Sommersi da un'overdose di informazioni!

Sommersi da un'overdose di informazioni!

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Lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione reagala l'illusione di una democratizzazione delle informazioni. Nella società moderna chiunque può avere accesso a una quantità impressionante di informazioni, sempre e ovunque, informazioni che dovrebbe però essere non solo incamerate passivamente, ma selezionate ed elaborate.

Persino quando si è bloccati nel traffico o in fila in una sala d'attesa si può accedere a una grande quantità di dati semplicemente con pochi click dal proprio smartphone.

Come avrete certamente notato anche voi, capita di frequente il vostro interlocutore durante la conversazione sfoderi il suo smartphone per supportare o, al contrario, controbattere le vostre posizioni sul tema di discussione, tanto che una riunione tra amici può facilmente e rapidamente trasformarsi in una sessione di visualizzazione in cui tutti sono assorbiti dal proprio piccolo schermo.

Bisogna tuttavia fare attenzione, perché la circolazione ad alta velocità delle informazioni può creare anche molti problemi.

 

I limiti della comprensione umana.

L'economista e sociologo americano Herbert Alexander Simon, premio Nobel per l'economia nel 1978, ha dimostrato i rischi che un’overdose di informazioni può comportare sulla capacità del singolo individuo di trattare e gestire le stesse.

In effetti, l'assimilazione delle informazioni è un processo cerebrale più o meno lungo che dipende dalle facoltà di ciascuno. Ricordiamo tutti la fatica che ci è costata imparare a memoria le tabelline e quanto abbiamo invidiato quel particolare compagno per la sua velocità nell’eseguire il compito! Comprendere e memorizzare le informazioni richiede concentrazione, ma un'overdose delle stesse ha un impatto diretto sulla capacità di mantenere l’attenzione. Immaginate ad esempio di dover memorizzare contemporaneamente dei calcoli, una poesia, una lezione di geografia e una di storia. Il cervello, sollecitato in modo anomalo, non riuscirebbe a ricordare molto, al contrario, si saturerebbe rapidamente e, stimolato dall’eccessivo flusso di informazioni, diventerebbe completamente inefficace. 

Bisogna considerare il cervello come un motore la cui potenza diminuisce all’aumentare della quantità di informazioni che gli vengono sottoposte e sovraccaricarlo con una notevole quantità di dati, è il modo più sicuro per costringerlo a uno stato di stress permanente.

 

La perdita del senso critico.

Consumiamo mediamente centinaia di gigabyte di informazioni ogni giorno, e a seguito di questo consumo costante, stiamo gradualmente cadendo in un letargo intellettuale che ci sta facendo perdere anche il nostro senso critico. L'overdose di informazioni è tale che i neuro-scienziati comportamentali hanno lanciato un allarme: a forza di annegare in un flusso continuo di input senza riuscire a classificarli in una gerarchia di importanza, non solo perderemo la concentrazione necessaria per il loro trattamento, ma in aggiunta diventeremo sempre più distratti e incapaci di ragionare in autonomia. 

Pensate inoltre che ogni volta che riceviamo una notifica di arrivo di una comunicazione sulla e-mail o sui social network, il nostro cervello riceve una scarica di dopamina. L’idea della nuova notizia arrivata alimenta la nostra curiosità, ci stimola positivamente. Il problema è che una volta letto il messaggio e soddisfatta la curiosità, il cervello chiede sempre di nuovo altre dosi di dopamina per riprovare l’emozione della notifica di un nuovo messaggio. 

Se vi sembra impossibile arrivare a questo punto, è invece bene sapere che è così facile rimanere prigionieri di questo circolo vizioso, che sono stati creati centri di disintossicazione specializzati nel trattamento della dipendenza delle nuove tecnologie. 

 

L’overdose di informazioni si può evitare.

Contro la marea di informazioni dalla quale ci lasciamo inondare quotidianamente, è necessario mantenere o riprendere il controllo nella gestione. Innanzitutto è necessario filtrare le informazioni assegnando delle priorità. Ad esempio, cominciamo a leggere ciò che ci interessa veramente rimandando a un secondo momento la lettura del resto. Tra questi due momenti possono trascorrere minuti o ore, ma in entrambi i casi il tempo permetterà una rivitalizzazione del nostro cervello e una comprensione efficiente e durevole delle informazioni acquisite. Sebbene le nuove tecnologie, Internet e i social network stimolino continuamente la nostra curiosità, applicando questo semplice metodo di banale buon senso, rusciremo a concedere alla mente le giuste pause di silenzio e riposo.

 

A proposito di riposini, viene scritto che un pisolino di 15 minuti sia rigenerante almeno quanto un’ora e mezzo di sonno della sera prima.

Buono a sapersi....

 

Photo: © Fotolia - Kevin

 

 

E voi cosa ne pensate? Riuscite ancora a difendervi?

EMILIA31, 18.04.2019

Michela V.
1 | 18.04.2019 17:21

Difendersi dalla dipendenza dalle troppe informazioni..non è facile!
Siamo predisposti a conoscere e informarci sempre un po' di più. Sta al nostro caro buon senso dare una giusta misura ...alla dipendenza dallo smartphone!
......opss......mi è arrivata una notifica!.... vado a leggerla! Ah ah ah.... l'ultima frase è per per sorridere un po' !

Forse per le nuove generazioni la dipendenza è maggiore che per noi over 50
Confido nell' adattamento di cui é capace ognuno di noi. E se posso permettermi un piccolo consiglio, che non è certo una novità, qualche volta, spegniamo tutto! ...sssss...silenzio e relax.

KwisatzHaderach
1 | 18.04.2019 12:29

Credo sia il primo articolo che mi sento di sottoscrivere "al ciento pe' ciento". Il nostro cervello funziona davvero così e l'importante è saperlo per poter adottare contromisure che tengano sotto controllo lo stress.
Lo stato di ipnosi che vediamo anche sulla metro, di tanta gente catturata dallo schermo, dipende anche dalla continua necessità di stimoli, come una droga. E' una vera dipendenza e - dice l'articolo sulla base di precisi studi - non solo psicologica, ma anche fisica.
Per fortuna i vecchiardi sono meno esposti ai rischi, perché il loro uso delle tecnologie è in genere limitato: continuano a vivere come facevano prima degli smartphone, e fanno benissimo.