti. Non è un discorso di egoismo o altruismo. Questi sono valori e sull'argomento io non ho voce in capitolo. Parlo solo di doveri come persona perché so benissimo che si può essere profondamente egoisti anche con le persone più vicine che diciamo di amare.
(nonnasimona sei grande: "Ho imparato da poco a dire qualche "no", ho imparato da poco che se non stai bene puoi dare solo il minimo, ho imparato da poco che per offrire tempo di qualità è necessario ricaricarsi, ho imparato da poco a non considerarmi solo in funzione degli altri. E ho scoperto che non il mondo è cascato! Ma non solo. Recuperando del tempo per me stessa ho scoperto anche, con stupore lo confesso, che questo non fa vivere meglio solo me ma anche chi mi è vicino.110 e lode... dato che non c'é il 111)
Anche per me la vita e le persone sono colori, a volte più sfumati ed altre più vivaci e nitidi... Alla continua ricerca di nuovi equilibri. Dubito del bianco o del nero. Cmq sarebbe straordinario ed anche utopico pensare che l'altruismo possa essere non un dovere ma solo empatia e compassione nel senso originale del termine. Mettetela come vi pare, ma la ruota gira e tutti abbiamo bisogno degli altri per starci al meglio. Personalmente ho tagliato diversi rami secchi nella mia vita ma i germogli nuovi son cresciuti
"Personalmente ho tagliato diversi rami secchi nella mia vita ma i germogli nuovi son cresciuti"
Fantastico Paola, una filosofia di vita semplice ma efficace e fruttuosa. Sa e profuma di primaveral alias rinascita, quella che credo dovremmo prendere in considerazione ogni giorno quando apriamo gli occhi alla vita.
Sono molto contento, da ultimo arrivato, di essere stato capace di generare un dibattito aperto. E devo dire che leggendo i contributi di chi ha letto quella era una mia testimonianza personale, trovo in ognuno spunti critici (per fortuna) e condivisione.
la cosa che a me preme di più e lo dimostrerò scrivendo ancora e con la speranza di non annoiarvi, è un confronto sulla realtà, su una realtà alla quale si possa coerentemente credere. Non quell'ideale che avremmo voluto essere e non siamo.
Io non cerco nè consigli nè particolari amanmesi o diagnosi o terapie. Il blog è un luogo dove si ha la libertà di raccontarsi senza rete di protezione e per me tale deve rimanere.
Spesso mi sono reso conto che negli incontri, perchè anche di questo stiamo parlando, raramente c'era verità nelle persone, nelle foto e nelle informazioni. Chi per nascondere l'età, chi per bisogno e richiesta d'aiuto, chi addirittura per un vero e proprio raggiro. E vi assicuro non è stato per niente gradevole. La non sincerità a volte è una difesa, a volte è un atteggiamento di privacy, spessp è una cortina di ferro dietro alla quale c'è una persona completamente diversa. Beh anche per farvi fare un sorriso, io soffro della Sindrome di Tarzan, è una specie di voglia di nudità totale nel confrontarmi con gli altri. Mi sembra che la libertà di essere "nudi" sul ramo e di lanciarsi con una liana da un ramo all'altro, esprima veramente la volontà di lanciarsi vero nuovi mondi interiori, come si è dentro.
E' vero, e me ne dispiace molto, che alcuni hanno attraversato grandi delusioni tra il virtuale (profili/foto/informazioni) e il reale.
A volte mi chiedo il perché della finzione e ancor di più il perché dell'insidioso raggiro
E' bellissima cosa saper essere se stessi e imparare ad esserlo, non cosa da poco!
Sarà perché a me personalmente piace conoscere gente nuova e ancor più mi piace farmi conoscere e non capirò mai chi si "maschera" dietro falsi profili e false foto: è così bello essere se stessi, una volta che si impara ad esserlo :D