Una finestra sul mondo

  • Una finestra sul mondo
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    Un recente  studio americano rivela come gli over-50 dimostrino un sempre crescente interesse per i social network. Questa tendenza, se confermata nel tempo, potrebbe avere una notevole influenza su diversi aspetti della vita, dalla riduzione della solitudine personale, alla diminuzione delle malattie neurodegenerative per gli anziani, fino alla riduzione del 30% della probabilità di ammalarsi di depressione.

    Da un punto di vista aziendale poi, questo trend rappresenta una nuova opportunità di creare campagne pubblicitarie mirate ai segmenti di clientela di età più matura, con una disponibilità economica maggiore rispetto ai giovani, ma che fino ad ora sono stati difficilmente raggiungibili se non con i mezzi di comunicazione tradizionali.

     

    Perché usare i social network?

    Stiamo parlando principalmente di Facebook. 

    Il risultato di un sondaggio condotto sui “nuovi entrati” nel mondo dei social, rivela le quattro motivazioni principali che li hanno spinti a cominciare: la necessità di curare la rete sociale, la volontà di  costruire nuovi rapporti (seppur virtuali), la curiosità e il desiderio di partecipare ai percorsi di crescita di figli e nipoti. Desiderio quest’ultimo spesso destinato a rimanere solo un’utopia, considerato lo scarso entusiasmo con cui i giovani generalmente accolgono le intrusioni parentali nel loro mondo.

    Le persone coinvolte nello studio risultano consultare Facebook 2,5 volte al giorno, per un totale di 35 minuti (in media) e usano principalmente la scrittura sulle bacheche e la messaggistica privata.

     

    E in Italia?

    Il rapporto Censis-Ucsi  del 2015 sulla comunicazione, afferma che esiste  «una grande distanza  tra giovani e anziani nel nostro Paese. Il 77,4% degli under 30 è iscritto a Facebook, contro appena il 14,3% degli over 65. Ma il gap va riducendosi di anno in anno, ed è proprio la fascia di età compresa tra i 55 e i 74 anni quella che risulta in costante aumento nell’uso di internet e dei social media.

     

    Un testimonianza: “Sì, sono su facebook, ma….”.

    Alessandro, un signore italiano un po’ "agé" ci racconta la sua esperienza:

    “Il mio approccio a Facebook è recente, sebbene usi il computer ed internet ormai da un po’. Mi è occorso parecchio tempo per entrare in sintonia con il sistema, e soprattutto per impararne a utilizzare tutte (o meglio, alcune) le potenzialità. Io ero uno di quelli che parlano molto al telefono, con un sacco di gente: parlavo di tutto con tutti. Ma, ovviamente, a uno per volta. Poi, un bel giorno mio nipote ha insistito per farmi entrare nel mondo nuovo, digitalizzato, il suo" mondo: loro sono "nati digitali", ho letto da  qualche parte.

    Ho provato e riprovato: ci sono schemi mentali che sono difficili da superare. Ma ora è fatta, e in effetti oggi mi destreggio con un certo numero di "opzioni", riesco a trovare abbastanza rapidamente le informazioni che mi sono necessarie - magari  facendo giravolte del tutto superflue – e riesco a rimanere in contatto con un sacco di gente che altrimenti avrei perso di vista. Ma soprattutto posso avviare  "conversazioni" sui temi di mio interesse con veri e propri  gruppi di persone, quasi come se fossimo nel salotto di casa.

    Già Cicerone raccomandava nel suo "De Amicitia" che il rapporto tra amici dovesse essere sincero e non inquinato da possibili interessi pratici, fondato sul "comune sentire" circa un certo numero di argomenti. In realtà il percorso per arrivare a conoscere un vero amico è lungo e cosparso di trappole.

    E se in altri tempi i ritmi lenti e dilatati della vita imponevano incontri rarefatti e quindi anche intensi e approfonditi, oggi la tecnologia permette  velocemente di scrivere, parlare, trasferire informazioni tra le persone, dovunque si trovino nel mondo. Si finisce quasi per realizzare una continuità di presenza che in certi casi può diventare addirittura opprimente. Riappare quindi l'esigenza di operare una "selezione", in base a parametri fondati sulla comunanza di interessi culturali, etici, artistici e, più in generale, di qualità della vita.

    Secondo me, resta però vero che la strada per approfondire realmente la conoscenza tra le persone continui comunque ad essere quella dell'incontro personale, sia esso occasionale e travolgente, come raccontavano i film americani di tanti anni fa o cauto e insicuro, come capita realmente nella vita di tutti i giorni.”

    Foto: (c) Rawpixel.com / fotolia.com

     

    E voi cosa ne pensate delle conclusioni di Alessandro? Siete d’accordo?



    EMILIA31, 06.07.2017


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