Elogio della gentilezza

Elogio della gentilezza

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Il compito più arduo che affrontano i bambini è quello di imparare le buone maniere senza vederle applicate dagli adulti.”  (Fred Astaire)

Quotidianamente nel Club-50plus, ci confrontiamo con utenti che si rivolgono allo staff del support in modi alquanto scortesi. Spesso viene usato un tono molto sgradevole, con domande aggressive e dando per scontato che la causa del loro problema sia il sito, senza nemmeno considerare che possa essere invece l’utente stesso ad aver sbagliato una certa procedura. Per non parlare di alcuni scambi sul forum, blog e chat che tendono ad infiammarsi fin troppo troppo facilmente.

Per secoli la cortesia e la buona educazione è stata di primaria importanza nella società Al giorno d´oggi è vista come un obbligo, o anche una sorta di ipocrisia sociale, a cui ci si sente costretti a sottostare in certe situazioni, e che sempre più spesso, purtroppo, non viene considerate come un “modus operandi” normale e dovuto.

 

Grazie e per favore.

Dire “grazie” quando si riceve qualcosa da qualcuno e ricordarsi di pronunciare la parola magica “per favore” quando si chiede qualcosa, dovrebbe essere dato per scontato, ma, purtroppo, sono parole sempre meno usate con spontaneità.

“Il cliente va di fretta e purtroppo dimentica le buone maniere” dicono le persone impiegate in lavori al contatto con il pubblico

In un bar il cartello esposto qualche tempo fa che recitava:

“Un caffè”: 6€

“Un caffè, per favore”: 3,50€

“Buongiorno, un caffè, per favore” 1,10€

è stato fotografato talmente tante volte che è diventato subito virale in rete. Cambierà l’atteggiamento dei clienti in quel bar e in tutti i bar d´Italia? Non lo sappiamo, ma sicuramente avrà contribuito a far riflettere sull’uso di quelle parole che dovrebbe essere esteso in tutti gli ambiti delle relazioni interpersonali.

 

La cortesia.

La gentilezza è al centro della ricerca dello specialista di comunicazione e retorica Bertrand Buffon, autore di un saggio intitolato "Il piacere della gentilezza". Nel saggio indaga sulla natura della gentilezza come arte della relazione tra gli uomini e come strumento per sapersi orientare con intelligenza e sensibilità negli orizzonti sempre più vasti della civiltà globalizzata.

"Non si può mai del tutto abbandonare la cortesia, ma ci sono momenti nella storia in cui è più importante di altri” osserva Dominique Picard, psicologo e autore di due libri sul tema. In un periodo di grande instabilità per il futuro, se ne ha ancora più bisogno. "La cortesia, infatti- spiega - è da un lato un sistema un po' formale di regole, ma è anche e soprattutto il lubrificante che agevola gli ingranaggi delle relazioni sociali e della convivenza rispettosa in cui ognuno possa trovare il proprio posto.”

La cortesia è ciò che ci pone un freno, quando la pura spontaneità non è una scelta socialmente praticabile. Un esempio banale è quando ci si alza di cattivo umore al mattino, ma non si può mandare a quel paese il malcapitato che ci saluta sulle scale di casa.

 

La netiquette.

Con l’avvento di internet, si è iniziato a parlare tanto anche di netiquette, ovvero di come applicare anche in ambito virtuale la buona educazione che dovremmo avere nella vita reale. 

Qualche esempio? Una frase scritta tutta in MAIUSCOLO, può essere percepita dal destinatario come un messaggio gridato. Oppure il necessario rispetto delle tempistiche dilatate delle comunicazioni virtuali rispetto ad un’interazione verbale o telefonica.

Quello che si tende a dimenticare è che ciò che non ci azzarderemmo a dire in faccia ad una persona, non dovremmo nemmeno scriverlo sui social network a chi non conosciamo.

Il web da un lato ci ha reso tutti uguali, quindi in grado di esprimere le nostre opinioni senza limitazioni, ma è anche vero che il rispetto per chi la pensa diversamente da noi, non è solo un diritto dell’altra persona, ma anche un nostro dovere nei confronti della società.

Come scrisse Umberto Eco: “Internet ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità

 

Quali sono le regole della buona educazione?

I giovani dicono "I vecchi non ci rispettano” e gli anziani ribattono con “i giovani d’oggi non sono educati”. Non essendoci codici comuni intergenerazionali, non è facile arrivare ad un compromesso, soprattutto in una società in cui l’individualismo è diventato il primo valore di riferimento.

Se ci interroghiamo su cosa sia la cortesia, la risposta più immediata dovrebbe essere: “il rispetto verso sé stessi e gli altri” che, indipendentemente dai codici, dovrebbe costituire una regola nota e comune e costituisce il fondamento della buona educazione. Non dimentichiamoci poi, che le buone maniere sono un requisito irrinunciabile per avere successo delle relazioni sociali.

Una persona che non saluta mai, mangia da solo e sbatte la porta in faccia ai colleghi, difficilmente avrà una carriera brillante in azienda, indipendentemente da quanto sia bravo nel proprio lavoro. 

In amore poi, la gentilezza riveste un ruolo sostanziale perché richiama un sentimento elementare che ci portiamo dentro dall’infanzia e che attiva meccanismi di apertura nei confronti dell´altra persona. Avete presente quando conoscete per la prima volta una persona non bellissima e la vedete subito bruttina, poi con il suo modo di fare gentile, modi cortesi e un sorriso cordiale, la vedete più bella? Ebbene, è il vostro cervello che la percepisce più bella e vi permette di abbassare le barriere di sicurezza che tutti abbiamo nei confronti degli estranei e di stabilire un rapporto più confidenziale.

 

 

Foto: Volodymyr/Adobe Stock

EMILIA31, 12.05.2021

SempreSimona
3 | 14.05.2021 19:55

Dico la mia, semplice, perdonatemi di questo
La gentilezza ti cattura ma poi le maschere cadono
La gentilezza se l'hai dentro resta, se è solo accondiscendenza perde il suo valore. Basta dare il giusto valore al tempo...

KwisatzHaderach
1 | 13.05.2021 12:35

L’articolo mette nello stesso mazzo troppi fattori diversi che causano “ingentilezza”.
Partiamo da quello che mi sta più a cuore, contenuto nella frase di Eco. Il web è il paradiso dei coglioni, perché la mancanza di contesto li rende 121 (one to one) con tutti gli altri e li fa sentire autorizzati a promuovere il proprio pensiero ottuso, mente nel reale vengono giustamente castrati ed emarginati. Perciò sul web, visto che nessuno li può fermare, diventano anche aggressivi. Parlerei di “banalità del Male”, citando Schiller (Mit der Dummheit kämpfen Götter selbst vergebens). La violenza esercitata dagli idioti è enorme.
Un fattore di cui l’articolo non parla – e sbaglia – è l’insofferenza accumulata verso gli idioti di cui sopra, che può trovare sfogo quando le convenzioni adottate per una vita possono essere messe da parte perché non servono più alla sopravvivenza sociale: finalmente puoi permetterti di dire quello che pensi. Io parto “neutro”, ma se spari cazzate te lo dico, eccome. Questo ovviamente collide con quelli che pretendono “rispetto” comunque e dovunque. No, il rispetto te lo devi guadagnare: se sei un coglione certificato e documentato, da me non lo avrai.
Questo sito, come altri, è pieno di gente intrisa di violenza. La violenza delle tendine alle finestre e i centrini sul tavolo, di uno sguardo ottuso sul mondo e delle staccionate che proteggono il proprio misero orticello. La violenza del perbenismo da microscopica borghesia.
E con queste nullità dovrei essere gentile? Pagàtemi, e ci penserò su.