Perché due partner non dovrebbro vivere insieme.

Perché due partner non dovrebbro vivere insieme.

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Vi racconto la strana storia di un amico che per ben 24 anni ha avuto la compagna che viveva in una città della Germania, distante diversi chilometri dalla sua. La coppia non ha mai pensato seriamente di andare a vivere insieme, tanto che, in tutti quegli anni, non c’è quasi mai stato bisogno di parlarne. Li separavano tre ore di viaggio che affrontavano a turno, anche se lui, essendo un freelance e quindi più flessibile, l’andava a trovare più frequentemente di quanto non facesse lei. Non sempre solo nei fine settimana e per lo più senza preavviso, avendo lui la chiave di casa di lei e viceversa.

A breve lei si trasferirà nella sua città, ma anche dopo 24 anni di amore pendolare, hanno comunque deciso di non vivere sotto lo stesso tetto. Entrambi avevano già sperimentato in passato la convivenza con altri partner. Non fu un successo e per questo, forse, oggi sono accaniti sostenitori dell’amore, ognuno a casa propria.

L’appartamento di lei, mi racconta, è molto grande, ma non offre uno spazio in cui una seconda persona possa appartarsi in tranquillità. Inoltre, racconta ancora, non hanno intenzione di condividere la loro vita quotidiana. Ha deciso che prenderà l'appartamento al piano sotto di lei, abbastanza vicino per entrambi, ma senza l’obbligo di vedersi tutti i giorni.

 

Molto tempo insieme equivale a molto amore?

Trovo un po’ disorientante scoprire che vivere con la persona amata non è più una cosa scontata. Ma forse sono io ad essere antiquata, dal momento che sono sempre di più le coppie, anche e soprattutto over 50, che non vivono insieme, per scelta.

Pensandoci bene però, ad una certa età, ci sono parecchie ragioni per non voler condividere l’abitazione con un partner: innanzitutto le abitudini (a volte assai peculiari) che ciascuno di noi ha sviluppato nel corso della vita: un diverso senso dell'ordine, differenti gusti musicali, idee di pulizia incompatibili, il doversi sentire in colpa se al mattino non si ha voglia di discorrere senza aver preso il primo caffè, tutte divergenze apparentemente insormontabili nella gestione di una vita in comune. Un ulteriore freno è l’idea che l'erotismo potrebbe risentire della routine quotidiana.

A tal proposito ho trovato interessante l’opinione di diversi virologi e sociologi che ipotizzano che la Germania abbia superato la prima ondata della pandemia in modo relativamente buono perché qui ci sono più famiglie monoparentali che nei paesi vicini, e quindi anche meno possibilità di contagi.

 

È anche una questione di portafoglio.

La considerazione se andare a vivere insieme o meno dipende anche dalla disponibilità finanziaria e dalla presenza o meno di figli. Il mercato immobiliare sempre più costoso può trasformare l’idillio di un grande appartamento condiviso, in un rischio incalcolabile per il futuro. In caso di separazione infatti, entrambi i partner ne verrebbero svantaggiati qualora uno dei due non potesse permettersi di sostenere da solo le spese dell’appartamento, situazione che costringerebbe entrambi a traslocare.

 

Insomma, vivere da soli durante la settimana e avere il proprio partner a disposizione per il weekend e il tempo libero sembra proprio essere diventata una nuova tendenza.

 

Ma perché?

Siamo diventati più difficili? Più egoisti?

Wolfgang Schmidbauer, esperto terapeuta di coppia di Monaco di Baviera, risponde: "Non direi che siamo diventati più difficili, ma più individualizzati e viziati dai nostri grandi spazi avuti a disposizione fin dall’infanzia. Il fatto che un bambino di una certa classe sociale abbia naturalmente una stanza tutta sua è qualcosa che prima non esisteva”.

Nella sua lunga esperienza di terapeuta non sono poche le coppie senza figli che, dopo una felice relazione a distanza, hanno deciso di andare a vivere insieme, separandosi poi poco tempo dopo, non riuscendo più ad andare d’accordo a causa delle diverse aspettative di vita o perché il sesso ne aveva pesantemente risentito.

 

Una nuova tendenza anche per gli over 50.

Sempre secondo l'esperienza di Schmidbauer, le coppie di età più matura, over 50, diciamo, tendono a trovare ancora più difficile andare a vivere insieme, non riuscendo a liberarsi delle vecchie abitudini ed essendo ormai privi dell’illusione di poter cambiare se stessi o il partner.

Le esigenze simbiotiche di due persone sono raramente simmetriche e affrontare il problema in modo pacifico e costruttivo è difficile quando si divide un’abitazione. Andare a vivere insieme significa fondamentalmente essere pronti ad affrontare, almeno all’inizio, un periodo di conflittualità ed adattamento. L’unica alternativa sembra essere quella di vedersi il fine settimana, ripartire il lunedì mattina per rigenerarsi durante la settimana, aspettando con ansia di rivedere l'altra persona.

Entrambe le alternative hanno pro e contra. Se una coppia non vuole figli e vuole mantenere la propria indipendenza, forse è una buona idea non andare a vivere insieme. La cosa importante, naturalmente, è che entrambi i partner ci credano. Se uno di loro non è convinto della separazione spaziale perché pensa che venga a mancare una reale connessione con l’altro, allora, nell'interesse della relazione, si dovrebbe considerare di provare la convivenza, almeno una volta.

 

Concludo con l’originale impostazione di vita proprio del terapeuta Schmidbauer, che vive sì con la compagna da quasi quarant'anni, ma i due non hanno mai condiviso il soggiorno. "Ci incontriamo solo nell'appartamento, ma ognuno ha il suo territorio. È bello non dover andare in macchina o in treno o uscire per vedersi". 

Dare alla relazione un ritmo regolare di ritiro e di ricongiungimento - e non solo sessuale, ovviamente - è una bella idea. 

 

Sforzo reciproco e rituali condivisi: è questo che permette di non cadere in una dannosa routine.

 

Foto: Wunderbild/Adobe Stock

 

Vi siete mai trovati ad affrontare questo tema con il vostro partner? Pensate che la convivenza sia una componente imprescindibile di un rapporto?

 

EMILIA31, 05.11.2020

piccolinakaty
1 | 08.11.2020 16:37

E' il racconto perfetto di una mia collega . 20 anni e più sempre insieme , li chiamavano gli eterni fidanzati . Lei andava QUASI ogni sera a cena da lui , poi al mattino tornava a casa sua, si preparava e veniva al lavoro . Un giorno si liberò un appartamento sotto casa di lei , così lui pensò , visto che dove abitava era in affitto , di fare convivenza finalmente . lei cominciò , come faceva da sempre ad andare alle partite di calcio e lui a scuola di teatro . E tutto finì , lei trovò alla stadio un amico d'infanzia , e dopo 2 anni si sposarono e tutt'ora si amano e sono felici . Penso che dopo degli anni o uno si sposa o si lascia , Più tempo passa e più uno si abitua alla propria libertà e alle proprie abitudini , io non farei MAI convivenza con nessuno.

Michela V.
1 | 08.11.2020 08:31

Questione di scelte, di gusti, di bisogni. La vita è fatta di ritmi e ciclicità. Ognuno a casa propria può essere stuzzicante: il desiderio, l'attesa, la preparazione all'incontro. In giovane età sognavo il matrimonio classico e la condivisione giornaliera di tutte le intimità mi sembrava un tempio!
Col tempo ho riscoperto il valore del proprio "spazio" personale, la propria comfort zone e il piacere dell'attesa dei momenti di ricongiungimento.
Quale sia l'ideale è ovviamente relativo e dipende dai gusti personali, dai bisogni e dalle aspettative individuali. Il segreto credo stia sempre nell'equilibrio tra le due parti.

Gioia59
2 | 07.11.2020 13:37

Parlando di noi over 50 direi che chi come la sottoscritta, dopo la separazione, per colpa di un ex marito/ moglie ( probabilmente ANCHE mia )  ha preferito la gatta morta di turno..., ha scelto di vivere senza compagno e sono ben 15 anni che sono single
E'  innegabile  che determini anche dei cambiamenti importanti nella quotidianità e nel proprio  " modus vivendi " tra le proprie mura

Credo che " l'ognuno a casa propria " faccia sentire più liberi di vivere la propria relazione senza dover rinunciare all’intimità, rendendo ancora più profondi ed emozionanti questi momenti speciali

Non nego che ogni tanto mi piacerebbe anche farlo rimanere qualche weekend per aver il piacere di preparargli cenette speciali e di stupirlo oltre...Vorrei deliziarlo !
Sono convinta che ognuno a casa sua sia più maturo e, quando ci si ritrova, ogni giorno non sarebbe  mai uguale all’altro !

Ecco, più ascolto le storie che le mie conoscenti 40-50enni raccontano e più prediligo la relazione a distanza, aggiungo che non sempre è per colpa dell'uomo, anche della donna

ultimo
1 | 06.11.2020 08:16

In periodo di pandemia ho osservato due realtà contrapposte: da un lato chi già viveva in solitudine, da single, si è sentito spinto dall’isolamento a cercare relazioni più qualificanti e significative, dall’altro chi si è trovato a sperimentare una convivenza forzata ha maturato forte l’esigenza di avere uno spazio esclusivamente suo. Un fatto esterno e potenzialmente insignificante ha costretto a rivedere il contenuto del nostro bisogno di relazione.
Dopo i 50 mi sembra di osservare il medesimo fenomeno: un fatto esterno modifica la nostra percezione del bisogno. Il fatto è da un lato il venir meno della funzione educativa perché i figli sono arrivati all’indipendenza io perché non ci sono proprio, dall’altro il contemporaneo emergere di una individualità che un passo dopo l’altro si è strutturata in abitudini e ritmi sempre più vincolanti e difficili da rimodellare. Si ha contemporaneamente bisogno di spazio e di relazione.
E’ fuor di dubbio che oggi la società e l’economia abbiamo creato condizioni e prospettive un tempo impensabili, ma ciò che costituisce il vero discriminante è che ciò che scegliamo di fare nella relazione sia “significativo”, intenso e non improvvisato. L’esperienza ci ha vaccinato contro il virus delle emozioni ma non ci ha reso immuni e, per rimanere in tema, ci ha messo a disposizione mascherine e distanziamento per proteggerci dalla terapia intensiva e consentirci di respirare in modo naturale, non forzato o indotto.
Come ciascuno riesca a progettare e realizzare questa significatività è una conquista che si diluisce nel tempo e impegna tutta la persona. Non la si trova sul cuscino in fianco domattina al risveglio. Richiede impegno, determinazione e costanza. A mio modo di vedere è un’avventura fantastica, caratterizzante, essenziale, a qualunque forma finale riesca poi ad approdare esistenzialmente. L’importante è non lasciarsi sopraffare dalla banalità da un lato e da bisogni artefatti dall’altro. Intensità non quantità.

KwisatzHaderach
1 | 05.11.2020 17:36

Sfondi una porta aperta. Ognuno ha le proprie abitudini consolidate, in molti casi assurde agli occhi altrui, e ha diritto di tenersele senza compromessi. Da quando mi sono separato, 12 anni fa, ho sempre avuto casa mia e ho sempre visto le mie partner o da me o da loro, ma con la reciproca garanzia che ognuno si poteva “rifugiare” sotto il proprio tetto.
Non brucerei mai le navi, impedendomi una fuga. Così si vive più sereni, perché niente ti mette all’angolo. E si sa che lo stress è il più grande impedimento al sesso.