Il ruolo sociale degli anziani nel mondo occidentale: dal rispetto e venerazione nell’antichità, al discredito nell’epoca moderna.

Il ruolo sociale degli anziani nel mondo occidentale: dal rispetto e venerazione nell’antichità, al discredito nell’epoca moderna.

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Al giorno d’oggi, gli over50 single e non, hanno tante possibilità di divertirsi, uscire, frequentare locali, fissare appuntamenti sui vari siti di incontri e tanto altro ancora. Nel corso del tempo, infatti, le condizioni di vita sono migliorate e l'età media si è alzata notevolmente, tanto da attenuare le differenze tra le varie fasce d'età.

Ma vi siete mai chiesti quante fossero, nel passato, le persone che riuscivano a godere per davvero dei piaceri della vita anche dopo aver superato una certa età?  

 

La condizione degli over50 nell'antichità.

Sono tante le società che hanno messo gli anziani al centro della vita familiare e sociale, sebbene altre li abbiano spesso relegati ai margini. Anticamente, l'ingresso nella cosiddetta età "della saggezza" avveniva intorno ai 40 anni, mentre oggi vengono considerate anziane le persone che di anni ne hanno almeno 70. Nell'antica Grecia, Atene e Sparta ebbero due posizioni totalmente opposte per quanto riguarda la considerazione dell'anziano. Se ad Atene gli anziani occupavano un ruolo marginale nella vita politica e comunitaria, a Sparta accadeva l'esatto contrario. L'arte greca ha sempre enfatizzato i concetti di perfezione fisica, forza e bellezza propri dell'età giovanile, ma nonostante questo a Sparta gli anziani erano ritenuti saggi, sopravvissuti a un'infinità di battaglie e quindi meritevoli di far parte della gerusia, l'antica assemblea degli anziani, che promulgava le leggi e regolava le dispute tra i cittadini. Platone sosteneva che soltanto gli anziani avessero le capacità umane necessarie per governare. Di parere opposto era Mimnermo, un poeta vissuto durante il VII secolo a.C., che definì la vecchiaia una condizione odiosa, invalidante, spregevole. Anche la poetessa Saffo affrontò la tematica, sostenendo che la ferita narcisistica causata dal decadimento fisico fosse in grado di portare alla pazzia. 

 

L'anziano nell'antica Roma.

Cicerone riteneva la vecchiaia il peggiore dei mali. Compose anche un'opera, il De Senectute, in cui descrisse l'arte del saper invecchiare. Egli consigliava ai suoi lettori di dedicarsi alla cura della casa e della terra, oltre che all'otium, il passatempo tipico degli intellettuali e degli eruditi. Seneca affermò che "quando il corpo non assolve più alle sue normali funzioni, è meglio liberare l'anima dalle sue sofferenze, poiché il pericolo di vivere male è più spaventoso del pericolo di morire presto". È evidente come a Roma vi fosse una considerazione ambivalente della vecchiaia, che prendeva spunto proprio dalle riflessioni di Cicerone, il quale sosteneva che fosse impossibile sottrarsi all'invecchiamento del corpo, ma che fosse necessario mantenere giovane e attiva la mente. 

 

Il medioevo.

I testi medievali parlano della vecchiaia come di un ritorno alle origini, all'età infantile, caratterizzata dalla perdita del buon senso e di qualsiasi freno inibitorio. Anche Dante Alighieri descrisse le varie fasi della vita: lo fece nel Convivio, un saggio datato agli inizi del Trecento, in cui sosteneva che la maturità andasse dai 45 ai 70 anni e fosse seguita dalla quarta età, una condizione molto difficile e spesso invalidante. Il Medioevo fu caratterizzato da fasi buie, che spesso coincisero con la diffusione di gravi epidemie. La letteratura del periodo vide la diffusione della figura della strega, riconosciuta soprattutto nelle donne anziane, spesso ritenute rappresentazioni viventi del male. Con il Rinascimento tornarono in voga molti degli antichi valori nati secoli prima in Grecia, tra cui la bellezza e la giovinezza. Ed ecco che scienziati e medici cominciarono a dedicarsi alla ricerca del fantomatico elisir di lunga vita, una sorta di panacea contro tutti i mali, che avrebbe salvaguardato il corpo dall'avanzare dell'età. 

 

L'età moderna.

Il XVII secolo vide la nascita dei primi ospizi. Fu la corona inglese a varare le prime forme di assistenza diretta alle persone non più autosufficienti, appoggiata dalla Chiesa che da secoli predicava il rispetto per l'anzianità e la povertà. L'Illuminismo vide un netto miglioramento delle condizioni sanitarie e i vantaggi derivati dallo sviluppo economico si tradussero nella diffusione delle prime forme pensionistiche a favore di chi aveva lavorato per almeno 30 anni al servizio dello Stato. La prima nazione a ideare questo tipo di sostegno economico fu la Francia. Al contempo, andava sviluppandosi anche la geriatria, un ramo della medicina che si dedicava alla cura delle malattie che colpiscono l'anziano.  

 

L'età contemporanea.

Alla fine dell'Ottocento tornò di moda il concetto utilitaristico dell'uomo, diffusosi di pari passo con la rivoluzione industriale. Per fortuna, oggi le cose sono cambiate e gli over50 godono di possibilità sconosciute nei secoli addietro, anche e soprattutto grazie alle forme di retribuzione pensionistica, che permettono a tutti, o quasi, di dedicarsi ai piaceri della vita, alla cura dei nipotini e perché no, anche ad incontri di piacere. 

Concludiamo con con le parole di Eleanor Roosevelt, che scrisse: " I giovani belli sono incidenti della natura, ma gli anziani belli sono opere d'arte".

Del resto, la vita è meravigliosa e vale la pena di essere vissuta appieno finché si può!.

 

 

Foto: (c)zwiebackesser/fotolia.com 

 

EMILIA31, 16.05.2019

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