25 Novembre: una data per riflettere e cambiare.

25 Novembre: una data per riflettere e cambiare.

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In alcuni paesi nascere donna equivale ad una sentenza di morte. 

Un proverbio indiano recita che “avere una figlia femmina è come innaffiare il giardino del vicino”. È un peso inutile, perché non produce ricchezza e mantenerla rappresenta uno spreco di denaro che impoverisce, dunque meglio farne a meno o usarla come merce di scambio per guadagnarci qualcosa.

In Sudafrica i bambini, “educati” sin da piccoli alla “cultura dello stupro”, non giocano solo a nascondino, ma anche a «stuprami, stuprami», gioco in cui fingono di essere autori o vittime di violenze sessuali.

Ci sono paesi in cui una figlia può essere ammazzata nel sonno dal padre, con la testa tagliata da un machete, per la sola colpa di essere donna: accade in Iran e lo chiamano delitto d’onore (ai sensi dell’art. 220 del vecchio codice penale e dell’art. 301 dell’attuale codice penale islamico).

C’è un paese in cui una donna, conscia del tragico destino che le pendeva sul capo, arriva addirittura a pagarsi il funerale appena due settimane prima di essere barbaramente ammazzata, con oltre 30 coltellate, dall’ex compagno: è accaduto in Italia, a Genova, nel 2021.

 

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Era stato a lungo temuto, ed ora ci sono le cifre a confermarlo: la pandemia di Corona ha causato un aumento globale della violenza contro le donne. La Oxfam Germania riferisce che durante il primo lockdown nel 2020, il numero di chiamate alle hotline di aiuto è aumentato significativamente in dieci paesi esaminati.

La Malesia è in cima alla lista con il 111% di chiamate in più, ha detto. In Colombia, sono state ricevute il 79% di chiamate in più, in Italia il 73% e in Sudafrica il 69%. In Argentina e in Gran Bretagna, le hotline hanno registrato un quarto di chiamate in più.

Le indagini condotte sul territorio italiano mostrano un volto poco edificante del nostro paese: in Italia, infatti, in media ogni 15 minuti una donna è vittima di violenza nelle sue diverse declinazioni (fisica, verbale, psicologica), con una recrudescenza dei femminicidi che, nei mesi del lockdown, sono aumentati.

 

Discutere fa parte della normale convivenza tra persone, se le parti coinvolte si confrontano alla pari e con rispetto. Al contrario, l'umiliazione, la restrizione della libertà, le ferite psicologiche e fisiche o la coercizione a compiere azioni contro la volontà, diventano espressioni non di scambio, ma di violenza.

 

La violenza

La violenza nasce di solito all’interno di una situazione conflittuale. Tuttavia, un conflitto o una disputa non deve per forza diventare violento, è infatti possibile argomentare la propria posizione in modo vivace ma paritario. La violenza non va data per scontata, altrimenti si viene risucchiati in quella che gli studiosi chiamano “la spirale della violenza” alla quale è difficile sia per l'autore che per la vittima porre fine senza aiuto.

La violenza si verifica nelle relazioni omosessuali tanto quanto in quelle eterosessuali o bisessuali, tra le persone ricche tanto quanto tra quelle meno ricche. La violenza non è solo fisica, ci sono infatti altre forme di violenza che sono spesso più difficili da riconoscere, ma altrettanto pericolose.

La violenza fisica, sessuale e alcune forme di violenza psicologica, come le minacce gravi e la coercizione, sono proibite dalla legge. Ciò significa che se la polizia viene a conoscenza di tali violenze all’interno di una relazione, è obbligata ad aprire un procedimento penale. Da qui l’importanza di denunciare da parte delle vittime e il dovere di proteggere da parte degli organi di polizia.

 

Cosa imparano i bambini.

In una famiglia, se le differenze di opinione vengono discusse in modo acceso ma anche paritario, i bambini (che impotenti, vengono comunque coinvolti) possono trarne degli insegnamenti positivi e molto importanti per la formazione del loro carattere:

-       Che è possibile sollevare problemi e questioni delicate, essere presi sul serio ed essere ascoltati.

-       Che è giusto e importante difendere se stessi.

-       Che l'altra persona va bene anche se non è d'accordo con me.

-       Che si possono avere opinioni diverse e continuare a piacersi.

-       Che è interessante avere opinioni diverse.

-       Che si possano trovare soluzioni comuni.

-       Che ci si può riconciliare.

Tuttavia, quando l'interazione familiare porta a lesioni fisiche ed emotive, vuol dire che si è superata quella linea di confine che avrebbe dovuto essere invalicabile. Quando si arriva a questo punto, bisogna fermarsi e domandare a sé stessi:

-       Mi sento ancora a mio agio e sicuro ad affrontare questo tipo di argomenti?

-       Ho l'impressione che io e il mio partner siamo uguali in questa disputa? Che entrambe le opinioni contano e che possiamo anche ascoltarci a vicenda?

-       Ho l'impressione che ci trattiamo in modo equo e rispettoso nella discussione?

Se le risposte prevalenti sono “credo di no" o "no, per niente", allora è il momento di cambiare e chiedere un supporto esterno.

 

Come ha inizio la spirale.

La violenza si insinua in una relazione con un processo graduale che inizia quasi impercettibilmente che la rende molto difficile da riconoscere, specie se si è nelle prime fasi del rapporto in cui è ancora l’infatuazione a fare da padrona. Allo stesso tempo, è proprio per questo che è importante reagire il prima possibile.

La maggior parte delle volte, la violenza inizia con il partner che esercita una sorta di controllo sulla relazione. Questa persona non tratta più l’altro partner da pari a pari, ma cerca di sminuirlo per affermare i propri interessi.

attraverso le parole, per esempio minacciando, umiliando, mettendolo in imbarazzo, insultando e ricattandolo.

Ma può anche succedere che venga negato al partner l'accesso al denaro in comune, o gli venga proibito di avere contatti con certe persone, o ancora gli venga permesso di uscire di casa solo a certe ore per andare solo in certi luoghi. Questo tipo di violenza si chiama violenza psicologica

 

Una volta superata una certa soglia di inibizione, è facile che alla violenza psicologica seguano quella sessuale e fisica, che spesso lascia segni visibili sul corpo: lividi, contusioni, tagli, bruciature, fratture, emorragie. Tali lesioni dovrebbero essere sempre esaminate da un medico, per poter escludere lesioni agli organi, ma anche come "prova" della violenza.

 

Il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione necessario per il contrasto alla violenza sulle donne e l’educazione a relazioni non violente passa per il saper offrire alle nuove generazioni di sviluppare la capacità di costruire relazioni basate sui principi di parità, equità, rispetto e inclusività.

 

La violenza, sotto ogni sua forma, non può e non deve essere minimalizzata o razionalizzata. Mai. È una scelta etica.

 

 

Foto:  Releon8211/Adobe Stock

 

EMILIA31, 25.11.2021

KwisatzHaderach
1 | 25.11.2021 22:58

Non ho capito perché l'articolo all'inizio parla di violenza sulle donne (che è una cosa) e poi fa una disamina di violenze nella relazione (che sono un'altra cosa) che sono tanto femminili quanto maschili, se non di più.
In particolare mi fa ridere - o piangere, a seconda del punto di vista - "la limitazione della libertà personale (non vedere gli amici, etc.)". Domanda: sono più gli uomini che impediscono alle donne di vedere le amiche o viceversa?
Un po' più di onestà intellettuale non sarebbe stata di troppo, in questo articolo.