L’“Hygge“ è la chiave della felicità. Anche per noi italiani?

L’“Hygge“ è la chiave della felicità. Anche per noi italiani?

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Secondo il rapporto sulla felicità mondiale delle Nazioni Unite, i più felici del mondo sarebbero i danesi..

Per quattro anni le Nazioni Unite hanno pubblicato il rapporto redatto dalla Columbia University di New York che prende in considerazione 160 paesi e riassume i dati provenienti tanto dal sistema assistenziale quanto quelli provenienti dalle interviste sulla percezione individuale delle persone. A questo proposito è risultato che la sensazione e il senso per la libertà, la bontà delle relazioni sociali giocano per il singolo un ruolo tanto importante quanto il prodotto interno lordo, l'aspettativa di vita e il lavoro.

Sebbene quasi tutti gli Stati dell'Europa occidentale abbiano buoni sistemi di Welfare, i danesi hanno qualcosa in più rispetto a tutti gli altri paesi: più tempo libero che usano per rendere le loro vite un po' più felici rispetto al resto del mondo.

La chiave di questa felicità è spesso attribuita a una componente fondamentale della tradizione danese, l’“Hygge“.

 

Cosa è l’„Hygge“

"Hygge" non ha origine dalla lingua danese ma dal norvegese, dove il termine significa "benessere".

 "Hygge" è l’atmosfera calda e accogliente in cui godersi il buono della vita insieme a persone piacevoli. La luce calda delle candele è "Hygge". Anche gli amici e la famiglia fanno parte dell’"Hygge". E non ultimo mangiare e bere bene seduti intorno a un tavolo dove chiacchierare a lungo con gli amici è anche „Hygge“.

Il bello dell'"Hygge" è che può essere integrato in tutti i contesti ; è uno stato d’animo che si adatta a tutte le situazioni di vita quotidiana. 

„Hygge“ parla di atmosfera, non necessariamente di cose materiali o specifiche. Si tratta di stare insieme, sentirsi a casa, essere al sicuro e rilassarsi. Non si parla di disponibilità di denaro, ma di vivere con consapevolezza positiva momento per momento. Può essere il piacere di un buon dolce, il rumore della neve che scricchiola sotto gli stivali, un morbido e caldo piumino pronto ad accoglierci per la notte e tanto altro.

„L'alta stagione“ di "Hygge" è ovviamente il Natale e l'inverno. L’ „Hygge“ si configura come un antidoto culturale al buio “nordico”, è quasi una strategia di sopravvivenza. Gli inverni in Danimarca sono noti per essere lunghi e bui e i danesi combattono contro l'oscurità con la loro arma migliore, curando l’illuminazione. 

 

L' illuminazione Hyggelige

La luce non serve solo a illuminare, ormai anche le persone più pragmatiche e meno romantiche lo hanno accettato.

In particolare la luce delle candele crea un'atmosfera calda e accogliente, e questo è incontrovertibile. Ma, mentre noi accendiamo le candele al massimo nell’intimità della nostra casa, in Danimarca le candele sono onnipresenti: nelle classi a scuola, nelle sale riunioni e sulla scrivania al lavoro, negli studi medici. E non solo in inverno! Ogni danese consuma circa 6 chili di cera di candela all'anno. Qualora le norme antincendio non ne permettessero l’uso, le candele vengono sostituite da diverse piccole sorgenti di luce indiretta disposte stragicamente in vari punti della stanza. Le lampade danesi sono ormai diventate oggetti di design famosi in tutto il mondo.

 

Il tempo libero.

I danesi trascorrono almeno una sera alla settimana con amici e familiari passando il tempo con giochi da tavolo, cucinando insieme o semplicemente stando seduti in compagnia per bere qualcosa in un'atmosfera calda, rilassata e armoniosa in cui ognuno può lasciarsi andare. L'arte di „Hygge“ è infatti anche l'attitudine a espandere la propria zona di comfort per includere altre persone. Queste serate daranno vita a bei ricordi da poter evocare piacevolmente in futuro.

Anche se ciascuno di noi sa in genere cosa gli faccia piacere, spesso riusciamo a dedicargli troppo poco tempo. „Hygge“ non parla di grandi eventi, ma di godersi le piccole cose della vita in un'atmosfera serena. E se questa è davvero la chiave della felicità, allora dovremmo trovare il modo di aggiungere un po’ di questo tempo speciale nella routine nella nostra vita quotidiana.

 

E per noi italiani?

L’antropologo M. Niola sostiene che l’eccesso di regole e la mania contemporanea di manualizzare tutto, non contribuisca affatto alla felicità: «Quando si scrivono molti manuali su un argomento, vuol dire che quell’argomento latita. Molti manuali sulla felicità rivelano che di felicità ce n’è poca».

Per l’antropologo, i paesi Scandinavi sono molto lontani dalla felicità, basti pensare all’alto tasso di depressione e di suicidi, alla solitudine, ai visi tesi dei loro abitanti.

E il welfare? I servizi sociali? Le prestazioni statali?

 

La felicità è un’altra cosa. 

Citando letteralmente Niola: « La felicità è una proporzione aurea fatta di benessere, slancio vitale, apertura alla vita e apertura agli altri. Invece questo Stato nordico onnipresente, che ti assiste e ti fa da balia come un genitore, genera un senso di demotivazione e ti trasforma in una specie di bamboccione a vita».

Potremmo dunque affermare che sono gli scandinavi a poter imparare qualcosa da noi?

 L’antropologo risponde con una frase che fa anche un po’ tenerezza: «Come tutti i ragazzi di strada che devono vedersela da soli, noi latini siamo pieni di vitalità».

 

 E se per esserlo ancora di più, volessimo provare il metodo „Hygge“ iniziamo allora comprando del buon burro danese e gustiamolo come e con chi ci aggrada. In una giornata di sole, basterà a renderci felici, anche senza candele.

 

 

E voi cosa ne pensate di questa nuova moda i cui manuali riempiono gli scaffali delle librerie? Riuscireste a fare vostri i princìpi „Hygge“ per raggiungere la felicità?

 

Foto: (c) Mediaparts/fotolia.com 

 

 

EMILIA31, 13.12.2018

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