La Sindrome del „Nido vuoto“: Come Trasformarla in un nuovo inizio

La Sindrome del „Nido vuoto“: Come Trasformarla in un nuovo inizio

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Un momento di passaggio...

Quella del “nido vuoto” è una vera e propria sindrome, da tempo al centro dell’attenzione degli specialisti: i bambini crescono, costruiscono progressivamente la loro indipendenza e infine volano via, lasciando la casa dei genitori. Che si trovano improvvisamente in un nido vuoto, dopo decenni di abitudini legate appunto alla presenza, alle esigenze e agli impegni di altre persone bisognose delle loro cure e attenzioni. Un momento di passaggio che può essere difficile, e perfino critico, specialmente perché riguarda persone over50 per le quali i grandi cambiamenti sono più difficili da accettare e metabolizzare. L’evoluzione della società rende le cose ancora più difficili, spesso rinviando a età sempre più mature il momento del distacco dei figli dai genitori.

 

La prima cosa da sapere: è una situazione normale

 

E’ capitato anche a voi? Vi sentite in difficoltà perché pensate di essere isolati? Ebbene, sappiate che non è così. Non siete né soli né speciali. Nella vita di un genitore - di ogni genitore - l’uscita dei figli dalla casa di famiglia rappresenta una tappa difficile da gestire, anche se fa parte del normale ciclo di sviluppo di ogni essere umano. In questa circostanza, provare solitudine e tristezza è normale e succede alla quasi totalità delle persone. Proprio per questo è importante rendersi conto del fatto che in ogni grande cambiamento della propria esistenza, in mezzo alle inevitabili difficoltà si celano molte opportunità di crescita, di miglioramento e anche di nuovi incontri.

 

Alla ricerca delle opportunità

 

Occorre però essere in grado di trovare e cogliere queste nuove opportunità. Come? Anche se non esistono ricette di validità universale e ogni persona deve individuare la strada più adatta alle proprie caratteristiche ed esigenze, è possibile fornire qualche indicazione generale. La più importante riguarda il tempo: non bisogna avere troppa fretta. Accettare l’idea di non avere più pressanti impegni familiari può richiedere molti mesi. Nemmeno però ci si deve chiudere in casa e abbandonare allo sconforto, come spesso fanno le persone over50. Bisogna invece reagire, pensando positivo in ogni momento della giornata. In questo piccolo manuale, senza troppe pretese scientifiche, sintetizziamo alcuni passi importanti per arrivare a ricostruirsi una soddisfacente indipendenza.

 

Fuori dalla sindrome in quattro passi

 

Il tempo libero, magari desiderato per anni, può anche diventare un vuoto che spaventa. Per evitare che questo avvenga l’approccio fondamentale è invece considerarlo un’occasione per completare la propria vita, per fare nuove esperienze. Il primo passo è dunque quello di riaprirsi al mondo in senso lato, rendendosi aperti e disponibili a quello che può offrire nelle relazioni quotidiane. Anche le semplici conoscenze superficiali possono rivelarsi occasioni di socialità interessanti e, perché no, divertenti. Il secondo passo riguarda chi è sposato o convive: il momento in cui il nido si svuota offre la possibilità di riscoprire – e rivitalizzare – il menage di coppia, ritrovando abitudini dimenticate che possono addirittura farci sentire più giovani. E per chi invece vive da solo? C’è il terzo passo, che ha comunque valore generale: Internet è una vera e propria miniera, preziosa per curare i propri hobbies, coltivare amicizie e fare nuovi incontri. Infine, il quarto passo, da compiere senza fretta e quando è stata recuperata la giusta serenità: ricostruire - su basi solide e paritarie - un rapporto nuovo, più adulto e anche più profondo e soddisfacente, con i figli ormai autonomi, riconoscendo e accettando la loro indipendenza.

 

Voler bene a se stessi è essenziale

 

Ci sono infine gesti, atti, modi di pensare che aiutano molto a girare pagina e a ricominciare una vita pienamente appagante. Sono quelli legati al fatto di volersi bene, di essere gentili con noi stessi e comprensivi verso le nostre esigenze. Non è più necessario mettere in secondo (o terzo) piano i nostri bisogni e desideri. Al centro del nido vuoto adesso ci siamo noi. Quindi, ora che ne abbiamo il tempo, impariamo a curarci e a coccolarci.

 

 

Foto: © highwaystarz / fotolia.com

EMILIA31, 18.05.2017

Michela V.
0 | 29.09.2017 09:42

Grazie, Emilia31! Che belli i tuoi articoli! Anch'io ho avuto il mio momento da sindrome del nido vuoto!
All'inizio euforica per la "libertà" e......quanto  spazioooooo.... Evviva!!!Ero felice! Poi.....ho iniziato ad "imparare" tante cose, tra queste,  come fare la spesa per il mio nido vuoto: bell'avventura anche al supermercato! Ti pare facile, dopo anni a scegliere e decidere cosa cucinare ,  per chi e per quanti. Mi sono ritrovata a ....cavoli!Potevo mangiare quello che volevo "io" destreggiandomi sulle quantità! Ecco, ho imparato a comprare meno altrimenti, buttavo via la povera verdura che finiva per marcire in frigo.  Imparato tutto ciò, anche il piacere del mangiare quello che mi piace e che mi fa star bene è apparso! Ho imparato ad essere padrona del mio tempo e  a coccolarmi, come dici tu. A volte guardo il nido e lo vedo vuoto, a volte mi dico che va riempito con altre cose e..."con" e "di " ME!!!!!E tutto prende più luce!