L'incontro/scontro con la realtà fuori dalla chat.

L'incontro/scontro con la realtà fuori dalla chat.

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Quando in un portale di incontri online si incontra una persona interessante con la quale si è intrattenuto un piacevole scambio di messaggi, il primo incontro di persona dovrebbe seguire idealmente in tempi relativamente brevi.

Chattare on-line con qualcuno o incontrarsi di persona sono infatti due situazioni profondamente differenti. Può succedere che le persone rimangano intrappolate nel virtuale e che le amicizie e i sentimenti nati in rete non riescano a trovare una corrispondenza nella vita reale.

Uno studio dell’Università di Zurigo condotto su 3000 coppie che, dopo essersi conosciute via internet si sono anche incontrate nella realtà, afferma che l’incontro „off-line“ è avvenuto mediamente dopo un mese dal primo contatto, non poco se si pensa al corteggiamento di un tempo quando l’approccio seduttivo avveniva “dal vivo“ ad esempio in un locale o a casa di amici.

 

Innamorarsi sul web.

Oggi ci si innamora sempre più spesso sul web. Ma queste relazioni, dopo un iniziale periodo di euforia, nel momento in cui il rapporto da virtuale si trasforma in reale, talvolta possono dare luogo anche a grandi delusioni.

 

Ma perché l’approccio online è così intrigante e si arriva addirittura a innamorarsi di persone mai viste, delle quali si conosce solo ciò che esse decidono di farci sapere?

Sul web è più facile essere audaci, seduttivi e brillanti. Basta avere un computer e internet per crearsi una nuova identità, indossando i panni di chi si vorrebbe essere e non si è o non si ha il coraggio di essere. Si possono conoscere persone con interessi comuni, chattare per notti intere scrivendo solo ciò che si vuol far sapere di sé e svelandosi poco alla volta. E proprio questa gradualità è un fortissimo elemento di seduzione; il desiderio si nutre infatti di mistero, di silenzi e di fantasie.

Molto è lasciato alla fantasia e all’interpretazione di chi sta dall’altra parte dello schermo. Utilizzando esclusivamente le parole e limitando al minimo l’esposizione alla realtà „offline“, si crea un rapporto che lascia libera l’immaginazione.

 

L’impatto con la realtà.

Chi si innamora in chat prova tutti gli effetti sentimenti autentici, con emozioni che sono talvolta addirittura dilatate. Capita però che questo tipo di relazioni non resistano all’impatto con la realtà.

 Dietro la maschera virtuale costruita online, c’è infatti una persona reale che nella realtà quotidiana non riesce più nascondere i propri limiti e fragilità. 

L’insuccesso può dipendere talvolta anche dallo scontro con la fisicità del partner virtuale, che non collima con quella che ci si è costruiti nella propria mente. 

La sociologa Eva Illouz scrive che i contatti online darebbero vita a  "aspettative emotive intimidatorie". In altre parole, la massimizzazione dei risultati  diventa fine a se stessa e la "mentalità del confronto" rende sempre più difficile decidere se le opportunità che si presentano siano sufficientemente buone o se si debba/possa continuare a sperare che ne capitino di migliori. Vengono in tal modo compromesse quelle forme di conoscenza che si basano sull'intuizione o sulle percezioni. Dopo averne visto l’aspetto fisico su una foto (quando c’è), si comincia a entrare in contatto con l'altra persona tramite messaggi scritti e in seguito telefonicamente, scoprendone quindi prima il linguaggio e i pensieri e solo in seguito la prima caratteristica fisica: la voce. 

Si potrebbe definirlo un  processo di conoscenza che procede dall’interno all’esterno. Sarà con il primo incontro dal vivo che si potrà percepire il carisma, l’espressività e la gestualità dell’altra persona, senza dimenticarsi della parte olfattiva in grado di accendere o troncare sul nascere l’attrazione chimica.

 

L’idealizzazione del “partner”. 

Il pericolo è talvolta aver riposto  troppe speranze in qualcuno che ci ha incantati con bellissimi messaggi, ma che poi incontrato di persona, per un motivo o per l’altro, non abbiamo più percepito come adatto a noi.

Chi ha un proprio equilibrio è in grado di vivere l’innamoramento in rete come un gioco perché ne riconosce anche i rischi e resterà capace di staccarsi dalla relazione nel momento in cui non fosse più appagante.

Chi invece è insoddisfatto della propria vita, è più vulnerabile e rischia di idealizzare la persona incontrata sul web. Proiettare tutte le proprie aspettative su una figura virtuale può creare dipendenza e sentimenti di isolamento ed estraneità. In questo caso la persona finirà per vivere solo per godere di quei momenti virtuali che considera più appaganti della realtà.

 

Per questo motivo, suggeriamo a chiunque cerchi un partner in Internet di non esitare troppo organizzare il primo incontro dal vivo. La "chimica" non mente, quasi mai.

 

 

Foto: Alina /fotolia.com 

 

Come sono state le vostre esperienze in proposito? Condividete le problematiche poste nell’articolo?

EMILIA31, 21.02.2019

Curcumella
1 | 22.02.2019 20:35

La mia unica esperienza dal virtuale a fini sentimentali risale a parecchi anni fa. Ci siamo incontrati subito e siamo rimasti insieme per 6 anni, con una fine travagliata e deprimente. Ricordo una cosa in particolare:quando gli amici ci chiedevano come ci fossimo conosciuti c'era da parte sua reticenza a dire ci eravamo conosciuti nel web. E questo a me creava disagio come fosse una verità da tenere nascosta di cui vergognarsi. Concordo Cmq con l'articolo e con gli interventi, anche se quello di kiwi si legge "tagliato"

KwisatzHaderach
2 | 22.02.2019 01:06

Analisi nel complesso condivisibile.
Il problema non è tanto l’immagine che uno si crea virtualmente, quanto le aspettative dell’Altro, che danno luogo come ha correttamente detto la sociologa a una vera e propria “condizione intimidatoria”, dove il poveretto/a dovrebbe corrispondere istantaneamente e in maniera positiva a tutti i film e i desideri di riscatto emotivo e sociale del portatore di aspettative. Questo perché i vuoti esistenziali vengono riempiti già in sede virtuale, e da quel momento non viene accettato nulla di meno della piena corrispondenza con i propri bisogni. In altri termini, si può parlare di un’”incontrollabile inerzia delle aspettative”, non basate su aspetti di realtà bensì sulla profondità dei bisogni. Più forti sono questi bisogni, minore è la probabilità di corrispondenza tra l’Altro reale e l’immagine virtuale che ci siamo creati. Detto in maniera banale: la gente parte per la tangente in base a pochi, non decisivi segnali positivi.
L’incontro reale perciò è assai probabile si trasformi in un disastro di delusione, stante che da una parte c’è un benchmark fantasmico perfetto, dall’altra un essere limitato nella propria realtà di imperfezione.
Inutile dire che si dovrebbe a) autocensurare/limitare ex ante le proprie aspettative sull’Altro; b) procedere il prima possibile a un incontro dal vivo.
Personalmente non mi è mai stato difficile tenere basse le mie aspettative, perché i miei numerosi incontri non sono mai motivati da bisogni impellenti, ma prevalentemente da semplice curiosità. Così ho potuto apprezzare tratti dell’Altra che magari in sede virtuale erano rimasti nascosti (come il fantastico culo di Simonetta, per fare un esempio terra terra, o la bellissima voce e la calma caratteriale di Paola).

Avvicinarsi a un incontro reale post conoscenza virtuale richiede perciò molta cautela, che necessita della consapevolezza dei meccanismi mentali automatici e tipici di chi vi si avvicina sperando nell’istantanea risoluzione di tutti i propri problemi. Detto altrimenti: “se non sa frenarsi da solo, frenalo tu”.
In ogni caso, un incontro reale per chi abbia obiettivi affettivo-sentimentali è sempre un affare di inaudita violenza, proprio come ha detto la sociologa.