„Waldeinsamkeit“: il sentimento tedesco dello „stare da soli nel bosco“

„Waldeinsamkeit“: il sentimento tedesco dello „stare da soli nel bosco“

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Tra gli alberi della Foresta Nera o tra le montagne dell’Harz, nel parco nazionale in Baviera o nei boschi del centro cittadino di Berlino e Monaco, quasi tutti i tedeschi hanno la possibilità di sperimentare la Waldeinsamkeit. Come molti altri termini evocativi della lingua tedesca, Waldeinsamkeit  non ha una traduzione letteraria. Tuttavia, quando si parla di Waldeinsamkeit, ci si sta riferendo alla sensazione che l’uomo prova trovandosi da solo immerso tra gli alberi

 

La Waldeinsamkeit.

Le ricerche condotte dall’ European Forest Institute evidenziano come l’afflusso di persone, in una specifica area monitorata nella Renania Settentrionale-Vestfalia, abbia conosciuto un incremento senza precedenti, soprattutto a partire dalla pandemia. Questo dato pone l’accento sull’utilità del verde pubblico per il benessere dei cittadini che, rispondendo alle interviste degli studiosi, hanno sottolineato come “trovare la tranquillità fosse di gran lunga il principale motivo per andare in un bosco”. Da un punto di vista grammaticale, “Waldeinsamkeit” è solo un termine composto da due parole: “Wald” (foresta) e “Einsamkeit” (solitudine). Ma, vista da una prospettiva più ampia, che questa espressione incarna l’anima della Germania. La superficie del Paese, infatti, è coperta per il 33% da aree verdi. Per un totale di oltre 100.000 km quadrati, le foreste tedesche sono caratterizzate da 90 miliardi di alberi, di 76 specie diverse, e circa 1.215 varietà di piante.

 

La natura nella cultura tedesca.

Il rapporto intrinseco nel popolo tedesco tra uomo e natura si riflette anche nella cultura.

Col Romanticismo, movimento artistico e letterario nato in Germania, l’uomo si distacca dalla ragione illuministica per abbandonarsi alla natura. Nei dipinti di C.D.Friedrich, tra i più celebri esponenti dell’arte romantica europea, è ricorrente l’attenzione ai paesaggi, alla natura, ed agli umori – prettamente romantici – che da questi scaturiscono. Nelle favole dei Fratelli Grimm, da Cenerentola ad Hansel e Gretel, a Cappuccetto rosso, i boschi diventano teatro dei loro racconti fantastici. Per Goethe – che si interessò alla natura anche animato da interessi scientifici – l’uomo, per raggiungere la propria essenza, deve avere un approccio contemplativo alla natura in quanto unica rappresentazione divina sulla terra.

A tal proposito, ecco i pochi e intensi versi del "Wanderers Nachtlied" scritti da Goethe:

Su tutte le vette è silenzio

Da ogni chioma odi appena un alito.

Gli uccellini tacciono nel bosco.

Attendi, solo: presto riposerai anche tu.

Il concetto di "natura" rappresenta certamente uno dei grandi temi del Romanticismo, specie di quello tedesco in cui l’amore e il fascino per la natura affondano le loro radici nel clima culturale dello "Sturm und Drang".

 

Cito nuovamente Goethe che con queste parole si esprimeva sulla natura:

"Natura! Noi siamo da essa circondati e avvinti, senza poter da essa uscire e senza poter entrare in essa più profondamente. Non invitati e non avvertiti, essa ci prende nel giro della sua danza e ci attrae nel vortice, finché, stanchi, cadiamo nelle sue braccia. Essa crea eternamente nuove forze: ciò ch’è ora non era ancora, ciò che era non torna; tutto è nuovo, e nondimeno è sempre antico. Noi viviamo nel mezzo di essa, e le siamo estranei. Essa parla incessantemente con noi, e non ci palesa il suo segreto. Noi operiamo costantemente su di essa, e tuttavia non abbiamo su di essa nessun potere. Pare che la natura tutto abbia indirizzato verso l’individualità, eppure non sa che farsene degl’individui. Artista incomparabile, senza apparenza di sforzo passa dalle opere più grandi alle minuzie più esatte. [...] È intera, e nondimeno è sempre incompiuta. Non conosce passato e futuro; il presente è la sua eternità."

 

La figura del viandante nella cultura latina e in quella tedesca.

Wanderer (viandante), Wandern ( camminare a piedi) , Wanderung (escursione) sono parole molto importanti per la storia del grande immaginario romantico tedesco.

Il "viandante", nella nostra mentalità latina è sempre stato colui che si sposta da un luogo all'altro, da una collettività all'altra, consapevole che la casa e un gruppo sociale ben identificato sono gli ambiti che sente suoi ed in cui si riconosce. Egli è legato affettivamente alla famiglia, alla casa degli avi, alla terra che lavora, sia essa sua o non lo sia. Il cammino è un viaggio, da programmare e compiere nel più breve tempo possibile perché ostico e talvolta pericoloso; riveste carattere episodico e tradizionale - ad esempio, l'abitudine millenaria alla transumanza delle antiche civiltà pastorali. E il viaggio, quando è conseguenza dell'imperativo della fame, genera angoscia, diventa trauma, lacerazione; diviene il dolore degli emigranti che, con poca o nessuna attenzione per le nuove realtà che li circondano, cercano di ricostruire luoghi e collettività il più possibile vicini a quelli che hanno dovuto abbandonare.

Ben differente è invece la connotazione  che la parola "Wanderer", viandante, assume nelle terre di lingua tedesca. Qui, chi segue un cammino non si dirige verso qualcosa di connotabile fisicamente, verso un "luogo" reale, tangibile; al contrario, egli è un avventuriero dello spirito, un essere che va alla ricerca di sé stesso, o meglio dell'indefinibile che sfugge ad ogni più rigorosa disamina razionale. I pellegrini e i Clerici vagantes che solcavano l'Europa delle prime ere cristiane, quasi sempre a piedi, quasi mai a cavallo, la Wanderung (il viaggio) è il fine e non il mezzo; di chi giace per una notte sotto un riparo di fortuna, o offerto da uno stanziale ospitale, ben sapendo che ciò non è, né deve essere per sempre; che il giorno successivo il cammino dovrà riprendere, lungo prati verdi, colli boscosi, isolati villaggi annunciati da campanili appuntiti, sotto cieli sempre mossi, sempre spazzati dal vento, talvolta plumbei ed ostili; talvolta in compagnia, ma più spesso da soli.

Il Wanderer, l'uomo in cammino con bastone e mantello che cerca sé stesso, esiste e vive dunque immerso, congiunto alla natura che non è necessariamente ostile; al contrario, essa può anche essere il campo in cui si esprimono e si realizzano i disegni del Divino, in cui anche il tuono, la folgore, devono essere ammirati e capiti; perché capire ed ammirare le saette sarà capire ed ammirare Dio. 

 

Non a caso, appena arrivata a Monaco, quando mi rifiutavo di uscire a camminare sotto la pioggia o al freddo, mi veniva ripetuto che : Non esiste buono o cattivo tempoma solo un equipaggiamento giusto o sbagliato“. Pur trovando certamente interessanti queste differenze culturali tra i Paesi al nord o al sud delle Alpi, non credo che riuscirò mai ad adeguarmi del tutto.

 

 

Foto: frrrantastico /Adobe Stock

 

EMILIA31, 29.07.2021

KwisatzHaderach
1 | 29.07.2021 18:38

ho sempre trovato curioso che i due Paesi che più amano la Natura, Germania e Giappone, siano i più guerrafondai. qualcosa decisamente non mi torna.