L’autostima e la percezione di sé.

L’autostima e la percezione di sé.

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Da cosa deriva l’immagine che abbiamo di noi stessi? 

La famiglia di origine in primis, oltre alla griglia sociale in cui ci muoviamo, forgiano quotidianamente la percezione che ciascuno ha di sé, in qualche caso con un’impronta positiva, in altri negativa.

Da queste premesse, parte la teoria del “Looking glass self”, ovvero il „Sé rispecchiato“, di C.H. Cooley.

L’autore descrive il “Sé „ come una struttura legata all’autoconsapevolezza che è a sua volta fondata sulle esperienze sociali e relazionali vissute.

Il modo in cui ci vediamo dipende quindi non solo dalle riflessioni personali sulle nostre caratteristiche, ma anche dalla sensazione di come veniamo percepiti dagli altri.

L’immagine di noi stessi viene costruita in diverse fasi.

Il primo passo è immaginarci come appariamo agli altri .

Con „altri“ si intende ovviamente la cerchia di persone più significativa (familiari, amici, insegnanti, etc.), ma anche le persone con cui entriamo in contatto e relazione nella vita quotidiana.

In un secondo momento immaginiamo come gli altri ci possano valutare.

Infine costruiamo e modifichiamo la percezione della nostra immagine in base all’importanza che attribuiamo alle osservazioni e valutazioni che gli altri hanno di noi.

 

In sintesi, Cooley afferma che la struttura del „sè“ non si costruisce direttamente a partire dall’immagine che gli altri hanno di noi, ma dall’idea che ciascuno si fa su come lui stesso possa apparire agli altri.

In parole semplici: siamo costantemente influenzati da ciò che immaginiamo che gli altri possano pensare di noi.

 

Come nasce l’immagine di sé?

L’idea che abbiamo di noi stessi nasce da una selezione tra la miriade di esperienze personali vissute. Selezionare le esperienze significa considerarne alcune, e trascurarne delle altre altre. Ad esempio, se pensiamo di essere persone coraggiose, prenderemo in considerazione le occasioni in cui abbiamo dimostrato questa qualità, e trascurando quelle in cui non l'abbiamo dimostrata. Se invece pensiamo di essere dei vigliacchi, faremo il contrario.

 

Immagine di sé e l’infanzia

Un bambino non percepisce alcuna immagine di se stesso, ma se la costruisce man mano durante la crescita, subendo l’influenza di tutto ciò che lo circonda.

Un esempio classico è il cercare di identificarsi con una persona cara.

Un ragazzo giovane e sano che invece cammina con un passo claudicante, lo farà perché, in modo inconscio, vuole assomigliare a suo padre, rimasto zoppo per un incidente.

Chi non ha mai visto bambini, sia maschi che femmine,  giocare con pentole e padelle per imitare i gesti che fanno padre e madre per cucinare?

Insomma, l’immagine di sé si crea prendendo a modello coloro che amiamo o apprezziamo e si evolve sulla base di ciò che riteniano gli altri pensino o si aspettino da noi.

 

L’autostima

Per avere una buona autostima, occorre che l’immagine di sé sia allineata con la scala dei valori della persona.

Cosa vuol dire?Immagine di sé e autostima non sono due termini equivalenti e intercambiabili, ma due cose molto diverse.

Prendiamo nuovamente ad esempio il coraggio.

Ipotizziamo di considerarci persone coraggiose. Questa qualità,che ci attribuiamo sulla base di alcune esperienze fatte, entrerà quindi a far parte dell’immagine che abbiamo di noi stessi.Ora, se nella nostra scala di valori il coraggio viene valutato positivamente, avremo un’autostima positiva.

Ecco quindi spiegato perché l’autostima è una valutazione della immagine di sé, fatta sulla base dei propri valori.

 

Quando si è giovani, l’ambiente famigliare e quello scolastico contribuiscono a modificare la nostra autostima, positivamente o negativamente.

A chi non è capitato di conoscere un insegnante che con i suoi continui rimproveri abbia svalutato uno studente? Al contrario, succede che persone che non credono in se stesse siano state indirizzate al successo semplicemente perché qualcuno ha riconosciuto in loro delle qualità nascoste e le ha aiutate a valorizzarle. Spesso sono sufficienti  un complimento, uno sguardo, una parola di stima a farci cambiare.

 

Cause di una bassa autostima

Le cause di una bassa autostima vanno ricercate in un’immagine di sé non allineata ai propri valori e nei processi di confronto con gli altri. Il problema sorge quando si notano negli altri caratteristiche considerate importanti nella nostra scala di valori, ma che dobbiamo prendere atto mancano a noi stessi.

Le persone con una scarsa autostima hanno difficoltà a relazionarsi, tendono a isolarsi e spesso tentano di fuggire da se stessi trovando rifugionel cibo, nella droga o altro.

Esistono anche persone che reagiscono al loro senso di inferiorità tendendo a dominare gli altri, attirando l’attenzione su di sé con arroganza e presunzione.

 

Come migliorare?

Chi non ha una buona immagine di se stesso non è felice. È solo quando amiamo noi stessi e ci apprezziamo che incominciamo a vivere positivamente.  Impariamo a fissare degli obiettivi: ogni obiettivo raggiunto è un segno di successo e il successo, come abbiamo detto, fa bene all’immagine che abbiamo di noi e alla nostra autostima. Imparariamo  a conoscerci, a evidenziare i nostri lati positivi e proviamo ad accettare con più benevolenza i punti deboli. Essere „diverso da...“ non equivale a „essere inferiore a...“.

 

Foto: (c) maegele-picture/fotolia.com 

 

 

Cosa ne pensi di questo tema? Hai fatto esperienze da condividere?

EMILIA31, 01.08.2019

ultimo
2 | 03.08.2019 17:43

“L’immagine di sé …si evolve sulla base di ciò che riteniamo gli altri pensino o si aspettino da noi”. In altri termini: essere prigionieri del pensiero di un altro. Orribile! ma si verifica molto spesso, soprattutto nei comportamenti femminili. E’ però stata proprio una giovane donna che mi ha aiutato a capire che non è importante il problema (immagine di sé-autostima) ma la soluzione. “Non mi interessa proprio sapere chi sono. Ho bisogno di capire per chi sono”. In sostanza ha rotto lo specchio a Narciso e lo ha mandato a lavorare imponendogli di stabilire relazioni, guardare gli altri negli occhi, smetterla di pensare a se stesso, trovare un significato per vivere.
L’eccessiva psicologicizzazione e frammentazione dei comportamenti umani alla quale assistiamo negli ultimi decenni sta anestetizzando la nostra capacità di pensare e rischia di farci perdere la bussola.

EMILIA31
0 | 02.08.2019 22:36

Hai perfettamente ragione su tutto.

Noi mettiamo le fondamenta sulle quali i nostri figli, mattone dopo mattone, costruiranno il loro edificio, con la speranza che riescano a schivare - come dici tu - i sedicenti architetti, geometri ed esperti di ogni sorta.

Michela V.
1 | 02.08.2019 21:13

A proposito di fiducia nelle proprie capacità mi permetto di raccontarvi questa simpatica parabola dei ranocchi.

"La gara di ranocchi"

< C’era una volta una gara di ranocchi. Lo scopo della gara era arrivare in cima ad un’alta torre.
Una larga folla si radunò lungo il percorso per assistere alla competizione, ma invece di incoraggiare le rane e fare il tifo per loro il pubblico cominciò ad urlare frasi come: “Tanto non ce la farete mai! È inutile che ci proviate…”
Sentendo certe parole e il tono demotivato con cui erano pronunciate i ranocchi, uno ad uno, cominciarono a rallentare e arrendersi.
Tutti, tranne uno.
Nonostante le grida di sfiducia continuassero questo ranocchio continuava a cercare di raggiungere la cima con tutte le sue forze.
Gli altri si erano ormai dati tutti per vinti, tranne lui.
Dopo ore e grandi fatiche il ranocchio testardo raggiunse la cima.
Sia il pubblico che gli altri ranocchi rimasero a bocca aperta dal suo risultato. Un ranocchio gli si avvicinò e gli chiese come avesse fatto ad arrivare fino alla cima della torre.
Solo a quel punto si accorse che il ranocchio era sordo. >

KwisatzHaderach
1 | 02.08.2019 14:29

Certamente il fattore più importante per l’autostima è il lavoro fatto dai tuoi genitori sin dalla prima infanzia. Dopodiché ci sono i riscontri, oggettivi e d’opinione altrui. Su quelli oggettivi, nulla quaestio. Circa l’opinione altrui, dipende molto da chi la esprime: in molti casi essa è irrilevante, in altri persino correlata negativamente (se uno che NON stimi ti stima, ti fai delle domande).
In quest’epoca di libero pensiero e libera parola di qualunque scappato di casa, il cui peso apparente è posto mediaticamente sullo stesso piano di quello (vero) di un premio Nobel, affidarsi all’opinione altrui è folle, perlomeno quando questo altrui non è certificato in alcun modo.