La dolcezza dei ricordi.

La dolcezza dei ricordi.

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I gradi della disperazione sono tre, diceva Elias Canetti: «Non ricordarsi di nulla, ricordare qualcosa, ricordare tutto». In sintesi, la memoria come maledizione.

Mnemosine, la dea greca della memoria, figlia di Urano, dio del cielo e di Gea, dea della terra, ha concepito con Zeus nove figli, ovvero le nove muse, ispiratrici dell’arte e del pensiero, che dunque si nutrono di memoria.

Nel mondo medievale e rinascimentale, cioè anche dopo l’invenzione della stampa, la memoria era un provvido sistema di conoscenza.

E noi? 

Stipiamo i nostri cellulari di foto, memorie d’istante, che vogliono solo catturare o trasmettersi al presente senza pretendere di essere tramandate nel tempo.

 

Lo sciame dei ricordi.

"Tu non ricordi la casa dei doganieri,

sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:

desolata t'attende dalla sera 

in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi sostò irrequieto."

Leggiamo con piacere questa prima strofa dal ritmo ampio e sereno di una bellissima poesia di Eugenio Montale "La casa dei doganieri", e ci immaginiamo che quello "sciame di pensieri" si sia ormai trasformato in ricordi anche per la ignota, giovane protagonista.

Tutti noi siamo avvolti nello "sciame" dei nostri ricordi, lontani o vicini, cupi o sereni, che improvvisamente ci balzano davanti, facendosi più vivi, o restando talvolta in ombra, come illuminati appena da una fioca, incerta luce che non ci consente di individuare tutta la scena, tutto il racconto nel suo svolgersi, ma ci regala solo qualche immagine, qualche profumo e qualche sensazione lontana.

Eppure noi "siamo" i nostri ricordi e la "casa dei doganieri" è il nostro ambiente, in cui viviamo giorno per giorno. 

Ogni nostra azione, ogni nostro atteggiamento è il riflesso, il risultato - in qualche misura - della somma dei nostri ricordi. Viviamo e interpretiamo ogni avvenimento della nostra vita attraverso la lente dei  nostri ricordi: ricordi  espliciti e chiari, che saremmo in grado di inserire dentro a un curriculum, ma anche, talora, ricordi confusi che si ammantano di un alone magico: per me, la prima volta che in braccio a papà, ho visto la luna in una sera d'estate: tonda, grande e luminosa sulle case e sugli alberi, sul mare, che non mi  era mai sembrato così scuro e spumeggiante.

 

Ricordi ed esperienze.

Siamo avvolti e, direi , "fasciati" nelle nostre reminescenze, tanto che ogni nuova esperienza deve farsi spazio  tra i ricordi precedenti che riemergendo tentano di appropriarsene, quasi a volerla valutare: potrà anch’essa rientrare in quella eletta schiera di "ricordi" che si trasformeranno in "esperienza di vita"?

Un giorno come un altro ci troviamo a dire, tanto  per fare un esempio : " Davvero buono questo dolce che ha preparato tizia! " 

A quel punto il pensiero correrà inevitabilmente a quella prima volta in cui una nostra zia aveva preparato lo stesso dolce.

Migliore o peggiore? Chissà, ma certo sarà quella la "pietra di paragone" su cui  valuteremo, da lì in poi, quella specialità.

Lo "sciame" dei nostri ricordi costituisce quindi le fondamenta per lo "sciame" dei nostri  pensieri. Ogni giorno, ogni nostra azione, semplice o complessa, ripetitiva o del tutto innovativa, si nutre dei nostri ricordi, e solo così  diventa la nostra "esperienza". 

 

La memoria è fatta di immagini, anche solo sognate.

Mio padre racconta con commozione di quando, molti anni fa,  andò per la prima volta con gli amici a fare campeggio - con la tenda canadese - in un prato nelle Alpi cuneesi, lontano da ogni strada carrozzabile. Una vecchina gli passò vicino chiedendo da dove venissero. Quando uno di loro rispose prontamente che erano di Genova, la vecchina posò su un muricciolo il fascio di erba che aveva portato fino ad allora, si pulì il viso con il grembiule e poi disse con enfasi: "Allora voi vedete il mare! io lo ho sempre guardato sulle fotografie dei giornali illustrati, e poi, ora, anche alla televisione". Poco dopo soggiunse, quasi a proseguire il ragionamento, "Ma mio genero, mi ha assicurato che mi porterà a vederlo davvero, il mare. Mi porterà a Genova". Sostò ancora un momento, quasi incerta se  attendere o no le reazioni dei ragazzi, poi riprese la sua fascina e proseguì lungo il sentiero.

 

Oggi viaggiamo certamente molto di più dei nostri vecchi per vedere il mondo, ma riusciremo a vederne sempre e comunque una infinitesima parte.Non so dire se i nostri tempi ci permettono ancora di voler abbastanza bene ai nostri ricordi: continuamente travolti da nuove informazioni, stipiamo di foto i nostri cellulari, memorie d’istante, molte delle quali  vogliono solo catturare o trasmettersi al presente e non nascono per durare ed essere tramandate.

Anzi, quando ci attardiamo su cose del passato, del nostro passato, ci sembra quasi di perdere tempo . Eppure la lettura che siamo in grado di dare dell'oggi, è inevitabilmente condizionata dalla immagine che abbiamo del nostro stesso passato.

 

Certo, le nuove esperienze sono sempre stimolanti, ci fanno sentire vivi, "in presa diretta" con la vita e con il mondo. Ma sarà proprio la nostra capacità di riversare nel nuovo la somma delle esperienze passate, con le loro luci e le loro ombre, che ci consentirà di valutare appieno la validità e la coerenza dell’oggi.

 

Foto: Pixabay

 

 

EMILIA31, 20.02.2020

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