Da soli al ristorante? Perché no!

Da soli al ristorante? Perché no!

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Mangiare da soli è da sempre una pratica diffusa e controversa, soprattutto se si tratta di farlo in pubblico e in special modo al ristorante.

Infatti, se da un lato sono molte le persone che non hanno problemi a consumare i pasti tra le mura domestiche anche senza compagnia, dall’altro il “tavolo per uno” in un locale è una situazione che richiede una certa dose di disinvoltura.

 

Ma cosa succede quando ci si trova ad andarci da soli?

 

Pare che Jean Baudrillard, sociologo e filosofo francese, odiasse trovarsi in questa situazione e che, al contrario, Andy Warhol, padre della Pop Art made in USA, ne fosse talmente entusiasta, da aver immaginato la creazione di una catena di ristoranti con mini salette da una persona, tutte rigorosamente dotate di televisione. 

Molte persone raccontano della sensazione di sentirsi in qualche modo sotto un riflettore, esposti  agli sguardi e, pensano loro, ai commenti degli altri commensali.

Il problema è che l’essere soli viene spesso confuso con la solitudine e nel pensiero comune, la solitudine rappresenta ancora una sorta di tabù.  I dettami sociali ci dicono che dobbiamo essere sempre innamorati, avere molti amici intorno, divertirci e tenere nascosta la solitudine.

Ma, e questo è forse il punto più importante, una persona che mangia da sola non è automaticamente sola. Non tutti hanno bisogno di compagnia e non tutti coloro che siedono a un tavolo da soli devono essere guardati con quel misto di curiosità e compassione che non lascia spazio all’ipotesi che sia stata invece una scelta.

Molti trovano strano sedersi in un ristorante non accompagnati, primo perché non ci sono abituati, ma anche perché vedere qualcuno da solo in un luogo di convivialità, viene spesso interpretato come un segno di incompetenza sociale. In un mondo in cui trovare distrazione e compagnia è alla portata di un clic, trovare una persona da sola in un locale ci appare strano e spesso ci porta a pensare: „ perché non se ne è rimasto a casa?“

 

Un'esperienza da provare.

Molte persone temono anche soltanto l’idea di entrare in un ristorante da sole e chiedere: "un tavolo, per favore" e dover anche specificare "Sì, solo per me".

Eppure ci sarebbero diversi buoni motivi per uscire di tanto in tanto a mangiare da soli: potrebbe risultare eccitante, altre volte rilassante e comunque sicuramente avventuroso. Vediamo qualche  buona ragione per provarci.

 

Scoprire un nuovo lato di se stessi.

Ritenete ancora che mangiare fuori da solo sia orribile e imbarazzante? Provate invece a considerarla come una sfida. Perché dovrebbe essere poi così negativo? Perché sarete oggetto degli sguardi degli altri clienti? Perché i vostri vicini di tavolo potrebbero pensare che siete soli e tristi?

È davvero così importante cosa pensano di voi dei perfetti estranei? Non pensate siano soprattutto pregiudizi culturali? 

 

Imparare a divertirsi.

Nell'epoca dell'iPhone non sappiamo più cosa significhi stare veramente da soli, figurarsi poi mangiare da soli! Certo, dopo aver guardato il menù, l’avere con sé un libro, l’immancabile smartphone o addirittura il laptop, risolverebbe almeno in parte il problema dell’imbarazzo, ma distoglierebbe anche l’attenzione dal cibo, dall’atmosfera e dall’esperienza che si sta facendo. Perché concentrarsi su ciò che si mangia e affrontare senza compagnia la dimensione del pasto, è uno dei pilastri dell'autosufficienza. Nessun commento stupido sul cibo, nessuna restrizione alimentare che non sia la propria, nessun bisogno di fare conversazione e soprattutto nessun compromesso. Insomma una bella opportunità per perdersi nei propri pensieri appagando i sensi.

A questo proposito, c’è chi sostiene che mangiare da soli sia una sorta  di onanismo culinario: in fondo, spiegano i seguaci di questa tesi, per portare la forchetta alla bocca è sufficiente una mano sola.

 

Conoscere nuove persone.

Viaggiare da soli offre spesso l’opportunità di conoscere nuove persone. Lo stesso vale per il cibo: se si è soli, ci si può infatti intrattenere a discutere del vino con il cameriere o parlare con il cuoco di un piatto particolarmente gradito o ancora, trovarsi a chiacchierare con altri ospiti del locale... tutte esperienze nuove e sicuramente interessanti.

 

Imparare a non avere fretta.

Aspettare senza tablet o smartphone è ormai una prerogativa dimenticata. Quindi che sia al ristorante, o dovunque ci sia da attendere, trovare come occupare il tempo internet-less diventa una sfida.

In una cultura che richiede produttività, che ci stritola tra le innumerevoli liste di cose da fare, il tempo trascorso a "essere" concentrandosi sull'hic et nunc piuttosto che a "fare", è spesso associato a una punta di colpa autoindulgente.

 

Un trend in crescita, anche tra i senior.

I giovani millennials indaffarati, cresciuti a pane e multitasking, e i maturi Baby-boomers, spesso divorziati, hanno un insospettabile punto in comune.

Un’indagine condotta nel Regno Unito ha evidenziato che le ragioni di questa crescita vanno ricondotte agli stili di vita contemporanei e alla percezione del cellulare come surrogato del compagno di tavolo, diffusa soprattutto tra i giovani, ma non solo. Tra i gruppi più propensi al pasto in solitudine rientrano anche gli anziani (over 65), che in Italia costituiscono il 47,7% dei single. Che la fascia di popolazione più adulta sia tendenzialmente anche quella più sola, almeno quando si tratta di mangiare, lo conferma anche la Oxford Economics, secondo cui proprio gli over 55 sono i consumatori che più spesso non cenano in compagnia, indipendentemente dal fatto che vivano con altre persone o meno.

 

Qualunque sia l’interpretazione corretta, per molti habitué del pasto in solitaria questo rappresenta un momento di piacere personale, in cui godere della compagnia di se stessi, concedendosi una pausa dal resto del mondo.

 

 

Foto: cherryandbees/Adobe Stock 

EMILIA31, 13.02.2020

Mar0568
1 | 19.02.2020 23:29

Boh, insomma, a me non piace mangiare da solo al ristorante...

KwisatzHaderach
1 | 13.02.2020 21:49

Ossignorebenedetto!
Ma che argomento è?
C'è davvero chi si fa le pippe mentali perché è solo al ristorante? Io NON VEDO L'ORA di starmene in pace a mangiare da solo. Per tutto il dottorato ho mangiato da solo, un giorno a Pisa, uno a Milano, uno a Padova e uno a Firenze (sì, ci facevano girare come trottole). Tre anni così, ogni settimana. Praticamente il periodo più bello della mia vita. Da 30 anni, lavorando all'estero, sono SEMPRE al ristorante da solo, dalla Slovenia alla Siberia. Quando un collega mi chiede di aggregarsi, storco il naso.
Che c'è di meglio che starsene per i fatti propri, scegliendo tra la cucina locale?
Qualche volta (in Italia), poiché spesso prendo appunti sulle cose mie, mi hanno chiesto se ero un critico gastronomico. All'inizio rispondevo "no", poi ho cominciato a dire "può darsi, ma anche se fosse non glielo potrei dire".
Non ho MAI trovato un ristorante che mi facesse un problema per essere solo. Non ho MAI trovato nessuno che mi guardasse strano, mentre io ho trovato molte coppie e famiglie che si meritavano più che uno sguardo strano, diciamo pure un TSO.
Presentatemi qualcuno che ha problemi a mangiare fuori da solo: vorrei intervistarlo, perché non ho mai incontrato un alieno.

Michela V.
1 | 13.02.2020 19:22

Ne avevamo già parlato qualche tempo fa.
Comunque sia condivido, la cosa mi capita spesso, mi diverte, non mi pesa e me la prendo davvero con tutta la calma del caso. Si osserva moltissimo, si conosce gente nuova. E...mi sento in pace e in....vacanza!