Il picco della felicità si raggiunge due volte nella vita.

Il picco della felicità si raggiunge due volte nella vita.

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A 23 e a 67 anni. 

Sembra strano eppure pare proprio che sia così, secondo quanto riporta lo studio del prof. H. Schwandt , docente e ricercatore dell’università dell’Illinois.

 

La felicità dipende essenzialmente dalle nostre aspettative.

A 23 anni una persona è normalmente molto felice, e così negli anni a venire, almeno fino a 30 anni, quando invece comincia a scendere il grado di soddisfazione individuale.  

La giovane età lascia aperta la porta alle tante opportunità della vita. Se non si avrà successo nella carriera di calciatore professionista all'inizio dei vent'anni, allora si potrà ancora diventare un giovane imprenditore di successo e iniziare un’attività in proprio. Se si fallirà, sarà possibile intraprendere la carriera di avvocato o affermarsi come uno scrittore di successo.

A venti anni si può ancora pensare che andrà comunque tutto bene e che si riuscirà sempre a cavarsela. Ma da un certo momento in poi comincia ad essere chiaro che purtroppo non tutti I sogni di gloria sono realizzabili.

Se all'inizio della vita si può essere molto felici, questo sentimento è destinato a calare fino alla prima metà dei 50 anni per poi salire di nuovo, raggiungendo un nuovo apice, e questa è la bella notizia, intorno ai 65 anni. Graficamente questo andamento è rappresentato da una curva a U.

 

Perché?

Una bella domanda. Questa curva è nota da tempo e viene studiata in molti paesi, indipendentemente dallo stato di famiglia, dal reddito o dal sesso delle persone, fattori che sembrano non avere influenza sulla curva stessa.

L’andamento del grafico conferma anche il fenomeno della così detta “crisi di mezza età” che spesso porta a lasciarsi dietro le spalle lavoro e famiglia per accompagnarsi a partner più giovani e compensare le frustrazioni acquistando, ad esempio, una Porsche o una moto di grossa cilindrata.

L’ insoddisfazione tipica della mezza età ha molto a che fare con gli errori fatti nell’immaginarsi il proprio futuro.

I giovani non solo non pensano che la loro felicità potrà diminuire, ma, al contrario, si aspettano che aumenti sempre, e di molto. Con il passare del tempo invece, diminuiscono gradualmente la positività e le aspettative, anche se spesso queste ultime rimangono comunque al di sopra del livello reale di appagamento.

Spesso ci si sente delusi dal passato e con poche prospettive verso il futuro. La cosa interessante è che è proprio da quel momento in poi che, contrariamente a quanto si possa immaginare, si ricomincia a stare meglio.

 

L’eccesso di ottimismo.

Generalmente si elaborano le informazioni positive sul futuro in modo più forte di quelle negative, soprattutto in giovane età. Le persone pensano sempre di essere fortunate: il matrimonio funzionerà, avranno figli sani, il reddito sarà soddisfacente e faranno una brillante carriera. È logico, nessuno si sposerebbe se dovesse pensare di dover divorziare tre anni dopo. Purtroppo non funziona sempre così e la realtà a si rivela spesso meno soddisfacente di quanto immaginato.

 

Guardare al passato con rabbia.

C'è uno studio scientifico molto noto su questo argomento da parte di un Gruppo di neuropsicologi di Amburgo dal titolo "Don't Look Back In Anger" (Non guardare indietro con rabbia) in cui si studia come le persone reagiscano alle aspettative deluse, esaminando in particolare le differenze tra giovani e anziani. I ricercatori hanno ideato un gioco informando i partecipanti che più a lungo avessero giocato, più soldi avrebbero vinto, ma giocando troppo a lungo, avrebbero perso tutto. Alla fine del test è stato mostrato a ciascuno di loro quanto avrebbero potuto vincere se avessero continuato a giocare.

 

Come hanno reagito i partecipanti?

I giovani erano molto agitati, con polso accelerato e sudorazione. Negli anziani non c'è stata alcuna reazione, anzi sembravano indifferenti di aver perso il premio. I risultati del test confermano quindi che il cervello di una persona di età più matura, impara a gestire meglio le delusioni, anche grazie all’esperienza di vita. Ecco perché le persone anziane appaiono spesso più soddisfatte e meno contrariate anche quando vengono deluse le loro attese riuscendo ad essere felici per ciò che hanno raggiunto.

 

Ogni cosa a suo tempo.

 Se è non è auspicabile che un giovane espulso dall’università o licenziato reagisca con indifferenza, non è altrettanto giusto che un settantenne sia ancora rancoroso per una delusione di lavoro di 40 anni prima.

Per ogni età esistono diverse intensità di aspettative e di reazione qualora tali aspettative vengano deluse.

Superare la crisi di mezza età sarebbe certamente più facile se si sapesse che è solo una normale fase biologica superata la quale si vedrà la vita con più serenità e, tante volte, ci si risentirà in grado di rimettersi in corsa.

E i nostri iscritti del Club-50plus non fanno che confermarlo.

 

Foto: auremar/Adobe Stock 

 

EMILIA31, 13.08.2020

desafortunada
1 | 14.08.2020 14:46

Es muy difícil afrontar las desiluciones a cierta edad!
Cuando se es joven todo se super en poco tiempo ; después de 65 años no es fácil!

mirellaDUE
2 | 13.08.2020 22:07

23 e 67 ?
ci credo, è ovvio: a 23 finisci l'Università, a 67 vai in pensione - what else?

piccolinakaty
1 | 13.08.2020 20:50

Cara Emilia , mi è molto piaciuto il tuo articolo e condivido pienamente quando dici che il cervello di una persona più matura , impara a gestire meglio le delusioni . E' vero , tu sei ancora molto giovane e non puoi capire . Scriveva Leonardo da Vinci , e quand'io credevo di avere imparato a vivere , mi accorsi che avevo imparato solo a morire. Ecco io mi sento un po' così , , ..purtroppo ( o per fortuna ) non ho ancora imparato a gestire le delusioni , Non quelle d'amore , / quelle sì / , ma quelle della vita . ti ho scritto , spero tu l'abbia ricevuta. ciao dall'anna piccolinakaty .