Parliamo di sesso?

Parliamo di sesso?

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Per molte coppie è difficoltoso parlare di sesso. Il pudore o il ricordo di esperienze negative del passato rendono molti di noi restii a mostrare il nostro corpo o a esternare i desideri sessuali. Da questi atteggiamenti, se prolungati nel tempo,  può conseguire una più o meno latente insoddisfazione nei confronti del partner e della vita sessuale di coppia. 

Uno studio ha evidenziato che in oltre 20 paesi, le coppie con una buona vita sessuale sono quelle per le quali sesso e condivisione dei desideri rivestono una grande importanza. Modificare quindi le capacità di comunicazione, può portare sensibili miglioramenti alla vita sessuale di una coppia, creando una connessione fisica, emotiva e spirituale più ricca con il partner.

Vediamo come fare.

 

Comunicare.

Tra quelle coppie che ammettono di sentirsi a disagio a parlare di sesso, solo una su dieci è soddisfatta della propria vita sessuale. Detto in altri termini, la comunicazione è lo strumento cruciale per migliorare l’intimità di coppia. Sebbene non parlare sia più facile e meno impegnativo emotivamente, per connettersi veramente con il partner bisognerebbe riuscire ad aprirsi, preparandosi ad accettare eventuali critiche o rifiuti.

Ma come parlare? Innanzitutto lasciando da parte i toni critici e negativi. Ad esempio, invece di accusare il partner di poco romanticismo, sarebbe più costruttivo ricordargli quanto sia stata bella l’ultima volta che vi siete scambiati un bacio appassionato.

O ancora, invece di fare un elenco di tutto ciò non avete particolarmente gradito durante l’ultimo incontro sotto le lenzuola, parlate al vostro partner delle cose piacevoli che ha fatto in passato o suggeritene voi delle nuove. Create l’opportunità per interagire in modo positivo e creativo.

 

Ripensare il sesso.

Per l’educazione ricevuta da piccoli e a causa di modelli sociali sempre più pressanti, molti, consapevolmente o inconsapevolmente, pensano ancora  al sesso in un modo che certo non aiuta il raggiungimento di una vita sessuale soddisfacente.

Le donne, ad esempio, in camera da letto sono spesso così concentrate sui loro corpi e sul loro aspetto, che non riescono a rilassarsi completamente per godersi l’esperienza. Gli uomini, d'altra parte, tendono invece a concentrarsi sulle loro prestazioni. Alcuni studiosi affermano che molti uomini assimilano (inconsciamente) il raggiungimento dell'orgasmo al raggiungimento di un traguardo sportivo. Come conseguenza di questo atteggiamento, basterà anche una piccola disfunzione sessuale a provocare una sensazione di fallimento e di insoddisfazione.

Invece di concentrarsi sul raggiungimento dell’orgasmo, bisognerebbe godersi l'intera esperienza sessuale assaporando i tantissimi livelli del legame fisico ed emotivo che si crea con il partner. Avere una relazione sana, divertente e comunicativa sia all'interno che all'esterno della camera da letto, contribuisce a creare quella complicità, che è poi il preludio a incontri amorosi gratificanti.

 

I rituali dell’intimità.

Nei film e in certa letteratura, l'intimità sembra sempre scaturire spontaneamente dalla tensione sessuale reciproca dei due amanti. Nel mondo reale tuttavia, raramente funziona così! Anche coloro che credono di essere in perfetta sintonia con i desideri del partner, potrebbero lasciarsi sfuggire i segnali di disponibilità o indisponibilità dell’altro.

 

Ma quali sono i migliori modi verbali e non verbali per mostrare al vostro partner che lo desiderate?

All’interno della coppia è bene individuare dei segnali reciproci che consentano al partner di comunicare la sua disponibilità, ma anche e soprattutto l’indisponibilità al sesso quando non si è in vena. Ad esempio, una coppia racconta di tenere due statuine sul comodino. Il posizionamento delle stesse rappresenta un modo semplice e non verbale di comunicare al partner la presenza o l’assenza di desiderio. Altri preferiscono invece un codice fatto di gesti fisici.

 

Imparare a gestire il rifiuto.

È capitato a tutti, uomini e donne, di sentirsi respinti quando il partner non è in vena. È importante rendersi conto che la mancanza di desiderio del partner ha spesso a che fare più con fattori esterni (stress, stanchezza, preoccupazioni, clima) che con noi.

Non voler accettare un rifiuto, rende la richiesta di sesso quasi una rivendicazione di diritto da parte del partner che dovrebbe invece dimostrare empatia e comprensione. Nessuno vuole sentirsi obbligato a fare sesso anche se a volte rimane imbarazzante riuscire a gestire con delicatezza la situazione.

 

Concludendo, è la comunicazione la chiave per migliorare la qualità della vita sessuale di una coppia. L’importante è che l’argomento sesso non venga affrontato una tantum, ma faccia parte di un dialogo continuo tra i partner. Una volta superata la difficoltà iniziale nel toccare apertamente certi argomenti, col tempo aumenterà la sintonia con l’altra parte e anche la vita sessuale riprenderà passione e coinvolgimento.

 

 

Foto: (c) auremar/fotolia.com 

EMILIA31, 25.07.2019

ultimo
1 | 26.07.2019 07:56

“è la comunicazione la chiave per migliorare la qualità della vita sessuale di una coppia“
Ci mancherebbe, si fa l’amore senza comunicare! Capisco che siamo caduti talmente in basso nel far l’amore che già parlare di comunicazione verbale rappresenta un passo avanti, ma per una cosa tanto semplice e umana ci vuole un respiro più ampio, per non restare asfissiati. Innanzitutto rendere meno asettico il parlarne, quasi se stia dialogando col medico per scegliere il lubrificante più adatto. Fare sesso, che è un nuovo #? Mia nipote (16 anni) mi ha detto, nella sua immediatezza e semplicità, “ma nonno, quando conosci un ragazzo col quale ti trovi bene, come fai a non farci l’amore?”. Ecco, ha già capito qualcosa di essenziale. Un ragazzo col quale ti trovi bene. Cominciamo almeno da qui. Si stabilisce una relazione (è la prima azione adulta). Ci coinvolge con i nostri cinque sensi: vista (“come è bello, mi piace un sacco”) odorato (“ha un buon profumo, mi manda in estasi”) udito (“mi eccita anche solo sentirlo parlare, ah la sua voce profonda”) tatto (“quando mi tocca mi sconvolge, anche se solo mi sfiora”) olfatto (“la sua pelle ha un sapore di buono, vorrei mangiarla, le sue labbra poi..”). Lei ha 16 anni, ma anche quando gli anni aumentano a cambiare è solo la forma o i modi. I sensi ci aprono all’altro e preparano l’attesa innescando il desiderio. Sono loro la prima forma di comunicazione, quella che usa l'alfabeto muto, che non ha bisogno di dire o chiedere ma gli basta far capire. Abbiamo dimenticato che prima di far l’amore c’è il corteggiamento, l’avvicinamento, la conquista, il silenzioso gridare che “tu sei preziosa per me e ti desidero”? Trovarsi bene, un inizio che ci fa sentire accettati... da una parte c’è l’apertura su un mondo a noi alternativo (la donna offre il suo mondo), dall’altra un prendersi cura (l’uomo che è comunque portato a fare). C’è una fiducia di fondo, un allentamento delle difese che apre all’avvicinamento fisico. Ci si affida, ci si espone, si gustano le sensazioni del sentirsi pelle a pelle. Sono baci, sono carezze, sono anticipazioni che ci confermano che siamo fatti l’uno per l’altro spinti verso un’unità più intima. E’ una comunicazione “tattile”, non verbale, ma che ci fa percepire la diversità, la complementarità, il bisogno di completamento, e ci fa conoscere, desiderare, volere l’altro per sé nell’esclusività. Lascio andare avanti ciascuno con la sua fantasia per non scrivere un romanzo (fantasia? ma questa è una realtà che ciascuno di noi vive!).

Ah, la conunicazione verbale, mi sono distratto. Detta così non mi convince più di tanto. Quella viene, ma solo dopo aver fatto l’amore, quando capita che ci siamo dimenticati di come si fa l’amore e abbiamo cominciato a pensare a noi stessi, o quando vogliamo ritagliare un piacere tutto nostro che emerge da qualche sentiero nascosto del nostro inconscio. Vorremmo qualcosa di particolare che ci piace, provare forme diverse di intimità che ci fanno sentire sempre più uniti. Ciascuno ci mette del suo. Qui sì bisogna cominciare a far veramente l’amore, perché occorre aprirsi all’altro, ai sui bisogni, ai suoi modi, ai suoi tempi. Comunicazione verbale é un eufemismo, usare il cervello non basta. Questo sì é il momento del dialogo e dell’amore, perché comporta un entrare veramente nell’altro, nei suoi segreti messi a nudo, un accoglimento profondo della sua realtà, una reciprocità nel lasciar cadere anche le proprie difese, uno sviluppare un amore adulto fatto di unità sostanziale, di intimità vera che non nasconde nulla (nemmeno, oserei dire, le perversioni). Questo livello di comunicazione verbale io lo traduco in una sola parola che si pronuncia con i fatti: ama e poi fa quello che voi. Comunicazione verbale senza amore è come una scopata col preservativo. Sì, vabbé, parliamo pure anche di sesso, fa moda e fa lavorare gli psicologi.