Avendo molto tempo libero e godendo di ottima salute vorrei fare qualcosa per chi ha bisogno di aiuto. Ho cercato in rete trovando moltissime organizzazioni di volontariato che ho contattato ma con sorpresa ho ricevuto pochissime risposte, quasi tutte molto vaghe che rimandano a parrocchie e ospedali oppure che si riferiscono a ricerche di denaro. Qualcuno mi sa dare un punto di partenza per sapere a chi mi devo rivolgere? Possibilmente province di Vicenza o Padova, grazie
Benvenuto Velistasolitario
hai provato nelle mense dei poveri? oppure prova a prendere contatto con qualche cooperativa sociale di zona
Coop Soc Gruppo R- C.D. 'La Bussola' Padova
Grazie Gioia59, proverò a contattarli. Se viene qualche altra idea ne sarei molto grato, buona serata
Prova anche quà ( se hai un buon rapporto con gli animali )
Enpa - Ente nazionale protezione animali di Padova
Ciao Velistasolitario, io non faccio volontariato al momento però ho molti conoscenti che lo fanno.
Si recano al ricovero per anziani all'ora del pasro per aiutarli a mangiare (c'è chi non ha nessuno), oppure dedicano qualche ora a far loro compagnia. Oppure negli ospedali, per distribuire i pasti, chiaccherare con loro, andare a prendere un caffè alla macchinetta a chi non può muoversi, stare al centralino (questo è un posto molto ambito). Oppure ti rechi al Comune del tuo paese per informarti, .... ti danno un veicolo apposta per accompagnare gli anziani a fare visite mediche, oppure portare i pasti a mezzogiorno alle persone che non hanno soldi e possibilità.
A volte anche aiutare a organizzare feste , le sagre paesane, cucinare, addobbare, insomma lavorare.
Bisogna recarsi in queste strutture e informarsi, a volte ti fanno fare un breve Corso se si tratta di anziani. E a volte le ore che fai ti vengono retribuite con qualche euro.
Vi ringrazio per i consigli, ciò che mi ha spinto a chiedere a chi già fa volontariato è capire da che punto sono partiti. Ammetto di essere rimasto molto stupito quando rivolgendomi sia al mio Comune che all'ospedale di zona (molto grande) le risposte sono state molto vaghe, di "cercare associazioni a cui rivolgermi". Forse era solo una mia idea quella che si buttassero le braccia al collo a chi si offre, mi sono proposto via web ad almeno 10 associazioni inclusa la Croce rossa di zona ma ho ricevuto solo 2 risposte in cui mi è stato fornito l'Iban per contribuire finanziariamente. Insomma, ho capito (lo dico per provocazione e con amarezza) che il Veneto è una regione fantastica dove nessuno ha bisogno e l'unico aiuto è quello di aprire il portafogli. Fra l'altro sono convinto che chi organizza le persone che vogliono rendersi utili non possa ignorare che non tutti siamo in grado di fare qualsiasi cosa ma questo non significa che non vogliamo farlo, io per esempio non so se mi sentirei in grado di assistere persone anziane o con problemi, non l'ho mai fatto e pensavo che mi si proponessero attività di accompagnamento (ho anche messo a disposizione il mio tempo con l'auto di mia proprietà) o intrattenimento ma non ho mai ricevuto risposte. Spero che questa discussione rimanga aperta e se qualcuno viene a conoscenza di necessità non troppo specifiche da un uomo dotato di integrità fisica, patente e voglia di fare, ringrazio fin d'ora per qualsiasi suggerimento. Buona giornata a tutti
Ciao Velista, qualche anno fa ho fatto volontariato, è stato difficile perchè, come dici tu, sembra siano già tutti autosufficienti, donazioni a parte.
Alla fine sono finita in Caritas, nulla da dire su di loro - la mia prima scelta sarebbe stata servire alla mensa dei poveri o extracomunitari, per dire che volevo proprio fare lavori pratici - alla fine sono finita a far compagnia agli anziani in un centro di riposo. E' stata una bella esperienza, ma sinceramente non nelle mie corde.
Sono d'accordo con quello che tu dici, sembra sia difficile inserirsi in una associazione - qualcuna mi ha proprio detto che i loro organici erano completi.
Però sai, sono talmente tante che sicuramente se continui a cercare qualcosa troverai. Per esempio hai pensato agli ospedali, volontario tipo AVO, o con i bambini?
O anche nei canili se ti piacciono gli animali.
Sicuramente, come leggo dal tuo post ci hai già riflettuto, ma ti consiglio ancora di pensare bene a cosa vuoi fare - io sono partita dicendo che volevo donare un po' del mio tempo, questa era la cosa importante, ma mi sono poi accorta che non è proprio così - per esempio io con gli anziani avevo problemi, di comprensione e di accettazione delle malattie. Sicuramente non ho svolto il mio compito al meglio e, dato che il volontariato per prima cosa fa sentir bene chi lo fa, non mi sentivo affatto bene.
Quindi davvero, non andare nel primo posto dove ti prenderebbero, pensa bene a quello che ti piacerebbe fare e quello verso cui sei portato.
ciao
Grazie mille Nina, hai sviscerato benissimo i dubbi che mi prendono sul volontariato; quando se ne sente parlare sembra tutto semplice: vado, aiuto,faccio del bene e torno a casa sereno, ma di certo non è così. Credo di dover ancora fare il primo passo, quello di apprendista volontario per capire a cosa sono portato, o meglio a chi o cosa potrei dare qualche aiuto e temo che finchè non si prova non si potrà mai sapere. Forse il limite è che non abito in una grande città che potrebbe offrire più possibilità e di certo non puoi essere utile se devi spostarti di 50 o più km da casa. Di certo le risposte che sia tu che io abbiamo avuto al primo impatto sono scoraggianti, io mi sento come se avessi chiesto aiuto e non offerto. Ti sono molto grato per avermi dato alcuni spunti per un esame di coscienza, probabilmente non sono ancora pronto io per buttarmi nella mischia e servirebbe qualcuno già inserito a cui affiancarmi. Continuerò a cercare ma temo che per un uomo 60enne ci siano molti limiti, un pò reali ed in parte dovuti a prevenzione: i bambini, chi non preferirebbe farli aiutare da una donna? E li capisco benissimo. In cucina ma non so cuocere neppure un uovo sodo. Di canile qui ce n’è uno aperto solo il sabato, ci sono stato due volte con la sensazione che rompessi le scatole in equilibri già stabiliti. In ospedale ho lasciato i miei dati e con un certo fastidio mi hanno detto che mi chiameranno “se dovessimo avere bisogno DI UN UOMO”. Va bè, capisco che è molto selettivo anche il voler offrire aiuto, a meno che uno sia disposto a farsi mettere in mano una scopa o a lavare piatti, cosa che farei se non avessi il dubbio che l’aiuto non è verso chi ha bisogno ma per chi è già volontario ma preferisce demandare ad altri mansioni umili e non gradite. Grazie ancora, resto alla finestra con la sensazione che anche nel settore volontariato ci siano graduatorie e requisiti da rispettare.
Velista, qui ci sarà senz’altro gente più competente di me, ma per la mia modesta esperienza di volontario in 5 strutture diverse richiamo la tua attenzione su alcuni aspetti:

Il volontario “nuovo” è più un peso che un supporto, finché non capisce bene il suo ruolo operativo ed è in grado di svolgerlo in autonomia, senza assumersi rischi inutili (ci sono ambienti rischiosi) e quindi senza risucchiare risorse di altri volontari che devono correre a metter pace o a salvarlo.

Ho constatato di persona come molti volontari si stufino presto (“non fa per me”): nel frattempo però erano stati inseriti in una programmazione non sempre agevole con orari, turni e impegni da rispettare che disattendono dalla sera alla mattina o anzi spesso senza nemmeno avvertire.

Molti volontari sono inadatti fisicamente o psicologicamente ad alcuni compiti (non mandi la ragazza di 20 anni a distribuire da mangiare in mezzo a 50 marocchini, 50 moldavi e 50 albanesi, alcuni dei quali non ci stanno troppo con la testa).

L’aiuto a chi aiuta spesso è più importante dell’azione pubblica medesima. Quindi perché la ramazza no? Mentre tu ramazzi perché non sai fare altro, il volontario esperto fa quello che sa già fare bene. Stai facendo una cosa utile: liberi risorse più competenti di te.

Detto ciò, ho riscontrato anch’io un fare più che sospettoso per non dire scostante in alcuni ambienti di volontariato. In parte è dovuto alle ragioni di cui sopra, in parte al fatto che negli ambienti di volontariato si crea una struttura gerarchica “spontanea”, non garantita da gradi o posizioni riconosciute e ufficiali di lavoro. E poiché l’essere umano è quello che è, c’è sempre quello che teme che tu ti voglia mettere in mostra a scapito suo. A certi livello poi girano anche soldi, non da metterti in tasca ma da gestire, e questo significa Potere. E il potere piace sempre molto a chi ce l’ha, per cui cerca di tenerselo.
Ho anche assistito a scazzi clamorosi tra associazioni diverse sullo stesso terreno (gli do da mangiare io, no io, c’ero prima io, tu dovevi venire domani che cazzo ci fai qui…).

Mi sono perciò fatto l’idea che il volontario davvero motivato e serio deve necessariamente cominciare con una grandissima dose di umiltà, mettendo in conto che dovrà digerire più di un boccone amaro a opera non degli assistiti ma dei colleghi. Approcciare il mondo del volontariato con la sola idea di voler fare del bene è lodevole ma si scontra con una realtà dei fatti molto meno da mulino bianco.

Mi auguro di non averti spaventato troppo e che ti sia utile quello che ti ho detto.
Ciao.
Grazie per la risposta Olandesevolante, bè magari spaventato no, ma qualche dubbio sul reale apprezzamento dei volontari mi è venuto, non te lo nascondo. Comunque continuerò la ricerca, al momento sono fermo al palo in attesa di capire se qualcuno ha realmente bisogno del mio aiuto e farlo uscire allo scoperto  :roll:
PS: vedo che in alcuni messaggi è possibile rispondere quotando ed in altri no, posso sapere qual è la differenza? Grazie e buona serata 
Come capisco il tuo scoraggiamento, Velista.
Io abito molto vicino Roma e mi sono offerta per aiutare alla mensa per Capodanno. Ho telefonato a varie associazioni presenti nel territorio. La risposta di tutti è stata che per il momento non avevano necessità di altri volontari. Io mi sono consolata al pensiero che c'è tanta gente disposta a fare qualcosa per gli altri più disagiati.

Avevo optato per il servizio mensa proprio perché ritenevo che quello fosse il "lavoro" con minor necessità di preparazione, ben conscia che fare il volontario non vuol dire riempire i propri spazi liberi da impegni.....

[quote="OlandeseVolante"]..........
[i]Il volontario “nuovo” è più un peso che un supporto, finché non capisce bene il suo ruolo operativo ed è in grado di svolgerlo in autonomia, senza assumersi rischi inutili (ci sono ambienti rischiosi) e quindi senza risucchiare risorse di altri volontari che devono correre a metter pace o a salvarlo.
]Ho constatato di persona come molti volontari si stufino presto (“non fa per me”): nel frattempo però erano stati inseriti in una programmazione non sempre agevole con orari, turni e impegni da rispettare che disattendono dalla sera alla mattina o anzi spesso senza nemmeno avvertire.


Olandese, se mai si inizia, mai si avrà la possibilità di imparare e svolgere autonomamente il proprio ruolo. Da questo discende anche la capacità di capire se un compito "fa per me" per competenze ed oneri. Poi il fatto di abbandonare senza nemmeno preavviso attiene la correttezza delle persone e il rispetto per gli altri.

. [i]Approcciare il mondo del volontariato con la sola idea di voler fare del bene è lodevole ma si scontra con una realtà dei fatti molto meno da mulino bianco.

Ed ecco un altro "attentato" al mio "wishful thinking". :D
Innanzitutto mi scuso se rispondo in ritardo ma non essendo utente Premium ho un numero limitato di messaggi disponibili che ieri avevo già raggiunto, devo quindi condensare le risposte qui. Credo che sia corretto darvi del tu ma non consideratelo una mancanza di rispetto, talvolta per abitudine ed età mi è capitato di dare del lei a persone che non conosco, sia nella vita reale che nei social, cosa che viene considerata una forma di snobismo di che vuole mantenere le distanze e purtroppo nella nostra società si fa presto a tranciare giudizi sommari senza tener conto delle consuetudini dovute all’educazione ed ai rapporti quotidiani con le persone.
@ Nina57
Grazie per il link relativo alla lettura dei libri per non vedenti, proverò ad iscrivermi e vediamo che succederà. Tu sei partita da una conoscenza di te stessa e ad una predisposizione verso bambini ed al mondo della Fede che ti ha aiutato e probabilmente avvicinarti alle persone come catechista è stato un fatto naturale che ti ha agevolata. Io certamente sono meno ‘spirito puro’, la mia offerta di volontariato è meno legata al voler bene al prossimo o forse non lo è affatto, ma un semplice ragionamento: ho tempo a disposizione, qualcuno ha necessità di aiuti, braccia e volontà di fare, quindi anche di uno come me. Non vorrei apparire troppo freddo o prosaico, ma direi che è più un fatto di domanda e offerta piuttosto che di amore. Forse è sbagliato, lo riconosco, ma ero e sono convinto che proporsi per accompagnare in ospedale (è solo un esempio) anziani e chi non lo può fare autonomamente risponda ad una necessità a cui si può dare una risposta senza chiedersi se chi lo fa sia animato da spirito umanitario o semplicemente per civiltà ed altruismo.
@ farasabina
Condivido in pieno ciò che hai scritto riguardo alla tua offerta ed alle risposte certamente non incoraggianti che hai ricevuto, è ciò che è accaduto anche a me. Un pò meno la frase “fare il volontario non vuol dire riempire i propri spazi liberi da impegni”: perchè no? Ho scritto qui sopra che lo considero anche un fatto di domanda e di offerta. Detto così può apparire crudo e superficiale, ovviamente non è solo un dare ed avere e facilmente scaturisce dalla mancanza di mie esperienze in questo campo, ma da qualche parte si deve pur cominciare. Forse la mia concezione di volontariato deriva (per ora) più ad un senso civico e meno a quello umanitario. Vorrei potermi sentire consolato come te al pensiero che c'è tanta gente disposta a fare qualcosa per gli altri più disagiati, ma purtroppo non mi consola affatto e mi fa rabbia sapere che ci sono e che qualcuno li respinga, un pò chiudendo le porte ma più ancora non provando neppure ad aprirle. Mi auguro che non considererai polemico che io condivida la frase di OlandeseVolante “Approcciare il mondo del volontariato con la sola idea di voler fare del bene è lodevole ma si scontra con una realtà dei fatti molto meno da mulino bianco”. Seppur vorrei essere più ottimista e pensarla come te, i fatti da me sperimentati al momento rispondono alla valutazione che ha espresso lui. In conclusione, sapere che esistono sia la domanda che l’offerta, ma chi è preposto a farle incontrare crei problemi anzichè aiutare, mi fa provare un profondo fastidio ogni volta che sento appelli ad incentivare il volontariato.
Grazie ancora per i vostri interventi, ritengo comunque un utile e piacevole confronto sentire le opinioni delle altre persone. Buona giornata a tutti
Velista, ti racconto un episodio per far capire cosa ci può essere dietro/dentro ai volontari, che in alcuni casi potrebbero assomigliare a Eugenio.
Quando ero all’università e per le stesse ragioni che dici tu (non umanitarismo, ma giustizia sociale) avevo trovato da portare a scuola ragazzini tetraplegici, il che significa prenderli a casa, farli montare in macchina, portarli in classe, etc. etc. Questo a Mestre, mentre io abito a Venezia (quindi mi dovevo sobbarcare anche il tragitto). Due volte la settimana la mattina se ne andava così.
L’autista del pulmino era Eugenio, che in sei mesi avrà detto buongiorno e buonasera forse tre volte e sicuramente non il primo giorno. Lui dava solo ordini, né grazie né perfavore. Alla fine del turno scendeva e se ne andava, sempre senza salutare. Io e il mio amico volevamo riempirlo di legnate o quantomeno esprimergli quanto fosse cafone.
Parlando una volta col responsabile del servizio, lui ci disse: “E’ vero, però Eugenio non mi ha mai dato una fregatura in 6 anni. È venuto quando aveva la febbre, sostituisce gli altri se hanno un imprevisto, non si è mai fatto sostituire da nessuno, è famoso per come sa farsi rispettare davanti alle scuole quando i vigili dicono che non può posteggiare lì. È intrattabile ma è la persona di maggior fiducia che potessi mai trovare”.
Questo per dire, Velista, che i volontari non necessariamente sono suorine di carità che ti accolgono con il sorriso e i biscotti. Il volontario non fa un favore agli altri volontari, ma agli assistiti. Certo, sarebbe bella un po’ di urbanità, ma non è garantita per contratto. È strano e ridicolo che alle difficoltà del volontariato spesso si debbano a volte aggiungere quelle dei contatti interpersonali, ma è un mondo di persone molto varie, che fa quel che fa per ragioni proprie e che spesso vuole tenere per sé.

Credo di sapere benissimo perché a farasabina hanno detto di no per la cena di capodanno. Portare i piatti dalla cucina alla tavola è il minore dei problemi, in una mensa: lo può fare anche un ragazzino di 10 anni. Il problema è quando Toni si alza e urla perché Bepi ha più minestra (o lo crede Toni), o perché c’è il panettone e non il pandoro, o perché non ne possono avere 5 fette ciascuno da mettersi in tasca per l’indomani, o perché il volontario inesperto ne ha date due a Mariuccia perché ne avanzava una sul vassoio e gli altri 100 seduti hanno visto tutto…
La mensa è uno dei luoghi più tranquilli, figuriamoci gli altri. Vai, vai a portare abiti usati in un centro di accoglienza: se non si accoltellano tra loro per il cappotto blu, provano ad accoltellare te. Eppure questi lavori vanno fatti e allora è meglio li faccia qualcuno o qualcuna coi coglioni (le donne coi coglioni sono fantastiche, mezzo fata turchina e mezzo terminator) piuttosto che madamigella dagli occhi blu e la pace nel mondo nel cuore. Pensare che gli assistiti ti siano sempre grati per quello che fai è un errore; invece non è un errore essere sicuro che ce l’avranno a morte con te per quello che quella sola e maledetta volta non sei riuscito a fare. I derelitti e i malati hanno molto tempo per pensare e rimuginare e non sempre ciò avviene in una mente perfettamente a piombo.
Certo che per avere esperienza come volontario serve farsela, ma l’altra volta ho detto che mentre impari sei prevalentemente un peso e un costo per i colleghi. Fanno eccezione quelli (pochi) che hanno competenze specifiche che sono immediatamente un valore aggiunto: un infermiere, un dottore, un idraulico.
Volontariato è l’opposto di buone intenzioni.

Dimenticavo: ora si sono inventati questa criminale stronzata che un breve periodo di volontariato dà dei crediti scolastici agli studenti di liceo. Primo risultato: tutti i nullafacenti con la media del 3 fanno volontariato per cercare di passare a scuola, con l’interesse che ci si può immaginare per il servizio in sé. Secondo risultato (più grave): nonnina Graziella, sola al mondo, che ha avuto due mesi giusti giusti per affezionarsi alla giovane Samantha che le legge I fratelli Karamazov, se la vede sparire per sempre da un giorno all’altro, sostituita (forse) da Deborah, che tra due mesi sparirà anche lei. Furbo, eh?
Buonasera Velistasolitario.

Velistasolitario, con ogni probabilità alla data in cui ti indirizzo queste righe tu hai intrapreso da tempo una o più pratiche solidaristiche.

Nel mio piccolo, a fronte di una esperienza in corso, ti invito a valutare l’ipotesi di operare nel settore della integrazione delle persone sbarcate sulle coste europee e dimoranti nei territori della tua quotidianità in attesa dei colloqui presso le commissioni inter-territoriali. Seguendo il modello germanico.

In breve: idea progettuale, premessa, strumento giuridico e modalità di esercizio.

1) Idea progettuale: costituire una agenzia di intermediazione inter-culturale non-profit.

2) Premessa: è necessario che tu e/o gli e le aderenti al progetto siano persone introdotte in due settori del tessuto sociale locale: a) sport dilettantistico e b) cultura (attività didattiche, artistiche, civiche …).

3) Strumento giuridico: un ente filantropico ai sensi del nuovo Codice del Terzo Settore di cui al Decreto Legislativo 3 Luglio 2017, n. 117.

4) Modalità di esercizio: dialogare con le persone sopra indicate al di fuori dei sistemi di protezione (Sprar, centri di accoglienza …), domandando loro: interessi coltivati, esperienze sportive e/o culturali vissute nel Paese di origine, obiettivi e prospettive. Raccolti i profili l’ente da te presieduto agirà al meglio per mettere in contatto le realtà associative operanti nei settori di cui al punto sub-2) ed i sistemi di protezione che ospitano le persone conosciute.

Grazie di cuore per l’attenzione Velistasolitario.
Una sera in armonia e letizia.
Cordialmente.