"Possono le città anche morire"

"Possono le città anche morire"

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Le strade di Roma, da qualche tempo, sono conosciute soprattutto per le voragini che di tanto in tanto inghiottono le automobili parcheggiate e per le buche piene di acqua che creano problemi ad automobilisti e pedoni. 

Pochi, in verità, conoscono Via Rutilio Namaziano a Ostia, sul mare, vicino a Roma: è una stradina breve fiancheggiata da antichi ed ombrosi alberi di platano. E assai poco conosciuto è anche il titolare della strada: fu un alto funzionario dell'impero romano - in epoca molto tarda, diciamo nei primi decenni del V secolo dopo Cristo - ed era di provenienza gallica (noi diremmo francese, era infatti originario di Tolosa). Il suo nome è rimasto nella storia solo per il racconto in versi con cui descrisse il suo viaggio per mare dal porto di Traiano, accanto all'attuale Fiumicino sino a Luni, prossima all'attuale La Spezia. 

 

Il viaggio.

 La storia ebbe inizio quando Rutilio Namaziano nel 417 dopo Cristo, avendo saputo che i suoi parenti in Gallia, e anche i suoi poderi, erano sotto la minaccia delle invasioni dei Vandali, sarebbe voluto tornare il più rapidamente possibile alla sua terra d'origine. Ma la via Aurelia era stata gravemente danneggiata dai Goti che alcuni anni prima avevano attraversato tutto il nord Italia arrivando fino a Roma e dovette quindi adattarsi ad un lungo e faticoso viaggio per mare: "dopo che la Tuscia, come anche la via Aurelia, avendo sofferto il ferro e il fuoco delle orde dei Goti, non hanno più locande per superare i  boschi o ponti per attraversare i fiumi, è meglio affidare le vele all'incerto mare". (vv 38/43)Ma il viaggio per mare in autunno inoltrato, quando è addirittura vietato per legge affrontare le traversate marine, si trasforma fin dalla partenza in un lento cabotaggio tra i piccoli porti della costa o talora, in soste di fortuna sulle spiagge vicine. 

 

Le tappe.

Il poemetto di Rutilio Namaziano (ci sono rimasti circa 800 versi soltanto, ritrovati nel 1491 nella biblioteca di un antico monastero) ci racconta la storia di una avventura marina, che è anche una avventura della vita: intervallata da momenti di profondo scoramento e di nostalgia per la città splendida di templi, di acquedotti e di palazzi che ha appena lasciato. La sosta a Centumcellae (l'attuale Civitavecchia) gli consente una gita alle vicine "Terme Taurine", che sono tornate visitabili da pochi anni grazie ad un interessante restauro.  Nei giorni successivi, proseguendo il viaggio in parte a vela e in parte soltanto con la forza dei remi, intravvede alta sulla costa, in una zona vicina all'attuale Ansedonia, l'antica città etrusca di Cosa, che già all'epoca era stata abbandonata dagli abitanti e di cui noi oggi ammiriamo ancora le mura megalitiche. Un'ulteriore sosta consente a Rutilio di scoprire che in un villaggio -un "pagus"- vicino al mare, si festeggia ancora la divinità egizia Osiride, nonostante il fatto che da oltre vent'anni l'imperatore Teodosio avesse decretato il cristianesimo religione di stato per tutto l'impero. 

 

 Ma lungo la costa, aleggia su tutto un profondo senso di abbandono che Rutilio rileva con mirabili versi: "Non si possono più riconoscere i monumenti dell'epoca trascorsa - immensi spalti ha consunto il tempo vorace - Restano solo tracce fra crolli e rovine di muri - giacciono tetti sepolti in vasti ruderi. - Non indigniamoci che i corpi mortali si disgreghino- ecco che possono anche le città morire." (VV 408 - 414)  Superate le isolette di Capraia e di Gorgona, abitate allora da monaci eremiti e dopo varie soste durante lunghi giorni di maltempo, raggiunge infine  la splendente città di Luna, tutta costruita con scaglie di bianco marmo di Carrara: "supera con i suoi massi i gigli ridenti - e, screziata, irraggia levigato nitore la pietra - Ricca di marmi è la terra, e con la luce del colore - sfida sontuosa le inviolate nevi." (VV 65 -70 libro secondo)Il viaggio indubbiamente proseguì, almeno fino ad Albenga, nell'ovest della Liguria. Nel 1973 infatti furono ritrovati alcuni versi del testo di Rutilio riferentisi a questa zona. Ma non abbiamo alcuna certezza che il poeta abbia davvero raggiunta la sua patria in Gallia.

 

A noi resta comunque il racconto poetico di un lento e rischioso viaggio per mare e la speranza che i posteri non debbano leggere dei crolli e della disgregazione della nostra Roma, la Città Eterna che, dopo tanti secoli, ora sta rischiando di soccombere all’incuria e all’abbandono.

 

(1) Il Ritorno. Di Rutilio Namaziano - A cura di Alessandro Fo, Giulio Einaudi Editore, 1992

 

 

Foto: (c) Archivist/fotolia.com 

EMILIA31, 17.05.2018

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