Elogio della lentezza (del treno)

Elogio della lentezza (del treno)

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Viaggiando sul TAV tra Milano e Roma a volte vengo colta da una specie di avvilimento: sembra impossibile dover stare seduti dentro a quel proiettile dai cui finestrini, peraltro molto ampi, non si riesce a distinguere un albero, una casa; si intravvede solo lo scorrere confuso di un ambiente frettoloso, anonimo.

Non è viaggiare nel vero senso antico della parola: è aspettare che passi il tempo previsto per trovarci nell'altra città. 

Che fare? Guardare fuori mi provoca capogiri; potrei forse telefonare a qualcuno, e il brusio diffuso in tutta la vettura conferma che molti altri viaggiatori lo stanno già facendo.Chi non telefona ha comunque sotto agli occhi un pc o uno smartphone . Potrei anche leggere, certo, forse un po' poco agevolmente, vista la feroce scomodità delle poltrone, ma chiacchierare no, non si può: è cosa d'altri tempi. E poi, con chi potrei mai parlare se tutti hanno lo sguardo incollato al loro giocattolino elettronico?.  

 

Lo scompartimento.

 

A dire il vero, rimpiango i vecchi vagoni con gli scompartimenti. Ricordate le chiacchierate con gli sconosciuti seduti di fronte a voi quando il vagone era fatto a "scompartimenti"? Per indicare una discussione senza capo né coda, lo si definiva: "un discorso da scompartimento ferroviario". Si guardava la gente che saliva e scendeva dal treno ad ogni stazione, si scrutavano con preoccupazione coloro che, in cerca di un posto, facevano capolino all’interno dello scompartimento in cui eravamo seduti; spesso portavano con sé borse e borsoni, buste di plastica e sporte contenenti lo spuntino che avrebbero consumato durante il viaggio.

Oggi invece si viaggia praticamente nel tempo: "quanto manca all'arrivo?" "venti minuti", risponde guardando il suo smartphone, il vicino. Nessuno sa i chilometri di viaggio ancora da affrontare: solo il tempo conta.  Eppure, io che non devo lavorare al computer, che non riesco a leggere, che non debbo telefonare a nessuno - ecco - io vorrei poter tornare ad una dimensione antica del viaggio. Così entro in un altro, ulteriore "altrove" rispetto al mio essere qui, chiusa in questa scatola tecnologica che con un moderato brusio, scavalca strade e fiumi, entra ed esce da gallerie, aggira città, fende prati e campi coltivati che intravvedo appena, passa veloce davanti a stazioni che una volta erano importanti e ora non vengono degnate nemmeno di un rallentamento. 

 

La “Nuovissima guida d’Italia”.

 

Recentemente mi è capitato di rileggere parti della "Nuovissima Guida d'Italia" pubblicata nel 1876, quando da pochi anni era stata completata la costruzione dell'Italia, che contiene le raccomandazioni dirette a chi avesse dovuto mettersi in viaggio lungo lo "Stivale". Intanto per andare da Genova a Roma, sebbene fosse stata da poco ultimata la ferrovia, che con una successione di gallerie, superava le magnifiche (allora come oggi) Cinque Terre, la guida suggeriva di viaggiare per nave fino a Livorno, o meglio ancora, fino a Civitavecchia. Il treno impiegava infatti sette ore per andare da Genova a Pisa. E altre dieci erano necessarie per arrivare da Pisa a Roma. Quindi i problemi logistici e l'organizzazione delle soste facevano propendere per il viaggio in nave.

Ugualmente complesso era il viaggio da Milano fino a Roma passando per Firenze. Soprattutto, la guida descrive con ammirazione ed orgoglio per l'alta tecnologia impiegata, la complessità delle opere necessarie per affrontare l'attraversamento dell'Appennino (23 gallerie per un totale di 2700 metri e una quantità di ponti ("si passa 19 volte il fiume Reno" dice la guida).Ecco: io non chiedo di attraversare 19 volte il fiume Reno o di entrare e uscire 23 volte dalle  gallerie che consentivano - quasi centocinquanta anni fa - al treno a vapore di arrampicarsi fino ai passi dell'Appennino, ma almeno chiedo di poter guardare un pochino del verde che attraversiamo.

 

 Il tempo cuscinetto.

 

Disporre di un tempo-cuscinetto che permette di interiorizzare con calma quanto vissuto nella giornata o perdersi in pensieri lontani, io lo considero come un regalo.

Sempre più spesso si leggono le vivaci cronache di viaggi su treni di paesi lontani, in cui l'autore descrive con stupore la colorita umanità che popola gli scompartimenti.

Non serve andare dall’altra parte del mondo, queste queste avventure possiamo viverle anche qui da noi. Basta non aver fretta, mettere da parte il senso critico ed essere disposti a godersi il viaggio.

 

Del fatto che in realtà, la maggior parte delle volte il treno sia in ritardo, sporco e sovraffollato, che le toilette siano inagibili, che l’aria condizionata non funzioni, meglio parlarne un’altra volta.

 

 

Foto: (c) coolhand1180/fotolia.com 

EMILIA31, 09.05.2018

Filo62
1 | 15.05.2018 09:38

Saper godere dello scorrere del tempo è un ‘arte ,e ancora di più la bellezza del viaggio nel guardarsi intorno per scorgere istantanee .Io ho fatto dello vivere lento la mia religione e mi scopro sempre più solo in questo mondo fast.Leggere un elogio alla lentezza è come una oasi nel deserto di una società cieca ,disumanizzata,dove le persone sono sempre più ingranaggi e meno anime.Un saluto