"Che barba, che noia!"

"Che barba, che noia!"

0 | 1035 Visite

Lo diceva brontolando la nostra Sandra Mondaini nei suoi memorabili sketch. 

E continuiamo citando le parole di Rosseau che nella nella Nouvelle Héloïse scriveva:"Amico mio, sono troppo felice, la felicità mi annoia" .

Oggi „annoiarsi“ viene spesso inteso con una connotazione negativa e evitare la noia è considerato quasi un imperativo.

Ma perché ci annoiamo? Sono le nostre attività quotidiane a seppellirci lentamente sotto una cappa grigia di noia?

Il concetto di noia è ambivalente, infatti ci troviamo a desiderarla e a temerla nello stesso momento. Quante volte, sommersi dal lavoro e dalle altre infinite incombenze, abbiamo aspirato ad avere un po’ di tempo per annoiarci, sebbene il „fare“ soddisfi molti dei bisogni umani, compresa l’esigenza di dar sfogo alla creatività e di sentirsi utili e riconosciuti dall’entourage in cui ci si muove.

 

Una temporanea mancanza di curiosità.

Possiamo annoiarci in tutti i frangenti e in tutte le situazioni: a scuola, al lavoro, con gli amici e con la nostra famiglia e, ovviamente anche con il proprio partner. Non sappiamo davvero il perché, ma ad un certo punto ci si accorge che la mancanza di interesse sta prendendo il sopravvento sulla nostra vita. Che sia perché ci si rende conto di non aver raggiunto gli obiettivi fondamentali che ci si era posti? Per reagire dobbiamo allora ristabilire nuove aspettative ed obiettivi che possano restituirci motivazione e siano in grado di stimolare  nuovamente la curiosità.

Un’altra causa di noia è la stanchezza psicologica: per il nostro cervello è importante ricevere stimoli nuovi che facciano resuscitare curiosità e interesse. Per raggiungere questo obiettivo basta semplicemente cominciare col modificare alcune delle proprie abitudini. Fate però attenzione! Se questo stato di tedio diventa patologico e vi provoca disagio psicologico, potrebbe trattarsi dei primi sintomi di depressione. A questo punto è molto importante non perdere tempo e consultare uno specialista.

Nelle culture orientali, la meditazione occupa un posto centrale nella disciplina di vita del singolo ed è interessante notare come, in un certo senso, si sostituisca al senso di noia.

Ci si potrebbe anche chiedere se in ciascun individuo non prevalga una predisposizione innata ad annoiarsi piuttosto che a godersi la vita.

 

La noia, sintomo di desideri insoddisfatti.

Se non riuscite a sconfiggere quel senso di noia che attanaglia la vostra vita, potrebbe significare che non stiate vivendo in armonia  i vostri interessi, gusti e bisogni. 

Dovete quindi reagire. Innanzitutto prendendovi il tempo per identificare quale siano i vostri reali desideri e le vostre esigenze. Per sbarazzarsi della noia, bisogna concentrarsi su qualcosa che abbia senso e importanza per voi e solo per voi, non demandando ad altri la scelta o, come spesso accade a noi donne, anteponendo sempre i bisogni degli altri ai propri. Il discorso vale anche per chi passa la maggior parte del tempo a fare "ciò che deve fare", dimenticandosi di sé e delle proprie esigenze.

Infine ci si può sentire annoiati e „svuotati“ anche quando si vive lontani dalle persone care o dal Paese di origine e ci si sente orfani della propria cultura, dei propri luoghi, delle proprie atmosfere ...

 

La noia nella letteratura

Il primo teorico della noia fu Pascal, nei suoi  „Pensieri“. Pascal parla della noia come di un sentimento vicino alla tristezza e alla sensazione del tempo che passa. Considera la noia come un lusso riservato alle persone ricche e, presumibilmente felici, ed è convinto che il rapporto con Dio rimanga l'unica soluzione per combatterla.

Flaubert ha eretto a emblena della noia borghese la sua eroina Emma Bovary, che cercava di fuggire dal tedio di vivere rifugiandosi nel romanticismo e nei libri.

Lo  „spleen" di cui parla Baudlaire, si riferisce ad una profonda tristezza nata dal dolore della vita. È con queste parole che, ne „I fiori del male“, descrive la noia: "...nell’infame serraglio di vizi e di passioni,uno ce n’è più basso più maligno più immondo che volentieri senza gesto alcuno né chiasso della terra farebbe un immenso sconquasso e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo: la Noia.“

Infine, come non citare Giacomo Leopardi che definiva la noia l’ assenza di dolore ma anche di gioia, uno stato in bilico tra malinconia e allegria, prova di grandezza d’animo e pertanto riservata solo alle "anime ben nate“.

 

Foto: (c) Studio Gran Web /fotolia.com 

 

Cosa ne pensate? Considerate la noia come un concetto negativo da combattere o piuttosto  come un’opportunità per trovarsi di fronte a se stessi?

EMILIA31, 09.05.2019