La malattia immaginaria

La malattia immaginaria

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Da un paio di millenni l’Occidente è diventato ipocondriaco: il termine ipocondria si fa risalire a Ippocrate e alla sua descrizione del “male degli ipocondri”, un disordine dello stomaco e della mente, dai quali scaturivano problemi digestivi, grande melanconia e paura di morire. Non sorprendiamoci dal collegamento tra stomaco e tristezza: i greci credevano infatti che nell’addome fosse situata la sede dei sentimenti e delle passioni umane.

 

Cos’è l’ipocondria.

L'ipocondria è una condizione psicologica che consiste nell'essere in ansia per la propria salute. Il soggetto ipocondriaco tende ad interpretare erroneamente qualsivoglia sintomo che lo coinvolga, anche temporaneo. Spesso non aiutano nemmeno le rassicurazioni del medico, dato che, una volta scattata la convinzione di essere malati, difficilmente la si abbandona. 

È un disturbo che coinvolge circa 4 milioni di italiani senza grandi differenze tra uomini e donne. Se per un verso sono ancora in corso le indagini sul momento e sulle cause che fanno insorgere l'ipocondria, per l'altro si sa che spesso questi comportamenti possono essere influenzati in modo rilevante da condizioni di solitudine personale e dalla ricerca di attenzione da parte delle persone circostanti.

Sia pure perseguiti in modo non consapevole, l’aumento dell’attenzione da parte dei familiari e l’evitamento delle responsabilità costituiscono i principali vantaggi del ruolo di malato.

 

Come si manifesta.

In genere, il soggetto ipocondriaco tende a ricollegare un sintomo o una condizione fisica alla presenza di una malattia di cui pensa di essere affetto oppure al malfunzionamento di un organo preciso; l'oggetto di valutazione più frequente sono i propri battiti cardiaci e il ritmo della respirazione, come segnali di qualcosa di maggiormente preoccupante. Sensazioni fisiche vaghe, come il “cuore affaticato” o le “vene dolenti” vengono sospettate di essere segni di malattia che “devono” essere indagati. I segnali fisici mal interpretati e la costante attenzione al proprio corpo non sono però l’unico punto di partenza dell’allarme del soggetto ipocondriaco. Possono divenirlo anche le notizie di malattie apprese dai mezzi di comunicazione, o il venire a conoscenza di patologie che hanno colpito amici o parenti.

A mano a mano che il soggetto dà attenzione ai sintomi tende anche a suggestionarsi da solo e ad enfatizzare aspetti che in uno stato normale non avrebbe nemmeno considerato. Da qui inizia un processo di ossessione mentale, che lo porta a parlare della propria (presunta) malattia in ogni occasione di conversazione e ad accrescere ulteriormente il proprio stress emotivo.

La persona ipocondriaca, infatti, vive costantemente in allerta, in attesa del momento in cui le sue preoccupazioni si concretizzino effettivamente nella patologia che crede di avere. L'ipocondria parte con il fissarsi su una malattia immaginaria, ma con il decorso del tempo diviene essa stessa una malattia capace di inibire lo svolgimento della normale quotidianità; ciò diviene ancora più rilevante nei soggetti over 50 oppure quando si inizia a cercare su internet una certa sintomatologia, cristallizzando ulteriormente la propria condizione di malato.  

 

Il comportamento ipocondriaco.

Chi soffre di ipocondria tende ad assumere un atteggiamento contraddittorio. Da un lato tende a richiedere l'assistenza medica ogni volta che ne ha la possibilità, ma dall'altro può anche rifiutarsi ostinatamente di sottoporsi a controlli specialistici ed esami clinici, per la paura di scoprire la reale presenza di una patologia. In questi casi, il comportamento del medico, suo malgrado, può contribuire allo stato ipocondriaco: anche il semplice interesse ad approfondire un dato o un sintomo può far insorgere nella mente del paziente un aumento della propria ansia.  

 

Da cosa ha origine l'ipocondria e come decorre.

Il momento in cui può insorgere l'ipocondria è ancora oggetto di studio, tuttavvia le cause che fanno scatenare il disturbo possono ritrovarsi già nell'infanzia, nell'aver affrontato la malattia di una persona molto vicina oppure nell' aver vissuto relazioni affettive iperprotettive e caratterizzate da aspetti legati a condizioni di debolezza.  

 

Trattamento dell'ipocondria

Per chi soffre di ipocondria non servono a molto le rassicurazioni autonome o eteronome (ricerche su internet, autoesami, pareri di medici e familiari, ecc.), anzi in alcuni casi possono anche aumentare il livello di ansia e depressione, incentivando ulteriormente a propria solitudine emotiva. 

 

L'ipocondria va affrontata piuttosto con trattamenti sia farmacologici che psicoterapeutici. I farmaci sono finalizzati ad alleviare la portata di alcuni sintomi fisici, ma ciò che più aiuta il soggetto ipocondriaco è l'approccio psicoterapeutico. Infatti, questo aiuta a mettere in atto dei meccanismi psicologici che vanno a contrastare il disturbo ipocondriaco e a modificare il rapporto che si ha con il mondo esterno. 

Il paziente viene portato ad essere consapevole dei suoi meccanismi mentali e della sua salute, il cui stato non può e non deve essere strumento per la ricerca di attenzione da parte degli altri.  

Questa strada permette di venire a conoscenza dei timori inconsci personali e a lavorare su di essi, migliorando la qualità della propria vita e ritornando ad avere un corretto approccio con il proprio stato di salute.

 

 

Foto: (c) Rochu_2008/fotolia.com 

EMILIA31, 29.11.2018

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